Osvaldo, Boca Juniors

Basta col calcio: Osvaldo farà la rockstar

C'era una volta Pablo Daniel Osvaldo, attaccante italo argentino, che ha giocato con squadre importanti come Fiorentina, Roma, Juventus e Inter, oltre ad aver vestito la maglia della Nazionale Italiana.

C'era una volta non certo perchè sia passato a miglior vita (toccati, Daniel!). Semplicemente ha chiuso col calcio. A soli 30 anni. La carriera calcistica era leggermente in declino, ma avrebbe potuto di sicuro strappare ancora buoni contratti. Lo voleva il Chievo in Serie A. Non mancavano le richieste esotiche. Ma niente da fare.

Osvaldo, da calciatore a cantante

Osvaldo ha deciso di finirla col calcio. Non solo quello giocato, ma anche quello dietro una scrivania, o su una panchina, gli garba. Osvaldo vuole dedicarsi soltanto alla musica.  Ha una sua band, e dobbiamo dire che il suo carattere eccentrico lo aiuta in carisma.

Osvaldo, Johnny Depp
Osvaldo (fonte corriere.it)

Attaccante fisico e talentuoso: il suo marchio di fabbrica erano le sforbiciate, alcune davvero bellissime.

Personaggio atipico, stile alla Johnny Depp per intenderci, quattro figli con tre mogli, spesso al centro di storie in cui viene risaltato il suo carattere spigoloso. Al Boca fu messo fuori rosa quando il suo allenatore lo pizzicò a fumare in bagno. Epico invece quando, ai tempi della Roma, diede del laziale al suo allenatore (Andreazzoli) quando non venne schierato. Questo gesto gli costò la convocazione in azzurro per la Confederations Cup.

Ancora più sorprendente quando all'Inter, per un pallone non passato da Icardi, rimproverò l'argentino in maniera sfacciatamente plateale. Nei giorni successivi disertò tutti gli allenamenti, finchè l'Inter non gli fece causa al Collegio Arbitrale. Lì ritornò in Argentina, dopo aver giocato in Italia anche nel Lecce, Atalanta e Bologna. A parte la felice esperienza all'Espanyol, le altre annate al Southampton (che rissa con Josè Fonte in allenamento") Porto e al Boca Juniors si rivelarono deludenti. Da qui alla decisione netta la distanza è breve.

Quindi Osvaldo, dopo oltre 100 gol in carriera (di cui 4 con la Nazionale Italiana), a soli 30 anni infiammerà non più intere curve, ma chiassose platee: tanto, lo sappiamo tutti, che le groupie non gli mancheranno di certo.


Trofeo Birra Moretti

Quando c'era il Trofeo Birra Moretti

Nelle mie torride estati da adolescente c'erano tante certezze che oggi, purtroppo, si sono sgretolate. Gli amanti della musica ricorderanno di certo il Festivalbar, come l'anello estivo mancante per eccellenza. Di contro i tifosi sportivi rimpiangono di sicuro il Trofeo Birra Moretti. Chi non lo ha vissuto mi taccerà di pubblicità occulta. Ma chi ha visto le edizioni man mano susseguirsi saprà di certo di che evento affascinante sto parlando.

Prima del materializzarsi di tutte queste tournèe intercontinentali, come questa pagliacciata della International Champions Cup, in Italia, l'evento calcistico più importante dell'estate era il Trofeo Birra Moretti. Mi sono permesso di definire pagliacciata quella competizione spacciata per importante dandogli un nome figo, perchè trovo insensato fare tour mondiali massacranti per poi fare giocare metà primavera. Non sono reali test, sono solo incontri economici. Stop.

Che cos'era il Trofeo Birra Moretti

Dopo aver scoperto l'acqua calda con questa mia ultima affermazione voglio invece parlare del Trofeo Birra Moretti. Era un triangolare che si giocava nei primi di agosto, e per molti era un test davvero probante, per vedere i nuovi acquisti, confrontandosi contro le altre italiane.  Spesso furono anche le ultime apparizioni di campioni che dopo qualche giorno si accasavano altrove: il calciomercato era inevitabilmente coinvolto in questo torneo.

Shoot Out (fonte raisport.rai.it)
Shoot Out (fonte raisport.rai.it)

Si sono disputate 12° edizioni, dal 1997 al 2008. Inizialmente si giocava al Friuli di Udine, poi si è scesi a Bari (sede dei migliori incontri a mio avviso), per poi finire tutto al San Paolo di Napoli. Inter e Juventus parteciparono sempre, tranne quando dovevano far i conti con dei preliminari europei. Poi parteciparono, in modo alternato, anche Udinese, BariNapoliParma, Lazio, Sampdoria, Milan e Palermo. Nel 2002 addirittura si ricorse al Chelsea, esperimento mai più ripetuto: motivo per cui continuare a pensare al Trofeo Birra Moretti come

un appuntamento importante per il calcio italiano.

