Ante Coric, Roma, Croazia

Ante Coric, un folletto per la Roma

La Roma sembra averci preso gusto nel prendere giocatori tecnicamente molto bravi ed estramente giovani. Dopo aver fatto bingo lo scorso anno con Cengiz Under, Monchi ci riprova pure la stagione 2018/19: dalla Dinamo Zagabria arriva, per 6 milioni di euro, Ante Coric, geometra del centrocampo dai piedi raffinati, all'occorrenza anche trequartista.

Classe '97, Ante Coric in patria viene, senza mezze misure, paragonato a Lukas Modric, stella del Real Madrid, anche se a me ricorda molto di più un certo Zvonimir Boban, se non addirittura Robert Prosinecki. Il croato è praticamente ambidestro e ama partire dalla mediana e far scoccare un ottimo destro. La sua tecnica gli permette pure di avventurarsi con fortuna in dribbling davvero di livello, grazie anche al suo baricento particolarmente basso. La sua miglior qualità, tuttavia, è la visione di gioco che lo rende molto più intelligente, calcisticamente parlando, rispetto all'età che ha.

La carriera di Ante Coric prima della Roma

Ante Coric ha già disputato oltre 100 presenze nel campionato croato, nonostante l'età incredibilmente giovane. Hrvatski Dragovoljac, NK Zagabria, Redbull Salisburgo e Dinamo Zagabria le squadre in cui transitò durante le giovanili. Addirittura ad 11 anni rifiutò di andare al Bayern Monaco e al Chelsea, rimanendo in un ambito maggiormente intimo come quello austriaco. Alla fine esordirà nella massima serie croata con la Dinamo a 17 anni, realizzando 15 reti in 102 gare. Ante Coric detiene un curioso record: con il gol all'Astra Giurgiu, del 18 settembre 2014, a 17 anni e 157 giorni, diventa il marcatore più giovane di sempre della storia dell'Europa League. Giusto un paio di mesi prima sie ra preso la briga di esordire pure in Champions League, competizione con cui vuole misurarsi, adesso, con la Roma.

Anche in nazionale Ante Coric ha conquistato tutti, esordendo a 19 anni, in un ruolo dove la concorrenza è folta: basti pensare a Modric, Rakitic, Brozovic, Badelj, Rog. Il CT della Croazia, il suo quasi omonimo, Ante Cacic, lo ha convocato per Euro 2016, dove tuttavia non scese mai in campo. Chiaramente Coric sarà una delle colonne della Croazia del futuro, come Monchi e company speri lo diventi anche a Roma. D'altronde De Rossi inizia a sentire gli anni e Gonalons non si è rivelato un giocatore di spessore e carisma. Nel frattempo, Ante, continua a crescere, grazie anche al supporto della sua ragazza e del suo inseparabile cane.

In bocca al lupo, Ante!


Domenico Tedesco, Schalke 04

In Bundesliga tutti pazzi per l'italiano Domenico Tedesco

La vita a volte è talmente buffa che riesce a riservare storie incredibili: questa è la storia di Domenico Tedesco. L'enfant prodige degli allenatori in Germania è un italiano che di cognome va "Tedesco". La storia dell'allenatore dello Schalke 04 meriterebbe molta più attenzione. All'estero non abbiamo solo Conte, Mancini, Ranieri. All'estero abbiamo un allenatore che è primo in Bundesliga. Ok, lo so, è secondo, ma al primo posto ci sta il Bayern Monaco, club abituato a fare campionati a sè. Quindi, senza i bavaresi, Domenico Tedesco, sarebbe primo in Bundesliga. A 32 anni.

Domenico Tedesco, dalla Calabria alla Mercedes

Perché non abbiamo mai sentito parlare di Domenico Tedesco? Probabilmente perchè gli unici che conoscevamo erano Giovanni e Giacomo, mentre Domenico non ha fatto neanche il calciatore, se non all'ASV Aichwald, squadra di un paesino di 7mila abitanti della provincia di Stoccarda, militante tra 7° e 8° divisione. Domenico Tedesco è nativo di Rossano Calabro, provincia di Cosenza: a soli due anni i suoi genitori decisero di partire dalla Calabria per tentare fortuna in Germania. Il padre trovò lavoro nella stamperia Esslinger Zeitung, mentre Domenico, insieme al fratello Umberto, si integrò perfettamente nel sistema tedesco.

Domenico ha sempre avuto una visione calciocentrica: a soli 14 anni, grazie ad uno stage realizzato proprio dall'Esslinger Zeitung, riuscì a seguire meglio le squadre di calcio di quella regione. Un giorno partecipò ad una conferenza stampa dello Stuttgarter Kickers, riuscendo a fare una domanda, molto apprezzata dai giornalisti in sala, al tecnico Michael Feichtebeiner. Questo tipo di episodi portarono Domenico ad investire in questo mondo. Tuttavia lasciò sempre un'occhio aperto al resto del mondo: si è laureato in ingegneria industriale, conseguendo pure un master in gestione dell'innovazione. Il ragazzo calabrese trovò successivamente impiego alla Mercedes.

Il calcio secondo Domenico Tedesco

Ma il calcio restava la sua più grande passione, tant'è che a soli 25 anni debuttò sulla panchina dell'ASV Aichwald, come vice allenatore. Qualche anno dopo si aprirono le porte dell'U-17 dello Stoccarda. I risultati furono sorprendenti, ottenendo una media punti di 2.06 a partita. Nonostante avesse fatto benissimo e raccolto proseliti (Andreas Hinkel, ex difensore dello Stoccarda ammette come Domenico Tedesco abbia qualcosa che altri non hanno), lo Stoccarda non gli rinnovò il contratto. Allora Domenico si spostò più ad ovest e si accasò nell'U-16 dell'Hoffenheim.

