Oggi alle 15 va in scena InghilterraGalles, gara valida per il girone B di Euro2016: sono i gallesi a guardare gli inglesi dall’alto verso il basso in classifica. É il primo torneo di spessore per il Galles, ed è facile citare gente come Bale e Ramsey e annoverarli come eroi nazionali, in quanto solo dieci anni fa era impossibile pensare di trovarsi in una posizione simile.

Ed è per questo che non bisogna dimenticare chi c’è stato ieri per mettere le basi a questa sorprendente nazionale: Gary Speed. Solo i più appassionati avranno avuto un piccolo sussulto leggendone il nome, perché Gary Speed oggi non c’è più. Ma andiamo per piccoli passi.

La leggenda di Gary Speed

Gary Speed, ovviamente gallese, é stato uno dei giocatori britannici più importanti degli anni 90 e dei primi anni duemila. Nato nel 1969, Gary Speed era un’ala mancina d’altri tempi, una sorta di precursore di Gareth Bale, ma in pantaloncini larghi e con magliettone da numero enorme (sempre l’11) e senza nome. Molto veloce (non per niente si chiamava Speed), Gary è stato un simbolo di squadre come il Leeds, Bolton ma soprattutto del Newcastle di Alan Shearer.

L'abbraccio tra Gary Speed ed Alan Shearer
L’abbraccio tra Gary Speed ed Alan Shearer

Gary Speed giocò per il Galles per 14 anni, collezionando 85 gare (secondo di sempre per il Galles), ma a mio parere da allenatore della nazionale gallese fece ancora meglio: si, perché nel 2010 divenne il commissario tecnico e in poco più di un anno portò il Galles dal 117° posto al 45° del Ranking Fifa, come a dire al mondo intero “Ehi gente, il Galles sta arrivando“.

Il Galles di arrivare è arrivato: è Gary Speed ad essersi fermato. Domenica 27 novembre 2011 è stato trovato, senza vita, nella sua abitazione a Chester. Benché il suo agente negò categoricamente problemi personali, la polizia non trovò nulla: suicidio per depressione.

Le reazioni al suicidio di Gary Speed

Quell’episodio scosse il mondo del calcio: la domenica dopo ben cinque giocatori di Premier League chiesero aiuto alla clinica specializzata per recupero psicologico degli sportivi gestita dell’ex Arsenal Tony Adams. In Italia abbiamo avuto blackout analoghi con Pessotto e Bernacci, ma senza epiloghi tragici, che invece è accaduto con Di Bartolomei, indimenticato capitano della Roma anni 80. Abbiamo avuto un giovane primavera Inter, lo svedese Bengtsson, che tentò il suicidio, all’ultimo sventato: oggi Bengtsson, anziché trovarcelo contro domani con la Svezia, non è più un calciatore.
Lo stesso Buffon ha ammesso di aver percorso quel tunnel, senza rimanerci impantanato per sempre.

Non sapremo mai cosa mosse Gary Speed da un gesto simile. Nessuno poteva mai pensare che quell’uomo che aveva avuto la forza di portare il Galles così in alto poteva nascondere un macigno prima: il giorno prima aveva partecipato da opinionista per una trasmissione della BBC, dicendo di aver prenotato le vacanze di Natale. Bluff?

Non lo so, non lo sapremo mai, ma sapremo che oggi il Galles ha un tifoso speciale, non perché non c’è più, ma perchè Gary Speed credeva nel Galles quando non ci credeva nessuno.

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Questo è il tributo che gli ha riservato il Leeds, club col quale vinse un indimenticato campionato.

 

 

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