Inter

Inter: le ultime novità più interessanti a seguito della fine del campionato

Il 20 maggio 2018 l'Inter ha vinto la partita contro la Lazio, allo Stadio Olimpio, per 3 a 2, ed ha chiuso il campionato al quarto posto in classifica. Ma quali sono le ultime novità della squadra? Scopriamole in questo breve riassunto.

Cosa faranno i giocatori? In una squadra di calcio ci sono sempre dei giocatori che se ne vanno o che entrano nella squadra, periodicamente, e girano sempre delle indiscrezioni.

Tra le nuove news riguardanti la squadra dell'Inter, c'è n'è una che smentisce l'entrata del portiere ucraino Zorya Andriy Lunin. E' stato proprio il giovane giocatore a contraddire quelle voci, secondo lei quali avrebbe anche rifiutato un contratto con la Juventus per l'Inter.

Uno dei giocatori, invece, che uscirà dalla squadra neroazzurra è il difensore brasiliano Dalbert Henrique, anche se potrebbe volerci ancora del tempo. Un altro giocatore che potrebbe uscire è il centrocampista e difensore portoghese Joao Cancelo.

Nella sede mercato, l'Inter sta valutando due possibilità, e una di queste è di scegliere Nico Elvedi, difensore centrale svizzero del Borussia Monchengladbach, che è stato convocato per il campionato Europeo in Francia, nel 2016. L'altra opzione riguarda un altro difensore, il tedesco Benjamin Henrichs del Bayer Leverkusen. Entrambi i giocatori sono quotati sui dodici o quindici milioni.

In dubbio è anche la permanenza dell'argentino Mauro Icardi, attaccante della squadra. A quanto ha dichiarato l'allenatore dell'Inter, Luciano Spalletti, Icardi sembra voler rimanere con l'Inter, ma i passaggi da una società all'altra possono verificarsi da un giorno all'altro.

L'allenatore dell'Inter sembra volere in squadra il centrocampista Federico Chiesa, che attualmente gioca con la Fiorentina, ma è sempre una scelta ancora in bilico.

Per maggiori informazioni qui trovate il link al sito web ufficiale, dove potete trovare le ultime novità di calciomercato, la rosa aggiornata e tutte gli approfondimenti su mercato e settore giovanile.

Novità sugli Under 17. Le ultime novità non riguardano solo i giocatori adulti dell'Inter, ma anche gli Under 17. Per la squadra di questi ultimi, la stagione si è chiusa posizionandosi al secondo posto, dopo l'Atlanta. Nell'ultima partita, i giovani neroazzurri hanno affrontato la squadra giovanile della Juvenuts, perdendo 2 a 4. Gli Under 15, invece, hanno pareggiato nell'ultima partita con il Genoa, 2 a 2.

Forse, ad essersi divertiti di più sono stati i duecento bambini delle Scuole Calcio Inter, che il 27 maggio 2018 hanno concluso la stagione con una festa al Centro Sportivo Suning, al quale erano presenti non solo gli allenatori della sezione giovanile della squadra, ma anche il centrocampista Borja Valero.

“Giocare aiuta a guarire meglio”. Una parte dell'articolo non poteva non essere dedicata a un'iniziativa che fa parte del progetto Inter Campus Italia, ovvero “Giocare aiuta a guarire meglio”, dedicato al recupero psicofisico dei bambini e durata una settimana dell'aprile 2018, in collaborazione con l'Ospedale di Monza ed il Comitato Maria Letizia Verga.

I bambini che fanno parte del progetto sono stati ospiti, con i loro genitori, una giornata al Centro Sportivo Suning, dove hanno potuto conoscere ex calciatore argentino Javier Zanetti, che è stato difensore e centrocampista della squadra neroazzurra, assistendo anche a un allenamento della squadra, ricevendo delle camicie in regalo e abbracciando Lele Adani (ex calciatore che ha giocato con l'Inter dal 2002 al 2004), alla fine.