Lì conobbe Julian Nagelsmann, uno che promette di fare sfracelli (e li farà), nonostante sia giovanissimo, proprio come Tedesco. Julian guidava l'U-19. Nel 2016 l'allenatore della prima squadra dell'Hoffenheim, Huub Stevens, fu costretto a lasciare per motivi di salute. Prese il suo posto Julian Nagelsmann (diventando il tecnico più giovane della storia della Bundesliga a 28 anni), mentre Domenico Tedesco rilevò il posto del suo giovane collega in U-19.

Nagelsmaan e Tedesco proprio in quelle settimane stavano svolgendo i corsi alla DFB-TrainerAkademie, ovvero la Coverciano tedesca che rilascia i patentini per poter allenare i club professionistici in Germania. Entrambi passarono gli esami. Il miglior punteggio fu quello di Tedesco, il secondo di Nagelsmann. Il calabrese affermò che non sempre il miglior punteggio va ai migliori: modestia o scaramanzia? Ad ogni modo mentre Nagelsmann faceva benissimo con l'Hoffenheim, portandolo pure ai preliminari di Champions,  l'8 marzo 2017 arrivò la chiamata per Tedesco che non ti aspetti: l'Erzgebirge Aue, nella B tedesca, deve salvarsi dalla retrocessione, dopo aver cacciato il bulgaro Dotchev, che aveva lasciato il club sassone a 5 punti dalla salvezza a 11 gare dalla fine.

L'esordio professionistico di Domenico Tedesco

L'apporto di Domenico Tedesco al club tedesco fu fenomenale: con il suo 5-4-1 e un gioco tutto verticale, arrivarono 20 punti su 33, con una media di 1.82 punti a gara. La squadra si salvò e il presidente dell'Aue, Helge Leonhardt, capì di avere un fenomeno in panchina:

«Non siamo abbastanza per lui, è uno che deve appartenere alla Bundesliga».

Il salto in Bundesliga è logico, ma non ci si aspettava che ad affidarsi a Tedesco sarebbe stato un club di fascia medio alta: lo Schalke 04, da nobile decaduta, senza coppe per la prima volta in 8 anni, vede nel giovanissimo tecnico, una scintilla che potrebbe far riaccendere gli entusiasmi smarriti a Gelsenkirchen, e lo ingaggia. È stato subito un mix tra favolismo e scettismo: addirittura sul quotidiano Die Welt fu stato scritto: «Visto che è nato in Calabria, Tedesco non dovrebbe avere difficoltà a imporsi in un ambiente difficile come lo Schalke». D'altronde il presidente, Clemens Toennies, e il ds dello Schalke 04 non sono caratterizzati da una particolare voglia di aspettare risultati. Eppure, Joachim Loew, CT della Germania, ha subito benedetto il baby allenatore, prospettandogli un futuro radioso.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: 2° in Bundesliga, davanti a Borussia Dortmund, Eintracht Frankfurt, Bayer Leverkusen e RB Lipsia, in semifinale di Coppa di Germania contro l'Eintracht Frankfurt. Un ruolino di marcia impressionante per chi da solo un anno allena nel calcio professionistico, sensazionale che l'allenatore in questione sia un classe '85. Domenico Tedesco sta comunque potendo contare su calciatori di livello, su tutti Mayer e Goretzka, passando per Burgstaller, Bentaleb, Konoplyanka, l'italo tedesco Caligiuri e per lo juventino Marko Pjaca. Nota dolente il controverso rapporto con lo storico  capitano storico Benedikt Howedes, a cui Tedesco aveva tolto la fascia dandola al portiere Fahrmann. Poi proprio qualche giorno dopo il difensore tedesco si trasferì alla Juventus.

Quale sarà il futuro di Domenico  Tedesco?

Il futuro di Domenico Tedesco è tutto da gustare, specie perchè sarà interessante dove potrà arrivare questo giovane ragazzo partito dalla Calabria per conquistare la Germania intera. E dire che un opinionista tedesco di vecchia data lo aveva accostato a Karl-Heinz Marotzke. Quest'ultimo fu allenatore dello Schalke 04 nel 1967 e, prima dell'avvento di Tedesco, era il tecnico più giovane della storia dei Knappen. Il rendimento di Marotzke?  Una vittoria in tredici gare. Un disastro che lo portò ad abbandonare per sempre certi palcoscenici importanti. Mi dispiace caro opinionista, qui abbiamo qualcuno di una classe superiore, che legge le partite come se stesse leggendo un vangelo. E ha il sangue italiano.


Giovani, calcio

La Serie A sta diventando un paese per giovani

Le ultime gare di Serie A stanno mettendo in mostro un numero davvero cospicuo di giovani talenti. Portieri, difensori, fantasisti, attaccanti con il fiuto del gol. Se per decenni si è sempre puntato il dito contro un mondo del calcio che non dava mai spazio ai giovani, adesso non lo si puo' fare più. Ci sono comunque sempre dei piccoli residui di attaccamento al vecchio, e lo si vede quando si considera giovani giocatori che hanno 25 anni. O quando gli si preferisce l'ultimo mirabolante acquisto, il quale, malgrado un rendimento opaco, gioca per giustificare l'esborso sostenuto per acquisirlo.

