Se ti parlano di Venezia non è che pensi subito al calcio. Ti tornano in mente i gondolieri con le maglie a strisce, una coppia di innamorati che si specchia nel canale e i bellissimi colori di Burano. Poi se sei uno che il calcio lo mastica h24 e ti menzionano tale città, tu non puoi fare a meno di pensare al Venezia di Recoba.

Il Venezia torna in Serie B dopo 12 anni

Ed ho pensato, con simpatia, a quella squadra quando qualche giorno fa è arrivata la matematica certezza della promozione in Serie B, dopo oltre 10 anni di bassifondi. Artefice di questa promozione è di certo Filippo Inzaghi, vittima al Milan di un ambiente non proprio favorevole per crescere e dimostrare. Ero sicuro delle doti di Inzaghi, e ho applaudito la sua umilissima scelta di partire dal basso, scegliendo stavolta il progetto ala categoria. Si che il Venezia era una bella sfida, ma in un panorama di A e B dove allenano pure persone abbastanza impreparate, con nomi non certo di grido, credo che Pippo avrebbe trovato più che un posto. Da citare ovviamente anche l’imprenditore americano Tacopina che ha investito in Venezia e nella sua rinascita calcistica.

Il Venezia di Recoba, autentico “mostro” della laguna

E chissà se Tacopina ha scelto Venezia perchè fu rimasto attratto da una delle più belle storie di calcio italiano. Quella appunto del Venezia del 1998/99. I lagunari tornarono in quella stagione in Serie A dopo 31 anni di assenza, grazie ad un novello Zamparini alla presidenza, che, coadiuvato dal ds Marotta, allestì una rosa di tutto rispetto. Dal Milan arrivarono Taibi e Maniero, poi qualche buono straniero come Bilica e Tuta, e soprattutto quella squadra godeva di una schiera di gregari esperti come Pavan, Carnasciali, Luppi, De Franceschi, Volpi, Pedone, Iachini, Valtolina, Schwoch. Non a caso diversi di loro hanno intrapreso una rosea carriera in panchina. Eppure l’inizio fu disastroso: il giocare a zona di Novellino non produceva alcun risultato: un punto in cinque gare, addirittura 15 nella sola andata.

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Il Venezia di Recoba

Zamparini non si dimostrò ancora troppo mangia allenatore e bussò alla porta di Moratti per arrivare a quell’uruguagio immalinconito dal poco spazio, poiché davanti aveva soltanto Baggio, Djorkaeff, Pirlo. “Recoba? Bravo si, ma non corre nè si sacrifica, non puo’ giocare in provincia”. Dicevano questo del Chino. Eppure il suo impatto fu devastante. Dopo aver perso 6-2 a San Siro contro l’Inter, il Venezia di Recoba mostra i muscoli e inanella una serie impressionante di successi, contro squadre più titolate, come Roma, Udinese e Fiorentina. Storica la rimonta ad Empoli, da 2-0 a 2-3, nonostante si fosse in 10.

Ancora più storica divenne VeneziaBari, autentica gara della svolta. Quella gara purtroppo passò alla storia per il gol vittoria all’ultimo secondo del brasiliano Tuta, che non fu affatto festeggiato dai compagni. Anzi, nel tunnel venne aggredito dagli avversari: apparve chiaro il sospetto della combine, nonostante l’indagine della Procura non rilevò alcunché.

Da gennaio in poi Maniero fece 12 gol, Recoba 11, e il Venezia finì 11°, ad un passo dalla zona europea. A distanza di anni ho difficoltà a trovare un esempio simile di squadra che riesce a sterzare così tanto grazie all’innesto di un singolo a stagione in corso. Fu per il suo essere determinante che a Recoba veniva perdonato il suo essere in ritardo perenne (i compagni per il compleanno gli regalarono un orologio da parete di due metri). Come si gli perdonava il suo essere poco propenso agli allenamenti di fatica: tanto domenica la risolveva lui. Vedasi i primi venti minuti del ritorno di VeneziaInter. 3-0 in 19′, grazie ad un suo gol ed assist.

La fine del Venezia di Recoba: ne arriverà un’altro?

Filippo Inzaghi, Venezia, Venezia di Recoba
Filippo Inzaghi, Venezia

Peccato che quel Venezia venne smantellato: Recoba tornò a Milano, non consapevole che non avrebbe mai ripetuto quegli exploit in Italia, e Novellino non resistette al fascino della chiamata del Napoli. A Venezia arrivarono giocatori come Berg, Bettarini, Nanami. Fu subito B e da allora al Penzo non si rivide più la A.

Oggi si gioisce per la conquista della Serie B, ma secondo me si festeggia anche perchè c’è un progetto abbastanza serio, che ti permette spesso il doppio salto dalla Lega Pro alla Serie A: vedi gli anni passati Frosinone e Carpi, o cosa sta facendo quest’anno la SPAL. E tutti noi che siamo cresciuti tra calcio romantico e incredibili storie di calcio, non vediamo l’ora di sederci su un muretto del canale e fantasticare su chi potrà fare il “Recoba” del nuovo Venezia in Serie A.