Notizia di poche ore fa, il Chelsea ha vinto la Premier League. Gli uomini di Antonio Conte (4° volta che un italiano vince la Premier League negli ultimi 8 anni) hanno avuto la meglio su un corposo lotto di avversari. Ma c’è qualcosa che non mi torna. Ho avuto una piccola perplessità quando lo scorso anno vinse il Leicester di Ranieri. Quest’anno quella perplessità si è ingrandita e urge fare una profonda riflessione.

Da diverse parti si sentenzia che la Premier League sia il campionato migliore del mondo. Io dico che bisogna fare dei distinguo. Di certo è il campionato più ricco, in quanto gli introiti che genera superano anche quelli della Champions League, e quindi ti vedi l’ultima in classifica, vedi Sunderland, andare in B nonostante un mercato milionario. Forse è anche quello più spettacolare, in quanto spesso i ritmi sono spesso alti, e non mancano le sorprese, specie per i tonfi delle big.

La Premier League è sopravvalutata?

Antonio Conte, Thibaut Courtois, Premier League
Antonio Conte e Thibaut Courtois

Ecco, qui vi volevo. Perchè la difficoltà di un campionato e la sua spettacolarità non sono due sinonimi, nè devono camminare di pari passo. Analizziamo i risultati che abbiamo a nostra disposizione degli ultimi anni. Quest’anno ha vinto il Chelsea, che ha scelto un tecnico che tramite la sua filosofia è riuscito a far dare il meglio alla rosa che arrivò decima lo scorso anno. Importanti gli innesti di Kantè e di Alonso, ma specie il secondo non mi sembrano i migliori interpreti al mondo nel loro ruolo (anche se l’ex Leicester puo’ diventarlo). Dietro troviamo un Tottenham che non è riuscito a passare un girone di semplice più che abbordabile, facendosi prevalere dal Monaco e da un Bayer Leverkusen tutt’altro che irresistibile.

Man mano che si scorre la classifica, ad una quindicina, ventina di punti dalla vetta troviamo il Liverpool, l’Arsenal e le due squadre di Manchester. Team che spendono fior di milioni per arrivare lontani dalla vetta e piene di delusioni europee. Certo, i Reds sono in finale di Europa League, ma volevo vedere se andavano fuori contro avversari del calibro di Zorya, Rostov, Celta Vigo. Eppure hanno sofferto da cani: con i belgi dell’Anderlecht (comunque quest’ultimi ricchi di talenti giovani), sono serviti i supplementari per avere la meglio.

Già da diversi anni le inglesi deludono

Anche l’anno scorso vedemmo un copione simile: mentre tutti eravamo impegnati a decantare le gesta della favola di Ranieri, ci dimenticavamo di puntare il dito nei confronti di una Premier League di livello non eccelso. Quantomeno i valori di mercato si sarebbero dovuti tradurre in altro. E invece stagioni flop per squadre milionarie come Chelsea, Manchester United e Liverpool (sonoramente sconfitto in finale di Europa League). Quasi a sorpresa il Tottenham s’impose al secondo posto.

Un’inglese non arriva in finale di Champions League dal 2012, quando Di Matteo trionfò con il Chelsea, e anche quest’anno non ha proprio rischiato di portarvi una squadra. Anzi, i confronti, ad esempio, di Arsenal e Manchester City hanno denotato una certa fragilità: ho avuto la sensazione che le italiane tifassero di finirci accoppiati. Forse per il loro gioco prevedibile e di certo non fluido.

Non voglio screditare la Premier League, vederla quasi mai è noia, però è giusto mettere in chiaro come nonostante ci siano i più quotati allenatori e fior fiori di campioni, spesso questo non viene tradotto in predominio sul campo. Sia a livello nazionale, sia a livello europeo. Soprattutto. Quindi prima di pontificare fuori casa nostra, diamo un’occhiata e rendiamoci conto che una cosa può essere appassionante a dismisura, ma che per vincere quello che conta bisogna essere affamati e cinici.