Complice anche il capitombolo azzurro, questa situazione deve essere vista come un punto zero, un punto di partenza in cui crescere insieme anche ai tanti talenti azzurri. Ma non solo Italia: sono tanti i baby stranieri che stanno facendo benissimo. Provo a selezionarne dieci, senza l'etichetta dei migliori, dei TOP dieci: a me non interessa che siano i migliori, anche perchè non rappresento alcuna giuria. A me interessa segnalarli perchè fino a qualche anno fa sarebbero rimasti dieci anni in panchina.

Rodrigo Bentancur

Ordinatissimo centrocampista uruguaiano, Rodrigo Bentancur (di cui già vi parlai) è un mediano di geometria e tanta corsa. La Juventus non se l'è lasciato scappare dal Boca Juniors, utilizzando l'opzione inserita al momento del passaggio di Carlitos Tevez in Argentina. Al diavolo se occupa una casella da extracomunitario. Allegri ha già dato diverse volte fiducia al classe '97, incedibile anche in prestito.

Presenze in stagione 17 - Gol: 0

Yann Karamoh

Ivoriano naturalizzato francese, Yann Karamoh, classe '98 è un esterno d'attacco tutto pepe, con oltre 60 presenze già all'attivo in Francia tra Caen e squadra riserve. Dopo mesi di rendimento assai discutibile di Antonio Candreva, Luciano Spalletti lo prova titolare contro il Bologna. E' proprio Karamoh a deciderla, con uno slalom da cineteca e un tiro imparabile per Mirante. Chapeau.

Presenze in stagione 6 - Gol: 1

Thomas Strakosha

Chiarisco subito: è un classe '95, quindi non proprio giovanissimo giovanissimo. Ma il suo ruolo, portiere, gli permette di potersi inserire in questa lista. In un ruolo in cui si da il massimo dopo i 30 anni, il portiere della Lazio si è preso a suon di interventi miracolosi la porta di una delle migliori squadre della Serie A. Già titolare della Nazionale albanese, un futuro radioso aspetterà Thomas Strakosha.

Presenze in stagione 30 - Gol subiti: 33

Cengiz Under

Ve lo scrissi ad agosto: Cengiz Under è un talento coi fiocchi. Provateci voi, a 20 anni appena compiuti, ad andare in un paese straniero, lontano geograficamente e culturalmente, e provare ad essere un buon sostituto di Mohammed Salah. Non era facile e non era facile con un modulo che non lo aiutasse. Da quando Di Francesco ha scelto il 4-2-3-1, il ruolo per questo giovane turco sembra essergli stato ricamato sopra. Ha una capacità d'esecuzione e un movimento sopra la media: si imporrà.

Presenze in stagione 17 - Gol: 3

Dawid Kownacki

Facile parlare di Torreira. Ma chi ha visto la Sampdoria non puo' non aver notato, negli sprazzi che ha avuto per giocare, il talento dell'attaccante polacco Kownacki. Classe '97, preso dal Lech Poznan, è un attaccante con il gol nel sangue, sempre incisivo e con un'ottimo senso del gol. Alla Sampdoria ha già fatto parecchi gol se li commisurati ad uno scarno minutaggio. Mentre si gode le gesta di Quagliarella, Zapata e Caprari, la Sampdoria già sa di avere in casa un nuovo Schick.

Presenze in stagione 15 - Gol: 6

Patrick Cutrone

Cosa bisogna dire ancora su di lui? Già ve lo dissi in estate tutto quello che pensavo. Ora solo conferme. . Aveva bisogno di un tecnico che non gli preferisse l'esperienza (Kalinic) o i milioni (Andrè Silva). Gattuso (bravo) ha voluto riporre fiducia in un attaccante che il pallone se non lo butta dentro se lo mangia. Il papà di Cutrone ha dichiarato di recente che Patrick fino a poco tempo fa dormiva con il pallone: chiari riferimenti ad un'infanzia vissuta alla Holly e Benji. L'Italia aveva finalmente bisogno di giovani simili in rampa di lancio.

Presenze in stagione 28 - Gol: 12

Gianluca Mancini

Non aspettatevi Caldara in questa rubrica, non aspettatevi Hateboer o chissà chi altro. Il futuro della difesa atalantina sembra sulle spalle di questo giovane di Pontedera, proveniente dal settore giovanile della Fiorentina. Già un gol per lui e prime presenze con Gasperini. Avrà tanto spazio già l'anno prossimo, se non prima.

Presenze in stagione 5 - Gol: 1

Simone Edera

Al Torino non ci sono solo Iago Falquè, Berenguer, Ljajic e Niang come fantasisti. C'è un italiano niente male, che già ha conquistato l'Under 20 dell'Italia. Ala d'attacco, con ottima fantasia, Edera è un mancino che giocando a destra ama soprattutto rientrare sul sinistro e provare il cross o il gol, un po' come Lorenzo Insigne. Già diverse voci sul suo conto, ma Cairo ha posto il veto: Edera non si tocca.

Presenze in stagione 8 - Gol: 2

Federico Chiesa

Se nel calcio siamo pieni di figli di calciatori venuti male (lo dico affettuosamente), abbiamo poi una meravigliosa eccezione. parliamo di Federico Chiesa, talento assoluto della Fiorentina e autentico punto su cui ripartire con il nuovo corso azzurro. Il papà Enrico, era un bomber raffinatissimo. Federico Chiesa è invece un cursore tanta corsa e tecnica. Se riuscisse poi ad essere più costante in zona gol avremmo davanti il giovane perfetto. E potremmo anche riuscirci a vederlo.

