Loris Karius, Liverpool

L'esasperata solitudine prolungata di Loris Karius

Ho visto la finale di Champions League, tra Real Madrid e Liverpool, con amici di varie nazionalità. Al mio amico inglese ho detto la frase "Why doesn't Liverpool have a great goalkeeper?", ovvero perchè il Liverpool non avesse un portiere forte. Ma l'ho detto già alla lettura delle formazioni. Non è che il Real Madrid avesse Yashin in porta, ma Keylor Navas può essere vituperato quanto si vuole, ma alla fine c'è sempre e risponde bene quando è chiamato in causa. Il Liverpool presenta in porta Loris Karius, portiere tedesco, classe '93, ex Mainz. Quest'ultimo l'ha spuntata nel ballottaggio durato tutta la stagione: in porta, contro il Real Madrid andrà lui, e non il belga, più quotato Simon Mignolet.

La gara finisce 3 a 1 per i soliti madrileni. I punti focali sono davvero tantissimi su cui si può discutere. Provando ad elencarli, spero di non dimenticarne neanche uno. Gli infortuni e le lacrime di Salah e Carvajal, che temono adesso anche il Mondiale di Russia 2018; i due errori di Karius; Manè che si sobbarca l'intero peso dell'attacco inglese; la splendida sforbiciata di Gareth Bale; le solite sceneggiate di Sergio Ramos; Cristiano Ronaldo che si danna per non esser riuscito a segnare un gol; le 5 Champions League vinte dal portoghese che aggancia Paolo Maldini; le 3 Champions League vinte da allenatore da Zinedine Zidane, agganciando Ancelotti e Paisley; il silenzio insolito di Jurgen Klopp; il possibile addio di Cristiano Ronaldoal Real Madrid. La 13° Champions League del Real Madrid Ma nulla ha il prezzo della solitudine di Loris Karius.

Gli errori di Loris Karius consegnano il trofeo alle merengues

Il portiere del Liverpool commette due errori che di solito commette chi gioca all'oratorio, o nei campetti di periferia, e, da non portiere, deve scontare il suo turno in porta. Ma qui non eravamo all'oratorio, e Kiev non è proprio periferia. Sul gol di Benzema mi ero girato: se il portiere ha il pallone in mano è finita l'azione offensiva. E invece no, imparalo per la prossima volta, Andrea. Sul secondo gol di Bale, da oltre 30 metri, mi dico che è solo un tiro forte si, ma centrale, che non cambia traiettoria: non sarà gol. E invece no, imparalo per la prossima volta, Andrea. Anche qui un gesto inconsueto: mani troppo vicine una con l'altra e un insolito saltello al momento di bloccare la palla. Due gol che oscurano la meravigliosa bicicletta di Bale, che da il via su quale sia più bella tra questa e quella di Cristiano Ronaldo contro la Juventus. Il Real Madrid vince 3 a 1 e i due gol di differenza sono sulla coscienza, per nulla invidiata, di Loris Karius.

Non sono qui per deriderlo o per dire che adesso dovrà trovarsi un altro lavoro. Se cercate un articolo in cui si affondi il colpo potete già chiudere la pagina. Già è bastato tutto il cyberbullismo, spacciato per sfottò, per affossare il giocatore tedesco. Ha combinato degli errori, come possono tutti, anche se in un contesto mondiale che gli peserà a vita, come accadde a Moacyr Barbosa, durante il leggendario Maracanazo del 1950. Non occorre infierire. Ci penseranno le sue notti insonni, nonostante qualcuno dica che Karius avrà milioni di buoni motivi (calcolati in euro), per stare tranquillo. Questo lo diciamo noi che abbiamo conti corrente più esigui, e quindi pensiamo che in ogni caso, Loris Karius, casca bene. Ma umiliazioni simili rendono inutile tutto quello che possiedi, o possiedi zero o possiedi mille. Ti fanno sentire impotente, ti fanno dubitare di te, ti fanno sentire tremendamente solo.

Cercasi abbraccio per Loris Karius

Una solitudine, esasperatamente prolungata, di questo lungagnone di 1.90, biondo al pari di un qualunque modello, che magari ha fatto sbavare prima milioni di tifose. Per poi provocarci compassione, per le sue lacrime nel post partita, senza ricevere, dapprima, uno straccio di un abbraccio consolatorio, se non quello di Gareth Bale e di alcuni giocatori del Real. Magari Klopp e i giocatori del Liverpool avranno passato un'ora per consolarlo negli spogliatoio (chi lo sa!), e per questo non li condanno, ma credo che, prima, in quel preciso momento, in cui Loris Karius chiedeva onestamente scusa agli sportivissimi tifosi del Liverpool, il tedesco avesse più bisogno di una pacca sulla spalla che di una qualunque vittoria della Champions League.


Stefan De Vrij, Lazio, Inter

Le lacrime di Stefan De Vrij e l'italica cultura del sospetto

Al 76' di Lazio - Inter di ieri sera, Stefan De Vrij stende in area Mauro Icardi. Rigore sacrosanto. ed eccoci qui, nello scenario che tutti avevamo ipotizzato possibile. La partita, come tutti sanno, ha visto l'Inter rimontare, con un 2-3 al cardiopalma, grazie all'incornata di Matias Vecino (e anche all'irruenza di Senad Lulic). Una gara, per come è stata giocata, che davvero valeva l'accesso in Champions League, al punto che a metà partita mi sono detto che la meriterebbero entrambi. Ma alla fine ci va solo una, quindi complimenti all'Inter.

Un malpensante avrebbe invece detto "quindi complimenti all'Inter di Stefan De Vrij". Come tutti sanno, il classe '92, centrale della Lazio, va in scadenza di contratto, e da tempo ormai si è accordato con l'Inter. Ritrovarsi a difendere un 4° posto, quello della Lazio, che di fatto estrometterebbe lui e la sua futura squadra dalla Champions League."Ma dove vuoi arrivare, Andrea?".

Ma Stefan De Vrij avrebbe dovuto giocare?