Tutte le sperimentazioni del Trofeo Birra Moretti

Questo triangolare era sempre ricco di innovazioni: su tutte come non citare gli shoot out? Quando dopo i 45' regolamentari le squadre restavano in pareggio, anziché passare ai rigori, si sperimentarò altro. Praticamente un giocatore partiva dalla tre quarti e doveva sfidare il portiere e fargli gol entro pochi secondi. Gli shoot out erano una pratica comune nel calcio statunitense, e fu curioso vederlo dentro una realtà nostrana.

Tra le partite più spettacolari ricordo un Juventus - Udinese del 1998, quando dopo il 45' la garà finì sul 3-4. Erano gli anni d'oro dei friulani con Sosa e Amoroso. Oppure quando nel 2001 Vieri (il giocatore con più gol della competizione, 6) realizzò un clamoroso gol dalla distanza contro la Juventus.

Il Trofeo Birra Moretti era uno spettacolo tra calcio e allegria: era così seguito che non si andava mai sotto i 50.000 spettatori, capienza raggiunta in Serie A, oggi, solo nei big match, e faceva sempre record di share televisivo: si, perchè era un calcio così diverso che ti bastava accendere la tv e trovarti quel magico triangolare per ricordarti che nonostante fosse estate, il calcio ancora esisteva.


La storia delle piccole italiane in Europa

La storia delle piccole italiane in Europa

Giovedì sera l'Unione Sportiva Sassuolo Calcio farà il suo esordio in una competizione europea: sarà impegnato nel doppio confronto relativo ai preliminari di Europa League contro gli svizzeri del Lucerna. Bisognerà stare attenti perchè gli elvetici hanno già iniziato il loro campionato e sono tutt'altro che un avversario molle.

Sassuolo è la città italiana più piccola che esordirà in una competizione europea: 40 mila abitanti, praticamente la capienza di metà Olimpico o San Siro.

Il Sassuolo tuttavia è una delle poche realtà italiane calcistiche che mantengono una certa virtuosità: il suo approdo in Europa non è certamente figlia del caso: il patron Squinzi, insieme al suo condottiero Di Francesco hanno saputo scalare tutti gli obiettivi, fino a questa strameritata qualificazione in Europa League.

Non solo Sassuolo, ecco tutte le piccole in Europa

In rigoroso ordine alfabetico, adesso voglio tracciare tutta una serie di avventure degli ultimi anni in Europa di squadre italiane non certamente ritenute big, ma che spesso hanno saputo infervorare non solo i loro relativi tifosi, ma bensì una nazione intera.

Il Bologna, benché non rappresenti di certo una piccola città, dopo i fantastici 7 scudetti di 50 anni fa, non è riuscito negli ultimi anni a imporsi: tant'è che la sua cavalcata in Coppa Uefa nel 1998/1999 risultò storica. Un certo Roby Baggio l'anno prima spedì i felsinei in Intertoto, competizione che qualificava i vincitori direttamente in Uefa. I rossoblù quell'anno sconfissero squadre del calibro di Sporting Lisbona, Real Betis, Slavia Praga e Olympique Lione, per poi impattare contro il Marsiglia in semifinale. Ricordo ancora le sfuriate di Mazzone in panchina.

Mazzone, Bologna, piccole in europa league
Mazzone, Bologna (fonte repubblica.it)

Il Brescia di Baggio arrivò nel 2001/2002 soltanto in finale Intertoto, senza riuscire ad approdare in Uefa, perdendo contro il Paris Saint Germain: oggi sarebbe solo un'amichevole di metà luglio.

Nel 1993-1994 il Cagliari si fionda sino alle semifinali di Coppa Uefa, perdendo contro l'Inter: in quegli anni era una regola tutta italiana presenziare i vertici di tale competizione.

Singolari le prestazioni europee del Chievo Verona, rappresentante di un quartiere di Verona, di qualche migliaio di anime. Prima nel 2002/2003 esordirono in Uefa, uscendo subito contro la Stella Rossa, e poi nel 2006/2007, complice calciopoli, i clivensi approdarono in Champions League, perdendo con il Levski Sofia. Poi, declassandosi in Uefa, furono estromessi dallo Sporting Braga.

Da segnalare la partecipazione di una squadra come l'Empoli, neanche capoluogo di provincia, che nel 2007/2008 collezionò il suo esordio in Uefa contro lo Zurigo: dopo il 2-1 in casa, gli svizzeri sconfissero i toscani per 0-3.