Presenze in stagione 25 - Gol: 5

Nicolò Barella

Considerato uno dei migliori talenti del calcio azzurro giovanile. Classe '97, il centrocampista del Cagliari riesce a fare bene sia la mezzala che il trequartista, abbinando tecnica ed aggressività. E' già sul taccuino di big italiane e non solo, ma il suo presidente spara alto, 50 milioni. E' un modo legittimo per tenersi stretto colui che è risultato il miglior centrocampista del 1997 sia nel 2012 che nel 2013.

Presenze in stagione 21 - Gol: 3

Dai tanti giovani al rimpianto della Serie A targato Pietro Pellegri

E' davvero dura segnalare i migliori giovani che stanno facendo bene, distribuendoli quasi uno per squadra. Inesorabilmente ne lasci fuori tanti altri, come Donnarumma, Calabria, Rog, Di Francesco, Kean, Lirola, Vicari, Lazzari, Mandragora, Brignola. Peccato non aver potuto inserire in questa speciale lista Pietro Pellegri, classe 2001 che il Genoa ha venduto a suon di milioni ai francesi del Monaco. Un ragazzone che ha già fatto i suoi primi gol in A, battendo un record di precocità non indifferente. Un lungagnone che avremmo voluto vedere tra i nostri campi, magari al posto (non ce ne volete, per piacere) dei Pandev, Galabinov, Taraabt e compagnia cantante.


Younes, Napoli, Ajax

Sapete chi è Younes, nuovo obiettivo del Napoli?

Nel rumore dissonante che le notizie di calciomercato  creano, si erge una notizia sorprendente: l'Ajax ha accettato l'offerta del Napoli, di 5 mln, per far arrivare Amin Younes. Sorprendente perchè il talentino tedesco, ma di origini libanesi, era già stato bloccato da Giuntoli per giugno. Ma le poche alternative nel ruolo di esterno d'attacco e l'oramai celebre rifiuto di Verdi, hanno fatto si che il Napoli accelerasse l'arrivo dell'esterno dell'Ajax. Ma non fatevi ingannare, Amin Younes è un giovane davvero talentuoso, che gode già di una discreta esperienza.

Classe '93, Younes è un'attaccante esterno che tende a giocare a sinistra, nonostante sia un destro. Non disdegna il mancino, specie per disorientare l'avversario: il dribbling è il pezzo forte della casa: in 3 anni all'Ajax i dribbling sono stati oltre 200. In fondo la somiglianza con Lorenzo Insigne è consistente. Se poi considerate che Younes è alto 1.68 e pesa 61 kg, capite che anche l'anatomia si è messa d'accordo. Sostanzialmente Younes farà da riserva al 24 azzurro, ma puo' benissimo far rifiatare anche Callejon dall'altra parte.

Younes stella dell'Ajax e della Germania che verrà

Il ragazzo ha 24 anni, ma gioca a certi livelli da parecchio: per intenderci, a 18 anni venne ingaggiato dal Borussia Menchengladbach. Nonostante la giovane età giocò diverse partite, andando anche a rete. Nel 2014 fece sei mesi davvero ottimi in prestito al Kaiserslautern. Poi una scelta insolita per i giovani talenti tedeschi, che di solito prediligono rimanere in Germania. L'esterno ricevette un'offerta nel 2015 dall'Ajax. Il tedesco accettò e prese la via di Amsterdam. Saranno 3 anni davvero intensi all'Amsterdam Arena, dove Younes si impone. 65 gare, 12 gol.

Younes fece parte di quell'Ajax terribile che lo scorso anno, insieme a Klassen, Tete, Dolberg e altri arrivò fino alla finale, poi persa, di Europa League contro il Manchester United. Il tedesco di origini libanesi fu uno dei trascinatori, realizzando 4 reti su 15 gare, essendo poi stato inserito anche nella Top 11 della competizione.Qualche settimana dopo quella finale, Younes fece parte della spedizione della Nazionale tedesca in Russia, per quella Confederations Cup che la Germania vinse. 5 presenze in totale con la maglia teutonica, 2 gol. Niente male per uno che i gol di solito preferisce farli fare.

Non sarà tuttavia facile per Younes andare in Russia ai Mondiali, ma non per demeriti propri, quanto per la concorrenza strabordante che c'è nella tre quarti tedesca. Muller, Ozil, Reus, Draxler, Gotze, Sanè, Gnabry, Goretzka, Brandt, Volland, Meyer, Schurrle, Amiri, Havertz, Philipp e quella ambigua sensazione che si ha di dimenticare sempre qualche altro campione tedesco da menzionare. Ma Younes si giocherà fino in fondo le sue chances. Non credo che Sarri lo relegherà in panchina, ma gli darà diverse chances, soprattutto in Europa League, piazza fertile per il tedesco. D'altronde gli ultimi due che arrivarono dal campionato olandese non è che sono stati proprio di passaggio: Mertens e Milik. Younes vuole quindi proseguire la tradizione.

In bocca al lupo Amin! 


Rafinha, Inter, Rafael Alcantara, Barcelona

Chi è Rafinha, neo acquisto dell'Inter

Ancora non è ufficiale, ma di certo è più di una notizia di mercato. Rafael Alcântara do Nascimento, più comunemente noto come Rafinha, sta per diventare un giocatore dell'Inter. Arriva in prestito oneroso, con diritto di riscatto fissato a 35 milioni, più 3 di bonus. Ci sarebbe eventualmente un accordo di massima per siglare un contratto fino al 2021. Qualora l'Inter sia soddisfatta di Rafinha, e viceversa. Ma che giocatore si dovrà aspettare Luciano Spalletti? E' quello che davvero puo' servire?

Chi è Rafinha?

