Vincenzo Sarno

L'incredibile storia di Vincenzo Sarno

Ieri, a detta di molti in Italia, la partita più avvincente non è stata certo quella della nostra Nazionale, quanto la semifinale playoff per salire in Serie B: vedo che nello scontro fratricida tra Foggia e Lecce vincono i primi per 2-1. Vedo pure che il secondo marcatore è Vincenzo Sarno.

Il mio database mentale fa subito una ricerca elaborata e inizia a fare scintille: alla voce risultati segna "1 elemento trovato". Ma io mi ricordo bene di questo nome! Quando avevo dieci anni circa ed ero ancora in piena corsa per realizzare il sogno del 90% dei bambini (diventare calciatore, sic!), ricordo che in televisione si parlava moltissimo di un mio coetaneo acquistato dal Torino per la mostruosa cifra di 120 milioni di lire. Per un bambino di dieci anni.

Vincenzo Sarno, l'ascesa e il declino

Ricordo che, nonostante la tenera età, la mia curiosità non tardò a venire fuori e seguii al meglio quella vicenda: mi ricordo di trasmissioni intere dedicate a questo "piccolo Maradona", come lo chiamavano gli illuminati calcistici. Parate di stelle a fare palleggi con Vincenzo Sarno, ma su tutto ricordo un frammento con Del Piero. Un Del Piero che ancora non aveva l'alone magico di saggezza che sviluppò a fine carriera: era un capellone, a volto buffo, ma già idolo dei tifosi. Del Piero gli disse in diretta: "non dimenticarti di essere un bambino". E io che mi dicevo che erano tutte cose semplici, perchè da bambino non vedi l'ora di diventare grande.

Quella di Alex fu quasi una premonizione, quasi ad accorgersi del circo mediatico montato attorno ad un tenerissimo bambino. Dopo solo un mese Vincenzo volle rientrare da Torino: l'ambiente era assai diverso dal calore della nativa Secondigliano. Fece tre anni a Roma, ma poi non venne riconfermato. Iniziò un lungo peregrinare in tutta la penisola: Brescia, Reggina, Virtus Lanciano sono solo alcune delle piazze vissute. Più volte Vincenzo Sarno ha ribadito quanto il calcio gli abbia tolto quella tranquillità fondamentale per un ragazzo per crescere: spesso le etichette montate da altri lo hanno portato ad essere in contatto con personaggi che nel calcio spesso prendono senza dare; le stesse etichette che gli hanno creato qualche grattacapo ad integrarsi con alcuni compagni e ad entrare in sintonia col proprio allenatore, quasi come se fosse stata colpa sua se a 10 anni era una spanna sopra tutti e l'Italia mediatica aveva appena trovato il personaggio da cuocere sotto i riflettori.

La piccola rivincita di Vincenzo Sarno

Vincenzo Sarno, Foggia
Sarno al Foggia (fonte sport.sky.it)

Nel 2014 il Foggia, nobile decaduta del nostro calcio, militante in Lega Pro,  pesca nel mercato degli svincolati e trova una mezzapunta, ala destra, che fa al suo caso e decide di dare una chance a Vincenzo: quest'anno Sarno ha realizzato 10 gol e ben 13 assist, trascinando il suo Foggia dritto alla finale di playoff contro il Pisa di Gattuso.

Come ogni promessa non mantenuta che si rispetti in Italia, tutti coloro che lo hanno osannato se ne sono dimenticati, io in primis, che qualora non avessi avuto una memoria analitica alla voce'Vincenzo Sarno' non mi sarei mai ricordato chi fosse, e magari mi sarei detto "Mmm, sto qui segna sempre col Foggia: magari è uno di quelli giovanissimi che diventerà fortissimo".

C'è tanta gente arrivata sui grandi palcoscenici tardi, ma che hanno lasciato il segno: penso ieri ad Hubner, penso oggi a Pellè, spero che domani tocchi a Vincenzo Sarno, affinchè i campi della Serie A possano dargli quei sogni che il lato oscuro di questo Paese gli ha tolto quand'era bambino.

