Seduto comodamente sul mio divano, ieri sera ero ben contento di guardare uno dei momenti calcistici tra quelli che maggiormente preferisco: la finale di Europa League. Una competizione che racchiude, davvero, a differenza della viziatissima sorella Champions League, lo spirito della geografia sportiva. Non a caso ai quarti di finale si sono presentate 8 squadre di 8 Paesi diversi. Diciamo che c’è sempre spazio per le favole (Ostersund su tutti) e per le delusioni. Solo che è accaduto, alla fine, quello che accade sempre più spesso: vince una spagnola. Dal 2000 ad oggi 29 coppe sono state vinte dalle spagnole contro le 26 vinte dal resto d’Europa. Un dominio, incontrastato, di cui avevo già parlato proprio un mesetto fa all’incirca.

Mi aspettavo una gara diversa, per un attimo ho dimenticato l’inesperienza di una squadra offensiva come il Marsiglia e ho dimenticato come fosse persistente, tenace e volitivo l’Atletico Madrid. Una squadra plasmata ad immagine e somiglianza del suo allenatore, Diego Pablo Simeone, detto “el Cholo”, portatore sano del cholismo. In un’epoca in cui si abusa di neologismi, qui mi sento di poter attribuire all’ex calciatore di Inter e Lazio una teoria calcistica tutta sua. Il Cholo ha vinto in meno di 7 anni ben 6 trofei, di cui uno Scudetto (che contro Real Madrid e Barcellona è roba da matti) 3 internazionali (due Europa League e una Supercoppa Europea). Senza tralasciare le due finali di Champions League, perse per un soffio, contro i cugini mai amati del Real. Ma cosa è il cholismo?

La definizione di cholismo

Il Cholismo  è un movimento sviluppatosi nell’area di confine tra Messico e Stati Uniti, tra gli anni 70 e 80, che aveva come scopo l’affermazione delle origini messicane da parte dei giovani del luogo che erano succubi degli ideali razzisti dei bianchi americani». Una sorta di ribellione, una sorta di povero contro ricco, di Davide contro Golia. Capite bene che l’Atletico Madrid, rapportato a questo contesto, rappresenta il riscatto da parte di chi non è tra i favoriti solo perchè non è ricco. E quindi come gioca l’Atletico Madrid?

Partiamo dal presupposto che non parliamo di bel calcio, quello scintillante, fine a sè stesso: qui servono i tre punti e basta. Quindi va bene la spazzata, va bene il catenaccio, ma non si disdegna la qualità: d’altronde non passano per caso gente come Griezmann, promesso sposo ormai del Barcellona. Marca, quotidiano sportivo spagnolo, poco tempo fa ha redatto alcuni fattori imprescindibili del Cholismo.

Lavoro, aggressività, pressing, cautela, contropiede, ripiegamento

Centro di tutto è il lavoro: senza sacrificio, disponibilità e determinazione non si va da nessuna parte. Sono dei concetti che vanno seminati e curati ogni giorno. Poi abbiamo l’aggressività, ovvero lo spirito combattivo di Simeone dentro il gioco dei suoi 11 che scendono in campo: il pallone va sempre cercato e, se perso, riconquistato. Il pressing è uno dei capisaldi di Simeone: parte il capitano Gabi e tutti via a seguirlo, razionalmente ovviamente: notate infatti quando l’Atletico è senza palla come si dispongono i giocatori, formando quasi un triangolo difensivo.

Marca inoltre parla di cautela: la zona centrale in cui vi è la propria porta è uno scrigno inviolabile, e per farlo bisogna limitare le caratteristiche individuali dell’avversario, portandolo a giocare sul piede debole. Il contropiede è un’altra arma fondamentale dei colchoneros: un italianissimo”attacchiamo difendendo”, cosa che riesce bene anche per via di diversi giocatori tecnici e guizzanti tra le fila madrilene. Ma quando sono gli altri a fare il contropiede? Ecco che si parla di ripiegamento. La linea difensiva, orchestrata alla grande da Godin, non si scompone mai. Mai. Basta vedere come corrono all’indietro per proteggersi, senza andare in confusione.

Concentrazione, intensità, immaginazione. fede

Inoltre gli errori non vengono concepiti. Sono dei veri e propri difetti da smussare: il singolo passaggio non va sbagliato mai, ecco perchè si parla molto di concentrazione. Ecco perchè siamo in presenza di passaggi brevi e semplici: quasi mai vedremo nell’Atletico Madrid cambi di gioco clamorosi. Impossibile, quando si parla di Cholismo,  non parlare di intensità. Forse è il punto cardine per eccellenza del tecnico argentino, che impersona al meglio il concetto argentino di garra.

Ma non abbiamo solo corsa, grinta e pedalare. Come dicevo, anche la tecnica chiede il suo spazio. Ed è tramite l’immaginazione, che va allenata, che una squadra può venir fuori al meglio da qualunque situazione. L’ultimo concetto stilato da Marca prescinde praticamente dall’aspetto tecnico tattico. Il Cholismo è fede: crederci, sempre, come una fede verso le proprie capacità e quelle del compagno.

I successi mai casuali di Simeone

Dinanzi a questo decalogo risulta quasi normale che l’Atletico Madrid vinca una finale di Europa League per 3-0, contro un avversario che aveva disputato una gran bella competizione, ma che non ha la stessa organizzazione degli spagnoli. D’altronde gli erroracci di Germain e Zambo Anguissa pesano parecchio, e contro squadre avare come l’Atletico Madrid è un harakiri fare sbagli simili. Da sottolineare come l’Atletico Madrid sia perennemente fuori dalla Top10 delle squadre che hanno i maggiori fatturati, ma sostituisce la possibilità economica con la competenza e il lavoro.

Solo una grande squadra trasforma in pochissimo tempo la delusione della mancata qualificazione agli ottavi di Champions League ad un trionfo senza storie. L’Atletico Madrid è un fenomeno scientifico da studiare, soprattutto da noi in Italia che, purtroppo, in fondo all’Europa League non ci arriviamo mai, spesso per scelta. Magari per tornare a conquistarla abbiamo bisogno che Simeone torni in Italia a spiegarci come si fa.