È semplice, per me Stefan De Vrij non doveva giocare e vi spiego perchè. Ieri la gara del centrale olandese è stata ottima, a parte qualche normalissima sbavatura. Il numero 6 della Lazio ha dimostrato di essere un professionista, nonostante la pressione su di lui fosse enorme. Per me ieri il fallo di De Vrij non ha ombra alcuna, e, di conseguenza, le sue lacrime di fine partita erano vere. Erano vere perchè sa come funziona in Italia ormai. Gioca qui da diversi anni e ha già imparato come funziona bene la nostra cultura, sempre legata a qualsivoglia sospetto.

La partita non è neanche finita e sui social si è scatenato di tutto contro Stefan De Vrij. A parte gli sfottò, che trovo sempre giusti se non sfociano nell'insulto, ho visto tantissime persone parlare negativamente su questo episodio. È una cultura legata sempre al sospetto che ci trasciniamo da anni, che arriva pure per "truccano i sorteggi, palla fredda, palla calda". È spesso la causano i giornalisti che alimentano questo tipo di reazione. Se una squadra vince 5-0, devi deciderti se fa calcio champagne o se l'altra si è scansata, perchè questa teoria dovrebbe valere sempre, non solo se conviene. Se ti lamenti di un giocatore che gioca contro la sua futura squadra, devi dirlo sempre. Oppure, come sarebbe meglio, stare zitto e non fiondarti su tesi complottistiche quantomeno fantasiose.

Forse era meglio non schierare Stefan De Vrij

Ecco perchè non avrei fatto giocare Stefan De Vrij, perchè o fai la prova della vita, ma Beckenbauer non sei, o ti massacreranno anche per un solo passaggio sbagliato. Far giocare Stefan De Vrij vuol dire darlo in pasto ai cani della gogna mediatica, che in Italia colpisce chiunque, anche se poi la verità sia un'altra: siamo un Paese dove prima si condanna e dopo si giudica, ma al momento della sentenza non è rimasto poi nessuno.

Capisco bene Simone Inzaghi, se lo ha fatto giocare avrà avuto i suoi motivi: d'altronde lui vedeva Stefan De Vrij tutti i giorni, non io, però oggi vediamo quello che non avrei voluto vedere. Un rigore causato, come se ne causano mille in area, che di fatto ha dato coraggio e forza all'Inter. Vallo a spiegare a chi tifa contro per antonomasia, a chi raggranella followers fomentando odio e sospetto, a chi l'anno prossimo non giocherà la Champions League. Molti puntavano il dito contro il fatto che è stato ufficializzato troppo presto il passaggio dell'olandese all'Inter: pensate a quanto sarebbe stato sereno annunciarlo oggi, dopo l'assedio di ieri.

Non era una situazione facile, e a volte non giocando rischi di vincerle certe gare. Complimenti all'Inter per averci creduto sempre, alla Lazio per esserci stata dentro fino a 10 minuti dalla fine del campionato, e a Stefan De Vrij per aver tentato di essere più forte della gogna mediatica di questo Paese.


Roberto Mancini, Italia

Era di Roberto Mancini che avevamo bisogno?

La FIGC ieri, in data 14 maggio 2018, ha ufficializzato il suo nuovo commissario tecnico: si tratta di Roberto Mancini. Il tecnico di Jesi, ex Lazio ed Inter, ha rescisso di recente con i russi dello Zenit San Pietroburgo per potersi accordare con la Federazione Italiana, e lasciare un segno da allenatore  azzurro, visto che da calciatore non è riuscito a dare il suo contributo, per svariati motivi. Sono passati 6 mesi da quella clamorosa debacle di San Siro, forse la serata più nera della nostra storia azzurra. Abbiamo tutti gridato a gran voce rifondazione, a partire dal nome del ct. "Basta più i Ventura: servono nomi di spicco", questo dice, in sintesi, il popolo. E Roberto Mancini è un nome di spicco? Vedo tanti pareri discordanti: provo a canalizzare i pro e i contro della scelta del Mancio come CT.

Cosa va di Roberto Mancini

In un periodo in cui la maglia azzurra ha perso quello spasmodico appeal "pur di andare in Nazionale mi taglierei una gamba!", il gesto di Roberto Mancini va assolutamente in controtendenza. Passare dai 4,5 mln annui dello Zenit San Pietroburgo, ai 2 mln annui che percepirà con l'Italia, in uno dei momenti più delicati della storia azzurra, non è cosa che avrebbero fatto tutti. Arrivare ad Ancelotti, che percepisce, ancora dal Bayern, milioni a due cifre, è impossibile. Arrivare a Conte (o stuzzicare Allegri), che guadagnano 4/5 volte tanto sembra altrettanto impensabile. Inoltre Mancini si farà quasi sicuramente affiancare da Andrea Pirlo: importantissimo fare leva sui tantissimi ex calciatori carismatici che l'Italia ha.

Inoltre Roberto Mancini ha voglia di rivalsa azzurra, visto un apporto, da giocatore, non all'altezza della sua fama: 36 gare e 4 gol. Ha partecipato all'Europeo dell 1988 e ai Mondiali di Italia '90, malgrado non giocò mai in nessuna delle notti magiche. A neanche 29 anni la sua ultima presenza con l'Italia. C'è da dire, a suo favore, che in quel periodo avevamo fior fior di giocatori in attacco. La maglia numero 10 se la potevano contendere lui, Baggio, Zola e un giovanissimo Del Piero.

Talento che però non sembra abbondare oggi: si ripartirà senz'altro da Bernardeschi, Insigne e Chiesa, in quanto ad estro, sperando che Verratti faccia un definitivo salto di qualità, e che Donnarumma stia solo attraversando un momento no. Normale aggrapparsi anche a qualcuno che non ha più una carta d'identità verdissima, ma tanta esperienza da dare. Logicamente Chiellini (o Bonucci) diventerà il capitano di questa Italia, visto che i campioni del mondo Buffon, Barzagli e De Rossi non continueranno, anche se sul romanista c'è qualche dubbio sul suo ritiro. L'attacco, invece, merita un discorso a parte. L'Italia segna pochissimo: Immobile e Belotti segnano solo dentro i confini italici e, di questo passo, si rischia di bruciare Cutrone se gli si attribuiscono tante aspettative. La chiamata di questo Balotelli (26 gol in 37 gare) è una scelta logica: alla fine deciderà il campo, questo si, ma almeno Mancini ha già sconfitto i pregiudizi.