 

 

 


Antonio Conte, Italia

Chi verrà convocato? le indicazioni di Italia Scozia

Ieri sera ho avuto forti difficoltà a mantenere la concentrazione nel seguire Italia Scozia: partita sonnolenta, in cui la vera motivazione per cui non mi sono poi addormentato è stato il chiedermi: chi verrà convocato?

E chi verrà convocato? Beh, dopo la prestazione opaca di ieri è peggio di sparare sulla croce rossa, perchè comunque non te ne puoi portare 10-12: ne servono almeno 23, dicono. E allora cerchiamo di analizzare quanto visto (e non visto) ieri e aggiungere qualche attenuante. Tipo quella del campo in condizioni non ottimali, ma che non sono ottimali neanche per gli avversari (Scozia davvero poca cosa, la maglia rosa l'unica cosa degna di nota). I carichi di lavori e prestazioni non all'altezza di squadre come Germania, dinanzi ad un'outsider importante come la Slovacchia: vedremo delle sorprese?

L'Italia, reparto per reparto

La difesa offre garanzia: Buffon, Chiellini, Barzagli e Bonucci tolgono qualche patema d'animo su quale difensore verrà tagliato tra Rugani, Ogbonna e Astori, perchè se giocheranno sarà solo perchè uno dei tre centrali juventini avrà preso un raffreddore. Assodato che Ogbonna verrà portato (ha stupito Conte), a mio modo di vedere rischia più Astori che Rugani: la difesa sprizza esperienza da tutti i pori, e sarebbe più funzionale in ottica futura far vivere un clima importante come quello degli Europei ad un giovane. Difficile, secondo me, che Conte tagli anche il sopravvissuto del ballottaggio Rugani-Astori per dare spazio a De Sciglio.

Leonardo Bonucci, Italia
Leonardo Bonucci (fonte gazzettaworld.com)

A centrocampo ieri abbiamo visto moltissima confusione. Molto bene De Rossi che ha subito preso in mano questa Italia, pulito Jorginho. Dopo la gara nell'allenamento postgara Montolivo ha avuto un problema all'altro polpaccio, quello buono, e che, adesso, lo  rende fortemente indiziato per restare a casa. Darmian discreto, rimasto basso per bilanciare le sortite dall'altro lato di  un ottimo Candreva (ma ti prego, sistema la mira in Francia); Giaccherini e Florenzi sono uomini di valori, apprezzati sulla fascia: la mia impressione è stata che Conte li vuole trasformare in mezzale in quanto c'è una carenza paurosa in quel ruolo e se hanno una vera qualità questi due è di certo la duttilità. Anche perchè non mi sembra che Conte voglia schierare titolare Parolo e non sembra di certo di voler portare Sturaro e Benassi. Rischia, per me, uno tra Bernardeschi e Bonaventura, ieri entrambi subentrati a partita in corso, ma senza lampi. 90' minuti in panca per Zappacosta, El Sharaawi e De Sciglio: il primo perchè non andrà di sicuro agli Europei, il secondo perchè è già certo di andarvi, il terzo credo che alla fine verrà portato, però bisogna capire chi verrà convocato tra lui e Motta: se il parigino non ce la fa, ecco Florenzi (come ieri in mezzo al campo) e liberato un posto come esterno difensivo per il milanista.

E chi verrà convocato in attacco? A me sembra un po' come votare ultimamente alle elezioni, in cui sempre più gente afferma di votare il meno peggio. Pellè ieri ha mostrato i suoi limiti legnosi, ma sa anche essere prezioso, come in occasione del gol, in cui ha sfruttato uno stop sbagliato (altro che assist) di Edèr. L'italo brasiliano mi è sembrato davvero poco in palla, a confermare quanto di poco fatto nei sei mesi nerazzurri: dov'è la linea sottile di demarcazione tra riconoscenza per quanto fatto in passato e pazienza finita per quanto fatto nel presente?

