Capita di rado parlare con una persona che non conosci e sentirti subito in sintonia: mi riferisco alla chiacchierata che abbiamo avuto ieri pomeriggio con Giordano Pantano, calciatore originario di Catania.

Chi è Giordano Pantano

Giordano Pantano, classe ’92, è un terzino sinistro, all’occorrenza anche ala. Lui è uno di quei calciatori che appartiene alla sempre più folta schiera di atleti emigrati all’estero. Lui è il primo calciatore italiano a giocare in Islanda, la tanto citata Islanda, venuta alla ribalta per via del suo eccezionale Euro 2016.

Ma questa terra è un covo di storie bellissime (vi ricordate quando vi parlai del portiere dell’Islanda che prima faceva il regista?), di usanze e tradizioni a non finire. E anche il calcio vive di peculiarità tali da meritarne un racconto. Un racconto che quasi sempre, mi dice Giordano, spesso finisce con un “Non pensavo che in Islanda il calcio fosse così importante”, da parte di chi ascolta. Estasiato.

Ma come c’è finito Giordano Pantano in mezzo ai geyser? Andiamo con calma. Da ragazzo lascia la sua Catania: entra nelle giovanili della Lazio. Lì è in squadra con gente come Onazi e Cavanda: sempre lì intravede l’astro nascente della Lazio di oggi, Danilo Cataldi. In quegl’anni incontra il calciatore più forte con il quale afferma di aver giocato: Alessandro Florenzi.

Giordano Pantano, Selfoss

Successivamente inizia il suo tour in Lega Pro per fare esperienza, con diverse stagioni tra Sorrento, Pro Patria, Lucchese e Lumezzane. Accumula oltre 100 presenze (nonostante non sia fuori quota), destando l’interesse del Chievo. Ma qualcosa, negli ultimi anni, inizia ad incrinarsi: le situazione calcistica italiana non è felice, e, grazie anche a degli ambienti malsani (memorabile quando fu allenato da un allenatore non proprio lineare, che scagliava mazzi di chiave contro i giocatori!), si crea una frattura tra Giordano Pantano e l’Italia. La goccia che fece traboccare il vaso fu uno dei soliti giochetti che spesso si vedono nelle stanze meno a vista del calcio. Una promessa di rinnovo mai mantenuta, per poi essere spodestato da un giocatore che veniva impiegato in tutt’altro ruolo. Un rebus calcistico che non segue una logica, se non quella delle conoscenze.

Giordano Pantano e il suo approdo in Islanda

E allora Giordano Pantano, da sempre con lo zaino in spalla, si chiede se è il caso di giocare nelle serie minori italiane (e mendicare il tuo lavoro) o invece raccogliere quella proposta: un giorno il suo procuratore gli dice che il Selfoss, squadra di Serie B islandese, cerca un terzino sinistro. In Islanda? Ma lì farà freddo e la loro lingua è incomprensibile. Lo avete pensato, vero? Giordano no. E questo mi ha colpito durante questa chiacchierata: la voglia di misurarsi non con uno sport, ma con un mondo. E la voglia di ricevere il rispetto nel proprio lavoro.

Inizia questa avventura a febbraio 2016: un campionato (lì si gioca da febbraio a ottobre) da titolare chiuso all’ ottavo posto. Ma da incorniciare è la prestigiosa semifinale di Coppa d’Islanda contro il Valur, una delle squadre migliori della Pepsi League, la loro Serie A. Pantano e compagni perdono solo per 2 a 1. Se si fossero qualificati sarebbe stata Europa League.

Ma è il suo racconto che mi prende: spesso giochi in campi indoor, con manto erboso tuttavia incredibile e tutta una serie di strutture che ti fanno capire quanto l’Islanda non sia così lontana dai discorsi legati alla progettazione: singolare come spesso vengano preparatori dalla Spagna per formare, con il tiki taka, i più piccoli. A voler citare una pecca, Giordano mi dice quanto il pubblico non sia ancora così intenso e numeroso. Forse è questa la vera cosa che manca ad un calciatore italiano in Islanda. Ma dall’altro lato ha pochissime pressioni, la serenità di un posto civilissimo (“ritornare al caos cittadino mi ha scombussolato”): tra le cose strane mi racconta come lì, prima della gara, negli spogliatoi sI spara musica a palla per incitare gli atleti, mentre da noi li consideri, i calciatori, dei montati solo perchè lì vedi con cuffiette e iPod. E invece magari vuoi solo caricarti.

Il futuro di Giordano Pantano

Giordano ha ancora un anno di contratto con il Selfoss, ma lui lascia tutte le porte aperte, specie per le avventure all’estero: tutte esperienze che ti fanno aprire la mentalità, quando invece spesso si pensa che il mondo finisca ai nostri piedi. Curioso come spesso colleghi gli dicano quanto si siano stufati di un calcio come quello italiano, dove nelle serie minori spesso allenatori e giocatori portano sponsor (dico portano sponsor perchè pagano pareva brutto) per essere ingaggiati. E quindi chiedono informazioni su come siano le cose lì in Islanda. Poi però nessuno ha il coraggio di buttarsi. Solo che, più che un buttarsi, a me sembra un arrivare.

Arrivare magari in Islanda, terra di vulcani, di Sigur Ros, di geyser sound…e di Giordano Pantano.