Cosa non va in Roberto Mancini

La scelta di Roberto Mancini ha lasciato comunque degli strascichi. per 6 mesi i tifosi italiani, inviperiti dalla gestione Ventura, desideravano un nome solo: Carlo Ancelotti. In alternativa Antonio Conte, l'ultimo ad aver mostrato un'Italia combattiva e mai doma. Il resto era considerato una scelta secondaria, un po' come quella che portò Giampiero Ventura CT dell'Italia.

Mancini di sicuro ha allenato squadre importanti, Inter e Manchester City su tutti. Ha inoltre esperienze estere tra Turchia e Russia, ma gli si imputa il fatto di aver vinto troppo poco, specie in campo europeo, malgrado diverse volte è stato in grado di potersi scegliere i giocatori, visto le possibilità economiche dei club allenati. Dopo lo scudetto vinto all'ultimo secondo con il City nel 2012, Roberto Mancini è un po' uscito di scena dai radar delle panchine top, ed è questo che preoccupa il tifoso medio: non si sta prendendo un allenatore nel suo momento di ascesa.

Io credo che cambia poco il nome del nuovo allenatore. O meglio, puo' di certo fare la differenza (basti vedere come giocava l'Italia di Conte e quella di Ventura, malgrado fosse praticamente la stessa), però, dopo esser sprofondati così, è solo un progetto serio, determinato e scevro da ingerenze politiche, che può permettere ad un movimento di risalire la china. Un po' come la Germania che è diventata esempio mondiale per centri federali e investimenti nel calcio giovanile, senza che i club siano d'ostacolo, bensì d'aiuto. Inutile fare processi e valutazioni, per una volta voglio solo tifare e tiferò per la mia Italia, e quindi anche per Roberto Mancini. Tifo per lui affinché lo scempio a cui assisterò in giugno, ovvero una manifestazione senza l'Italia che sa tanto di attesa di un pugno nello stomaco, non accada mai più.


Roma, Barcellona, Champions League

Scusiamoci con la Roma e con il calcio

La vittoria clamorosa della Roma per 3 a 0 contro il Barcellona è valsa un'insperata qualificazione alle semifinali di Champions League dopo 34 anni di assenza. Un'impresa storica. Solo il Deportivo, contro il Milan, e lo scorso anno lo stesso Barcellona, contro il PSG, erano state le sole a rimontare da un passivo di 3 gol dell'andata nella storia della Champions  League. Anche lì, il dominio spagnolo è stato interrotto con la tenacia italiana. Merito di una prestazione giallorossa sopra le righe. Così sopra le righe che sono riusciti a far fare figure barbine a chi racconta il calcio tutti i giorni. E proprio ogni giorno si rischia di dimenticare quanto il calcio non è proprio scienza esatta. È pur sempre una palla che rotola su un campo, insieme ad altre decine di fattori importanti.

Io stesso avevo, su un articolo per Nostradamusbet, avevo messo in dubbio non tanto l'impresa dei giallorossi, quanto la competitività di una competizione che portava ad avere dei quarti di finali, all'apparenza, già decisi dopo 90 minuti. D'altronde, come detto prima, solo due squadre nella storia avevano rimontato un passivo di 3 gol. Ma questi errori di valutazione, che capitano normalmente nel corso di una carriera in cui si parla di calcio (altrimenti punterei a fare l'oracolo), sono i migliori errori che puoi fare, in quanto sono felicissimo di essere stato sburgiardato da una grandissima Roma.

L'impresa della Roma è oro colato per il calcio italiano

La gara di ieri non è stata solo Roma contro Barcellona, ma è finita per essere la solita Italia contro Spagna. Certo, l'impresa è tutta Made by Roma, ma la soddisfazione di tutti gli italiani (giuro che ho letto pure tweet di complimenti dai laziali, bravi) è stata qualcosa che ingigantisce i contorni di questa impresa. Mentre tutta Italia esultava al triplice fischio, e vedevo tutta la felicità sciorinata in tv e sul web, mi è tornata per un attimo la malinconia, poichè non potremo vedere scene simili a giugno per i Mondiali in Russia, visto che non ci saremo. Quindi, Roma, grazie due volte.

Anzi, grazie tre volte, perchè, come scritto qui, non se ne poteva più di un dominio spagnolo nei nostri confronti. Di certo una rondine non fa primavera, tant'è che quest'anno contro le spagnole in Champions avevamo fatto male. Un solo gol, quello di Dzeko all'andata e 12 gol subiti tra Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid. Ovviamente senza vincere e racimolando solo due 0 a 0. Quindi la strada è ancora lunga, ma spesso la via da intraprendere è quella del gioco, della sfrontatezza. Della grinta si, ma anche della concentrazione pura. Quella che ha annichilito il Barcellona di ieri, incapace di rendersi pericoloso davvero. A tal proposito, ho trovato allucinante che una squadra che di deve giocare un match così importante entri in campo alle 20,20 per riscaldarsi. Lì ho capito che, forse, un certo miracolo poteva esser possibile.

Questa è la Roma di Di Francesco

Ma più che demeriti altrui, credo che sia più un merito della scuola italiana dei nostri allenatori. Oggi Eusebio Di Francesco sorriderà tra sé, vedendo quanti stanno salendo sul suo carro, quello del vincitore. Un allenatore che ha dovuto far ripartire un ambiente che non sapeva come comportarsi senza avere Francesco Totti in campo, dopo 24 anni.

Una cosa mi è sempre piaciuta di questo allenatore: il coraggio. Il coraggio di parlare, il coraggio di rispondere, il coraggio di proporre e il coraggio, di ieri, di cambiare. Valverde ha ammesso che si è sentito spiazzato dalle 2 punte e dal modulo. Il 3-5-2 che ha dato finalmente un senso a Schick, che ha dato centralità a De Rossi, che ha dato solidità in difesa. E poi, diciamocelo, proprio perchè il pallone non è una scienza esatta, ci sta che ieri pure il destino ha disegnato in favore dei giallorossi. Oltre al solito bosniaco, a deciderla sono stati i gol proprio di De Rossi e Manolas. Proprio coloro che hanno dovuto soffrire il macigno delle autoreti fatte al Camp Nou la settimana scorsa.