Italia, tutti i dubbi dell'attacco

Italia
Italia-Svezia, le formazioni
(fonte tuttosport.it)

Nessun'altro, a parte Pellè, puo' dormire sonni tranquilli: forse Edèr stesso verrà portato oltralpe perchè i vari Insigne, Bernardeschi e Zaza non convincono più di tanto: lo juventino ieri ha giocato con la grinta di un Gattuso, ma anche con i relativi piedi, e quindi se fai l'attaccante devi inventarti altro: è evidente che partirà dietro nelle gerarchie di Conte. Pare che il ballottaggio sia tra Insigne e Immobile, ieri neanche schierato. Ma credo che sia il napoletano a farne le spese: ieri ha dimostrato quanto sia di ardua collocazione in questo 3-5-2.

Quindi si, secondo me verranno tagliati Astori, Sturaro, Benassi, Montolivo, De Sciglio, Bonaventura, Insigne.

Se dovesse andare male, saranno sempre gli assenti ad aver ragione.


Targa commemorazione Heysel

Strage dell'Heysel: a 31 anni dall'inferno

Sono passati 31 anni dalla strage dell'Heysel, e a me piace tributarne un ricordo con questa lettera scritta nel 2014.

La lettera commovente sulla tragedia dell'Heysel

"Ciao Andrea,

mi perdonerai se oggi ti chiederò di rimanere impigliato nei miei pensieri, ancora qualche minuto. Sarà questo vento freddo che viene dal mare, sarà che avendo tu l età di mio figlio, ti sento un po' di casa.
Sai da quando sei andato via le cose sono cambiate qua da noi.

No, non la tua Juve. Quella era forte ed è tornata ad esserlo. C'è Pirlo al posto di Platini e Tevez al posto di Paolo Rossi. In porta c'era un numero 1 ed ancora c'è il più forte di tutti. In panchina, caro Andrea, sapessi, uno che ti sarebbe piaciuto. No, non è quello.
E' cambiato tutto quello che c'è intorno, sai ? Ed è tutto più brutto, credimi.

Non c'è più rispetto per la vita. E la morte. La tua. Quella di tuo padre, quella di tanti altri che l hanno legata, la morte, ad un evento di sport.
Che poi basterebbe poco, sai, per fermarsi al punto giusto.
Basterebbe che chi si metta lì a scrivere lo striscione o a pensare ad un coro da esporre o cantare durante la partita, pensasse per un solo istante, uno, per uno solo, ai tuoi occhi. Agli occhi di un bambino di 11 anni innamorato della sua squadra. Agli occhi di un bambino che incolla le figurine dei calciatori sulla album. Alla precisione con cui attacca i poster sulla sua cameretta. Alla gioia di un bambino di 11 anni quando il padre gli comunica che andranno a vedere la finale di Coppa Campioni in Belgio.

Heysel, commemorazione
I nomi delle vittime della strage dell'Heysel

Ecco Andrea, basterebbe poco.
Non so se siamo ancora in tempo per fermarci, ma so che è necessario provarci. Per te. Per mio figlio che ha la tua età, una squadra nel cuore, le figurine sulla album ed i poster nella cameretta.

E che merita di più di questo mondo bastardo nel quale siamo precipitati.

Ciao Andrea. "

Lettera ad Andrea, una delle 39 vittime della Strage dell'Heysel.


Antonio Conte

Stasera Italia - Scozia: lo ricordavate?

Stasera andrà in scena Italia - Scozia, prima amichevole di preparazione in vista di Euro 2016. la seconda sarà lunedì 6 giugno a Verona contro la Finlandia. Giochiamo contro Scozia e Finlandia perché sono nazionali che somigliano per tempra e stile di gioco ai nostri futuri avversari Irlanda e Svezia.