Nigeria

Russia 2018, la Nazionale della Nigeria in dieci punti

La Nigeria non è più quella dei tempi d'oro, che conquisto l'oro di Atlanta, grazie ai vari Kanu, Babngida e così via. Però la nazionale africana rappresenta spesso un'ostacolo duro da affrontare per via della sua fisicità Lo sanno bene le altre squadre del girone D con cui la Nigeria giocherà, ovvero Argentina, Croazia ed Islanda.

Convocati e quotazioni della Nazionale della Nigeria

Allenatore: Gernot Rohr

Convocati:

  • Portieri: Ikechukwu Ezenwa (Enyimba FC); Francis Uzoho (Deportivo La Coruna); Daniel Akpeyi (Chippa United).
  • Difensori: Abdullahi Shehu (Bursaspor FC); Tyronne Ebuehi (Ado Den Haag); Elderson Echiejile (Cercle Brugge KSV); Brian Idowu (Amkar Perm); Chidozie Awaziem (Nantes FC); William Ekong (Bursaspor FC); Leon Balogun (FSV Mainz 05); Kenneth Omeruo (Kasimpasa FC).
  • Centrocampisti: Mikel John Obi (Tianjin Teda); Ogenyi Onazi (Trabzonspor FC); Wilfred Ndidi (Leicester City); Oghenekaro Etebo (UD Las Palmas); John Ogu (Hapoel Be’er Sheva); Joel Obi (Torino FC).
  • Attaccanti: Ahmed Musa (CSKA Moscow); Kelechi Iheanacho (Leicester City); Victor Moses (Chelsea FC); Odion Ighalo (Changchun Yatai); Alex Iwobi (Arsenal FC); Nwankwo Simeon (Crotone FC)

Capitano: Obi (83 presenze)

Calciatore più giovane: Uzoho (19 anni)

Calciatore più anziano:  Akpeyi (31 anni)

Calciatore più quotato: Ndidi (25 mln di euro)

Valore complessivo rosa: 134.75 mln di euro

Ranking FIFA: 41° posizione

Storico ed obiettivo

Partecipazioni ai Mondiali della Croazia: 5 (1994, 1998, 2002, 2010, 2014)

Miglior piazzamento: ottavi di finale (1994, 1998, 2014)

Obiettivo: non penso di dire un'eresia se considero il girone D come il girone di ferro di questo Mondiale di Russia 2018. Lo sanno bene le Super Aquile nigeriane, a cui si chiede di provarci quantomeno ad eguagliare il risultato migliore ottenuto sinora ad un mondiale, ovvero gli ottavi di finale.

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Nainggolan Radja, Belgio

I migliori calciatori esclusi da Russia 2018

Si avvicina la rassegna di Russia 2018: mancano solo una decina di giorni e anche questo campionato del mondo avrà inizio. Per alcuni è spasmodica attesa, per altri sarà una sofferenza perchè, il Mondiale, lo guarderanno da casa. Così come tutti noi italiani, ci sono diversi (grandi) calciatori che non sono riusciti ad avere un posto tra i 23 della propria Nazionale. Per questi calciatori si avvicina, quindi, un Mondiale da divano.

Non considero i giocatori le cui Nazionali non parteciperanno ai mondiali. Per intenderci, non elencherò, fra i vari nomi, gente come Bale, Aubameyang, Dzeko, Verratti, Alaba, Robben, Van Dijk, Oblak, Alexis Sanchez e così via, semplicemente perchè le loro Nazionali non saranno in Russia. Ma c'è tutto un nugolo di calciatori che fino all'ultimo hanno sperato di far parte della rosa del proprio Paese che, a dispetto loro, parteciperà ai mondiali. Ecco l'elenco dei migliori.

Gli esclusi di Argentina, Belgio Brasile e Francia

  • Javier Pastore (Paris Saint Germain), Argentina
  • Mauro Icardi (Inter), Argentina
  • Radja Nainggolan (Roma), Belgio
  • Alex Sandro (Juventus), Brasile
  • Allan (Napoli), Brasile
  • David Luiz (Chelsea), Brasile
  • Adrien Rabiot (Paris Saint Germain), Francia
  • Alexandre Lacazette  (Arsenal), Francia
  • Anthony Martial (Manchester United), Francia
  • Aymeric Laporte (Manchester City), Francia
  • Benoit Costil (Bordeaux), Francia
  • Dimitri Payet (Marsiglia), Francia
  • Geoffrey Kondogbia (Valencia), Francia
  • Karim Benzema (Real Madrid), Francia
  • Kingsley Coman (Bayern Monaco), Francia
  • Layvin Kurzawa (Paris Saint Germain), Francia

Gli esclusi di Germania, Inghilterra, Portogallo, Spagna e...