Mi piace pensare che il destino abbia voluto scusarsi con loro.  Proprio come tanti, io compreso, che si sentono oggi in dovere di scusarsi per aver dato per scontato un certo esito, sin dal sorteggio, dando credito ai giornali catalani che definivano, presuntuosamente, un "Bombon" il sorteggio contro i giallorossi, considerati l'anello debole di questi quarti di finale di Champions League. Oggi per Messi e compagni sarà amaro rendersi conto di essersi sbagliati. Ma per me, e per chi racconta il calcio, oggi è bellissimo poter dire "Meno male che non ci ho azzeccato!".


Fiorentina, Astori, Europa League

La spinta romantica della Fiorentina

Quante volte senti parlare di imprese in cui i protagonisti descrivono tutto con un "Non so da dove abbiamo preso la forza, ma ce l'abbiamo fatta"? Come se le loro azioni non fossero semplici mosse eseguite, bensì delle decisioni dagli esiti, vincenti, disegnati e designati da chissà dove. È un po' quello che potremmo dire di questa Fiorentina, guidata dal sottovalutato Stefano Pioli, che all'Olimpico, contro la Roma ha inanellato la 6° vittoria consecutiva.

Bernardeschi, Gonzalo Rodriguez, Borja Valero, Vecino, Kalinic: tutti ceduti. In entrata, a parte il cholito Giovanni Simeone, nessun nome di spicco, ma una carrellata di nomi sconosciuti ai più. Diciamo che c'erano tutti i connotati per una stagione di transizione, in cui non ci si aspettasse nulla di che. I tifosi questo lo avevano capito subito, contestando a più riprese i Della Valle, i quali, a mio avviso, a Firenze hanno generato più benefici che danni.

La svolta nella stagione della Fiorentina

I primi sei mesi della Fiorentina sono stati di parola: un'altalena infinita, risultati mai costanti e una classifica mai soddisfacente. La Fiorentina è rimasta costantemente al centro, senza però rischiare di essere nè troppo vicina alla zona retrocessione nè alla zona europea. Poi successe quello che tutto il mondo sa: la scomparsa improvvisa del capitano viola Davide Astori, il 4 marzo, alla vigilia di Udinese - Fiorentina. Il mondo del calcio, sconvolto, si ferma. La Fiorentina e la sua giovane rosa subiscono un colpo durissimo. Ad andare via è uno dei pochi veterani: questa Fiorentina è ancora più "orfana".

Questa tragedia scuote i gigliati: in questi casi o affondi o vai forte come un missile. È il secondo scenario quello che succede da un mesetto a questa parte: la squadra di Pioli le ha vinto tutte. In casa o in trasferta poco conta, le ha comunque vinte tutte. Ha battuto Benevento, Torino, Crotone, Udinese e Roma. Ha battuto tutte squadre, ad eccezione del Torino, che avevano un obiettivo da rincorrere, quindi team assetati di vittorie. Ma la sete dei viola è ben più profonda e difficilmente si sazierà, perchè la Fiorentina non deve solo guadagnarsi un posto in classifica, ma deve render omaggio nel modo migliore al suo capitano: vincendo.

L'Europa non è più fantasia per la Fiorentina

Adesso la FIorentina è 7°, due punti dietro il Milan e due punti avanti la Sampdoria. Se la Juventus vincesse la Coppa Italia o se, a prescindere, il Milan arrivasse almeno 6°, scatterebbe un posto extra per l'Europa League, appunto il 7° posto del campionato. Quindi i viola, improvvisamente, si sono trovati catapultati a lottare per un obiettivo. Una squadra, contestata da subito, a cui nessuno nessuno avrebbe dato credito.

Una rosa che, tolti Chiesa e Simeone, contava in pochissimi uomini d'esperienza, come Astori e Badelj, annoverava tanti giocatori in cerca di rivincite dopo esperienze poco graficanti in Italia, come Biraghi, Laurini, Saponara, Benassi, Sportiello, Thereau, e che scopriva gente sconosciuta al pubblico italiano come Pezzella, Vitor Hugo, Bruno Gaspar, Veretout (che giocatore!), Gil Dias, Eysseric.

Quello che voglio dire è che la Fiorentina non era una squadra di brocchi prima, nè che ora sia un covo di fenomeni. Semplicemente stanno dando tutto per trasformare la rabbia di una tragedia nel candido stupore che si ha quando si vede sbocciare il primo fiore di primavera.


Italia, Juventus, Roma

Quand'è che l'Italia supererà la Spagna?

Questo continuo inchinarsi alla Spagna, da parte dell'Italia, inizia davvero a scoraggiare. Esatto, scoraggiare, in quanto la stanchezza è una fase precedente già vissuta. Siamo stanchi, di vedere punteggi rotondi, già dai tempi della finale agli Europei del 2012. Come siamo stanchi di vedere giocatori di assoluto valore fra gli iberici e che rischiano quasi di non trovare spazio, quando da noi sarebbero titolari fissi, maglia numero 10 e fascia da capitano ad honorem.

Basti vedere l'importanza di Callejon nel Napoli, 2° squadra d'Italia, assoluto elemento marginale nel Real Madrid e nella Nazionale iberica. Oppure vedere come Suso sposti gli equilibri nel Milan, e che, al contempo, ha una sola presenza nella Nazionale spagnola. Se poi sconfiniamo negli stranieri, basti pensare come il Real Madrid abbia fatto a meno di Higuain, il quale non ha accettato il ruolo di Benzema, ovvero attaccante che deve fare spazio alla mostruosità di Cristiano Ronaldo.

Ma perchè la Spagna è così superiore rispetto all'Italia?