Nel girone c'è pure il temibilissimo Belgio, ma col Belgio ci abbiamo giocato già, e perso mestamente lo scorso novembre per 1-3. La dura critica verso gli azzurri per la pochezza di quella prestazione fu totalmente mitigata e passata in secondo, terzo piano per via degli attentati di Parigi, andati in atto in contemporanea alla gara.

Italia prova a farsi largo nello scetticismo

Ma andiamo al sodo. Questa Nazionale fa davvero poca presa nel cuore degli italiani: è vero, accade spesso prima dei grandi appuntamenti, ma alzi la mano chi si ricorda una rosa così povera di campioni. Per raccogliere un po' di colore e sostegno si è scelto di andare a giocare a Malta e rendere tributo alle migliaia di italiani che risiedono da tempo nel piccolo e fortunato arcipelago.

Andiamo incontro a questo Europeo con mille dubbi: l'unica certezza pare il modulo, il 3-5-2, perché altrimenti non si spiegherebbe la quantità industriale di esterni. Inoltre si farà affidamento in difesa sul blocco Juve, unico blocco relativo a qualsiasi reparto di campo ritenuto solido e sicuro dal ct Conte puo' utilizzare. Motivo per cui sono stati tagliati difensori non abituati a giocare a 3.

Il resto è davvero un caos, complice infortuni fondamentali come quelli di Verratti e Marchisio, che hanno fatto apparire una tragedia quelli infortuni successivi di Montolivo e Thiago Motta. Ripescato, direi giustamente, uno come De Rossi: serve come il pane uno che tira per i capelli chi non rende da Italia.

Daniele De Rossi (fotne woonko.com)
Daniele De Rossi (fonte woonko.com)

L'attacco poi non attacca: pochissimi i gol degli attaccanti sia in nazionale che nei propri team. Lì, nei club, o giocavano male e non facevano gol, o magari restavano in panchina per tutti i 90'.

Il punto più grave però a mio parere è il totale scollamento tra Nazionale e tifosi, e trovo mortificante il dito puntato dei secondi verso la prima. Alcuni hanno anche dimenticato che stasera ci sarà Italia - Scozia. Siamo noi stessi tifosi, in Italia, a incensare grandissimi campioni come Higuaìn e Dybala, siamo noi stessi tifosi a bocciare dopo due partite Insigne e De Sciglio. Siamo noi stessi tifosi ad applaudire nazionali come quelle di Germania e Francia, zeppe, da sempre, di giocatori naturalizzati, per poi addossare i peggior improperi se vengono naturalizzati due giocatori. Se il livello tecnico è diverso bisogna imparare ad accettarlo, o quantomeno a prendersela con chi ha le colpe effettive di questo declino azzurro.

Sempre più stranieri in Italia

Ci sono sempre meno italiani: quest'anno Fiorentina - Inter è stata la prima partita nella storia del calcio italiano che ha visto 22 uomini in campo stranieri. Ma non voglio finire nel banale: anche l'Inghilterra ha, come l'Italia, circa il 65% di giocatori stranieri nel proprio campionato. Però lì uno come Rashford, a 18 anni, viene valorizzato e quindi convocato. Noi abbiamo ancora Berardi che a 22 anni è considerato una giovane promessa. Io non credo che i settori giovanili italiani improvvisamente non sappiano più far venir fuori talenti come la nostra storia italiana ha dimostrato: sta cambiando proprio la politica, in cui la fisicità ha preso il sopravvento sulla tecnica, in cui al risultato conseguito dal lavoro si preferisce quello immediato che si puo' comprare.

Quindi il dito puntiamolo, si, ma nei confronti di chi si merita il dito puntato e non magari nei riguardi di questi 30 ragazzi che hanno sempre avuto il sogno, come noi, di giocare per la propria nazione.

Ps. Puntatevi la sveglia alle 20.40 e poi tutti su Italia - Scozia.