Il Genoa fu invece capace di arrivare fino alla semifinale 1991/1992 della Coppa Uefa, perdendo contro un'Ajax che visse poi trionfare sul Torino. Oggi sarebbe un bel racconto di fantascienza. Purtroppo.

Esaltante invece il cammino del Livorno nella Coppa Uefa nel 2007/2008. Riuscì a passare il preliminare e a superare il girone composto da Rangers Glasgow, Auxerre, Partizan Belgrado e Maccabi Haifa: contro il Partizan segnò il portiere Amelia! Solo l'Espanyol, nel turno successivo, rispedì a casa gli amaranto.

Invece dal 2005/2006 al 2007/2008 sono ben tre le partecipazioni in Coppa Uefa del Palermo: furono gli anni più belli di Zamparini, in cui transitarono calciatori del calibro di BarzagliMiccoli e Cavani. Impresa ripetuta con la partecipazione in Europa League nel 2011/2012: tuttavia i siciliani non arrivarono mai oltre gli ottavi.

Nel 2003/2004 fu il turno del Perugia di Gaucci, imbottito di giocatori che erano autentiche scommesse, ma anche di giocatori che in futuro ebbero modo di togliersi soddisfazioni, come Grosso e Ze Maria. , ma anche di giocatori come Ravanelli o Gheddafi jr! Gli umbri vinsero l'Intertoto battendo il Wolfsburg e arrivarono sino ai sedicesimi di Uefa, in cui dovettero arrendersi contro il PSV Eindhoven.

Come per il Bologna, bisogna citare una squadra non troppo piccola, per storia, ma che negli ultimi anni le sue altalene han fatto si che una finale possa essere considerata un evento: parliamo del Torino di Mondonico, che perse l'ultimo atto della Coppa Uefa 91/92  contro l'Ajax solo per via di due pareggi.

L'Udinese, a fronte delle sue undici partecipazioni in Uefa/Europa League non dovrebbe neanche essere menzionata, ma la sua partecipazione alla Champions del 2006/2007 è da rimarcare. I friulani nel girone si sono confrontati con il Barcellona: memorabile la tripletta di Iaquinta al Panathinaikos.

Vicenza formazione, piccole in Europa League
Vicenza di Guidolin

Concludo con quella che considero la cavalcata più bella: il Vicenza di un giovanissimo Guidolin, che nella tanto rimpianta Coppa delle Coppe infranse i suoi sogni solo in semifinale contro il Chelsea di Zola e Vialli. I veneti sfornarono in quella edizione una serie incredibile di gare in cui asfaltarono i suoi avversari. Pasquale Luiso si laureò addirittura capocannoniere.

Poi vi sono squadre che negli anni hanno mantenuto una certa rilevanza, come Sampdoria e Fiorentina, che cito soltanto largamente. Una menzione speciale la merita una piccola come il Parma che, prima di eclissarsi, ha fatto sognare un'infinità di tifosi italiani durante gli anni novanta: il Parma è l'ultima squadra d aver vinto la Coppa Uefa (1999).

La progressione del Parma negli anni '90 sembra di rivederla nella crescita di questo Sassuolo, al quale augurando anche solo la metà delle soddisfazioni parmigiane, augureremmo già tantissimo.

 


Intertoto

C'era una volta l'Intertoto

Siamo in pieno luglio, probabilmente il periodo in cui il calcio sta meno puntato sotto i riflettori. Ma in pieno luglio una volta iniziava una competizione affascinante. Stiamo parlando dell'Intertoto. Un nome nuovo per i meno appassionati o per quelli che seguono il calcio da poco.

Coppa Intertoto
UEFA Intertoto Cup

Era una competizione andata in scena dal 1995 al 2008, organizzata per luglio dalla Uefa, che vedeva la partecipazione di una sola squadra per nazione. Vi partecipava quella classificata subito dopo i club che si qualificavano direttamente alle coppe. Chi vinceva l'Intertoto (inizialmente trionfavano in due, poi si passo a 3 vincitori, per concludere con una sola squadra qualificata) andava in Coppa Uefa. Si, allora si chiamava Coppa Uefa.

A volte poteva succedere che una squadra vi rinunciava in quanto la sua partecipazione stravolgeva qualunque consueto programma di preparazione atletica e ti ritrovavi a metà stagione ad aver finito le energie. Però chi vi partecipava ci credeva parecchio. Non è come adesso, parlo delle italiane, che se non partecipi alla Champions snobbi ogni cosa. Non mandavi in campo alcuna formazione B, mandavi i migliori.