  • Bernd Leno (Bayer Leverkusen), Germania
  • Emre Can (Liverpool), Germania
  • Jonathan Tah (Bayer Leverkusen), Germania
  • Leroy Sané (Manchester City), Germania
  • Mario Gotze (Borussia Dortmund), Germania
  • Jack Wilshere (Arsenal), Inghilterra
  • Joe Hart (Manchester City), Inghilterra
  • Joao Cancelo (Inter), Portogallo
  • Renato Sanches (Swansea), Portogallo
  • Ruben Neves (Wolverhampton), Portogallo
  • Alvaro Morata (Chelsea), Spagna
  • Cesc Fabregas (Chelsea), Spagna
  • Hector Bellerin (Arsenal), Spagna
  • Javi Martinez (Bayern Monaco) Spagna
  • Josè Callejon (Napoli), Spagna
  • Marc Bartra (Betis Siviglia), Spagna
  • Marcos Alonso (Chelsea), Spagna
  • Sergio Rico (Siviglia), Spagna
  • Suso (Milan), Spagna
  • Zlatan Ibrahimovic (LA Galaxy), Svezia

Salta subito all'occhio l'elenco, piuttosto lungo, di giocatori di Spagna, Germania e Francia, autentiche favorite, insieme alle sudamericane Brasile ed Argentina. Ci sono gli italiani Icardi, Callejon e Joao Cancelo alle prese con prestazioni positive, mentre non andrà neanche il futuro juventino Emre Can (più per noie fisiche che per altro).

Di certo sono le esclusioni di Nainggolan e Sanè a stupire, visto che Belgio e Germania hanno convocato, al loro posto, giocatori che non hanno fatto meglio dei due citati. Parliamo di Youri Tielemans, spesso in panchina col Monaco quest'anno, e Julian Brandt, ottimo prospetto, ma di sicuro inferiore a Leroy Sanè, uno dei trascinatori del Manchester City quest'anno.

Chiude la lista, in rigoroso ordine alfabetico, lo svedese Zlatan Ibrahimovic, che, finchè giocherà a calcio, ci si stupirà sempre per la sua assenza. Il giocatore del LA Galaxy avrebbe, da solo, aumentato lo charme di questa kermesse, ma il ct svedese avrà avuto i suoi (buoni) motivi per confermare coloro che hanno vinto il playoff. D'altronde non si butta fuori l'Italia tutti i giorni...


Loris Karius, Liverpool

L'esasperata solitudine prolungata di Loris Karius

Ho visto la finale di Champions League, tra Real Madrid e Liverpool, con amici di varie nazionalità. Al mio amico inglese ho detto la frase "Why doesn't Liverpool have a great goalkeeper?", ovvero perchè il Liverpool non avesse un portiere forte. Ma l'ho detto già alla lettura delle formazioni. Non è che il Real Madrid avesse Yashin in porta, ma Keylor Navas può essere vituperato quanto si vuole, ma alla fine c'è sempre e risponde bene quando è chiamato in causa. Il Liverpool presenta in porta Loris Karius, portiere tedesco, classe '93, ex Mainz. Quest'ultimo l'ha spuntata nel ballottaggio durato tutta la stagione: in porta, contro il Real Madrid andrà lui, e non il belga, più quotato Simon Mignolet.