Le probabili formazioni di Italia - Scozia

ITALIA (3-5-2): Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Candreva, Florenzi, De Rossi, Giaccherini, Darmian; Pellè, Eder. Ct.: Conte.
SCOZIA (4-4-2): Marshall; Russel, Greer, Hanley, Mulgrew; Ritchie, Anya, Maloney, McGinn; Fletcher, Naismith. Ct.: Strachan.


Zinedine Zidane, Diego Pablo Simeone

Vince il Real, ma tra Zidane e Simeone è pari

Ieri mentre guardavo la finale di Champions tra Atletico Madrid e Real Madrid ho avuto subito una certa impressione: che i veri protagonisti erano Zidane e Simeone, gli allenatori, anche più degli stessi 22 in campo, anche più di quel Cristiano Ronaldo, evanescente per 120' minuti in cui l'unica cosa degna di nota è stata l'abbronzatura eccessiva, battuta nel postpartita da quella inguardabile dell'ex arbitro Cesari, nello studio di Mediaset. A proposito, grazie per averci mostrato ancora gli addominali.

Zidane e Simeone, leader di queste squadre

Zidane e Simeone sono stati i leader di questa finale, più di quanto lo sono stati lo scorso anno Allegri e Luis Enrique. E siccome due allenatori non possono scendere in campo forse è stato più giusto che chi doveva vincere doveva farlo nel modo più casuale che offre questo sport: la lotteria dei rigori. Dove se va in paradiso o in inferno dipende solo dalla freddezza di un singolo (sicuri che non c'era nessuno messo meglio di Juanfran?) o peggio ancora, com'è stato da 5 centimetri. E ancora una volta è finita che a trionfare sono stati chi aveva dalla sua i favori del pronostico, come pubblicato ieri su un altro articolo.

E' stato un bel pareggio tra gli allenatori, ma tengo a ribadire il perchè, in quanto sono certo che in tanti riconoscono invece una superiorità a Simeone. Occhio a sminuire il lavoro di Zidane. Facciamo un esempio. Voi siete un giocatore di calcio che ha smesso da qualche anno. Avete iniziato ad allenare dei ragazzi di 16/18 anni. Di colpo vi chiama la vostra società e vi dice "te la senti di allenare i grandi?", che hanno solo qualche anno in più di te e che provengono da un allenatore con cui di certo hanno avuto groooossi problemi relazionali. Vi ritrovate di colpo davanti gente che ha vinto più Champions di te e dovete dirgli cosa fare, e dovete saperglielo dire per gestire al meglio uno spogliatoio di prime donne.

Dovete prendere una squadra sfiduciata in campionato, e che in Champions al cospetto delle più forti sembra aver perso credibilità e darle un sostanziale cambio di rotta. Zizou ha compiuto una rimonta storica nella Liga spagnola facendo venire la tremarella al Barcellona (che ha battuto al Camp Nou, in rimonta e in 10 uomini), e passo dopo passo l'ha condotta in finale senza aver di certo rubato nulla, anzi compiendo imprese come col Wolfsburg nella quale sono riusciti a ribaltare lo 0-2 dell'andata senza neanche passare dai supplementari.

Zidane e Simeone, sfida affascinante

Poi arrivi in finale e lì però ne vedi contrapposti due che non vogliono mollare un centimetro, Zidane e Simeone. Il cholo, condottiero doc, non credo abbia rivali nel suo ruolo in termini di grinta e cuore. I suoi giocatori andrebbero in guerra per lui, perché uno che a fine gara scansa i complimenti per andare a consolare il suo figlioletto  afflitto, mi fa solo immaginare l'incredibile epicità dei suoi discorsi negli spogliatoi. E i suoi giocatori, sicuramente tutti con basi importanti, sono diventati tutti ancora più competitivi, perchè niente ti rende più forte di qualcuno che fa di tutto per farti credere in te stesso.

