Simone Verdi di certo, conscio di come funziona in Italia il clamore mediatico, nell’intervista odierna ha messo subito in chiaro che il suo non è un rifiuto al Napoli. E apprezzo che abbia voluto specificarlo subito, anche se poi di fatto altro non è che un  “no, grazie”. Sarri ha fatto di tutto per portare dentro ai suoi schemi il trequartista di Broni, avuto già ai tempi di Empoli. Una trattativa da subito strana, un corteggiamento che è passato anche da Dubai, luogo di vacanza scelto da Simone Verdi per questa sosta. Dopo le perplessità iniziali sembrava stesse per svoltare positivamente la trattativa, finché poche ore fa è arrivata la notizia: Simone Verdi resterà al Bologna. Perchè?

Ipotesi numero uno del rifiuto di Simone Verdi: carattere fragile e paura della panchina.

La più gettonata. Molti hanno pensato che Simone Verdi, dopo essersi perso per diverse stagioni per poi ritrovarsi soprattutto a Bologna, possa aver avuto timore di non essere all’altezza delle grandi squadre. Un problema appunto caratteriale. Al Milan non credettero in lui, e da allora iniziò il disorientato vagare di Simone Verdi tra Torino, Juve Stabia, Empoli, Eibar e Carpi. Mettici anche che Sarri non ha un grandissimo feeling con il turnover e forse si capiscono i suoi dubbi. E’ verissimo però che alcuni elementi arrivati a rimpolpare la rosa partenopea in passato non siano stati di primissima qualità (Tonelli, Grassi, Regini, Giaccherini, Pavoletti, senza offesa), ma è anche vero che è un mister che lo conosce già: perchè non mettersi in gioco? Se sei considerato prima scelta rispetto a Delofeu, a mio avviso ancora più adatto allo scacchiere napoletano vuol dire che qualche gara la giocherai pure, no?

Ipotesi numero due del rifiuto di Simone Verdi: non rinunciare alla calma di Bologna per poi andare in una big a giugno.

Contorto, si, ma questo è un altro scenario possibile. Non rinunciare alla propria nicchia di paradiso (realizzando gare sontuose come col Crotone), in cui un errore pesa la metà se fatto al San Paolo, per poi puntare direttamente a giugno, magari per il grande salto. Potevo capirlo se avessimo avuto i Mondiali: una cosa è giocarsi un posto avendo il Bologna ai tuoi piedi, un altro in un contesto in cui giocherai, almeno all’inizio, a staffetta. Ma si parla di percorso. E poi Simone Verdi ha 25 anni, credo sia diventato un attimo stancante sentire parlare sempre di giovani e crescita. Se si giocasse fino ai 50 allora lo capirei, ma a 25 anni anche gente con molto meno talento di Verdi ha già 30 presenze nelle coppe europee e altrettante in Nazionale.

Ipotesi tre del rifiuto di Simone Verdi: amore eterno al Bologna.

Sarà che non ci siamo più abituati, sarà che si sono ritirati pure Di Natale e Totti e sono rimasti solo Buffon e Pellissier, ma mi risulta assai dissonante il discorso da bandiera. Cioè, aspettiamo i prossimi mesi, perchè se sarà così anche in futuro, che vedremo Verdi sempre al Dall’Ara, allora tanto di cappello. Ma sappiamo che un giocatore se vuole diventare davvero importante deve iniziare a giocare certe competizioni, visto che poi ci lamentiamo di come l’Italia non giochi a certi livelli nelle occasioni che contano. Quindi o ci auguriamo che il Bologna vada in Champions League, o magari, più semplicemente, Simone Verdi ha ambizioni tutte sue, comunque da rispettare.

Chi sarà di certo contenta sarà Laura Della Villa, fidanzata del fantasista rossoblù, tifosissima del Bologna. Un po’ meno i supporters del Napoli.

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