Sono passati 41 anni dall’assurda morte di Luciano Re Cecconi, leader della prima Lazio scudettata della storia. Proprio perchè sono passati tantissimi anni a molti non dice nulla questo nome, ignorando sia collegato ad una delle pagine più controverse del calcio. Ma prima ripercorro la sua vita e perchè fosse considerato uno degli uomini simbolo del calcio italiano degli anni Settanta.

Chi era Luciano Re Cecconi

Luciano Re Cecconi è nato nel 1948 a Nerviano, in Lombardia. Suo padre muratore, mentre lui, col cugino, facevano dei lavoretti di carrozzeria quando non era impegnato con il suo hobby preferito: il calcio. Ma ben presto l’hobby divenne un lavoro. Alto, fisico importante, centrocampista a tutto campo, con quello sguardo da nordico, forse anche per via della sua chioma bionda. Tant’è che fu ribattezzati Cecconetzer, per via della sua somiglianza con  Günter Netzer, stella del calcio tedesco dell’epoca. Raggiunse l’apice del successo con la Lazio, nella quale entrò a far parte nel 1972. Prima si mise in luce Tra C, B, e poi anche A, coi gli altri due club dove militò, ovvero Pro Patria e Foggia.
Ma fu appunto coi biancocelesti che iniziò a giocare ad altissimi livelli, complice anche la mossa tattica del suo allenatore Tommaso Maestrelli, che impostò Re Cecconi come regista. Vinsero uno storico scudetto nel 1974. Era la Lazio fantastica dei Chinaglia, Pulici, Wilson, Petrelli, Martini, di un giovane Vincenzo D’Amico. Oltre ovviamente all’ Angelo Biondo, come veniva osannato appunto Re Cecconi. Quest’ultimo partecipo’ con l’Italia anche ai Mondiali sfortunati del 1974. Tuttavia furono solo due le presenze con la maglia azzurra, anche per via dell’abbondanza di talento che imperversava nella penisola (si stava infatti formando il mitico gruppo del Mundial ’82). La Lazio successivamente perse diversi pezzi e sbandò, ma Re Cecconi la condusse alla salvezza. Il regista si infortunò gravemente l’anno dopo, per poi tornare a giocare. Fino a quel maledetto 18 gennaio 1977.

La morte di Luciano Re Cecconi

Era tardo pomeriggio, Luciano Re Cecconi con il compagno di squadra Pietro Ghedin e l’amico comune, il profumiere Giorgio Fraticcioli, entrarono nella gioielleria di Bruno Tabocchini, sita in via Nitti, nel quartiere romano Flaminio, in quanto Fraticcioli avrebbe dovuto consegnare dei prodotti. Da qui in poi non è chiaro cosa successe, perchè per 41 anni si sono inseguite conferme e smentite come se piovesse, ma un secondo devo fermarmi e contestualizzare. Erano gli anni di Piombo, Roma  viveva il “mito” della Banda della Magliana, e per le attività al calar della sera subentrava un timore legittimo.
Precisato ciò, i tre entrarono nella profumeria e, secondo quella che è la ricostruzione ufficiale dei fatti, Re Cecconi avrebbe detto “Fermi tutti, questa è una rapina!”. Il gioielliere non ci pensa due volte e tira da sotto il bancone una Whalter, revolver calibro 7,65 e la punta su Ghedin, il quale alza subito le mani. Subito dopo il gioielliere cambiò bersaglio e esplose un proiettile verso il torace di Luciano Re Cecconi, vistò che quest’ultimo, a quanto pare, non ebbe la prontezza di alzare le mani in segno di resa. Tramortito a terra, sussurrerà:“Era uno scherzo, era solo uno scherzo”. Viene portato all‘Ospedale San Giacomo, dove alle 20,04 verrà dichiarato morto.
Luciano Re Cecconi muore a 28 anni, lasciando la moglie Cesarina, i figli Stefano di 2 anni e Francesca, nata solo qualche mese dopo.

Il processo, l’assoluzione di Bruno Tabocchini e le reazioni

Bruno Tabocchini fu arrestato per “eccesso di legittima difesa”. Dopo 18 giorni, il 4 febbraio, ci fu il processo per direttissima, in cui il gioielliere venne scagionato per “aver sparato per legittima difesa putativa” .
Morte, Re Cecconi, Lazio
La reazione della stampa alla morte di Luciano Re Cecconi (fonte Il Post)
Non fu presentato ricorso, anche se  il pubblico ministero Franco Marrone affermò che «la motivazione della sentenza è stata giuridicamente e tecnicamente scorretta. Il tribunale pervenne al suo convincimento omettendo di valutare dovutamente tutti gli elementi emersi».  Pure Bettino Craxi fu contrario alla sentenza, poichè «non si spara al cuore di una persona a occhi chiusi per aver agito in stato di legittima difesa putativa».