Complimenti ai blancos, onore ai colchoneros, ma scusatemi se non analizzo la gara e le partite splendide di Bale, Ramos, Carrasco e Gabi, se non commento quelle meno brillanti di Cristiano Ronaldo e Torres, se non condanno gli errori incredibili dell'arbitro e di Griezmann,  ma ho capito subito che per me la partita ieri sarebbe stata un pareggio anche se qualcuno avesse vinto 3-0, perché Zidane e Simeone ieri sera per motivazioni e lavoro non avrebbero potuto mai prevalere uno sull'altro. Ieri no, domani chissà.


Champions League

Finale di Champions: la cabala dice Real Madrid

28 Maggio: stasera a Milano (peccato prestare casa alle spagnole) andrà in scena la finale di Champions League, che vedrà protagoniste le squadre di Madrid: Atletico e Real. San Siro stracolmo (anche io ho provato a prendere i biglietti, provato). Stimati 350 milioni di telespettatori al seguito.

Da una parte la garra di Simeone, dall'altra l'eleganza di Zidane; da una parte il gioco di squadra, dall'altra il talento dei singoli.

Caratteristiche di Simeone e di Zidane

Tipico della cultura italiana é da sempre stato l'incensare ciò che in Italia veniva disprezzato, ma non appena sconfinava all'estero tutti a decantarne la bellezza del fenomeno: e quindi il dispregiato catenaccio italiano, quello del "avete messo un autobus davanti la porta", è diventato cholismo, ovvero il modo di giocare dell'allenatore dell'Atletico Madrid, Diego Pablo Simeone. Segna pochissimo, e soprattutto su ripartenze, ma fa forza sull'intensità, sulla voglia di arrivare primi su ogni pallone, sullo sputare sangue anche per conquistare una rimessa laterale. E' solo così forse che puoi battere squadre come Barcellona e Bayern Monaco e arrivare in finale di Champions. Bel gioco o risultati, voi cosa scegliereste?

Dall'altra parte abbiamo il Real, la parata delle stelle, che secondo me, mai come quest'anno hanno sofferto di crisi d'identità, forse a causa di Benitez, tecnico che in passato ha già dimostrato di non fare grande presa sugli spogliatoi di un certo spessore: quest'inverno non si sarebbe facilmente ipotizzato di arrivare in finale di Champions League. C'è riuscito Zinedine Zidane al primo tentativo: é ancora presto per capire se ci è riuscito perchè, essendo un uomo d'ambiente, ha lasciato fare ai suoi ragazzi oppure perchè magari siamo davanti ad un nuovo Guardiola.

La sfortuna dell'Atletico contro la forza del Real

Nonostante l'Atletico ha dalla sua l'entusiasmo anche dei tifosi di altre squadre, in quanto rappresentata Davide in questo scontro con Golia (secondo trasfertmarkt il Real vale esattamente il doppio), la storia dice che in finale si sono quasi sempre infranti i sogni di conquista della sfavorita, che dopo percorsi gloriosi e semifinali storiche, hanno dovuto pagare dazio sul più bello.

Negli ultimi 20 anni, così ad occhio, solo 3 volte ha trionfato la sfavorita: penso al Borussia Dortmund che batte la corazzata Juventus nel 1997, al Liverpool che nel 2005 batte il glorioso Milan in una finale epica,  e infine penso al Chelsea nel 2012 quando battè il Bayern ai rigori all'Allianz Arena. Squadre come Bayer Leverkusen, Monaco, Valencia dopo aver scritto la storia disputando partite fantastiche hanno dovuto chinare la testa in finali contro squadre più forti.

Lo stesso Atletico Madrid nella finale di Champions del 2014 si è dovuto arrendere al più quotato Real Madrid, nonostante fino al 92' avevano la coppa in tasca, ma poi sappiamo come andò a finire: 1-4 e festa dei blancos:

Non sappiamo come andrà a finire stasera, ma l'Atletico per prendersi la sua rivincita dovrà essere più forte della storia.


Youri Tielemans, Anderlecht

Youri Tielemans: è lui il miglior giovane?