La gara finisce 3 a 1 per i soliti madrileni. I punti focali sono davvero tantissimi su cui si può discutere. Provando ad elencarli, spero di non dimenticarne neanche uno. Gli infortuni e le lacrime di Salah e Carvajal, che temono adesso anche il Mondiale di Russia 2018; i due errori di Karius; Manè che si sobbarca l'intero peso dell'attacco inglese; la splendida sforbiciata di Gareth Bale; le solite sceneggiate di Sergio Ramos; Cristiano Ronaldo che si danna per non esser riuscito a segnare un gol; le 5 Champions League vinte dal portoghese che aggancia Paolo Maldini; le 3 Champions League vinte da allenatore da Zinedine Zidane, agganciando Ancelotti e Paisley; il silenzio insolito di Jurgen Klopp; il possibile addio di Cristiano Ronaldoal Real Madrid. La 13° Champions League del Real Madrid Ma nulla ha il prezzo della solitudine di Loris Karius.

Gli errori di Loris Karius consegnano il trofeo alle merengues

Il portiere del Liverpool commette due errori che di solito commette chi gioca all'oratorio, o nei campetti di periferia, e, da non portiere, deve scontare il suo turno in porta. Ma qui non eravamo all'oratorio, e Kiev non è proprio periferia. Sul gol di Benzema mi ero girato: se il portiere ha il pallone in mano è finita l'azione offensiva. E invece no, imparalo per la prossima volta, Andrea. Sul secondo gol di Bale, da oltre 30 metri, mi dico che è solo un tiro forte si, ma centrale, che non cambia traiettoria: non sarà gol. E invece no, imparalo per la prossima volta, Andrea. Anche qui un gesto inconsueto: mani troppo vicine una con l'altra e un insolito saltello al momento di bloccare la palla. Due gol che oscurano la meravigliosa bicicletta di Bale, che da il via su quale sia più bella tra questa e quella di Cristiano Ronaldo contro la Juventus. Il Real Madrid vince 3 a 1 e i due gol di differenza sono sulla coscienza, per nulla invidiata, di Loris Karius.

Non sono qui per deriderlo o per dire che adesso dovrà trovarsi un altro lavoro. Se cercate un articolo in cui si affondi il colpo potete già chiudere la pagina. Già è bastato tutto il cyberbullismo, spacciato per sfottò, per affossare il giocatore tedesco. Ha combinato degli errori, come possono tutti, anche se in un contesto mondiale che gli peserà a vita, come accadde a Moacyr Barbosa, durante il leggendario Maracanazo del 1950. Non occorre infierire. Ci penseranno le sue notti insonni, nonostante qualcuno dica che Karius avrà milioni di buoni motivi (calcolati in euro), per stare tranquillo. Questo lo diciamo noi che abbiamo conti corrente più esigui, e quindi pensiamo che in ogni caso, Loris Karius, casca bene. Ma umiliazioni simili rendono inutile tutto quello che possiedi, o possiedi zero o possiedi mille. Ti fanno sentire impotente, ti fanno dubitare di te, ti fanno sentire tremendamente solo.

Cercasi abbraccio per Loris Karius

Una solitudine, esasperatamente prolungata, di questo lungagnone di 1.90, biondo al pari di un qualunque modello, che magari ha fatto sbavare prima milioni di tifose. Per poi provocarci compassione, per le sue lacrime nel post partita, senza ricevere, dapprima, uno straccio di un abbraccio consolatorio, se non quello di Gareth Bale e di alcuni giocatori del Real. Magari Klopp e i giocatori del Liverpool avranno passato un'ora per consolarlo negli spogliatoio (chi lo sa!), e per questo non li condanno, ma credo che, prima, in quel preciso momento, in cui Loris Karius chiedeva onestamente scusa agli sportivissimi tifosi del Liverpool, il tedesco avesse più bisogno di una pacca sulla spalla che di una qualunque vittoria della Champions League.


Stefan De Vrij, Lazio, Inter

Le lacrime di Stefan De Vrij e l'italica cultura del sospetto

Al 76' di Lazio - Inter di ieri sera, Stefan De Vrij stende in area Mauro Icardi. Rigore sacrosanto. ed eccoci qui, nello scenario che tutti avevamo ipotizzato possibile. La partita, come tutti sanno, ha visto l'Inter rimontare, con un 2-3 al cardiopalma, grazie all'incornata di Matias Vecino (e anche all'irruenza di Senad Lulic). Una gara, per come è stata giocata, che davvero valeva l'accesso in Champions League, al punto che a metà partita mi sono detto che la meriterebbero entrambi. Ma alla fine ci va solo una, quindi complimenti all'Inter.