I risultati delle italiane nell'Intertoto

Per quanto riguarda appunto l'Italia erano gli anni in cui le italiane facevano sul serio, le figure barbine in Europa le contavi sul palmo di una mano. Non a caso sono riuscite a vincere l'Intertoto squadre come il Perugia (la finale contro il Wolfsburg, battuto 2-0 in Germania, è la gara migliore di un'italiana in questa competizione), Udinese e il Bologna: i rossoblu arrivarono addirittura a sfiorare la finale di Coppa Uefa, dopo una fantastica cavalcata infrantasi in semifinale contro il Marsiglia. I francesi furono poi demoliti per 4-0 contro il Parma, altra realtà nostalgica degli anni '90.

Vinse l'Intertoto anche la Juventus, nel 1999, e ciò la rende l'unica squadra che ha vinto tutte le sei competizioni europee. Infatti a trionfare erano soprattuto squadre dei campionati principali: essendo un torneo lungo difficilmente venivano fuori delle sorprese. Quindi sempre squadre inglesi, italiane, spagnole, tedesche e soprattutto francesi (ben 12 i trionfi in 13 anni!).

Brescia - Psg, Intertoto
Brescia - Psg (fonte raisport.rai.it)

Con simpatia ricordo la partecipazione all'Intertoto del Brescia di Baggio, sogno che s'infranse contro il Paris Saint Germain nel 2001 in finale. Ma col tempo le squadre italiane quasi facevano gara a scansare questa qualificazione, ritenuta un vero fastidio in termini atletici. La sua fine fu infatti troppo fisiologica: venne cancellato al posto di Europa League più ingrossata, con i gironi, ma in un periodo dell'anno, autunno, che consentiva alle squadre di non scombussolare i propri piani per la stagione.

Ecco, se devo dare un opinione all'Intertoto dico che davvero creava non qualche problema ai club, ma il declino del suo successo è assolutamente parallelo al calo dell'attenzione dei club verso l'Europa League. Sono due cali che coincidono, soprattutto nell'ottica italiana. Sono anni che vediamo figuracce delle nostre squadre contro squadre di campionati improbabili. E forse avrei preferito qualche preparazione atletica un po' stravolta in cambio di qualche corsa generosa in più nei campi della tanto bistrattata Europa League, bistrattata già nella sua denominazione.

Leggi pure La storia delle piccole italiane in Europa


Italia, Campione del Mondo

Dieci anni dopo la notte di Berlino

Sono passati dieci anni da quella sera, in cui l'Italia divenne campione del mondo. Era il 2006, e io quell'estate non la scorderò mai.

Quel che ricordo degli eroi di Berlino 2006

Ero alle prese con gli esami di maturità, avevo solo 18 anni, ma avere 18 anni sembra quasi averne 40, perchè inizi a fare troppe cose da adulti tutte in una volta. Sentirsi ragazzino era solo un lontano ricordo. Le prime uscite in auto e le prime scampagante di gruppo culminate con le gare degli azzurri. Vedemmo la gara col Ghana a casa di un amico: ricordo che mangiammo da cani, ma Pirlo e Iaquinta ci saziarono a dovere.

Vidi tutte le restanti gare chiuso in 4 mura, semplicemente perchè era l'estate delle prime libertà e quindi in qualche modo dovevo contrappesare le mie sempre più frequenti uscite serali. Quell'estate iniziai a lavorare nei lidi come pr, mi feci le ossa e iniziai a scoprire tante logiche appartenenti al mondo dei grandi.

Man mano seguivo l'Italia: tante volte nei nuovi ambienti da me frequentati parlare dei mondiali era una chiave di volta per scardinare i rapporti. Mi ricordo che al rigore di Grosso feci volare una sedia, mentre vedevamo Italia Germania in terrazzo,  che beccò un amico di famiglia: si massaggiava la parte colpita, ma non appena Del Piero fece il secondo si dimenticò di qualunque dolore: quel gol fu il cerotto finale per l'amico nostro e per la Germania.

Berlino, testata di Zidane a Materazzi, campione del mondo
La testata di Zidane a Materazzi

Vidi la finale, quel 9 luglio 2006, con amici in un pub: oggi non vedrei mai una gara così importante chiuso in un pub, in cui si strasoffocava di caldo. Ma a 18 anni fai tutte quelle cose che, provandole, sai poi che non faresti più a 28. La partita con la Francia durò tantissimo, eravamo stremati: ai supplementari, da buoni idioti, iniziavamo a prenderci a testate come Zidane.