Non voglio sprecare questo articolo per ripetere le stesse cose: se vi aspettate che io scriva "il calcio italiano fa schifo" oppure "loro sono più forti, nulla da fare", potete già chiudere la pagina. Non perchè non sia vero, semplicemente perchè è ora di riflettere sopra le cose e studiarne radice e cause. Ieri su Twitter scrivevo:

"Vallejo, Carvajal, Asensio, Vazquez, Ceballos, Marco Llorente, Borja Majoral, Isco.

De Sciglio, Rugani Bernardeschi.

Questi gli under26 spagnoli del Real e quelli italiani della Juve. Il crac Mondiale può esser spiegato anche così, in quanto i nostri vivai hanno solo da imparare"

E mi sono limitato a non andare a spulciare quelli del Barcellona o addirittura quelli dell?Atletico Madrid, che già hanno un paio di finali di Champions League giocate a carico e solo qualche presenza nella Spagna. Da loro abbonda il talento perchè la concezione di calcio è diversa. È questo il motivo delle continue sberle rifilateci, del 7 a 1 per Real Madrid/Barcellona contro Juventus/Roma. Lì il giovane calciatore è visto subito in modo funzionale, se di talento, per la prima squadra. Basti pensare come sono stati lanciati giocatori come Busquets, Saul Niguez o Marco Asensio, in Champions League. Da noi non sarebbe entrati perchè fino a 23-24 anni sarebbero a giocare in prestito nell'Atalanta di turno. Atalanta, fra l'altro, è l'unica squadra in Italia a inserire gradualmente e in modo costante i giocatori della Primavera. Pensate che l'exploit dei nerazzurri di Gasperini sia casuale? Nient'affatto.

Quanto sono importanti i giovani del vivaio in Italia?

Se invece andiamo nelle squadre di vertice, abbiamo la Juventus che è riuscita a lanciare davvero solo Marchisio, il quale ha detto in un'intervista di dover ringraziare Calciopoli per aver ottenuto l'opportunità di emergere. Il Napoli ha scoperto Insigne grazie al Pescara di Zeman, la Roma si coccola Florenzi ma nel frattempo ha perso per strada Romagnoli, Bertolacci e Politano. L'Inter, nonostante i successi giovanili, continua a non riuscire a lanciare in prima squadra alcun giocatore (vedasi maldestra gestione di Pinamonti, malgrado dietro a Icardi non ci sia nessuna prima punta). Lazio, Atalanta (come detto) e Sampdoria danno più spazio ai giovani, e non è un caso che spesso sono state tra le squadre più in forma. Nota a parte il Milan che, guarda caso, da quando sta dando spazio ai più giovani, molti derivanti dal proprio vivaio, sta vivendo un periodo positivo.

Il punto non è solo "dare palla ai giovani e sperare", ma riuscire a concepire il calcio in altro modo, con l'ottica che il ricambio generazionale sia un atto dovuto per evolversi e rendere pronti i calciatori. È un caso certamente, ma guardate quant'è beffardo il destino a designare come principali responsabili dei gol subiti da Juve e Roma siano stati Barzagli, Chiellini, Buffon e De Rossi. Sia chiaro, grandi campioni, ma serve che le squadre, e l'intera nazione, guardino avanti.

La sconfitta con la Svezia? Una lezione mai imparata dall'Italia

Non stupiamoci se poi in Nazionale Immobile e Belotti si emozionano prima di tirare, se Pellegrini o Gagliardini girino a vuoto, se Rugani o De Sciglio pecchino di furbizia. Servono, come spiegato in un articolo, le seconde squadre in Italia, incentivare l'ingresso in prima squadra dei giocatori della primavera e, più in generale riformare il calcio: sono passati 144 giorni dall'eliminazione dal Mondiale e siamo senza Presidente di FIGC, di Lega di Serie A e senza ct. Non c'è neanche il tempo necessario per eseguire le riforme per la prossima stagione.

Forse è vero quando quella canzone dice "In Italia devi imparare a perdere tempo", ma, aggiungo io, finché alle disastrose sconfitte contro la Spagna ci si limiterà a dire che sono troppo superiori, non cambierà mai niente. La superiorità si costruisce. Una sconfitta è l'opportunità più grande per tornare ad una vittoria. Non è filosofia spicciola, ma ce lo stanno facendo capire in tutti i modi, quando Carvajal e Denis Suarez realizzano strabilianti assist, e che per ripartire bisogna lavorare, a tratti quasi in modo ossessivo, sui vivai.

Si deve tornare lì a giocare, senza riempire la testa ai ragazzi con losche procure o su discorsi strambi legati alla struttura fisica, troppo spesso prevalente sull'aspetto tecnico. I nostri giovani non hanno idea di come giocare, non perchè siano scarsi, ma semplicemente perchè non gliel'hanno insegnato.


Real Madrid, Champion League

Tutte le squadre che hanno eliminato il Real Madrid dalla Champions League

Juventus - Real Madrid rappresenta una sfida che sconfina nel campo del fascino senza limiti. Questa nuova sfida di Champions League sarà solo una delle mille battaglie tra le merengues e i bianconeri, con l'ultimo capitolo amaro per la Juventus, con la finale di Cardiff, che permette ai blancos di avvicinarsi a questo quarto di finale con i favori dei pronostici. È una gara a cui si contrappongono la classe dei madrileni e la pragmatismo dei torinesi: entrambe le squadre rispecchiano le qualità dei propri mister. Il concreto Allegri con il fantasioso Zidane. Ovviamente anche a quest'ultimo va riconosciuto come abbia di fatto portato tanti trofei a Madrid. Ragion per cui questa gara ha gli occhi del mondo puntati addosso.

La Juve insegue la sua 3° Champions League, sperando di speccare il tabù che aleggia da oltre 20 anni. Il Real Madrid ha nella Champions League il suo habitat principale, avendo vinto 3 delle ultime 4 edizioni. Fermare la corazzata di Cristiano Ronaldo è roba davvero difficile: dal 2010 i blancos raggiungono almeno la semifinale. Inoltre nessuno più delle merengues ha vinto tante volte questo trofeo (12).