Un malpensante avrebbe invece detto "quindi complimenti all'Inter di Stefan De Vrij". Come tutti sanno, il classe '92, centrale della Lazio, va in scadenza di contratto, e da tempo ormai si è accordato con l'Inter. Ritrovarsi a difendere un 4° posto, quello della Lazio, che di fatto estrometterebbe lui e la sua futura squadra dalla Champions League."Ma dove vuoi arrivare, Andrea?".

Ma Stefan De Vrij avrebbe dovuto giocare?

È semplice, per me Stefan De Vrij non doveva giocare e vi spiego perchè. Ieri la gara del centrale olandese è stata ottima, a parte qualche normalissima sbavatura. Il numero 6 della Lazio ha dimostrato di essere un professionista, nonostante la pressione su di lui fosse enorme. Per me ieri il fallo di De Vrij non ha ombra alcuna, e, di conseguenza, le sue lacrime di fine partita erano vere. Erano vere perchè sa come funziona in Italia ormai. Gioca qui da diversi anni e ha già imparato come funziona bene la nostra cultura, sempre legata a qualsivoglia sospetto.

La partita non è neanche finita e sui social si è scatenato di tutto contro Stefan De Vrij. A parte gli sfottò, che trovo sempre giusti se non sfociano nell'insulto, ho visto tantissime persone parlare negativamente su questo episodio. È una cultura legata sempre al sospetto che ci trasciniamo da anni, che arriva pure per "truccano i sorteggi, palla fredda, palla calda". È spesso la causano i giornalisti che alimentano questo tipo di reazione. Se una squadra vince 5-0, devi deciderti se fa calcio champagne o se l'altra si è scansata, perchè questa teoria dovrebbe valere sempre, non solo se conviene. Se ti lamenti di un giocatore che gioca contro la sua futura squadra, devi dirlo sempre. Oppure, come sarebbe meglio, stare zitto e non fiondarti su tesi complottistiche quantomeno fantasiose.

Forse era meglio non schierare Stefan De Vrij

Ecco perchè non avrei fatto giocare Stefan De Vrij, perchè o fai la prova della vita, ma Beckenbauer non sei, o ti massacreranno anche per un solo passaggio sbagliato. Far giocare Stefan De Vrij vuol dire darlo in pasto ai cani della gogna mediatica, che in Italia colpisce chiunque, anche se poi la verità sia un'altra: siamo un Paese dove prima si condanna e dopo si giudica, ma al momento della sentenza non è rimasto poi nessuno.

Capisco bene Simone Inzaghi, se lo ha fatto giocare avrà avuto i suoi motivi: d'altronde lui vedeva Stefan De Vrij tutti i giorni, non io, però oggi vediamo quello che non avrei voluto vedere. Un rigore causato, come se ne causano mille in area, che di fatto ha dato coraggio e forza all'Inter. Vallo a spiegare a chi tifa contro per antonomasia, a chi raggranella followers fomentando odio e sospetto, a chi l'anno prossimo non giocherà la Champions League. Molti puntavano il dito contro il fatto che è stato ufficializzato troppo presto il passaggio dell'olandese all'Inter: pensate a quanto sarebbe stato sereno annunciarlo oggi, dopo l'assedio di ieri.

Non era una situazione facile, e a volte non giocando rischi di vincerle certe gare. Complimenti all'Inter per averci creduto sempre, alla Lazio per esserci stata dentro fino a 10 minuti dalla fine del campionato, e a Stefan De Vrij per aver tentato di essere più forte della gogna mediatica di questo Paese.


Roberto Mancini, Italia

Era di Roberto Mancini che avevamo bisogno?