Chi non conosce la storia sta pensando a quanto fosse stato ingenuo Re Cecconi a fare una cosa simile. Solo che negli anni si susseguiranno tantissime incongruenze che faranno capire che il dubbio è più che legittimo. Quella Lazio fuori dal campo era molto rissosa. Ma non Re Cecconi, detto ‘Il saggio’, proprio per la tranquillità che lo contraddistingueva. Si sapeva che alcuni di loro andassero in giro armati di pistole. Durante i ritiri, dalle finestre dell’Hotel Americana, sull’Aurelia, sparavano ai lampioncini, oppure la sera facevano gli spacconi nel locale “Jackie O”. Una Lazio tosta fuori e dentro il campo, ma gli eccessi non facevano parte del personaggio Luciano Re Cecconi.

Le pubblicazioni sulla morte di Re Cecconi

Fu la tesi del giornalista Maurizio Martucci con il suo libro ‘Non scherzo. Re Cecconi 1977, la verità calpestata’, pubblicato nel 2012, che spiega come quelle parole “Fermi tutti, questa è una rapina” non furono mai pronunciate, nè da Re Cecconi nè dagli altri. Ma che avrebbe potuto essere stata la fobia di Tabocchini ad aver ingenerato a sè stesso un’ansia cronica per via di precedenti vere rapine subite.

«Ciò che davvero conta è che la gente smetta di pensare a Luciano Re Cecconi come a un povero scemo fascistoide ed esaltato, morto alla Collina Fleming per la propria sfrontata stupidità». [Guy Chiappaventi]

Il giornalista Guy Chiappaventi, pubblicò un libro-inchiesta a fine 2016, dal nome Aveva un volto bianco e tirato – Il caso Re CecconiAnche qui l’obiettivo non è revisionistico, ma il puntare a far riflettere che quello che accadde quella sera è un qualcosa di diverso rispetto alla ricostruzione ufficiale. Ad esempio, come faceva Tabocchini a non riconoscere Luciano Re Cecconi, che solo tre anni prima aveva vinto uno Scudetto con la Lazio, peraltro giocatore della Nazionale, e che per giunta abitava pure nello stesso quartiere (nella Cassia)? Anche il figlio, Stefano Re Cecconi, scrisse un libro sulla vita del padre intitolato “Lui era mio papà”.

A Roma dal 2003 c’è una via, nella Tuscolana, dedicata a lui dal Comune, così come il centro sportivo di Nerviano, suo paese natale, porta il suo nome.

Re Cecconi, un mistero senza fine

In questo scenario il ruolo di Pietro Ghedin è assai particolare. L’ex tecnico di Malta sostenne inizialmente che prima di entrare dentro la gioielleria, Re Cecconi gli avrebbe confidato la voglia di fare uno scherzo, versione poi confermata anche da un altro testimone visivo, il macellaio Mario Isidori, nonché padrino di Stefano, figlio di Luciano Re Cecconi. In un secondo momento, però, Ghedin smentì di aver sentito pronunciare quelle frasi. Fra l’altro mai confermate comunque neanche da Fraticcioli che era con loro. Insomma, un caos.

Luciano Re Cecconi, Lazio
Luciano Re Cecconi, indimenticato dalla tifoseria della Lazio

Lo stesso Ghedin si è poi sempre imposto di non parlarne più pubblicamente dopo la prima deposizione alla polizia. Il figlio di Re Cecconi tentò un approccio con Ghedin, ma i risultati furono deludenti per Stefano, come raccontato QUI. Anni dopo, ad un’intervista all’Unità, Ghedin disse che «quel giorno non ci fu nulla di premeditato, di previsto. Lo ripeto: se fossi morto io non avrei saputo perché».

Interessante in questa chiave l’inchiesta realizzata dalla redazione di Premium Sport. Fu messo in luce un retroscena nuovo, svelato dal suo ex compagno di squadra Luigi Martini.

“Luciano morto per uno scherzo?   Io sono fortemente convinto di no. Ghedin quella notte dormì da me, era sotto shock, e mi raccontò che lui quando entrò nell’oreficeria, alzò la testa e vide la pistola puntata su di sé. Poi di colpo il gioielliere da Ghedin puntò la pistola su Re Cecconi e sparò”.

Questo è il brutto della verità: quando non se ne è a conoscenza si rischia di ricordare nel modo sbagliato una persona. Luciano Re Cecconi fu dipinto come uno sciocco, poichè con una rapina burla avrebbe gettato via la sua vita. Tuttavia queste incongruenze, il contesto dell’epoca, i silenzi, le deposizioni rilasciate e poi cambiate, lasciano con l’amaro in bocca.

Dopo 41 anni l’unica verità certa è che Luciano Re Cecconi fa l’Angelo biondo a tempo pieno lassù.