Lo scenario a cui stiamo assistendo ultimamente è qualcosa di davvero triste. In queste ore si sta consumando la “tragedia” sportiva del Vicenza Calcio. La storica società veneta rischia di scomparire per sempre, dopo 116 anni di storia. In data 12 gennaio la Procura ha chiesto il fallimento. Parlo di epilogo macabro perchè la sconfitta dell’Italia con la Svezia non è una macchia isolata del nostro sistema, ma solo la sveglia più sonora.

Il Vicenza rischia di sparire dopo 116 anni di storia

Se guardiamo bene ogni mese, ogni due mesi, fallisce una società. E non parliamo di piccole realtà. Oggi è il Vicenza, ieri accadde al Modena. E non sono certo remoti i fatti che videro protagoniste Vibonese, Pisa e Latina. Ma anche lo stesso Parma. Nonostante siamo in piena rifondazione, con l’elezioni del presidente FIGC programmati per il 29 gennaio, sento parlare di apparentamenti, numeri, voti, alleanze, muri contro muri. Mai di progetti, mai di sostenibilità del sistema calcio. Davvero non si vuole capire cosa sta realmente succedendo.

Quando il Lanerossi Vicenza segnò un’epoca

Non basterà, a quanto pare, neanche un miracolo per salvare il Vicenza, società storica del calcio italiano. Dagli anni ’50 fino al 1990 denominato con il memorabile appellativo di Lanerossi Vicenza,

Il 26 giugno 1953 l’assemblea generale della società accolse a larga maggioranza la proposta di fusione con il colosso laniero di Schio, il Lanerossi, che si impegnò a colmare l’intero passivo, ristrutturare lo stadio nonché di dare vita ad un progetto di rafforzamento alla squadra con l’obiettivo di raggiungere nuovamente la Serie A.

Tra le strisce verticali biancorosse della squadra comparve, all’altezza del cuore, una “R” blu a richiamare il marchio della società laniera, mentre la ragione sociale della squadra venne mutata in Lanerossi Vicenza Associazione Calcio.

Il caso del Lanerossi Vicenza viene spesso superficialmente, ed erroneamente, indicato come il primo caso di sponsorizzazione nel calcio italiano, tuttavia all’epoca ancora vietate dagli organi federali: in realtà si trattò di qualcosa di diverso, un cosiddetto abbinamento, ovvero una vera e propria acquisizione di una squadra di calcio da parte di un’azienda.

Come accennato poc’anzi, sulle casacche vicentine non era presente il nome della ditta ma una piccola e semplice “R”, intesa più che altro come un tradizionale stemma societario

(Wikipedia)

Da Baggio a Paolo Rossi, da Luca Toni a Hector De Marco. Il Vicenza vive un incubo a 40 anni esatti dal suo storico 2° posto del 1978, a 20 esatti dalla sua cavalcata in Coppa delle Coppe, dopo aver vinto la Coppa Italia l’anno prima. Impresa europea senza precedenti, paragonabile solo a quell’Atalanta che aveva fatto un percorso simile anni prima. I biancorossi di Guidolin realizzarono qualcosa di splendido. Si fermarono in semifinale solo per via del Chelsea di Vialli, Zola e Di Matteo, futuri detentori del trofeo. Tante soddisfazioni, dalle vittorie schiacciasassi ottenuti sia al Romeo Menti che in trasferta fino alla vittoria di Pasquale Luiso del titolo di capocannoniere di quell’annata (8 centri). Riviviamo insieme la rosa di quel Vicenza lì, vedendo cosa fanno oggi i suoi giocatori, con l’augurio che qualcuno in futuro possa ripercorrere le loro imprese.

La rosa del Vicenza nel 1997/1998

Pierluigi Brivio: preparatore dei portieri della Primavera dell’Inter.

Davide Falcioni: ritirato.

Luca Mondini: preparatore dei portieri delle giovanili del Parma.

Massimo Beghetto: tecnico della formazione Primavera del Cittadella.

Davide Belotti: qualche esperienza da vice allenatore nelle serie minori svizzere, fino al 2013.

Ricardo Canals: procuratore sportivo in Uruguay.

Francesco Coco: dopo diverse apparizioni televisive tra l’Isola dei Famosi e Quelli che il calcio, Francesco Coco ha investito nella moda e nella ristorazione, è opinionista su beIN Sports, tv del Qatar.

Mirko Conte: vice allenatore al Sion, in Svizzera.

Giacomo Dicara: fa parte dello staff tecnico dell’allenatore, suo ex compagno di squadra a Perugia, Andrea Camplone.

Gustavo Mendez: ritirato.

Lorenzo Stovini: dopo essersi ritirato nel 2012, aveva ripreso a giocare nella Seconda Categoria toscana, giocando gratuitamente.

Gabriele Ambrosetti: dopo aver fatto il ds a Varese, fa parte dello staff tecnico di Francesco Guidolin. Ha fatto da vice allo Swansea, in Premier League.

Massimo Ambrosini: opinionista Sky.

Roberto Baronio: attuale tecnico della Primavera del Brescia.

Carmine Coppola: procuratore sportivo.

Domenico Di Carlo: allenatore

Fabio Firmani: procuratore sportivo, diventando nel 2012 consulente dell’Al Nasr, squadra degli Emirati Arabi Uniti.

Riccardo Maspero (quello dello scavetto nel derby di Torino, si): allenatore.

Marco Schenardi: allenatore.

Fabio Viviani: allenatore.

Lamberto Zauli: allenatore della Primavera dell’Empoli.

Arturo Di Napoli: allenatore.

Alessandro Iannuzzi: Vice allenatore della categoria Under 16 della Lazio.

Pasquale Luiso: allenatore della Primavera del Vicenza.

Marcelo Otero: ritirato.

Goran Tomic: allenatore della Lokomotiv Zagabria.

E l’artefice del Vicenza dei miracoli?

Dulcis in fundo, impossibile non citare l’artefice di quel Vicenza lì, che ci teneva incollati alla tv, nonostante durante le gare interne c’era il famoso palo del Menti ad ostacolare una completa visuale, Francesco Guidolin. Il tecnico di Castelfranco Veneto porrà al termine altre stagioni positive, soprattutto a Udine, Bologna e Palermo, esordendo anche in Premier League, alla guida dei gallesi dello Swansea City.

Un tecnico come Guidolin non merita affatto di restare ancora fermo, ma, Francesco, mi devi scusare se ti metto un attimo in un angolo per concentrare tutta la mia amarezza sul fatto che è il Vicenza a rischiare di restare “fermo”.