Per provare a sconfiggere la cabala ho elencato qui sotto le esperienze del Real Madrid in Champions, precisando chi, quando non ha vinto il trofeo, li ha fermati e a che turno. Ci sono tantissime sorprese, oltre al fatto che in 62 edizioni il Real Madrid ha saltato l'appuntamento più carismatico del calcio solo 15 volte. Tutto questo amplifica i caratteri dell'impresa di chi, i blancos, li ha buttati fuori.

La storia del Real Madrid in Coppa Campioni

  • 55-56: Campione
  • 56-57: Campione
  • 57-58: Campione
  • 58-59: Campione
  • 59-60: Campione
  • 60-61: Barcellona (ottavi di finale)
  • 61-62: Benfica (finale)
  • 62-63: Anderlecht (primo turno)
  • 63-64: Inter (finale)
  • 64-65: Benfica (quarti di finale)
  • 65-66: Campione
  • 66-67: Inter (quarti di finale)
  • 67-68: Manchester United (semifinale)
  • 68-69: Rapid Vienna (ottavi di finale)
  • 69-70: Standard Liegi (ottavi di finale)
  • 70-71: nessuna partecipazione in Coppa dei Campioni
  • 71-72: nessuna partecipazione in Coppa dei Campioni
  • 72-73: Ajax (semifinale)
  • 73-74: nessuna partecipazione in Coppa dei Campioni
  • 74-75: nessuna partecipazione in Coppa dei Campioni
  • 75-76: Bayern Monaco (semifinale)
  • 76-77: Club Brugge (ottavi di finale)
  • 77-78: nessuna partecipazione in Coppa dei Campioni
  • 78-79: Grassopphers (ottavi di finale)
  • 79-80: Amburgo (semifinale)
  • 80-81: Liverpool (finale)
  • 81-82: nessuna partecipazione in Coppa dei Campioni
  • 82-83: nessuna partecipazione in Coppa dei Campioni
  • 83-84: nessuna partecipazione in Coppa dei Campioni
  • 84-85: nessuna partecipazione in Coppa dei Campioni
  • 85-86: nessuna partecipazione in Coppa dei Campioni
  • 86-87: Bayern Monaco (semifinale)
  • 87-88: PSV Eindhoven (semifinale)
  • 88-89: Milan (semifinale)
  • 89-90: Milan (ottavi di finale)
  • 90-91: Spartak Mosca (quarti di finale)

La storia del Real Madrid in Champions League

  • 91-92: nessuna partecipazione in Champions League
  • 92-93: nessuna partecipazione in Champions League
  • 93-94: nessuna partecipazione in Champions League
  • 94-95: nessuna partecipazione in Champions League
  • 95-96: Juventus (quarti di finale)
  • 96-97: nessuna partecipazione in Champions League
  • 97-98: Campione
  • 98-99: Dinamo Kiev (quarti di finale)
  • 99-00: Campione
  • 00-01: Bayern Monaco (semifinale)
  • 01-02: Campione
  • 02-03: Juventus (semifinale)
  • 03-04: Monaco (quarti di finale)
  • 04-05: Juventus (ottavi di finale)
  • 05-06: Arsenal (ottavi di finale)
  • 06-07: Bayern Monaco (ottavi di finale)
  • 07-08: Roma (ottavi di finale)
  • 08-09: Liverpool (ottavi di finale)
  • 09-10: Lione (ottavi di finale)
  • 10-11: Barcellona (semifinale)
  • 11-12: Bayern Monaco (semifinale)
  • 12-13: Borussia Dortmund (semifinale)
  • 13-14: Campione
  • 14-15 Juventus (semifinale)
  • 15-16: Campione
  • 16-17: Campione

Le bestie nere (a sorpresa) del Real Madrid

È il Bayern Monaco la vera bestia nera delle merengues, con ben 5 eliminazioni causate. Tuttavia, più in generale, sono le squadre italiane ad aver più volte estromesso il Real Madrid dalla Champions League: ben 9 volte (Juventus 4, Milan 2, Inter 2, Roma 1). Il Barcellona, inoltre, è l'unica squadra spagnola ad aver eliminato il Real dalla competizione. Non mancano le sorprese: a quanto pare le squadre belghe sono indigeste al Real Madrid, il quale, in passato è stato eliminato pure da squadre austriache, svizzere, russe e ucraine. Altri tempi, altro calcio, in cui non serviva aggrapparsi alla cabala per eliminare i più forti della storia della Champions League.


Tutti gli eroi italiani contro l'Inghilterra





Stasera la nuova (si fa per dire) Nazionale di Di Biagio sarà di scena contro l'Inghilterra in quello che è definito all'unanimità il tempio del calcio: lo stadio Wembley di Londra. La nazionale azzurra non ci arriva nelle migliori condizioni: confusione, scarsa autostima e poca resa sul campo. Tutti valori e parametri che si riflettono in federazione, dato che non si intravede alcuna chiarezza. Sono passati quattro mesi e oltre dal tracollo con la Svezia eppure non sembra esserci traccia di rifondazione. Ma ci saranno altri momenti per discutere di questo.

Inghilterra - Italia, sfida d'altri tempi

Qui si parla di Inghilterra - Italia, o Italia - Inghilterra che si voglia, sfida storica tra due Paesi che hanno probabilmente dato storicamente i più importanti apporti a questo sport. Gli inglesi non mi sembrano più gli eterni incompiuti, complici i recenti successi giovanili in campo europeo e mondiale, dato che porrà molto probabilmente l'Inghilterra nelle posizioni di vertice tra qualche tempo. Quindi occhio a sottovalutarli, anche perchè ora come ora faremmo bene e a non sottovalutare neanche Malta (con tutto il rispetto per la nazionale isolana).

Inoltre questa sfida ha da sempre dato luce a dei campioni italiani che sono riusciti ad imporsi, che fossi in Italia, in terra d'Albione, o in campo neutro, riuscendo a stabilire una storica supremazia italiana nei confronti degli inglesi. Visto che non riusciamo ad essere tanto certi con il presente, provo a stilare una lista di chi ha fatto più che bene con la maglia azzurra quando ha affrontato l'Inghilterra.