La FIGC ieri, in data 14 maggio 2018, ha ufficializzato il suo nuovo commissario tecnico: si tratta di Roberto Mancini. Il tecnico di Jesi, ex Lazio ed Inter, ha rescisso di recente con i russi dello Zenit San Pietroburgo per potersi accordare con la Federazione Italiana, e lasciare un segno da allenatore  azzurro, visto che da calciatore non è riuscito a dare il suo contributo, per svariati motivi. Sono passati 6 mesi da quella clamorosa debacle di San Siro, forse la serata più nera della nostra storia azzurra. Abbiamo tutti gridato a gran voce rifondazione, a partire dal nome del ct. "Basta più i Ventura: servono nomi di spicco", questo dice, in sintesi, il popolo. E Roberto Mancini è un nome di spicco? Vedo tanti pareri discordanti: provo a canalizzare i pro e i contro della scelta del Mancio come CT.

Cosa va di Roberto Mancini

In un periodo in cui la maglia azzurra ha perso quello spasmodico appeal "pur di andare in Nazionale mi taglierei una gamba!", il gesto di Roberto Mancini va assolutamente in controtendenza. Passare dai 4,5 mln annui dello Zenit San Pietroburgo, ai 2 mln annui che percepirà con l'Italia, in uno dei momenti più delicati della storia azzurra, non è cosa che avrebbero fatto tutti. Arrivare ad Ancelotti, che percepisce, ancora dal Bayern, milioni a due cifre, è impossibile. Arrivare a Conte (o stuzzicare Allegri), che guadagnano 4/5 volte tanto sembra altrettanto impensabile. Inoltre Mancini si farà quasi sicuramente affiancare da Andrea Pirlo: importantissimo fare leva sui tantissimi ex calciatori carismatici che l'Italia ha.

Inoltre Roberto Mancini ha voglia di rivalsa azzurra, visto un apporto, da giocatore, non all'altezza della sua fama: 36 gare e 4 gol. Ha partecipato all'Europeo dell 1988 e ai Mondiali di Italia '90, malgrado non giocò mai in nessuna delle notti magiche. A neanche 29 anni la sua ultima presenza con l'Italia. C'è da dire, a suo favore, che in quel periodo avevamo fior fior di giocatori in attacco. La maglia numero 10 se la potevano contendere lui, Baggio, Zola e un giovanissimo Del Piero.

Talento che però non sembra abbondare oggi: si ripartirà senz'altro da Bernardeschi, Insigne e Chiesa, in quanto ad estro, sperando che Verratti faccia un definitivo salto di qualità, e che Donnarumma stia solo attraversando un momento no. Normale aggrapparsi anche a qualcuno che non ha più una carta d'identità verdissima, ma tanta esperienza da dare. Logicamente Chiellini (o Bonucci) diventerà il capitano di questa Italia, visto che i campioni del mondo Buffon, Barzagli e De Rossi non continueranno, anche se sul romanista c'è qualche dubbio sul suo ritiro. L'attacco, invece, merita un discorso a parte. L'Italia segna pochissimo: Immobile e Belotti segnano solo dentro i confini italici e, di questo passo, si rischia di bruciare Cutrone se gli si attribuiscono tante aspettative. La chiamata di questo Balotelli (26 gol in 37 gare) è una scelta logica: alla fine deciderà il campo, questo si, ma almeno Mancini ha già sconfitto i pregiudizi.

Cosa non va in Roberto Mancini

La scelta di Roberto Mancini ha lasciato comunque degli strascichi. per 6 mesi i tifosi italiani, inviperiti dalla gestione Ventura, desideravano un nome solo: Carlo Ancelotti. In alternativa Antonio Conte, l'ultimo ad aver mostrato un'Italia combattiva e mai doma. Il resto era considerato una scelta secondaria, un po' come quella che portò Giampiero Ventura CT dell'Italia.

Mancini di sicuro ha allenato squadre importanti, Inter e Manchester City su tutti. Ha inoltre esperienze estere tra Turchia e Russia, ma gli si imputa il fatto di aver vinto troppo poco, specie in campo europeo, malgrado diverse volte è stato in grado di potersi scegliere i giocatori, visto le possibilità economiche dei club allenati. Dopo lo scudetto vinto all'ultimo secondo con il City nel 2012, Roberto Mancini è un po' uscito di scena dai radar delle panchine top, ed è questo che preoccupa il tifoso medio: non si sta prendendo un allenatore nel suo momento di ascesa.