Finì la partita, l'Italia si laureò Campione del Mondo 2006 e uscimmo dal locale (chissà quanti senza pagare il conto) a festeggiare. Qualunque autovettura, qualunque persona avrebbe potuto fare tutto senza problemi: nessuno si sarebbe azzardato a commettere un reato, quella sera era la festa della gioia in cui ogni persona, senza divisionismi strambi, poteva festeggiare. Mi fa anche un po' paura dire che non ho mai visto una coesione nazionale come quei giorni. E quella sera ricordo lucidamente che pensai quanto fosse bella la vita da grandi: io ero appena maturato, facevo i miei primi lavori, uscivo autonomamente e vedevo la gente così tanto coesa fra loro.

Ma fu solo un'illusione perchè la vita dei grandi è ben altra cosa, perchè ci sono tantissimi spunti in cui ritagli tanta cattiveria in giro, ed è per questo che amo il calcio, perchè a volte fa si che queste asce inutili da guerra vengono seppellite per 90' e per una buona e santa volta possiamo definirci fratelli d'Italia. Si, quell'estate e quel mondiale furono un'illusione, ma a volte serve illudersi un po' per crescere e sentirsi campioni del mondo.... e poi a 18 anni cosa vuoi fare se non sognare?


Italia, Roberto Baggio, rigori

I 10 più dolorosi rigori falliti dagli azzurri

Ieri sera si è consumato il dramma sportivo dell'Italia calcistica, vedendo svanire ai rigori la possibilità di accedere alle semifinali di Euro 2016. Stavolta a punirci è la Germania campione del Mondo, che finalmente riesce a raccogliere un sorriso contro gli azzurri. Ma deve arrivarci tramite la lotteria dei rigori.

Noi, nonostante 10 anni fa diventammo per la 4° volta campioni del mondo contro la Francia proprio dopo i calci di rigore, non abbiamo affatto una tradizione favorevole dal dischetto.

La top ten dei degli errori più dolorosi dagli 11 metri degli azzurri

  • 10. Nel 2013 Leonardo Bonucci fallisce il rigore decisivo nella semifinale della Confederation Cup, facendo qualificare la Spagna. L'importanza relativa della competizione rende meno amaro quell'errore.
  • 9. Nella finale di Coppa del Mondo del 1982, Antonio Cabrini calciò malamente fuori un rigore sullo 0-0. Fortuna nostra che Rossi, Tardelli e Altobelli offuscarono quello sbaglio
  • 8. Fulvio Collovati sbagliò un rigore decisivo in Italia - Cecoslovacchia dell'Europeo del 1980. Gli azzurri arrivarono 4°.
  • 7. Nel 1996, sempre in un Italia - Germania, Gianfranco Zola, calcio tra le braccia di Koepke un rigore che si rivelò decisivo: la gara fini 0-0 e l'Italia non passò il turno. Ps. I tedeschi si laurearono Campioni d'Europa.
  • 6. Nel 2008, agli Europei, Antonio Di Natale si fa neutralizzare il rigore decisivo. Trionfa ancora la Spagna di Casillas, che poi si laureò campione d'Europa.
  • 5. Nella finale di Usa '94 Franco Baresi, autore di una finale sontuosa, sparò alle stelle il suo rigore contro il Brasile: il suo pianto sfrenato è ancora una ferita aperta.
  • 4. Graziano Pellè, ad Euro 2016 ai quarti contro la Germania, con il suo tiro ha calciato uno dei peggiori rigori della storia azzurra: prima del tiro mima l'intenzione di fare un cucchiaio. Invece l'ariete azzurro ha preferito calciare piano, fuori di un metro, alla destra di Neuer.
  • 3. Ancora la traversa trema: nella mia mente la sassata di Gigi Di Biagio ai Mondiali del 1998 che si stampa sul legno, con il centrocampista azzurro che si accascia all'indietro con le mani in testa: l'Italia è fuori ai rigori, ancora una volta contro chi poi vincerà il torneo: la Francia di Zizou.
  • 2. Il rigore di Aldo Serena sbagliato nella semifinale contro l'Argentina ad Italia '90  ha fatto malissimo. L'Italia veniva da ottime gare e giocando in casa c'era un entusiasmo che lasciava presagire ben altri epiloghi.
  • 1. Non poteva esserci che lui al primo posto dei più celebri rigori falliti dagli azzurri: il rigore calciato alto di Roberto Baggio nella finale di Coppa del Mondo nel 1994 è diventato un'autentico cult. Da esso presero spunto anche spot pubblicitari. Dopo tempo affermò che quel rigore sbagliato è stato comunque portatore di felicità, perchè ha fatto felice più gente. La popolazione brasiliana è molto più ampia di quella italiana: quando la classe non è solo dentro ad un rettangolo verde.

