So che può apparire come una provocazione quando parli di bancarotta per gente che guadagna l’iradiddio di denaro. “Come fanno?” ci siamo chiesti tutti leggendo il titolo del mio articolo. Eppure ci riescono. E forse questi campionati ricchissimi da pre-pensione, come Cina, India, Australia e Stati Uniti,  stanno fungendo da paracadute per gente che ha paura di non sapersi reinventare per guadagnare dopo l’attività agonistica. O quantomeno per non finire sul lastrico.

L’incubo dei calciatori dopo il ritiro

Non facciamoci trasportare da facili (e magari legittimi) moralismi, ma ci sono diverse storie che dimostrano come la stragrande maggioranza di calciatori non riesca a rimanere aggrappata al mondo del calcio. Inoltre per anni è stata fin troppo bene abituata ad avere gente attorno a sé ad organizzargli tutto, azzerando del tutto le proprie capacità autonome di creatività. Oltre a non saper modificare il proprio stile di vita principesco.

Uno studio che troviamo nel libro “Tempi Supplementari”, dimostra che in un intervista fatta a dei calciatori sicuri di trovare un posto nel mondo del calcio, dopo aver smesso, solo il 66% ci è rimasto. Cifra che si è assottigliata al 16% se si prolunga il periodo di valutazione di tale campione. I calciatori conducono una breve ma intensa carriera agonistica. Ciò li porta ad essere totalmente sicuri di sé, con il rischio di sottovalutare le difficoltà quando si smette. Un altro studio ha dichiarato che tre giocatori di Premier League su cinque dichiarano bancarotta entro i primi 5 anni dalla fine della carriera.

Gioco d’azzardo e investimenti errati come cause della bancarotta

Nel primo caso basti pensare a l’ex difensore del Leeds Dominic Matteo, che giocò titolare le semifinali di Champions League nel 2001, il quale è andato in bancarotta dopo una sentenza della corte della contea di Halifax. L’ex Leeds puntava anche più di 100mila euro per un singolo cavallo. Oppure all’ex Manchester Gillespie. Il nordirlandese perdeva anche 60mila euro in un giorno all’ippodromo. Resosi conto della sua follia scriverà un libro, dal titolo “How Not To Be a Football Millionaire”, per sensibilizzare sul tema.

Singolare la storia di Brehme, Campione del Mondo con la Germania nel 1990 (con tanto di rete decisiva), che si è trovato sommerso dai debiti, al punto da indurre Beckenbauer a chiedere pubblicamente un aiuto per l’ex Inter. Aiuto arrivato da un ex calciatore dell’Unterhaching che gli ha offerto un posto nella propria ditta di pulizie per servizi igienici.

Calciatori in bancarotta, Vieri e Brocchi
Vieri e Brocchi (fonte Gazzetta dello Sport)

Ma è molto lunga la lista dei calciatori che sono stati consigliati assai male da gente poco chiara, che spesso circumnaviga attorno al mondo del calcio, per poter sfruttare il proprio ego da parassita. Basti pensare a John Carew che comprò una Porsche senza esser riuscito a riceverla, oppure l’ex Roma Riise che avviando alcune attività alberghiere, realizzò debiti superiori per 100mila euro (il norvegese per riparare finì a giocare in India per ricavare i soldi persi). L’ex portiere del Liverpool James dovette mettere all’asta addirittura i suoi preziosi cimeli di un’intera carriera per poter rimediare al suo conto in rosso. Anche gli idoli degli anni ’90 come Babayaro e Zamorano andarono in un pesantissimo rosso (3 milioni di passivo per il cileno), nonostante le loro carriere furono piene di momenti felici (e ricchi).

Anche in Italia casi del genere

Ma abbiamo anche esempi italiani di gente che non è riuscita a sfondare, dopo il ritiro, in mondi paralleli a quelli del calcio. Vieri e Brocchi ci provarono con un noto brand di abbigliamento e con una ditta di import di arredamento di lusso. Risultato? Passivo di 14 milioni di euro e sotto indagine per fallimento, poi archiviato.

Non è un caso che stia prendendo sempre più piede la figura del consulente post carriera per i calciatori. Questi sono terrorizzati dai precedenti raccattati dai loro colleghi più anziani, e non vogliono rischiare. Non vogliono perdere il loro status da privilegiati, ma soprattutto vorrebbero evitare una dolorosa bancarotta. Anche se a volte necessaria per far capire com’è che va la vita.

Guarda un po’ se adesso fare il calciatore è diventato un problema…

Privacy Preference Center