Fabio Capello

Il tecnico di Pieris fu un giocatore importante per l'Italia: da più parti viene ricordato per il suo gol il 14 novembre 1973 a Wembley, che coincise con la prima vittoria azzurra in Inghilterra. Fu così che Capello zittì quell'Inghilterra che nei giorni precedente aveva definito gli azzurri "una nazionale di camerieri". Eccovi servita la sconfitta.





Marco Tardelli

Tutti si ricordano del Marco nazionale quando si parla di Germania, ma in pochi sanno che il centrocampista della Juventus fu decisivo contro la Nazionale dei Tre Leoni nella fase finale degli Europei del 1980, in cui l'Italia conquistò il 4° posto.





Salvatore Schillaci

Sono i Mondiali del 1990 e si gioca al San Nicola di Bari la finale per il 3° posto tra le deluse Italia e Inghilterra. Vinceranno gli azzurri 2-1, le reti di Baggio, Platt e Schillaci. Metto in evidenza Totò anzichè Roberto Baggio, in quanto con questo gol Salvatore Schillaci si laureò capocannoniere della manifestazione.





Gianfranco Zola

Un'altra vittoria a Wembley: stavolta è l'inglese d'adozione Gianfranco Zola che, nel febbraio 1997, regala i tre punti fondamentali per la rincorsa ad un posto a Francia '98. Questo gran gol e una grande difesa sigillano la vittoria degli azzurri.





Gennaro Gattuso

In 73 gare con la maglia azzurra il campione del mondo originario di Corigliano Calabro ha realizzato una sola rete. Proprio contro l'Inghilterra, nel 2000, durante un'amichevole al Delle Alpi di Torino. Il gol di Gattuso è tecnicamente spettacolare: non te lo aspetteresti da uno come Ringhio.





Vincenzo Montella

Esattamente 16 anni fa a Leeds si disputò la stessa amichevole: Inghilterra - Italia. Gli inglesi passano in vantaggio, ma a ribaltarla ci pensa l'aeroplanino Vincenzo Montella che, coadiuvato con l'esordiente Massimo Maccarrone, reduce dall'Under 21, consegnano a Trapattoni una prestigiosa vittoria.





Giampaolo Pazzini

Non si tratta di Nazionale Maggiore, ma l'incontro tra Italia e Inghilterra Under 21 del 24 marzo 2007 ha una valenza storica doppia: con questo match si inaugurò il nuovo stadio Wembley e il nostro Giampaolo a fine gara presentò il conto con una tripletta da urlo.





 Andrea Pirlo

Le due Nazionali sia ffrontano ai quarti di finale degli Europei del 2012. Finisce 0 a 0, e ai rigori sarà Andrea Pirlo a regalare una magia dal dischetto: uno dei cucchiai più morbidi mai visti.





Mario Balotelli

È l'ultimo lampo di Mario Balotelli in maglia azzurra: con la sua incornata regala i tre punti all'Italia e una spavalderia tale da pensare di poter arrivare in fondo ai Mondiali brasiliani del 2014. Purtroppo non andrà come sperato. Inoltre questo gol è l'ultimo realizzato dall'Italia ad un Mondiale, e sarà così fino ad almeno giugno 2022, qualora ci qualificassimo per i mondiali qatarioti.






Baghdad, Iraq, Stadio

Un mega stadio sorgerà in Iraq per una scommessa persa

Spesso associare il calcio ad un territorio martoriato come l'Iraq risulta cosa molto difficile. Tuttora la FIFA non permette di giocare la totalità degli incontri casalinghi sul suolo iraqeno. C'è da dire che negli ultimi anni la decadenza della dittatura ha favorito l'espansione calcistica dell'Iraq in ambito calcistico. Ma è l'amichevole contro l'Arabia Saudita dello scorso 28 febbraio a dare una clamorosa svolta al calcio iraqeno.

Iraq e Arabia Saudita, dai rapporti tesi alla riappacificazione

Prima di parlare di questa amichevole bisogna fare una premessa storica, affinché si possa dipingere il giusto contesto. Solo ultimamente Iraq e Arabia Saudita sono ritornate ad avere buoni rapporti. I due Paesi sono rimasti divisi dal 1990, quando l'esercito iraqeno invase il Kuwait. Da allora le due Nazionali di questi due Paesi non si sono mai, logicamente, scontrate. I rapporti solo ultimamente si sono distesi, tant'è che l'Arabia Saudita è stata la prima a giocare un'amichevole sul suolo iraqeno, sin dai tempi della guerra del Golfo. Come ben capite, in un posto che ha conosciuto guerra e morte, anche il calcio pulsa di vita.

Leggi pure "L'Henningsvaer Stadion, lo stadio più bello del mondo"

Tornando alla partita, i più quotati sauditi (i quali parteciperanno a Russia 2018) hanno perso in amichevole al tutto esaurito (e ci mancherebbe) "Bassora Sports City Stadium" per 1-4, davanti a oltre 60mila spettatori. Un autogol di Al Yami, un gol di Emad Mohsin e una doppietta della stella 17enne Mohanad Ali Kadhim (detto "il Torres d'Iraq", seguito da diversi club europei), hanno sancito la clamorosa vittoria dell'Iraq. Ma è a fine partita che arriva la vittoria più bella, la notizia che ha dell'incredibile, e ad annunciarla è il Primo Ministro iracheno Hayder Al-Abadi:

“Ho ricevuto una telefonata dal Re dell’Arabia Saudita, Salman bin Abdul Aziz. Si è voluto complimentare per la vittoria della Nazionale irachena ed ha espresso la sua volontà e il suo impegno ad espandere le relazioni positive tra Iraq e Arabia Saudita in diversi ambiti di interesse comune per i due Paesi, tra cui quelli economici, commerciali, comunitari e culturali. Ha anche offerto il contributo dell’Arabia Saudita per costruire uno stadio principale in Iraq capace di ospitare 135mila spettatori

Uno stadio per la scommessa persa del Re dell'Arabia Saudita

Come riporta il Sun, il re dell'Arabia Saudita, Salman bin Abdul Aziz aveva scommesso prima del match col primo ministro iraqeno: "se perdiamo vi costruiamo uno degli stadi più grandi al mondo". Tant'è che non si parla solo di 100mila spettatori come annunciato dapprima, ma, come ha ammesso lo stesso reale saudita, ma di una capienza di 135mila spettatori. Il nuovo stadio iraqeno, nato per una semplice scommessa, sarà, in termini di grandezza, secondo solo a quello di Pyongyang: il "Rungrado May Day Stadium" puo' ospitare 150mila spettatori.