Italia Germania 4 a 3

"Italia Germania" è parte di ogni italiano

Un bambino di 10 anni si trova in un parco con un pallone. Inizia a palleggiare, poi mette la palla a terra e punta un'ipotetica porta fatta tra due alberi e inizia una sua personalissima telecronaca: "Cassano prende palla, la passa a Balotelli.... tirooooo...GOOOOOOOL!! Italia in vantaggioooo". Il bimbo tutto contento esulta, ma non si accorge che ha allontanato la palla.

La palla arriva ad un ragazzo di 20 anni che ha visto la scena: va verso la palla, dribbla un paio di cespugli e con un tiro a giro di sinistro fa gol anche lui "GOOOOOL, ha segnato Fabio Grossooo". Il bimbo di 10 anni guarda perplesso il ragazzo più grande e gli dice che il suo gol con Balotelli era più bello. Il ragazzo di 20 anni gli dice "Si, ma il mio è stato fatto in una semifinale mondiale, il tuo in un Europeo".

Da Tardelli e Rivera, eroi di Italia Germania

Fabio Grosso, Italia Germania
Fabio Grosso

Mentre dibattono la palla scorre via fino a quando arriva ad un tizio di 40 anni che calcia da lontano: la palla tocca il palo ed entra. Il signore di 40 anni esulta con un grande urlo e dice "Tardelliiiii, ha segnato Tardelliii". Il bimbo di 10 anni si chiede chi sia Tardelli, quello di 20 guarda stranito. Il 40enne dice "Guardate, belli i gol di Balotelli e di Grosso, ma quello di Tardelli è il più importante: è stato fatto durante una finale di Coppa del Mondo in cui abbiamo vinto".

I ragazzi di 10 e 20 anni non sono d'accordo, non si ricordano di certo questo Tardelli. Il signore grande cerca di spiegare, ma si rende conto che viaggiano su frequenze diverse.

Ad un certo punto si avvicina un signore sulla 60ina che con un piattone mette la palla all'angolino e senza inutili trionfalismi sentenzia "Io ricordo questo gol di Rivera nella semifinale del 1970, vinta 4-3. Quella Italia Germania è stata definita ufficialmente la più bella di tutti i tempi". Tutti e quattro sorrisero e si resero conto quanto il passato sia importante per riconoscere il valore del presente.

Italia Germania, sfida infinita

Non importa quale Italia Germania ricordi perchè sinora tutte sono state gare rimaste nella storia, impresse nell'infanzia di chi guardava, importa soltanto tenere a mente quanto questa partita sia più di una semplice partita, perchè spesso Italia Germania ha significato anche uno scontro sociale, assumendo contorni che vanno oltre lo sport.

Tutte le Italia Germania hanno dato sempre qualcosa: sono sicuro che anche stasera vivremo qualcosa di insolito. E poi tutti giù al parco ad imitare chissà quale nuovo eroe.


Gary Speed

Galles, vinci per Gary Speed

Oggi alle 15 va in scena Inghilterra-Galles, gara valida per il girone B di Euro2016: sono i gallesi a guardare gli inglesi dall'alto verso il basso in classifica. É il primo torneo di spessore per il Galles, ed è facile citare gente come Bale e Ramsey e annoverarli come eroi nazionali, in quanto solo dieci anni fa era impossibile pensare di trovarsi in una posizione simile.

Ed è per questo che non bisogna dimenticare chi c'è stato ieri per mettere le basi a questa sorprendente nazionale: Gary Speed. Solo i più appassionati avranno avuto un piccolo sussulto leggendone il nome, perché Gary Speed oggi non c'è più. Ma andiamo per piccoli passi.

La leggenda di Gary Speed

Gary Speed, ovviamente gallese, é stato uno dei giocatori britannici più importanti degli anni 90 e dei primi anni duemila. Nato nel 1969, Gary Speed era un'ala mancina d'altri tempi, una sorta di precursore di Gareth Bale, ma in pantaloncini larghi e con magliettone da numero enorme (sempre l'11) e senza nome. Molto veloce (non per niente si chiamava Speed), Gary è stato un simbolo di squadre come il Leeds, Bolton ma soprattutto del Newcastle di Alan Shearer.

L'abbraccio tra Gary Speed ed Alan Shearer
L'abbraccio tra Gary Speed ed Alan Shearer

Gary Speed giocò per il Galles per 14 anni, collezionando 85 gare (secondo di sempre per il Galles), ma a mio parere da allenatore della nazionale gallese fece ancora meglio: si, perché nel 2010 divenne il commissario tecnico e in poco più di un anno portò il Galles dal 117° posto al 45° del Ranking Fifa, come a dire al mondo intero "Ehi gente, il Galles sta arrivando".

