Mi rendo conto con il passare degli anni che non è vero che il calcio è un ciclo che si ripete, e che i calciatori cambiano solo di nome, ma poi nella sostanza sono tutti uguali. O almeno, quando ero piccolo credevo fosse così. Quindi pensavo che nel giro di un tot di anni avrei vissuto gli stessi tipi di giocatori. E invece no, perchè sono passati 20 anni e io ancora non ho visto un giocatore che assomigli al Toro di Sora. Ho visto giocatori migliori, ho visto giocatori peggiori, ma sia i primi che i secondi erano comunque erano tutti diversi da lui, Pasquale Luiso.

Pasquale Luiso, calciatore tra lavoro e sacrifici

Pasquale Luiso incarna perfettamente lo stile dell’attaccante di provincia di metà anni ’90: tanta gavetta, riuscire a far  tanti gol e in tutti modi, e un talento che avrebbe anche di più. E dire che Pasquale Luiso  diverse soddisfazioni importanti se le è anche prese. ma andiamo con ordine.

Napoletano doc, Luiso eredita dal padre la passione per il calcio: muove i primi passi nell’Afragolese, squadra che fa spola tra C2 e Interregionale campana. Farà solo 8 gol in quasi 80 partite. “Ma non era uno che faceva tanti gol?” vi starete chiedendo. Perchè? Perchè giocava esterno destro a centrocampo. Avendo già ben in mente le gesta di Pasquale Luiso, fa specie che uno con il suo fiuto non sia nato attaccante. Ma calma, ci penserà il suo mister al Sora a spostarlo al centro dell’attacco. Gol a grappoli, porta pure i ciociari in C1, facendosi notare da team importanti come Lecce e Torino. Non va benissimo con queste squadre, anche perchè non viene praticamente fatto giocare. Ma nessuna paura: uno così, o in un modo o nell’altro, tra i grandi si farà valere prima o poi.

Luiso, gol in quantità e di qualità

Sono le due stagioni cadetteria tra Pescara e Avellino che lo classificheranno come uno dei bomber italiani più prolifici. Ad Avellino segnò addirittura 19 gol: con il compianto presidente Antonio Sibilia, a inizio stagione stipulò una scommessa. Se Pasquale Luiso avesse fatto almeno 15 gol il presidente irpino gli avrebbe regalato una Mercedes. Ma l’Avellino, malgrado i tanti gol dell’attaccante, retrocedette in Serie C1. Da gran signore Pasquale Luiso rifiutò quel regalo, in quanto non era giusto festeggiare qualcosa in un contesto simile.

Il karma, ma anche il Piacenza, si accorge di lui. E’ chiamato in Serie A, da protagonista. In quel Piacenza degli italiani fece 14 gol (la maggior parte festeggiati a ritmo di Macarena, tormentone musicale di quegli anni). Da ricordare la perla con cui stese il Milan, campione d’Italia in carica, e fece cacciare Tabarez dalla panchina rossonera: una rovesciata senza eguali, rimasta eterna nel tempo. Altri due gol furono fondamentali: la doppietta nello spareggio di Napoli in cui il Piacenza spedì in B il Cagliari. Salvezza sudata e meritata, adesso il Toro puo’ puntare ancora più in alto.

Lo splendore degli anni a Vicenza

Arriva la chiamata del Vicenza, fresco vincitore della Coppa Italia, e che ha bisogno di un ariete d’attacco per schiodare le difese europee che si susseguiranno nell’esperienza dei veneti in Coppa delle Coppe. Fu una marcia trionfale, quel Vicenza di Guidolin fece a spallate con tante realtà europee ben più quotate. Legia Varsavia, Shaktar Donetsk, Roda furono prese a pallonate da quel Vicenza. Il Toro di Sora le ha incornate ben sette volte. Accesso meritato alla semifinale: si aprono le porte dello Stamford Bridge, si apre la porta dei sogni.

Luiso contro il suo idolo, Vialli. Era il Chelsea degli italiani, che contava anche Zola e Di Matteo tra le sue fila. All’andata i vicentini strappano un fantastico 1-0 al Romeo Menti, grazie a Lamberto Zauli. E’ al ritorno che Pasquale Luiso si farà notare. Realizzerà lo 0-1 che zittirà tutti i presenti, in uno Stamford Bridge gelato, e non per la temperatura. Purtroppo il Vicenza non terrà botta e soccomberà 3-1, dovendo rinunciare alla finale, di certo alla portata degli uomini di Guidolin, contro lo Stoccarda. Fu il punto più alto della storia calcistica del Vicenza, grazie anche a Pasquale Luiso, capocannoniere dell’edizione di Coppa delle Coppe 1997-1998.

Gli ultimi anni di carriera e cosa fa Pasquale Luiso oggi

Le annate successive frutteranno a Vicenza una ventina di gol, e un’ottima stagione alla Sampdoria in B, Man mano la carriera di Luiso si concluderà girovagando in diverse piazze, come Salernitana, Ancona e Catanzaro. Romanticissima la sua chiusura a Sora, dove tutto iniziò, dove disse “crossatemi una lavatrice, prenderò di testa anche quella”. In 22 anni di carriera ha indossato 18 maglie diverse.

Oggi Pasquale Luiso, dopo aver allenato Sora, Sulmona, Triestina e Celano, si trova sulla panchina della Primavera del Vicenza, sognando magari un giorno di sedersi sulla panchina dei grandi.

Pasquale Luiso era un attaccante sui generis, non altissimo, ma capace di un’elevazione di tutto rispetto. Nato come bomber di provincia, ma definirlo così è riduttivo, viste le vette che riuscì a toccare. Giusto per far capire come l’Italia allora fosse ricca di talento, uno come Pasquale Luiso non collezionò mai neanche una convocazione nell’Italia. Non perchè non la meritasse, ma perchè davanti aveva gente come Vialli, Casiraghi, Zola, Del Piero, Ravanelli, Chiesa, Vieri, Inzaghi. Mentre adesso, e non definitela banale retorica nostalgica, sarebbe nel giro della Nazionale. E ce ne siamo accorti anche nelle ultime apparizioni azzurre: quanto sarebbe servito uno che incornasse un pallone da mettere dentro, proprio come faceva quello lì, il Toro di Sora.

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