Classe '93, è un regista mancino dallo scambio facile, che Luis Enrique, grande estimatore del brasiliano, ha utilizzato spesso come mezzala sinistra. La sua duttilità lo ha portato a giocare sia come trequartista che come ala d'attacco. Rafinha non è un giocatore di difficile collocazione tattica, ma sarà necessario individuare da subito la porzione di campo dove potrà rendere di più. Un altro aspetto da tenere sott'occhio è la tenuta fisica. Rafinha è reduce da un infortunio al menisco che lo ha tenuto fuori 290 giorni, e quindi è tutto da vedere la sua resa. Questo è il motivo per cui si è spinto a lasciare la casa madre del Barcellona, a cui era (ma lo è tuttora) legato dal 2005, e con la quale ha vinto di tutto. Al Barcellona, complice anche l'arrivo del connazionale Philippe Coutinho, ci sarebbe stato ancora meno spazio per un giocatore che negli ultimi due anni ha visto più infermerie che campi di calcio.

Rafinha, Mazinho e Thiago Alcantara: famiglia di stelle

Dietro Rafinha campeggiano teneramente i suggerimenti del padre ex calciatore, Mazinho. In un video Rafinha svelerà i suoi calciatori preferiti per ogni ruolo. Ronaldo in attacco, Oliver Kahn in porta, Paolo Maldini in difesa e...papà a centrocampo. Quest'ultimo giocò in Italia per Lecce e Fiorentina. Fu il padre che consigliò il prestito di qualche anno fa del figlio al Celta Vigo, squadra in cui Mazinho fu una bandiera. Nel 1990 gli scout del Lecce scovarono questo mediano completo, corsa e muscoli. Nonostante la retrocessione in B del Lecce, Mazinho fu tra i migliori, tant'è che se lo assicurò la Fiorentina per 8 miliardi di lire. Mazinho resterà solo due anni in Italia, per far ritorno in Brasile, e conquistarsi i galloni da titolare per il Mondiale di Usa '94, che vide, ahinoi, il Brasile trionfare. Rafinha aveva solo un anno quando il padre trionfava a Pasadena. Chi l'avrebbe mai detto che anche quel figlioletto di un anno avrebbe incrociato l'Italia nel suo percorso.

Un altro obiettivo di Rafinha è quello di rientrare  nei 23 del CT  brasiliano Tite per i mondiali 2018 in Russia. Con la maglia verdeoro Rafinha ha conquistato l'oro olimpico conquistato nel 2016 a Rio de Janeiro. Il fratello, Thiago Alcantara, centrocampista del Bayern Monaco, non gli farà concorrenza in Nazionale, poiché ha optato per la Nazionale spagnola, avendo, come Rafinha, il passaporto spagnolo. E chissà se si ci sarà uno scontro tra titani, tra Brasile e Spagna. Magari potremmo vedere una sfida tra i due fratelli Alcantara. Accadde qualcosa di simile con i fratelli Xhaka ad Euro 2016, quando si affrontarono Albania e Svizzera. L'Inter se lo augura di certo, perchè se Rafinha andrà ai Mondiali vorrà dire che avrà fatto benissimo in nerazzurro.


Milinkovic Savic, Lazio

Mamma, mamma, mi compri Milinkovic Savic?

Non ci sono più sorprese attorno a Sergej Milinkovic Savic, detto il "Sergente". Sergente perchè in mezzo al campo è sempre più lui a comandare. Per questo, dico, che non ci sono sorprese se asserisco che Sergej Milinkovic Savic è il giocatore che sta avendo la crescita esponenziale più importante dell'intera Serie A. Mentre ci sono altri big del nostro campionato che stanno subendo legittime flessioni, il serbo della Lazio continua ad impressionare. Non si capisce se abbia più qualità o più quantità. Corre, copre, attacca. Mette il fisico, sfiora il pallone, s'inserisce, fa assist, fa gol. Quante persone ci sono dentro questo centrocampista?

Sergej Milinkovic Savic nasce nel 1995 a Lleida, in Spagna, da genitori serbi. Benché sia in possesso di regolare doppio passaporto, il centrocampista laziale si è sempre sentito serbo. I suoi genitori si trovavano in Spagna poiché il padre, Nikola Milinkovic, era un calciatore, e all'epoca giocava nel Lleida. Carriera da calciatore di secondo piano senza dubbio, l'Almeria il suo miglior club. La madre, Milana Savic, invece era una cestista professionista. Da questo intreccio nasce la doppia passione di Sergej per il calcio e per il basket. Ben strutturato fisicamente, Sergej predilige almeno fino ai 14 anni per il basket, finché decide di buttarsi nel calcio. Dirà che ha scelto il calcio perchè tra il padre e la madre andava più spesso a vedere il padre. E meno male direi.

Gli inizi e l'ascesa di Sergej Milinkovic Savic

Entra nelle giovanili del Vojvodina, uno dei maggiori club serbi. C'è anche Vanja Milinkovic Savic, il fratello portiere che oggi è al Torino. Esordisce in prima squadra a 18 anni, realizzando nella sua prima e unica stagione in prima squadra al Vojvodina 3 gol in 13 presenze. Vincerà pure la Coppa di Serbia. La stagione successiva è il Genk ad assicurarselo per soli 400mila euro. Ancora una volta gli osservatori delle squadre belghe fanno bingo, raccattando talenti in erba da ogni parte del mondo, effettuando, in un secondo momento, plusvalenze monstre.  Basterà difatti una sola stagione nelle Fiandre per far aumentare il suo cartellino di almeno 20 volte. Avviene sul mercato un autentico duello rusticano tra Fiorentina e Lazio. Il serbo sembrava sulla via del Franchi quando alla fine stupì tutti, scegliendo alla Lazio.