Il Galles di arrivare è arrivato: è Gary Speed ad essersi fermato. Domenica 27 novembre 2011 è stato trovato, senza vita, nella sua abitazione a Chester. Benché il suo agente negò categoricamente problemi personali, la polizia non trovò nulla: suicidio per depressione.

Le reazioni al suicidio di Gary Speed

Quell'episodio scosse il mondo del calcio: la domenica dopo ben cinque giocatori di Premier League chiesero aiuto alla clinica specializzata per recupero psicologico degli sportivi gestita dell'ex Arsenal Tony Adams. In Italia abbiamo avuto blackout analoghi con Pessotto e Bernacci, ma senza epiloghi tragici, che invece è accaduto con Di Bartolomei, indimenticato capitano della Roma anni 80. Abbiamo avuto un giovane primavera Inter, lo svedese Bengtsson, che tentò il suicidio, all'ultimo sventato: oggi Bengtsson, anziché trovarcelo contro domani con la Svezia, non è più un calciatore.
Lo stesso Buffon ha ammesso di aver percorso quel tunnel, senza rimanerci impantanato per sempre.

Non sapremo mai cosa mosse Gary Speed da un gesto simile. Nessuno poteva mai pensare che quell'uomo che aveva avuto la forza di portare il Galles così in alto poteva nascondere un macigno prima: il giorno prima aveva partecipato da opinionista per una trasmissione della BBC, dicendo di aver prenotato le vacanze di Natale. Bluff?

Non lo so, non lo sapremo mai, ma sapremo che oggi il Galles ha un tifoso speciale, non perché non c'è più, ma perchè Gary Speed credeva nel Galles quando non ci credeva nessuno.

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Questo è il tributo che gli ha riservato il Leeds, club col quale vinse un indimenticato campionato.

 

 


Kiraly, portiere, Ungheria

Il portiere Kiraly, l'ultimo dei sognatori

La storia del portiere Kiraly, portiere 40enne dell'Ungheria per i prossimi europei, è una di quelle che vanno scovate, tutelate e raccontate: già la sua veneranda età lo pone tra i prospetti più interessanti, in quanto sarà il portiere più anziano (scusaci Gabordella storia degli Europei.

Tuttavia la cosa che lo fa distinguere ancor di più è il suo abbigliamento, ovvero scendere in campo con una tuta grigia. Grigio da tuta felpata, grigio pigiama. Vedere una roba simile è impagabile, specialmente se accade nell'era dei calciatori gellati, che dopo 95 minuti di gioco hanno la pettinatura intatta, mentre io se abbasso il finestrino della macchina mi si stravolge tutto.

Le origini della tuta grigia del portiere Kiraly

Tutto è spiegato da un aneddoto che sembra non avere nulla a che fare col mondo professionistico, eppure l'intersecazione di questi due mondi ne amplifica il fascino: semplicemente la mamma non consegnò in tempo a Kiraly, per la partita seguente,  la sua classica tuta nera perchè era a lavare e non si era asciugata in tempo. Immagino il portiere Kiraly dirsi in ungherese "E ora che caz*o mi metto?". Me lo vedo che apre l'armadio e dice "No, questa nera vecchia no, ha i buchi alle ginocchia....no, questa blu non ci sta col completino....vabbè prendiamo la tutina grigia dell'oratorio".

Portiere Kiraly, Ungheria
Gabor Kiraly (fonte goal.it)

Indossa quei pantaloni grigi da oltre 20 anni, da quando, dopo l'inconveniente sopra raccontatovi, li mise la prima volta e da lì la sua squadra, gli ungheresi dell'Haladas, inanellò una striscia positiva di 8 vittorie di fila. E allora "squadra vincente" non si cambia. La fantastica serie di vittorie fece porre l'attenzione su Gabor da parte di diversi club europei: per 7 anni il portiere Kiraly difese i pali dell'Hertha Berlino, per poi girovagare in Premier League (si distinse con la maglia del Crystal Palace, ma i pantaloni ce li mise lui, sic!). Fu poi chiamato dal Monaco 1860, nuovamente in Germania, per poi ritornare dal suo vecchio amore, all'Haladas.

Gabor Kiraly, portiere icona dell'Ungheria

In nazionale da 18 anni, Gabor Kiraly ha oltre 100 presenze da titolare: riesce a coronare il sogno di disputare la sua prima fase finale di una competizione internazionale con L'Ungheria, nazionale grande assente da 30 anni dalle scene calcistiche più importanti: ha dei tratti romantici questo coincidere di destini, quello dell'Ungheria tornata competitiva e di questo portiere Kiraly che dopo anni di gavetta, ha portato la sua storia giusto in tempo prima di dire basta col calcio.