Ma i buoni rapporti tra Iraq ed Arabia Saudita non si sono manifestati solo con questa bizzarra scommessa: l'Arabia Saudita si è offerta di ospitare le prossime gare interne dell'Iraq, in attesa che la FIFA annulli il divieto, in vigore dal 1986, di far giocare le partite casalinghe su territorio iraqeno. Fra l'altro lo stadio dove giocarle ce l'avranno, e che stadio...


Davide Astori, Fiorentina, Morte

I 10 motivi per cui si deve voler bene a Davide Astori

La morte non lascia granchè spazio ad azioni concrete, ma porta una scia infinita di parole. La morte di Davide Astori amplifica tutto questo, vuoi per il personaggio, vuoi per l'uomo, vuoi per il suo arrivo gelido e improvviso. Davide Astori è stato rinvenuto nella sua camera d'albergo ad Udine, la mattina stessa del giorno in cui la Fiorentina, la sua Fiorentina, avrebbe dovuto giocare contro l'Udinese.

E' difficilissimo non trasbordare nella retorica: ieri sera ho acceso la tv per sentire qualcosa in merito, ma dopo 5 minuti mi sono fiondato di corsa in uno di quei noiosissimi parterre politici in cui si commentano delle votazioni appena finite. Non perchè queste fossero interessanti, ma perchè quello che è successo a Davide Astori è qualcosa che spiega tutto e niente. Non c'è nulla da dire in più nonostante qualcuno da lassù non ci spiegherà mai perchè sia successo. Ci resta un tremendo silenzio e un vuoto, come se avessimo perso un amico.

Chi era Davide Astori

Alcuni amici mi hanno chiesto che tipo di persona e giocatore fosse Davide Astori. L'ho descritto come una persona brillante, generosa e buona.

Davide Astori, Italia
Davide Astori, Italia

Le stesse cose che si dicono delle persone appena decedute: la morte addolcisce tutto. Ma non è il caso di Davide: lui era davvero un capitano. Ed è per questo che trovo doveroso provare a spiegare perchè il capitano della Fiorentina merita di essere così incensato.

  1. La personalità di Astori, detto da chi lo conosceva, era realmente speciale. Generoso, scherzoso, preciso. Un bergamasco montanaro che, dopo aver calcato San Siro con la Primavera rossonera, assurgendo Nesta come idolo (da qui il suo numero 13), e che poi trova la sua dimensione a Cagliari. Saranno 6 anni magici dove conquista la maglia dell'Italia e in cui si identifica perfettamente con l'isola
  2. Mai una polemica, mai una parola fuori posto. Neanche le frasi sibilline tipiche dei calciatori che al contempo sono pure star dei social. Parlava solo se doveva farsi sentire. Sempre e solo concentrato sulla sua professione.
  3. Nel 2012 rifiutò una ricca proposta dallo Spartak Mosca, perchè voleva fortissimamente restare in Italia e, nella fattispecie a Cagliari. Andrà via nel 2015, solo per la retrocessione dei sardi. Davide oggettivamente non poteva andare in B.
  4. La Fiorentina quest'estate ha venduto quasi tutti i suoi pezzi pregiati, svecchiato di molto la rosa. Alla domanda "Davide, tu che vuoi fare?", lui ha metaforicamente risposto "Che dobbiamo fare? Giochiamo, no?!". Tutti via, ma Astori rimane.
  5. Davide Astori era un giocatore della Nazionale dal 2011. 14 presenze e un gol, fatto nella finale per il 3° posto, poi conquistato, contro l'Uruguay nella Confederations Cup del 2013. Non era una delle prime linee, ma uno di quelli sempre disponibili, uno che aveva tatuato in fronte "se serve io ci sono, pure con una gamba sola". Grazie.
  6. Davide Astori era un'ottimo difensore, non uno dei migliori 5 del nostro campionato, non uno dai piedi raffinatissimi insomma. Eppure è arrivato a giocare in Nazionale e in Champions League perchè ha sopperito ad alcuni limiti tecnici con umiltà e dedizione. Potevamo esserci noi, che i piedi buoni non li abbiamo mai avuti, ma il suo impegno ce lo sogniamo.
  7. Le lettere di Saponara, Buffon e Tomovic sono strappalacrime, di gente che non scrive tanto per. O una persona ti entra dentro con la sua anima o sennò quelle parole lì non le scrivi. Anche fuori dall'Italia infinità di messaggi di cordoglio.
  8. Davide Astori era sostenitore di Save the Children.
  9. In un clima sempre più infervorato dall'odio tra chi tifa X e chi tifa Y, questo avvenimento ha messo per una volta tutti sullo stesso piano. Tutti sono tornati sul pianeta Terra, in cui è passato il messaggio che stiamo parlando sempre e solo di sport quando a qualcuno, di fede diversa, urliamo "Muori". E' un peccato che sia servita la dipartita del capitano viola per poterci seriamente pensare a tutto questo. Il calcio è un gioco, la vita no.
  10. Davide lascia la moglie Francesca e la figlioletta Vittoria. Non dimenticarle sarebbe il modo migliore per continuare a ricordare Davide Astori.

Ieri, senza aver fatto mente locale, mi è balzata in testa una canzone che i Nomadi dedicarono a Marco Pantani, e non riesco più a togliermela dalla mente.

"A braccia alzate verso il cielo 
nella notte te ne andrai 
e a pugni chiusi sulla vita 
la tua vita graffierai".

Ciao Davide, sarà che lassù erano troppo sbilanciati e serviva qualcuno dietro a coprire. Tanto il "se serve io ci sono, pure con una gamba sola" ce l'avrai ancora scolpito sulla tua fronte.