Io credo che cambia poco il nome del nuovo allenatore. O meglio, puo' di certo fare la differenza (basti vedere come giocava l'Italia di Conte e quella di Ventura, malgrado fosse praticamente la stessa), però, dopo esser sprofondati così, è solo un progetto serio, determinato e scevro da ingerenze politiche, che può permettere ad un movimento di risalire la china. Un po' come la Germania che è diventata esempio mondiale per centri federali e investimenti nel calcio giovanile, senza che i club siano d'ostacolo, bensì d'aiuto. Inutile fare processi e valutazioni, per una volta voglio solo tifare e tiferò per la mia Italia, e quindi anche per Roberto Mancini. Tifo per lui affinché lo scempio a cui assisterò in giugno, ovvero una manifestazione senza l'Italia che sa tanto di attesa di un pugno nello stomaco, non accada mai più.


Red Bull Salisburgo

Dentro il mondo del Red Bull Salisburgo

Al 60' di Salisburgo - Lazio, con il risultato sull'1-1 (3-5 per i laziali se consideriamo l'andata), Simone Inzaghi era un uomo ad un passo dalla qualificazione. Ma ho capito, non so perchè, che quella gara la Lazio non l'avrebbe superata uscendone indenne. C'era qualcosa di mistico nel gioco degli austriaci. Attenzione, nulla di trascendentale, ma semplicemente autodeterminazione trasmessa dagli spalti della Red Bull Arena di Salisburgo. Pur conoscendo la storia del Salisburgo, ieri sera ho avuto la prova provata di come quel sorpasso, poi avvenuto, è tutt'altro che figlio del caso. La Lazio, col suo crollo, ci ha messo tanto, tantissimo del suo. Ma un attento osservatore è riuscito a capire come il Salisburgo ha un mondo, dentro sè, tutto da scoprire.

Nel 2005 la vecchia Austria Salisburgo diventa Red Bull Salisburgo: il produttore della bevanda energetica più famosa al mondo, l'austriaco Dietrich Mateschitz decide di investire pure nel calcio, dopo i successi in Formula 1 e nell'hockey sul ghiaccio. E non si fermerà solo agli austriaci, coinvolgendo pure la città di Lipsia, formando l'RB Lipsia, con risultati clamorosi.

Il Salisburgo, più forte delle perplessità

Le criticità del progetto Salisburgo sono rappresentate dalla doppia posizione che mantiene Mateschitz, che detiene la proprietà di RB Lipsia e RB Salisburgo. Questo non è molto apprezzato dai tifosi che temono, soprattutto gli austriaci, un maggiore interesse per l'altra squadra della proprietà. Fa discutere infatti che è già capitato che dei giocatori del Salisburgo fossero passati ai tedeschi del Lipsia: ben 11, tra cui Naby Keita fra tutti. La UEFA vieta un possibile incontro in competizioni ufficiali tra due club che hanno la stessa presidenza, ma il magnate austriaco si è prodigato a sostenere come il Salisburgo ha solo una normale sponsorizzazione di Red Bull.

Stride un po' a dire il vero, ma l'uscità dall'Europa League dell'RB Lipsia ha fatto fare un respiro di sollievo a molti. Gli ultras storici del vecchio Austria Salisburgo, inoltre, non si vedono identificati nell'RB Salisburgo, ragion per cui è stato fondato, anni fa, l'SV Salisburgo, che oggi milita in terza serie. Fra l'altro la storica maglia bianco lilla resterà all'SV, mentre il RB passerà ad una casacca bianco rossa

L'inizio del successo del Salisburgo

Dal 2005 ad oggi il Salisburgo ha vinto 8 scudetti, superando rivali storiche come Sturm Graz o le due squadre di Vienna, l'Austria e il Rapid. In questi anni sulla panchina austriaca passa pure un certo Giovanni Trapattoni, con Lothar Matthäus a fare da vice. Sebbene la svolta arriva con il duo Rangnick - Schmidt.

