Da oggi inaugurerò una nuova rubrica: “Mi ricordo di..”. In questa sezione darò spazio a ex calciatori, o comunque a personaggi che hanno ruotato attorno al mondo del calcio, e che negli ultimi tempi non hanno lo spazio che meritano tra i media. L’obiettivo principale è di poter conferire loro una memoria storica da consegnare soprattutto a quella fascia di persone, relativamente giovani,  che non hanno potuto viverli per ragioni temporali. E voglio iniziare con uno dei miei beniamini di quando ero piccolo: Dino Baggio.

Dino Baggio, colonna del centrocampo, col vizietto del gol

Dino Baggio, classe ’71, era un centrocampista (userò l’imperfetto solo perchè oggi non gioca più, non pensate male) completo. Anzi oggi direbbero centrocampista totale. Interditore ben strutturato fisicamente, Dino Baggio possedeva tra le sue armi principali la botta dalla distanza e un agonismo che si faceva sempre notare in mezzo al campo, non andando quasi mai sopra le righe.

Dopo le prime esperienze tra Torino e Inter, sarà poi con la Juventus e il Parma a vivere le sue annate più importanti. Alla Juve giocò due anni (tra il 1992 e il 1994), giusto in tempo per vincere una Coppa Uefa da protagonista: tre i suoi gol contro il Borussia Dortmund in finale, tra andata e ritorno. Si, anni fa le finali di Uefa si facevano in un doppio incontro.

Le annate eccezionali di Parma

Nel 1994 passò al Parma e ci restò sei anni realizzando 19 reti in oltre 170 gare. Conquisterà ben due Coppa Uefa con i ducali. Una nel 94/95 proprio contro la Juventus. Anche in quelle due gare timbrò il cartellino. Un gol di testa e uno a scavalcare Peruzzi. Niente male per un centrocampista: considerate che Dino Baggio detiene il record del calciatore con più gol realizzati nella finalissima della competizione (ben 5). Vincerà l’altra Coppa Uefa con il Parma nel 98/99, e sarà l’ultima volta che un’italiana vincerà tale trofeo. Tra gli italiani, solo Bergomi e Sartor hanno vinto lo stesso numero di Coppa Uefa (3): anche questo è un record. Sempre nel ’99 vincerà Coppa Italia e Supercoppa Italiana. Ma negli anni di Parma si segnaleranno anche due episodi abbastanza controversi.

Dino Baggio, Coppa Uefa
Dino Baggio alza la Coppa Uefa

Durante una gara di Coppa Uefa contro il Wisla Krakow, dagli spalti dei sostenitori polacchi viene lanciato un coltello con una lama lunghissima che colpirà di striscio Dino Baggio in testa. Mentre oggi ad un gesto simile avremmo visto gente moribonda a terra per strapparsi i capelli, Dino Baggio si limita a massaggiarsi la testa, constatando se ci fosse sangue o meno. E’ chiaro che poteva andare molto peggio, ma ci vollero ben 5 punti di sutura per chiudere la ferita. Il Wisla Krakow fu squalificato un anno dalle coppe europee.

L’altro episodio che contrassegnerà la sua carriera avvenne il 9 gennaio in un Parma Juventus, in cui fu espulso per un fallo su Zambrotta, lasciando il Parma in 9. Uscirà dal campo mimando il gesto dei soldi all’arbitro Nicchi, reo di un arbitraggio discutibile. La punizione fu severissima: sei giornate di squalifica, poi ridotte a due, e 200 milioni di lire di multa dal Parma. Ma soprattutto gli costò la Nazionale azzurra: l’allora Presidente della FIGC Nizzola gli farà saltare l’amichevole contro la Svezia. Ma non finì qui: singolare fu come Dino Baggio non venne mai più convocato a 28 anni, malgrado fosse titolare nel centrocampo azzurro.

Il felice binomio tra Dino Baggio e la maglia azzurra

E per essere titolare nello scacchiere azzurro vuol dire che il mediamo veneto si era guadagnato fiducia a suon di prestazioni decisive. Si parte dal gol (micidiale fucilata dai 25 metri) contro il Portogallo che ci porto ai Mondiali del 1994 in USA, dove Dino Baggio fu assoluto protagonista. Un gol contro la Norvegia ai gironi e uno importantissimo contro la Spagna ai quarti di finale. Dino Baggio era uno dei leader di quella squadra, che guiderà anche agli Europei del 1996 e ai Mondiali di Francia del 1998. Chiuderà la sua carriera in azzurro con 60 gare e 7 gol. Da segnalare anche una sua partecipazione alle Olimpiadi di Barcellona del 1992, arrivando da Campione d’Europa con l’Under 21. Si ritrovò spesso a lavorare con Cesare Maldini, che non si privava mai di questo lungagnone dai piedi buoni e dalla corsa infinita.

Dopo il Parma ci fu la Lazio neocampione d’Italia, con cui giocò poco meno di una cinquantina di gare in 3 anni, prima di avere dei problemi con il nuovo presidente Lotito, il quale venne accusato di mobbing da Paolo Negro e dallo stesso Dino Baggio. Le esperienze successive tra Blackburn Rovers e Ancona non furono idilliache, specialmente per le difficoltà riscontrate da tali società. Nel 2005 prova a ripartire dalla B con la Triestina, ma dopo qualche gara preferisce smettere col calcio giocato a 34 anni. Proverà qualche anno dopo a giocare con il Tombolo, suo primo club in assoluto, in Terza Categoria.

Dino Baggio oggi

Dino Baggio qualche anno fa collaborò con il Padova nel settore giovanile, e tutt’ora quando si chiede a Dino di tornare nel mondo del calcio, lui preferisce sempre la strada del lavoro con i più giovani. La stessa strada dove magari trovi più fango che riflettori, ma che è quella che puo’ aiutare tanti piccoli ragazzi a diventare campioni. Proprio come lo fu Dino Baggio.

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