Quando ho deciso di aprire questa rubrica dedicata ai talenti emergenti, mi sono chiesto chi è migliore di Youri Tielemans dell'Anderlecht?

Sia perché potenzialmente lo reputo tra i migliori al mondo (per Goal.com è il miglior under18 al mondo), sia perché ancora non gioca in un top team e qui cerchiamo di far notare, prima che se ne accorga il grande pubblico, chi sembra davvero ad un passo dai palcoscenici più importanti.

Tielemans, belga, da quando aveva 5 anni gioca nell'Anderlecht, che lo ha notato, l'ha cresciuto, l'ha formato e lo ha fatto diventare un astro nascente. Ha esordito nella A belga a 16 anni: qualche mese dopo in Champions League.

E' difficile dire a chi assomiglia, fa bene Gianluca Di Marzio a dire "Metti le leve di Pogba, la classe di Pirlo e la disciplina tattica di De Rossi".

Le caratteristiche di Youri Tielemans

 Regista, cervello costantemente acceso, moto perpetuo di centrocampo, sguscia benissimo tra le linee, ottimo dribbling e lanci millimetrici con entrambi i piedi. Puo' giocare anche a ridosso delle punte, come accaduto nello scorcio finale di questa stagione, grazie alla sua visione di gioco assai sviluppata.

Faro di tutte le rappresentative giovanili del Belgio, non ha ancora esordito nella Nazionale maggiore del Belgio: questo è uno dei motivi per cui in un altro mio articolo definì i diavoli rossi la nazionale del futuro, che, secondo me, dovrà passare ancora qualche anno per essere davvero tra le papabili per le yittorie finali di tornei come Europei e Mondiali.

Appare ancora più probabile che l'Anderlecht se ne priverà nella prossima sessione estivo di calciomercato, visto l'assalto di praticamente tutti i top team, italiane comrpese, pronte ad accaparrarselo: la dirigenza ha dichiarato già che non opporrà resistenza, ma serviranno 40 milioni di euro (più verosimilmente 30 milioni più qualche bonus legato al rendimento) per strapparlo. Certo, pare una cifra proibitiva e il talento belga dovrà dimostrare, su palcoscenici più difficili, quanto tutte queste parole siano veritiere, ma qui il rischio di vedere la sua quotazione raddoppiata fra qualche anno pare sempre più tangibile. Anche per Dybala 40 milioni di euro sembravano tanti, ma poi...

Youri Tielemans ha dalla sua l'essere ancora più giovane e di giocare in un ruolo che, dopo le carriere praticamente finite di gente come Pirlo e Xavi, inizia a scarseggiare in Europa se vuoi trovare davvero un regista dai piedi buoni.


Trabzonspor e il minuto 61

Trabzonspor e il minuto 61, storia di cuore

Diverse volte, spulciando tra le varie curiosità del calcio, mi ero imbattuto nella locuzione "Trabzonspor 61", sottovalutando il fascino della storia in questione. Credevo si trattasse dell'anno della fondazione, ma mi sbagliavo.

Il Trabzonspor è la quarta squadra più importante, per titoli, di uno dei campioni più caldi al mondo: quello turco. Rivalità, scontri, folklore: siamo anni luce lontani da ambienti composti e che spesso fanno apparire il calcio uno sport per femminucce.

Condannando chiaramente ogni atto di violenza, è doveroso attribuire un sentito grazie a chi rende il calcio uno spettacolo, e quasi sempre sono i tifosi più appassionati a renderlo tale. E' un luogo comune, spesso da sfatare, quello per cui il tifoso medio ha solo il calcio nel suo cono visivo: spesso gli ultra sono protagonisti di veri e propri atti di fede nei confronti della propria città.

Il minuto '61 sulla Trebisonda

In questo caso parliamo dei tifosi della squadra di Trebisonda: hanno un rito direi bizzarro ma che la dice lunga sull'amore dei tifosi per la propria terra. Prima però bisogna fare un salto indietro nel tempo.

