Gli ultimi Europei (tra i più belli delle ultime rassegne) hanno lasciato in eredità una bellissima caratteristica. Chi l’ha detto che le finali le devono decidere i big, i leader, i numero 10? Quanto è stato bello vedere un “gregario” come Eder, punta di riserva del Portogallo, fare il gol che ha decretato la sua nazione campione? D’altronde noi ricordiamo tutti gli sguardi commossi di gente come Grosso e Materazzi, che dalla polvere dei campi di periferia sono diventati eroi nel Mondiale 2006. Anche la Coppa del Mondo del 2014 è stata decisa da un subentrante dalla panchina: Mario Gotze.

Eder, dalla tragedia familiare al sogno realizzato a Parigi

Éderzito António Macedo Lopes, meglio noto come Eder, ha avuto la classica storia del ragazzo dall’infanzia difficile, che riesce a farsi forza e arrivare al grande pubblico. Si trasferì da piccolo dalla Guinea Bissau in Portogallo con la mamma. Il padre è in carcere da quasi vent’anni per aver ucciso la matrigna. Lo stesso Eder dirà di essere molto attaccato al padre. Probabilmente ha sviluppato un forte senso di attaccamento dopo che a 12 anni ha dovuto vivere in un collegio a Coimbra. Anni bui, che danno ben più lustro per la tenacia con cui Eder è riuscito a venirne fuori.

Diventa calciatore professionista: ragazzone di 1,90, treccine alla Gullit, ma del talento dell’olandese neanche l’ombra. Eder, classe ’87, attaccante prima punta, vede molto poco la porta: neanche 80 gol in 300 gare. In Nazionale solo 4 gol in 33 gare. Ma uno di questi 4 è stato il gol più importante della sua carriera. Entra durante la finale contro la Francia, risultato 0-0. Al secondo tempo supplementare il ragazzo originario della Guinea Bissau, lascia partire una staffilata, neanche troppo irresistibile, dalla tre quarti francese. È gol. Clamoroso. La decide Eder. Quello che prima della finale aveva disputato solo sei minuti di Euro 2016. La decide Eder. Quello che nessun portoghese voleva che fosse tra i convocati per la rassgena europea. La decide Eder.

Che fine ha fatto Eder, un anno esatto da quel gol

Eppure la sua gloria finisce subito lì. Ironia della sorte è proprio una squadra francese ad acquistarlo: il Lille. Solo 6 gol in Ligue 1, solo 6 gol in Coppa di Francia. Nonostante le oltre 40 gare (o spezzoni) disputate. Pian piano scivola anche qui tra le riserve, e quando entra in campo, i tifosi avversari non gli fanno mancare le bordate di fischi. Non gli perdoneranno mai quel gol, a casa loro, dello scorso 10 luglio. La sua stagione scialba non gli ha permesso di meritarsi neanche la convocazione per la Confederations Cup 2017. Nessuna gratitudine eterna.

Ma francamente, uno che è cresciuto con le difficoltà che ha vissuto lui, tutta questa durezza, che traslittererà presto in un’autobiografia, scivola. Come scivolò la stagione 2015/2016 allo Swansea, in Premier League, in cui Eder non realizzò neanche un gol in 13 gare. Poco male, Eder ha già fatto gol nella vita emergendo, ed ha già vinto per aver regalato al suo Portogallo qualcosa per cui nessuno era stato in grado di fare. Neanche chi di gol ne ha fatti 500.

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