A me piace tanto il calcio, mi ricordo, quand’ero piccolo piccolo, gli Europei del 2012: avevo 6 anni e mi innamorai della mia Italia. Facemmo un grande torneo, peccato per aver perso in finale. Piansi tanto, ma non per la delusione, ma perchè tutte quelle partite mi crearono una grande emozione in me. E allora dissi a mamma e papà che avrei voluto tanto tanto andare a vedere la Nazionale la prossima volta. Nel 2014 avrebbero giocato i mondiali in Brasile: troppo lontano, non ce lo potevamo permettere.

Ma nel 2016 tutto sarebbe stato nella vicina Francia. Allora dalla scorsa estate abbiamo iniziato a progettare i primi aspetti di questo nostro viaggio. Mi elettrizzava troppo l’idea che, finalmente, dopo una vita passata ad aspettare, avrei visto ciò che mi emoziona di più dal vivo. A novembre ho saputo che a Parigi c’è stato un casino, persone cattive che hanno fatto delle malvagità impressionanti. Mamma inizia a non volermi portare più lì in Francia. Passano mesi, la situazione si calma e io ogni giorno la martello finché non si decide che in fondo lì sarà tutto sicuro. Prendiamo i biglietti. Non ci posso credere, ho in mano qualcosa che mi da la prova concreta che non sia un sogno.

Arriva marzo e stavolta il casino quelle persone malvagie (ma ce ne stanno così tante?) lo scatenano in un aeroporto vicino la Francia. Stavolta oltre la mamma, anche papà, inizia ad avere paura: ma io gli dico che se non ho paura io a 10 anni come fate ad averla voi?? Alla fine tanto piagnucolo che li convinco, abbiamo poi anche i biglietti. Sono costati tanti soldini, non possiamo mancare: ci aspetteranno all’ingresso.

Ieri mentre mamma e papà sistemavano le valigie per partire io accendo la televisione e vedo una scena raccapricciante: gente insanguinata, gente che si picchia con bottiglie di vetro, che si da colpi di sedia come fossero quelle finte dei film, poliziotti ovunque. Capisco che ci sono stati scontri a Marsiglia, prima di Inghilterra – Russia. Dicono in tv che se ne temono altri. Sento di avere paura, capisco di avere paura che possa succedere qualcosa a mamma e papà per colpa mia, per averli trascinati in un posto che piace a me. Chiamo mamma e papà e gli dico che non voglio più andare perchè ci sono stati scontri a Marsiglia e perchè ce ne saranno altri, la tv non sbaglia mai. Gli chiedo scusa per i soldi, ma loro mi dicono che quando c’è la paura i soldi non hanno valore. Mi chiamo Luca, ho 10 anni, e non posso andare all’Europeo.“.

Gli ennesimi scontro a Marsiglia

Ieri, sabato 11 giugno, vi sono stati diversi scontri a Marsiglia, a margine di Inghilterra – Russia: dobbiamo dire bravi ai commercianti della città per non aver imposto alcuna restrizione verso gli ultrà alla vendita di alcol per poter tirare due soldi in più, con la conseguenza che gli hooligans hanno bevuto sostanzialmente per due giorni di fila; dobbiamo dire bravi a chi ha designato la gara dell’Inghilterra a Marsiglia, luogo devastato durante il mondiale 1998 (sempre in Francia), a margine stavolta di Inghilterra-Tunisia; e poi dobbiamo dire bravi a chi ha messo di fronte Inghilterra e Russia difronte, tralasciando la pericolosità dei loro ultra (non riesco proprio ad usare la parola tifosi), dentro una città come Marsiglia che conta, purtroppo, tra le sue fila una delle frangie di tifoseria più violente e razziste d’Europa.

Gli scontri a Marsiglia hanno aperto una crepa a questo bellissimo spettacolo di Euro2016: al momento ci sono due feriti gravi inglesi, e centinaia di feriti: si parla di oltre centomila persone coinvolte, numeri impressionanti, una mole di persone che neanche ci sarebbe mai entrata allo stadio Velodrome di Marsiglia, e ciò la dice lunga sulle intenzioni premeditate. Per non parlare dei pseudotifosi francesi partiti da Parigi, quasi a non volersi perdere questo importante raduno. Adesso si teme anche per Polonia – Irlanda del Nord e per Croazia – Turchia. A cosa servono 90mila persone per fronteggiare il pericolo imprevedibile degli attentati, quando non riesci a gestire un pericolo, quello degli hooligans, che purtroppo conosciamo sempre più a memoria?

Ah, dimenticavo; la storia di Luca è frutto della mia fantasia, ma provate a chiedere ai bambini se hanno avuto quel sogno lì e come i genitori e la paura stessa gliel’ha spento.