“Durante il primo allenamento al Real Madrid, dopo che Jorge Valdano mi disse che avevo poche possibilità di giocare perché ero il quinto straniero ed ero appena arrivato, stavamo giocando una partitella; io stavo correndo come un selvaggio da una parte all’altra: era il mio modo di allenarmi. Poi Valdano entrò a giocare. Dopo pochi istanti gli arrivò una palla tesa, ci andai troppo forte, convinto di anticiparlo, ma non riuscii a frenarmi. Lo presi in pieno, facendolo sollevare in aria e cadere pesantemente. Si bloccarono tutti. Valdano si rialzò e mi disse: Ti alleni sempre così, o soltanto quando odi il tuo allenatore?”

Ivan Zamorano, l’eroe venuto dalle Ande

Basterebbe questo aneddoto per far capire a chi non ha avuto la possibilità di vederlo giocare, chi era Ivan Zamorano, soprannominato Bam Bam. Perchè? Perchè era combattivo, un continuo coltello fra i denti. Portava con sè la garra tipica sudamericana e al tempo stesso, nel suo cuore, l’emblema della rivincita cilena. Sul suo volto c’era tutta l’identificazione dell’indio. Sguardo intenso, zigomi alti, quasi spostati in alto per trasmettere la maggiore fierezza  possibile.

Fiero, fiero si che lo era Ivan Zamorano, nato nel 1967 da genitori umili che gli hanno impartito cosa voglia dire lottare e lavorare. E questa passione lì, per il calcio, faceva da accompagnatore per la crescita di questo ragazzetto che si esercitava a colpire di testa il lampadario di casa. Crescita che fu segnata irrimediabilmente dalla prematura scomparsa del papà, quando Ivan Zamorano aveva 14 anni. Insieme guardavano le imprese del Colo Colo, storico club cileno di cui Papà Zamorano sognava un tesseramento del figlio Ivan.

Gli inizi di Ivan Zamorano e quell’Italia sfiorata

Fu invece il Cobresal, altro club cileno a mettere sotto contratto Ivan Zamorano. Lo prestò poi di fatto al Trasandino, club di serie B cilena. E fu allora che il Cobresal si rese conto che razza di attaccante aveva trovato: 29 partite 27 gol. Uno che non era alto neanche 1,80m e realizzava reti a a 2 metri e mezzo d’altezza. Rientrò quindi al Cobresal, giusto in tempo per vincere una Coppa del Cile e per provare il grande salto: l’Europa.

Ivan Zamorano, Bologna
Ivan Zamorano e Hugo Rubio al provino del Bologna

E dire che poteva essere il Bologna il primo club europeo di Ivan Zamorano. Ma al Piojo (“il pidocchio”, in quanto balzava da un posto all’altro senza fermarsi mai) fu preferito un altro cileno, Hugo Rubio, ben più affermato allora. Si rivelò uno degli errori più sciagurati commessi in valutazione di mercato. Se Rubio, complice anche un infortunio, fu totalmente avulso nella sua esperienza felsinea, Ivan Zamorano comincò da subito a buttare giù le difese europee.

Andò al San Gallo, in Svizzera e ci rimarrà di due anni: 34 gol in 56 gare, un gol ogni partita e mezza circa. Ragion per cui sarà un club più importante a bussare alla porta degli elvetici: fu il Siviglia ad ingaggiarlo, formando una delle coppie più prolifiche e assortite degli anni 90, ovvero Davor Suker e Ivan Zamorano. Anche al Sanchez Pizjuán incanta tutti, mantenendo una media altissima, leggermente inferiore a quella avuta al San Gallo, ma in un torneo molto più probante. Era la Liga dove spadroneggiava il Real Madrid, voglioso di veder da vicino questo indio indiavolato.

Il grande salto di Zamorano con Real Madrid e Inter

Era il 1992 quando i Blancos ingaggiarono Ivan Zamorano. Furono 4 anni magici, in cui il cileno vincerà una Liga, una Coppa di Spagna e la Supercoppa Spagnola. Oltre al Pichichi del campionato spagnolo, con 28 gol nel 1994/95. Zamorano, con un giovanissimo Raul, aiutò a lenire il mal di pancia ai tifosi madrileni per la fine dell’era ButreguenoHugo Sanchez. Nel giro di 5/6 anni Zamorano divenne uno degli attaccanti più forti al mondo. Lo sa bene Moratti che, approfittando della politica del Real Madrid, che inizierà a vertere in ottica “Galacticos”, riuscì a strappare il cileno per 4 miliardi di lire. All’Inter Ivan Zamorano vivrà 5 anni incredibili.