La Lazio, che a sua volta ha dalla sua un ds di tutto rispetto come Igli Tare, come scrissi qui, ha capito subito che questo talentino, alto 1.92 dai tocchi delicati, aveva qualcosa d'importante tra le sue corde. Ci vorrà qualche mese per vedere il vero Milinkovic Savic. Il tempo necessario per capire che il serbo rendeva assai di più in una posizione offensiva di centrocampo, anziché da semplice mezzala. Con Simone Inzaghi, altra persona che sa fare benissimo il suo lavoro, Milinkovic Savic esplode definitivamente, incarnando l'emblema del centrocampista moderno, sia tecnico che di corsa.

Milinkovic Savic, tra la Nazionale e i sogni di mezza Europa

Solo in Serbia, forse per un problema di mancato collegamento alle televisioni italiane, stanno capendo solo ora il valore in mezzo di Milinkovic Savic. Convocato nel 2015, senza tuttavia esordire, ha dovuto aspettare novembre 2017 per esordire nella Serbia, in due amichevoli contro Cina e Corea del Sud. Di sicuro sarà protagonista in Russia al Mondiale 2018, visto il suo grande feeling con le grandi competizioni. Il 21 della Lazio è stato un perno delle Nazionali giovanili: nel 2013 campione d'Europa under 19, nel 2014 medaglia di bronzo agli Europei under 19, campione del mondo under 20 nel 2015. In quest'ultima occasione Milinkovic Savic disputò un meraviglioso campionato del mondo, battendo il Brasile in finale, e vincendo il pallone di bronzo, come 3° miglior giocatore del torneo.

La stampa già da un po' iniziato ad incensarlo, le pretendenti di mercato iniziano a sgomitare. La zona riservata ai talent scout in tribuna inizia ad affollarsi e a diventare sempre più internazionale. Manchester United, Paris Saint Germain sono pronte a fare carte false. Anche la Juve cerca di capire se puo' portarlo sotto la Mole, ma Paratici e Marotta sanno bene che serviranno 80/100 mln per portarlo via a Lotito, che, gongolante, effettuerà una plusvalenza di almeno 70 mln. Ma mentre tutti lo spiattellano in chissà quali fantasmagoriche notizie di calciomercato, Sergej Milinkovi Savic, già 7 gol in stagione, giura concentrazione e amore ai colori biancocelesti. D'altronde questa Lazio puo' davvero arrivare lontano con un Sergente simile.


Alberto Brignoli, Gol, Benevento

Chi è Alberto Brignoli

Ore 14,19. Stadio Ciro Vigorito di Benevento. Il Benevento sta perdendo contro il Milan, 1-2. Sta per inanellare la 15° sconfitta su 15 gare. Gattuso sta per stappare per il suo esordio vittorioso sulla panchina rossonera. Manca giusto qualche secondo al triplice fischio. Viene fischiato un fallo fuori area rossonero, sull'out destro. Cataldi scodellerà la palla: basterà che uno dei tanti marcantoni rossoneri la respinga di testa e sarà tutto finito. Bonucci, Kessiè, Zapata. Andrebbe bene anche il piccolo Suso, figurati. E invece no, la tocca, anzi la spizza, l'uomo della Provvidenza per il Benevento. L'uomo la cui vita cambierà alle ore 14,20: Alberto Brignoli, portiere.

Non so neanche che aggettivo usare per descrivere in modo adeguato l'esultanza di tutto l'ambiente campano: dalla loro promozione dello scorso anno non si vedeva così tanto giubilo in giallorosso. Primo punto dopo 15 gare. Oserei dire anche meritatissimo. D'altronde il Benevento se era a zero punti lo doveva anche alla sfortuna che quando vede giallorosso ci vede benissimo. Fino alle 14,19 di ieri. Gli stregoni avevano perso al fotofinish con Torino, Cagliari e Sassuolo e insidiato non poco squadre come Juventus e Inter. Ma nel calcio contano i risultati: quindi zero punti. Adesso è arrivato il primo punto ed è arrivato nell'unico modo che puo' coprire la stessa notizia del primo punto: un gol allo scadere dal portiere.

La carriera di Alberto Brignoli fino alle 14,19

Alberto Brignoli è il 5° portiere in 119 anni di onorata Serie A ad aver realizzato un gol. Prima di lui Sentimenti IV (che addirittura ne realizzò 5) e Rigamonti in epoche lontanissime dalla nostra. Nel calcio più moderno solo Rampulla con la Cremonese e Taibi con la Reggina avevano realizzato un gol, sempre in mischia dal calcio d'angolo. Poi 16 anni di digiuno per gli estremi difensori goleador ed eccoci qui Alberto Brignoli. Ma chi è questo ragazzone, dalla faccia pulita, di Trescone Balneario?

Alberto Brignoli, classe '91, è un portiere di proprietà della Juventus, dato in prestito appunto al Benevento. E dire che non era neanche il titolare, poichè i beneventano avevano iniziato la stagione con lo sloveno Belec. Prima ancora prestiti alla Ternana, Sampdoria, Leganes e Perugia. In Umbria le sue stagioni migliori. Prima dell'acquisto dei bianconeri, nel 2015, Alberto Brignoli aveva giocato nel Montichiari, nel Lumezzane e nella Ternana dove si è messo più volte in mostra. Alberto Brignoli rientrava nei giovani portieri che la Juventus aveva adocchiato qualche anno fa per capire se poteva far crescere un nuovo Buffon. Fiorillo, Leali, Brignoli: tutti portieri nel radar bianconero, ma che in un modo o nell'altro non sono riusciti ad imporsi.

