Ieri sera la nazionale dell’Islanda si è qualificata per i mondiali di Russia 2018, battendo 2-0 il Kosovo. L’Islanda ha dato ancora una volta prova del suo ottimo momento calcistico. Ma definirlo momento è sbagliato. Forse pure offensivo. Una nazione, più vicina alla Groenlandia piuttosto che al continente europeo, che ha 335mila abitanti non si qualifica per due grandi competizioni per caso. Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze. Che c’entrano? C’entra che sono tutte città più popolose dell’Islanda. Inoltre, giusto per capir meglio l’impresa, l’Islanda è la nazione meno popolosa a partecipare ad un mondiale: prima il record era del Trinidad e Tobago, che con il suo 1,3 mln di abitanti, aveva partecipato al Mondiale 2006.

Ma se quella dei centroamericani fu una impresa isolata, quella islandese è una vittoria senza precedenti, figlia di una programmazione. Nel 1995 l’Islanda era 131° nel Ranking Fifa. Oggi è 22°, davanti all’Olanda e a cinque posizioni dall’Italia. Da sempre le rigide temperature dell’isola hanno creato problemi all’evoluzione degli sport, ma una decisa progettualità ha invertito la rotta. Il governo islandese ha indetto una decisa campagna anti alcol giovanile, investendo nei settori giovanili.

L’ascesa inarrestabile dell’Islanda

Già nel 2004 l’Islanda battè l’Italia, seppur in amichevole. Era la prima gara di Lippi, con formazione sperimentale (Bazzani e Di Vaio la coppia d’attacco). Successivamente la nazionale islandese ha repentinamente lasciato le ultime posizioni dei gironi di qualificazioni. Addirittura sfiorò il Mondiale 2014, perdendo il playoff solo con la Croazia. Poi nel 2016 la qualificazione meritata ad Euro 2016. Ma non finisce qui: arrivano fino ai quarti, inchinandosi ai padroni di casa della Francia. Quindi la qualificazione a Russia 2018 è quasi automatica. Per giunta da prima classificata, mandando la Croazia allo spareggio e estromettendo formazioni come Turchia e Ucraina, che hanno una popolazione rispettivamente 240 e 140 volte più ampia.

Islanda, Campo indoor
Un campo di allenamento indoor ad Akranes

Al pari di giocatori come Halldorsson (portiere regista, come vi raccontai qui), Bjarnason, Sigurdsson, Gudmundsson, Finnbogason, l’artefice di questo successo è il CT Heimir Hallgrímsson, dentista part time. Già, il ct continua a lavorare nel suo studio a Vestmannaeyjar (villaggio di 4mila abitanti). Hallgrimsson è uno degli oltre 200 islandesi che hanno il patentino A, mentre quello B lo hanno in oltre seicento. Oggi c’è un allenatore islandese qualificato per ogni 400 abitanti, un calciatore ogni 500. In Inghilterra, patria del calcio, c’è un allenatore ogni 10mila abitanti. A tutto questo sommate che negli ultimi 15 anni sono stati costruiti decine e decine di campi indoor, a riscaldamento geotermico. Stiamo assistendo una trasformazione clamorosa dell’Islanda, che da terra di ghiaccio,sta diventando terra di calcio.

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