Sono gli anni dei primissimi Zanetti e Recoba, del Cholo Simeone, dell’eclettico Djorkaeff, di un giovanissimo Ronaldo, a cui Ivan cedette, per ragioni di sponsor, la sua maglietta numero 9. E fu così che il cileno fece qualcosa di almeno 20 anni innovativo. Prese la maglietta 18, e ci mise in mezzo ai due numeri un bel “+”, formando un poi celebre 1+8. A sottolineare che qualunque numero possa lui avere, sarà sempre e solo un numero 9.

Zamorano era spesso l’anima per via di quel suo modo battagliero e forsennato con cui giocava. A Milano non realizzò mai medie da urlo (colpa sua o davvero le difese della Serie A degli anni Novanta erano davvero difficili da superare?), ma entrò nel cuore dei tifosi. Memorabile il suo gol quasi allo scadere nella finale di Coppa Uefa contro lo Shalke 04 nel 1997. Allora si giocavano andata e ritorno, e dopo lo 0-1 patito a Gelsenkirchen, sarà il Piojo a ristabilire il pareggio con una zampata. Purtroppo il suo errore e quello di Aaron Winter dagli 11 metri consegneranno allo Shalke 04 la vittoria del trofeo. Ma è da una caduta che puoi prendere la migliore rincorsa per saltare in alto.

Il trionfo in Coppa Uefa e la firma di Ivan Zamorano

Questo Zamorano lo sapeva e la stagione successiva, benchè non giocò tantissimo, il cileno fu protagonista di una delle serate più importanti della storia dell’Inter. 6 maggio 1998.

Ivan Zamorano, Inter
Ivan Zamorano, Inter

La finale, stavolta secca, sul neutro del Parco dei Principi di Parigi, di Coppa Uefa, contro la Lazio. Dopo 5 minuti  venne lanciato Zamorano che, circumnavigando Negro, si trovò a tu per tu con Marchegiani, il quale viene freddato con un tocco delizioso di esterno destro. 1-0. Fu solo il preludio. Ci penseranno poi Zanetti con una legnata sotto l’incrocio e Ronaldo con una serpentina da brividi a scacciare via i fantasmi della finale persa l’anno prima. L’Inter vince la Coppa Uefa, grazie ai suoi sudamericani, e quindi anche grazie a Bam Bam.

Man mano che il tempo passò Zamorano trovò sempre meno spazio, finchè decise di tornare nel 2001 in Sudamerica, all’America, club messicano, giusto per fare un’altra trentina di gol, per poi chiudere in bellezza come ogni favola che si rispetti. Una stagione al Colo Colo, in modo che qualcuno, da lassù, potè vedere come non è stato dimenticato, anzi. Saranno 14 gare e 8 gol con la maglia del Colo Colo. Tutti per suo papà. Adesso Zamorano puo’ dire basta al calcio giocato.

Ivan Zamorano, ieri e oggi nel segno del Cile

Notevole il suo contributo alla Nazionale del Cile: un argento nella Coppa America 1987 e un bronzo in quella del 1991, oltre ad un bronzo storico vinto alle Olimpiadi di Sydney del 2000 (con tanto di titolo di capocannoniere, 6 gol). Con la Roja formò una tandem storico d’attacco con Marcelo Salas, dando il meglio di loro al Mondiale di Francia ’98, quando fecero ammattire anche la difesa italiana, che contava in difesa gente come Nesta, Maldini e Cannavaro. Con il Cile saranno 69 gare e 34 gol (4° marcatore di sempre dietro Alexis Sanchez, Marcelo Salas ed Edu Vargas). Ivan Zamorano viene eletto miglior calciatore cileno del secolo,  e inserito nella lista dei 250 giocatori migliori di tutti i tempi della rivista The Football History Boys.

Zamorano oggi, con Hugo Rubio, gestisce Passball, una procura sportiva internazionale di giocatori cileni. Rimase molto legato all’Inter: fu lui a consigliarle Mauricio Pinilla. Il cileno è anche il padrino della figlia di Javier Zanetti. Nel 2007 el Piojo fondò a Santiago del Cile un centro sportivo, Ciudad Deportiva Ivan Zamorano, in cui ci sono palestre, campi di calcio, piste d’atletica, un centro medico e anche un centro studi per discipline sportive. Nel 2014 ebbè qualche problema con degli istituiti bancari che gli faranno rischiare la bancarotta. Molte volte in bancarotta ci vanno i calciatori che sperperano tutto senza cognizione, ma Ivan Zamorano non fa parte di questa ampia cerchia di giocatori. Non fa parte del suo DNA, non accadrebbe neanche se cascasse un meteorite, perchè tanto, Bam Bam colpirebbe di testa anche quello.

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