La carriera di Alberto Brignoli dalle 14,20

Eppure Alberto Brignoli, con quel suo tuffo pieno di speranza e abnegazione, ha trovato il modo di farsi notare. Quel gol, il suo personalissimo "ci sono anch'io". Un gol, un punto che da autostima a tutti. Il Benevento è a 9 punti dalla terzultima, e direte che è impossibile salvarsi. Ma siamo gli stessi che due giorni avremmo pensato fosse impossibile un gol di Brignoli, no? Inoltre lo stesso portiere vuole alzare l'asticella per poter tornare a casa Juve il prossimo anno, dove vorrebbe fare da vice a Szczesny. D'altronde una casella si libererà e molto dipenderà dal suo rendimento, oltre alle strategie future di mercato della Juventus.

Intanto Alberto Brignoli si gode il suo momento di celebrità. In 24 ore dice di esser passato sui social da 5mila followers ad oltre 30mila. D'altronde non è di certo passato inosservato il suo gesto, ripreso da tanti addetti ai lavori anche all'estero. Spero adesso che non passino altri 16 anni e mezzo per vedere un altro portiere fare gol nel campionato italiano, perchè l'emozione che ho visto ieri dipinta sul volto di questo umile portiere è la stessa che vedi nei volti di un bambino che, impegnato in una partita tra pulcini, realizzano il suo primo gol e da allora la sua vita cambierà. Tutti lottiamo per le nostre personalissime ore 14.20.


Lucas Torreira, Sampdoria

Innomorato pazzo di Lucas Torreira

Già dalle prime uscite della Sampdoria dello scorso anno mi ero chiesto chi fosse questo numero Lucas Torreira. Cioè di nome conoscevo questo folletto, numero 34, ma continuavo a dirmi: "Com'è che questo l'anno scorso giocava in Serie B?". Fu durante un Sampdoria - Milan che mi folgorò. E allora mi dissi: "Per questo si farà follie".

Lucas Torreira, tutto in 167 centimetri

E invece no, mi ero illuso che il mondo degli osservatori del calcio italiano avesse l'occhio fino. Quindi vedi che il Milan, come regista, prende Biglia, l'Inter Borja Valero, Juve e Roma rimpolpano la mediana con Matuidi, Gonalons e Pellegrini. Addirittura il Napoli non prende nessuno. Non è che quelli presi dai top team siano dei bidoni, ci mancherebbe, ma possibile che nessuno abbia pensato a Lucas Torreira?

Classe '96, autentico peperino del centrocampo, moto perpetuo nel cuore del gioco, l'uruguayano, di cui non si spiega com'è che la Celeste non l'abbia ancora chiamato, è uno dei migliori geometri della Serie A. Ma classificarlo a regista è quasi offensivo. Il giocatore della Sampdoria ha mille polmoni e sa mordere le caviglie. Il top l'ha raggiunto nella gara contro il Chievo, della scorsa domenica. Un gol dalla distanza al volo e una punizione radiocomandata, a metà tra la maledetta e il modo di calciare di Cristiano Ronaldo. No, non sono bestemmie, è solo stupore, perchè pensavo che Lucas Torreira era già tutto lì, nel suo ruggire a metà campo, con un'intelligenza nei passaggi sopra la media. E invece no. Ha il calcio dalla distanza. Forte e preciso.

Lucas Torreira, dal Wanderers a Marassi

Per questo più che accostarlo a Gargano, per meri motivi nazionalistici, è più simile a David Pizarro e Marco Verratti, anche loro registi, dal fisico minuto e dall'alto indice tecnico. Lucas Torreira è stato preso nel 2014 dal Pescara. L'anno dopo lo prende la Sampdoria, lasciandolo in riva all'Adriatico ancora per una stagione. Il resto è storia recente, Lucas Torreira incanta il pubblico, e ultimamente anche i fantallenatori con il suo essere decisivo in fase offensiva.

Non è un caso che, stavolta si, alcuni top team hanno bussato alla porta della Sampdoria. Ma la bottega di Ferrero inizia ad esser cara, dopo aver svezzato e mandato via Skriniar, Schick, Muriel. Su Torreira c'è l'Atletico Madrid e una preofferta di 40 mln: d'altronde uno come il cholo Simeone sa riconoscere subito chi ha davvero la famosa garra sudamerica. E Lucas Torreira ne ha a iosa.


Rodrigo Bentancur, Juventus

Rodrigo Bentancur, quel che non ti aspetti

"In Argentina da piccolo Rodrigo Bentancur veniva ai campi di allenamento con i libri sotto il braccio, aveva un senso dello studio molto alto. Posso dire che oltre ad essere un grande giocatore è un ragazzo con le idee chiare in testa”. parola di Coqui Raffo, responsabile del settore giovanile del Boca Juniors. Questa la dice lunga su come il talento di Rodrigo Bentancur non sia casuale, anzi è sempre stato figlio di un lavoro certosino, senza risparmiarsi mai.

