A volte, quando diciamo che la violenza nel calcio italiano è un fenomeno troppo grande e pesante, ignoriamo quello che accade nel calcio argentino. È chiaro che non si tratta di sminuire le violenze minori (sempre violenze sono, e tali sono da condannare), ma il quadro delle tifoserie argentine è parecchio oscuro. Non si tratta di semplici tifoserie poco mansuete, o di ultras di stampo violento. Qui abbiamo di fronte il fenomeno delle barras bravas, autentiche organizzazioni che influenzano pesantemente il calcio in Argentina.

Che cosa sono le barras bravas?

Le barras bravas sono delle bande formate da un gruppo molto eterogeneo: non ci sono restrizioni legate ad età o alla classe sociale a cui si appartiene. Essi sono tutti legati da un comune denominatore: l’appartanenza al barrio, ovvero al quartiere di provenienza, il quale non solo va difeso, ma va anche reso, agli occhi dei rivali, il più potente possibile. Le partite sono solo un’occasione, il calcio un mero pretesto, per prendere di mira i tifosi avversari, appartenenti ad altri quartiere. Ecco perchè spesso i derby sono i match più infuocati in Argentina.

I leader di queste band sono tutti rispettati in maniera enorme nella società argentina. Sempre più ragazzi vorrebbero impersonare questo ruolo da grande, vista la celebrità che ne ricevono. Questo avviene anche per via della connivenza tra queste tifoserie argentine e le istituzioni. Esse lasciano impunite queste bande, dentro e fuori dallo stadio, visto il palese grado di corruzione in Argentina. Ma perchè la politica appoggia queste bande? Perché queste bande possono essere utili quando devono reprimere i dissensi manifestati in piazza dai sindacati, oltre che per un mero tornaconto elettorale. Il più classico degli scambi di favore.

Cosa possono fare queste tifoserie argentine?

Mi verrebbe da rispondere: tutto. Alcuni si permettono di fare anche da bodyguard ai calciatori, oltre ad usare lo stadio come se fosse una proprietà personale, sfruttandone i servizi o accedendo alla sala trofei come se fosse normale. Le curve sono diventate autentiche zone franche, in cui queste bande esercitano spaccio di droga, estorsione, bagarinaggio e il business dei parcheggi, oltre all’immancabile incarico di occuparsi del cibo e delle bevande.

Essendo spesso soci delle società, essi interferiscono, oltrepassando tuttavia i limiti, nelle scelte del club. Ecco vederli intervenire sul calciomercato della squadra, favorendo acquisti o cessioni (vedi Gonzalo Higuain al Real Madrid) con un sole fine, che non è quello del rafforzare la squadra. Lo scopo delle barras bravas è solo quello di sfare soldi. punto e basta. Chi si mette in mezzo ne può pagare le conseguenze. Basta chiedere al presidente dell’Independiente, Javier Cantero, che voleva liberarsi di questa parte della tifoseria, che rischiò tantissimo per la sua vita. Oppure chiedere a Juan Ignacio Mercier, giocatore del San Lorenzo che venne colpito alla nuca mentre si stava dirigendo verso la propria auto. Quale era la sua colpa? Rifiutarsi di consegnare al capo della barra la sua maglietta.

Nascita ed evoluzione delle barras bravas

nacquero negli anni 50 e il loro scopo non aveva uno stampo violento: era davvero nato tutto con l’idea di supportare la propria squadra. Così si creò un pacifico connubio col club che agevolava le loro tifoserie argentine con biglietti e permessi concessi. Col tempo la situazione si evolse, fino ad arrivare a registrare oltre 40 vittime negli ultimi 4 anni, su un totale di 322 morti nel calcio argentino da quando vi sono i campionati.

Sostanzialmente il 1967 è considerato l’anno in cui queste bande criminali sit rasformarono, complice anche le difficili situazioni politiche che si sono susseguite, specie negli anni 70. Il livello di tensione era così alto che in occasione della Coppa del Mondo del 1978, giocata proprio in Argentina, il governo fu costretto a fare un accordo con queste tifoserie affinché non creassero disordini. In cambio soldi e biglietti gratuiti. Stesso accordo ripetuto nei Mondiali del 1982 e del 1994, aprendo così le porte al bagarinaggio da parte delle bande.

È praticamente impossibile depotenziare questo fenomeno, visto come si sono radicati i rapporti anche ai massimi vertici. Basti pensare alle ombre su Julio Grondona, considerato il Padrino del Calcio argentino, con le sue nove presidenze in Federazione. Nel suo mandato ultradecennale morirono 183 persone. Grondona, inoltre, permise ad alcuni tifosi di salire sullo stesso aereo che portò l’Argentina in Sudafrica per i Mondiali del 2010, nonostante fossero strapieni di carichi pendenti nei confronti dela giustizia.

Come debellare le barras bravas?

Non è facile bloccare un’organizzazione che si nutre da oltre 60 anni di una mentalità unidirezionale. Come fai a dire che da oggi certe cose non sono più permesse, a gente che è nata facendo solo in un modo? Ci stanno provando, tra esibizioni di documenti prima degli ingressi, alla limitazioni di trasferte, ma la privazione non è sempre l’arma migliore per sconfiggere un problema. Si pensò anche al chip sottocutaneo da impiantare nei tifosi, denominato Ticket Pasiòn, arrivando anche alla sperimentazione. Ma la troppa invasività del sistema ha bloccato tutto.

Far parte di una barra è qualcosa che esula il contesto sportivo. È l’appartenenza a qualcosa di così fanatico che porta a seguire, fin troppo, alla lettera questa scelta di vita. Ma negli anni questo fenomeno è diventato troppo pesante da sopportare, com’è sfiancante concepire come normale l’idea di morire dentro ad un campo di calcio.