La stagione appena conclusa è stata segnata, tra gli altri, dalle prodezze di Mohamed Salah. All’attaccante egiziano è mancato solo il sigillo della vittoria in Champions League per aspirare legittimamente al Pallone D’Oro. Avrà tempo per riprovarci, Salah, e cercare di raggiungere un altro atleta di Allah come Rabah Madjer, facilmente il miglior calciatore algerino di sempre e una delle leggende africane.

Pochi, forse, ricordano Madjer, un giocatore dalla straordinaria competenza tecnica che ha imperversato sui campi europei durante gli Anni Ottanta. Escludendo i naturalizzati (Eusebio, per esempio), l’algerino è stato il primo africano a fare realmente la differenza ad alto livello. Che fosse un predestinato, Madjer, lo capirono subito nella terra natia: esordì in Nazionale a vent’anni, e nel 1980 la condusse a risultati inediti per la sua storia: secondo posto nella Coppa d’Africa e quarti di finale del Torneo Olimpico.

Quando il calcio si accorse di Rabah Madjer

La prima consacrazione internazionale giunse nel Mondiale di Spagna, nel 1982. L’Algeria di Madjer riuscì a battere con una sua rete la Germania Ovest (poi finalista contro l’Italia), ma dovette abbandonare la kermesse iridata per differenza reti, complice il pareggio “sospetto” tra i tedeschi e i cugini austriaci.

Per raggiungere il gradino superiore, ovvero fare il professionista in Europa, Madjer dovette superare un vincolo importante: in Algeria non era concesso ai calciatori di trasferirsi all’estero prima dei 28 anni. Si rese necessaria una lunga querelle con la Federazione, nel 1983 arrivò infine il trasferimento al Racing Parigi, ma la consacrazione giunse in Portogallo, tra le fila del Porto, dove giunge nel 1985.

Una Coppa dei Campioni conquistata a colpi di tacco

Madjer restò con i biancoblu per sei anni, con il solo intervallo di un semestre passato in prestito al Valencia. Il suo periodo migliore, ricco di trofei: tre campionati, due coppe del Portogallo, due Supercoppe e, soprattutto, la Coppa dei Campioni del 1987, ottenuta superando in finale il Bayern Monaco per 2-1, grazie anche ad un iconico colpo di tacco di Madjer.

Questo era Madjer: non uno sfondareti dalle statistiche incredibili, ma un fuoriclasse dalle giocate imprevedibili, in grado di segnare goal pesantissimi, proprio quando era necessario. Questo raffinato gesto tecnico è giustamente passato alla storia, tanto che in Algeria il nome dell’attaccante viene utilizzato comunemente per definirlo. Nello stesso anno arrivò anche la Coppa Intercontinentale, ottenuta superando gli uruguagi del Penarol (allenati da un giovane Oscar Tabarez) per 2-1. Una partita strana, questa, giocata a Tokyo (erano i tempi della Toyota Cup) dopo una fitta nevicata, e decisa ancora una vota dall’algerino, autore dell’assist per il primo goal di Fernando Gomes e della segnatura finale, siglata nel secondo tempo supplementare.

Rabah Madjer e il suo (quasi) approdo in Italia

Un giocatore straordinario, Madjer, poco conosciuto in Italia. Eppure “rischiò” di giocare anche da noi. Nell’estate del 1988 era stato ingaggiato dall’Inter di Ernesto Pellegrini: sarebbe stato il terzo straniero assieme a Lothar Matthaus e Andreas Brehme, proprio coloro che aveva sconfitto nella finale di Coppa dei Campioni. Non si trattò della solita voce di mercato, era tutto fatto, al punto che Madjer venne addirittura presentato a giornalisti e tifosi.

Rabah Madjer, Inter
Quando Rabah Madjer sfiorò l’Inter

Poi vennero le visite mediche, e qui insorse il problema: Madjer soffriva di un problema al bicipite muscolare dovuto ad un infortunio di gioco, apparentemente tanto grave da impedire al medico nerazzurro, il dottor Bergamo, di rilasciare il certificato d’idoneità.

Ne nacque un caso diplomatico tra le due società, l’Inter si ritirò dall’acquisto e, forse cercando di risparmiare un po’ in un calciomercato fino ad allora sontuoso, optò per Ramon Diaz in prestito dalla Fiorentina. Madjer dimostrò di non essere proprio finito vincendo un altro paio di scudetti con i portoghesi e poi si ritirò nel 1992, giocando in Qatar. Nel frattempo aveva alzato anche l’unica Coppa d’Africa algerina, nel 1990.

Tutti ai piedi di Rabah Madjer, e precisamente sul suo tacco destro.