Trebisonda nella prima parte del 1400 era sotto l'egida dell'impero bizantino, fino al  fino al 1461, quando venne conquistata dall'Impero Ottomano: questa data divenne storica perchè cambiò soprattutto l'entità religiosa del Paese, tant'è che i turchi ottomani, come per le altre città passate nel loro impero, trasformarono in moschee la maggioranza delle chiese costruite nei secoli precedenti.

Il 1461 divenne una data simbolo per la città, (tant'è che l'altra squadra della città si chiama, guarda caso, 1461 Trabzon), e a distanza di oltre 500 anni trovo incredibile che i tifosi del Trabzonspor, ad ogni partita, sia che giochi in casa o che si giochi in trasferta, al minuto '61 fanno scatenare un'autentica bolgia sugli spalti: petardi, fumogeni, cori, coreografie spettacolari. Non importa se il gioco è fermo o se la palla si trova in una zona morta del campo: al minuto '61  gli ultrà ruotano gli occhi e il cuore dal campo e li rivolgono alla storia.

https://www.youtube.com/watch?v=gCGPn4FpDXI


Roberto Baggio, Italia

Il calcio mi ha salvato

“Eravamo spacciati, stavamo già dicendo addio al sogno, eravamo quasi sull’aereo di ritorno, ma Baggio ci ha salvati”

disse così Arrigo Sacchi, allora commissario tecnico della nostra nazionale, dopo la partita Italia – Nigeria, valida per gli ottavi di finale dei  Mondiali di USA 1994.

Era il 5 luglio, e quella sera non avevo neanche sette anni. Ricordi non troppo confusi, forse l’afa è una di quelle cose che non dimentichi, a costo di sotterrare altri ricordi: ma non quella sera.  Da qualche mese, dopo alcuni controlli, risultai affetto di diabete di tipo 1. Sono dovuto crescere tutto in una volta,  studiando subito quel famoso equilibrio tra zuccheri e dosi precise di insulina da assumere. Quella sera faceva tanto caldo e mi ricordo che eravamo a casa di amici. Avevo nel mio piatto insalata, un hamburger con formaggio e un po’ di pane.  Faceva troppo caldo, ma dovevo mangiare. Davo un morso, ma poi mi fermavo. A 7 anni non capisci per forza il pericolo di alcune alchimie e quindi m’impuntai di non voler cenare. Ovviamente le persone con me si preoccuparono e non sapevano come fare per convincermi.

Il calcio, l'Italia e la mia vita

Alla tv, di fondo, c’era una partita di calcio, giocava l’Italia e mi dicevano che noi dovevamo tifare quelli bianchi, mentre i nostri avversari erano verdi. I verdi vincevano già uno a zero, e la corsa e la  generosità italiana mi colpì, e mentre imboccavo il cibo davanti a me, restavo folgorato dalle sgroppate di Mussi e Benarrivo. Mentre finivo di deglutire il pane chiedevo se Roberto Baggio e Dino Baggio fossero cugini; mentre davo l’ultima forchettata all'insalata

Gianfranco Zola, Italia
L'espulsione di Zola

chiedevo perché Zola si disperava: l’avevano espulso, mica gli avevano fatto male.

 

Capivo a tratti, ma capì la gioia di quello sport quando  Roberto Baggio, il cugino di Dino, nei minuti finali fece il gol dell’1-1. Ancora lo guardo e mi chiedo quant’è incredibile che quella palla, passata attraverso una selva gambe di un avversario preso in controtempo, sia riuscita ad entrare nell’angolo, l’unico pertugio disponibile, alla destra del portiere.

Esultai senza sapere che si faceva in quel modo, ignaro che sarebbe stata la prima di altre innumerevoli volte. E chissà quante altre ancora il destino me ne riserverà.

Sono qui per parlare di calcio, perché me ne innamorai grazie a quel gol di Baggio, e se lui aveva salvato una nazione intera, il calcio quella sera salvò me.