Rodrigo Bentancur, cuore e polmoni dall'Uruguay

Il calcio italiano sta scoprendo questo talento, classe '97 di Nueva Helvecia, paesino di 10mila anime nel Sud dell'Uruguay. Centrocampista ambidestro, puo' giocare regista basso o mezzala da incursore, è  dotato di una grande visione di gioco e di una precisione non indifferente nei passaggi. Nella gara con la Fiorentina sono stati ben 92 i suoi passaggi. Addirittura l'88% di essi è andato a buon fine. Ci si chiede come giocherà Rodrigo Bentancur quando avrà (perchè li avrà) i galloni del titolare, che danno sempre una bella iniezione di autostima. L'uruguayano è dotato anche di un gran fisico. I suoi punti di forza sono, non a caso, anche le caratteristiche atletiche. Corre i 10mila metri a circa 15/20 secondi dal record del mondo. Sotto sforzo, dopo 15 minuti, ha una frequenza cardiaca come se stesse passeggiando.

Rodrigo Bentancur calcisticamente nasce nel Penarol, ma a 12 anni si sposterà a Buenos Aires per fare tutta la trafila delle giovanili. Nel 2015, a 18 anni, esordisce in prima squadra, sia in campionato che nella Copa Libertadores. Pian pianino scalzarlo dalla formazione titolare fu impossibile. D'altronde, da quelle parti, i giocatori atletici e di personalità, necessitano più del dovuto. Non giochi a caso il derby con il River Plate.

Rodrigo Bentancur: la Juventus ci punta moltissimo

La Juventus se ne accorge e, forte di una prelazione ai tempi della cessione di Tevez al Boca Juniors, riesce a sbaragliare la concorrenza e ad acquistare Bentancur. Al diavolo il fatto che fosse extracomunitario: uno slot è per Rodrigo Bentancur. Acquistato mesi fa, durante la sessione estiva ci si è ricordati di Rodrigo Bentancur in soli due frangenti. Quando il suo acquisto bloccò di fatto l'acquisto di un altro giocatore extracomunitario (Danilo). Era poi Allegri a ricordarci di questo uruguaiano: "Bentancur potrebbe essere la sorpresa della Serie A". E giù con gli sguardi perplessi.

Prima il quarto d'ora di presentazione a Genova, poi la gara dal 1' contro il Barcellona al Camp Nou, in cui di certo non è apparso un pesce fuor d'acqua, per poi contemplare questo ragazzotto contro la Fiorentina, dove è risultato il migliore. La sua determinazione lo aiuta parecchio: non sembra neanche che abbia 20 anni e che gli interessino le cose che interessano ai 20enni. Dategli un pallone, anzi no, se lo sarà già portato da casa, perchè senza quello non esiste nient'altro per Rodrigo Bentancur.


Patrick Cutrone, Milan

Patrick Cutrone, attaccante Made in Milan

In mezzo a questo calciomercato incredibile del Milan sboccia sempre di più la stella di Patrick Cutrone. Attaccante, classe '98, Cutrone è un prodotto del vivaio del Milan. Quasi sembra essere l'ultimo rigurgito, in senso estremamente positivo, della passata dirigenza. L'ultimo buon lavoro svolto, mandato in eredità ai posteri. Sarebbe stupido pensare che l'exploit di questo ragazzo sia casuale.

Patrick Cutrone, il vero colpo del Milan

L'attaccante nativo di Como, gioca al Milan da oltre 11 anni, e fa parte di quella nidiata di talenti rossoneri, che da anni era stata trascurata perchè si parlava solo di Hachim Mastour (di cui sappiamo la fine). Ma si sa, quando c'è un nome straniero rimaniamo tutti affascinati (ne avevo parlato QUI). Figurati se ti stuzzica uno che si chiama Donnarumma, Plizzari o Locatelli. Immagina Cutrone. 19 le reti l'anno corso nella Primavera rossonera. Ciò gli è valso l'esordio in Serie A lo scorso anno, contro il Bologna.

Le armi migliori di Patrick Cutrone sono certamente il tempismo, il senso del gol e l'intelligenza che lo fa essere al posto giusto, al momento giusto. Un Inzaghi grintoso, che fa sognare i tifosi rossoneri. Tifosi che non sembrano preoccuparsi di un Andrè Silva non ancora perfettamente rodato. Tifosi che non si scompongono se vedono che in rosa siano rimasti ancora Niang e Bacca. Gli stessi tifosi che aspetterebbero il grande colpo in attacco (uno tra Ibra, Falcao, Diego Costa e Kalinic), ma che sanno che forse quel ragazzino di Como merita fiducia.

Montella, stregato da Cutrone

Fiducia accordatagli da Montella per il doppio preliminare di Europa League. Risultato? Un palo all'andata, un gol al ritorno. Da rapace d'area. Direte che il Craiova di Mangia non era certo un'avversario all'altezza, e sono d'accordo. Ma spesso attaccanti più quotati di Cutrone, negli anni passati, in Europa League, hanno fatto figure barbine con squadre di tale livello. E' la fame che sembra distinguere quest'ultimi da Cutrone. un ragazzo che capisce sul serio l'importanza di avere l'opportunità di disputare un preliminare di Europa League, davanti a 65mila spettatori (record europeo).

E anche in chiave azzurra ci si sfrega le mani, anche se negli ambienti della Nazionale è conosciuto già dai tempi dell'Under15: 27 gol in 57 partite. E viste le recenti politiche a Coverciano, non ci stupiremmo se Cutrone iniziasse a fare la spola tra Under21 e Nazionale maggiore. Ma stiamo calmi. Anche se ultimamente vanno in Nazionale chi fa anche due partite buone e due no, Cutrone sa bene che per essere considerato importante deve lottare e dimostrare. Lui vuole rimanere, e il Milan farebbe bene: Montella lo adora e non lo brucerebbe. Ma se arrivassero nomi ingombranti sarebbe bene dargli spazio altrove, perchè uno che fa il campo a fette non può certo marcire in panchina perchè "deve aspettare il suo momento".