Già immaginiamo qualche giovane ragazzo imitarlo, indossando una tuta grigia, in un campo polveroso o in una qualche piazza a cercare di parare un rigore e trarne i stessi benefici. Ma immaginiamo anche i meno sportivi, pronti a usare questa storia come argomento curioso, da tirare fuori, sul divano in cui guarderete questi Europei e a sbalordire magari qualcuno che, ascoltandovi, non avrebbe mai creduto che in mezzo a tanti intrecci di affari e di apparenze ci fosse anche una storia di cuore, quella ungherese del portiere Kiraly, 


Vincenzo Sarno

L'incredibile storia di Vincenzo Sarno

Ieri, a detta di molti in Italia, la partita più avvincente non è stata certo quella della nostra Nazionale, quanto la semifinale playoff per salire in Serie B: vedo che nello scontro fratricida tra Foggia e Lecce vincono i primi per 2-1. Vedo pure che il secondo marcatore è Vincenzo Sarno.

Il mio database mentale fa subito una ricerca elaborata e inizia a fare scintille: alla voce risultati segna "1 elemento trovato". Ma io mi ricordo bene di questo nome! Quando avevo dieci anni circa ed ero ancora in piena corsa per realizzare il sogno del 90% dei bambini (diventare calciatore, sic!), ricordo che in televisione si parlava moltissimo di un mio coetaneo acquistato dal Torino per la mostruosa cifra di 120 milioni di lire. Per un bambino di dieci anni.

Vincenzo Sarno, l'ascesa e il declino

Ricordo che, nonostante la tenera età, la mia curiosità non tardò a venire fuori e seguii al meglio quella vicenda: mi ricordo di trasmissioni intere dedicate a questo "piccolo Maradona", come lo chiamavano gli illuminati calcistici. Parate di stelle a fare palleggi con Vincenzo Sarno, ma su tutto ricordo un frammento con Del Piero. Un Del Piero che ancora non aveva l'alone magico di saggezza che sviluppò a fine carriera: era un capellone, a volto buffo, ma già idolo dei tifosi. Del Piero gli disse in diretta: "non dimenticarti di essere un bambino". E io che mi dicevo che erano tutte cose semplici, perchè da bambino non vedi l'ora di diventare grande.

Quella di Alex fu quasi una premonizione, quasi ad accorgersi del circo mediatico montato attorno ad un tenerissimo bambino. Dopo solo un mese Vincenzo volle rientrare da Torino: l'ambiente era assai diverso dal calore della nativa Secondigliano. Fece tre anni a Roma, ma poi non venne riconfermato. Iniziò un lungo peregrinare in tutta la penisola: Brescia, Reggina, Virtus Lanciano sono solo alcune delle piazze vissute. Più volte Vincenzo Sarno ha ribadito quanto il calcio gli abbia tolto quella tranquillità fondamentale per un ragazzo per crescere: spesso le etichette montate da altri lo hanno portato ad essere in contatto con personaggi che nel calcio spesso prendono senza dare; le stesse etichette che gli hanno creato qualche grattacapo ad integrarsi con alcuni compagni e ad entrare in sintonia col proprio allenatore, quasi come se fosse stata colpa sua se a 10 anni era una spanna sopra tutti e l'Italia mediatica aveva appena trovato il personaggio da cuocere sotto i riflettori.

La piccola rivincita di Vincenzo Sarno

Vincenzo Sarno, Foggia
Sarno al Foggia (fonte sport.sky.it)

Nel 2014 il Foggia, nobile decaduta del nostro calcio, militante in Lega Pro,  pesca nel mercato degli svincolati e trova una mezzapunta, ala destra, che fa al suo caso e decide di dare una chance a Vincenzo: quest'anno Sarno ha realizzato 10 gol e ben 13 assist, trascinando il suo Foggia dritto alla finale di playoff contro il Pisa di Gattuso.

Come ogni promessa non mantenuta che si rispetti in Italia, tutti coloro che lo hanno osannato se ne sono dimenticati, io in primis, che qualora non avessi avuto una memoria analitica alla voce'Vincenzo Sarno' non mi sarei mai ricordato chi fosse, e magari mi sarei detto "Mmm, sto qui segna sempre col Foggia: magari è uno di quelli giovanissimi che diventerà fortissimo".

C'è tanta gente arrivata sui grandi palcoscenici tardi, ma che hanno lasciato il segno: penso ieri ad Hubner, penso oggi a Pellè, spero che domani tocchi a Vincenzo Sarno, affinchè i campi della Serie A possano dargli quei sogni che il lato oscuro di questo Paese gli ha tolto quand'era bambino.