Quando qualche giorno fa il Pescara ha annunciato che il sostituito di Massimo Oddo sarebbe stato Zdenek Zeman, moltissimi hanno esternato la medesima perplessità: “Una squadra che prende 11 gol in due partite cambia allenatore prendendo Zeman?”.

Eppure tutti smentiti alla prima contro il Genoa: gli abruzzesi hanno ottenuto la prima vittoria sul campo, con il roboante risultato di 5-0. Preferisco tralasciare i miei personalissimi dubbi sul fatto che mi appare molto strano come gli stessi giocatori di 7 giorni fa abbiano fatto una prestazione simile. Faccio finta di niente e mando una carezza a Massimo Oddo.

Preferisco tornare a parlare di Zeman, si, proprio il boemo. Colui che è diventato un allenatore cult, simbolo, per tantissimi motivi. E allora io ho voluto elencare una serie di ragioni per cui Zdenek Zeman non è considerato un allenatore come tutti gli altri.

Perchè Zdenek Zeman è così amato

  • Gioco offensivo spumeggiante: le sue squadre sono sempre state macchine da gol. Una squadra di Zeman poteva fare tranquillamente 3,4,5,6 gol a partita. Memorabili le caterve di reti delle sue Foggia, Lazio, Pescara, Lecce. Autentico esteta del calcio.
  • Scarsissima fase difensiva: diciamo che se una squadra di Zeman poteva fare tranquillamente 3,4,5,6 gol a partita, poteva subirne altrettanti. A Insigne diceva, durante la fase di non possesso, di non rientrare e di pensare solo ad attaccare.
Zemanlandia, Zdenek Zeman
Zemanlandia (fonte Il Fatto Quotidiano)
  • Mai banale: nelle sue dichiarazioni non è mai stato scontato. Di proposito voglio evitare di addentrarmi nelle accuse di abuso di farmaci nel calcio italiano (e nella Juventus nello specifico), ma posso dire oggettivamente che Zeman sia una persona libera, che non dirà mai cose dette perchè è giusto dire quelle cose lì. Tra le tante: «Ho apprezzato la preparazione con cui siamo arrivati in zona gol, si è faticato e abbiamo costruito tutte le occasioni a un metro dalla porta. Però sul 5 0 ci siamo distratti, è umano ma non dovrebbe capitare». Dichiarazioni post Lazio-Fiorentina 8-2.
  • Si è costruito da solo: a Zeman nessuno a mai regalato niente. Lo ricorderemo su panchine importanti come quelle di Lazio, Roma e Napoli, ma fino a 10-15 anni prima le sue squadre erano Cinisi, Bagacilupo e Carini, società palerminate dilettantistiche.
  • Personaggio non solo sportivo: Zeman ha attirato l’attenzione non solo del mondo sportivo. Il suo carisma è stato fonte d’ispirazione per diversi artisti. Venditti gli dedicò la canzone La coscienza di Zeman, mentre nel 2009 esce Zemanlandia, film documentario di Giuseppe Sansonna. Decine le pubblicazioni che hanno Zeman come argomento.
  • Occhio scout: Zeman ha lanciato parecchi giovanotti che negli anni si sono tolti grandi soddisfazioni. Signori, Baiano, Rambaudi, Di Biagio, Nesta, Di Vaio, Nedved, Nocerino, Osvaldo, Vives, Regini, Immobile, Insigne, Verratti, Florenzi, Marquinhos. E chissà che non potremmo aggiungerne altri dopo questa esperienza al Pescara.
  • Non ha mai vinto nulla: tolti un paio di campionati inferiori, Zeman non ha mai vinto nulla. E allora, direte, perchè viene tuttavia incensato? Perchè è unico, nel bene e nel male: insegna ancora calcio, un tipo di calcio che puo’ piacere o meno, dentro un contesto in cui tutti sembrano la fotocopia sbiadita dell’altro. Lui è la prova più facile per poter dire che le mani dell’allenatore sono visibili nel gioco di una squadra. Zeman non ha come obiettivo finale la vittoria, seppur importante, ma il gioco della sua squadra, perchè chi viene allo stadio vorrebbe vedere spettacolo e non gioco tattico e spezzettato. Lo scorso hanno andò in finale della Coppa di Svizzera con il suo Lugano. Di fronte lo Zurigo, ultimo in classifica ed oggi militante nella B elvetica. Zdenek era ad un passo piccolissimo dal suo primo trofeo, ma niente da fare. Vinceranno i biancorossi dello Zurigo.

E pazienza se non ha vinto niente lo scorso anno e pazienza se non riuscirà a non salvare il Pescara, ma a volte i perdenti hanno da insegnare più dei vincenti.

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