Dopo la sconfitta ai preliminari di Champions League nel 2012, contro gli sconosciuti campioni del Lussemburgo, il RB Salisburgo, riparte davvero da zero. In panchina c'è Schmidt (che farà faville al punto da esser chiamato a guidare il Bayer Leverkusen), in Germania, mentre negli scranni della dirigenza austriaca capeggia Ralf Ragnick, ex calciatore tedesco, che, contribuì a portare l'Hoffenheim dalla terza divisione alla Bundesliga.

Ragnick, insieme al tecnico, imposterà la vera filosofia, che abbiamo visto anche ieri, del Salisburgo: pressing offensivo che costringe gli avversari a giocare senza pensare il più delle volte. Il possesso palla degli austriaco parte molto lentamente, aumentando la velocità d'esecuzione man mano che si avanza verso la porta avversaria. Ma sarà il nuovo allenatore, proveniente dalle giovanili, a imprimere maggiore funzionalità nel gioco del Salisburgo. Ecco chi è Marco Rose.

Marco Rose, la sua mano su questo Salisburgo

Proprio perchè il Salisburgo voleva conservare la sua mentalità homemade ha puntato su un tecnico di casa, il classe '76 Marco Rose, di Lipsia. In 140 gare di giovanili col Salisburgo ha perso solo 7 gare. Ma la sua perla è stata la vittoria della Youth League lo scorso anno, con il Salisburgo U19, battendo tutte le corazzate europee. Questa è la sua prima stagione e i suoi risultati sono sotto gli occhi di tutti: primo nella Bundesliga austriaca, dentro alle semifinali di Coppa d'Austria ed Europa League. Il gioco di Rose richiede un gran lavoro dei terzini e degli interni di centrocampo,m in fase di possesso. Si vede spesso infatti un gioco diagonale quando gli austriaci costruiscono l'azione. Inoltre gli uomini di attacco sono tutti prettamente mobili, donando all'azione offensiva una certa coralità e imprevedibilità. Questa squadra ha finora perso solo una gara in campionato, ad inizio stagione, e l'andata contro la Lazio, in Europa League.

Il Salisburgo non gioca per subire un gol in meno, ma per farne uno in più. Ecco spiegato il senso di un 4-3-1-2, che da spazio a molti interpreti quando si è nella fase offensiva. Sarebbe tuttavia riduttivo ricondurre solo a Rose questo exploit: dietro c'è un lavoro importante ed eccellente in termini di scouting. Da qui passò anche un giovanissimo Sadio Manè. Tuttavia fa impressione come lo staff di Rose sia giovanissimo: alcuni collaboratori hanno solo 25 anni, come il suo assistente Renè Maric, ingaggiato dopo che Rose ha letto un articolo, scritto da Maric su Spielverlagerung, sulla squadra Under 18 dello stesso Rose. CI mancava che dietro una squadra simile non si celassero simili favole.

Tutti pazzi per i gioielli del Red Bull Salisburgo

Il Salisburgo ha gli occhi puntati da mezza Europa sui suoi giocatori, che non sono più delle sorprese. A partire dal classe '93 Valon Berisha, centrocampista centrale e leader degli austriaci. GIocatore di quantità e qualità, inoltre è il primo storico marcatore per la nazionale del Kosovo. Da segnalare la mezzala, di soli 20 anni, Amadou Haidara, ieri in gol dalla distanza contro la Lazio, nativo del Mali. Inoltre PSG, Marsiglia e Borussia Dortmund sarebbero sulle tracce del regista Semassekou, così come lo stesso Schlager ha parecchie richieste. Ma è la coppia d'attacco che attira moltissimo: l'israeliano Dabbur e il sudcoreano Hwang Hee-Chan rappresentano le vere stelle di una squadra che non vuole smettere di stupire. Da notare come, a parte Walker e Ulmer, tutta la squadra ha al massimo 26 anni.

Adesso per il Salisburgo c'è il Marsiglia, altra squadra che gioca benissimo in questa Europa League, guidata da Rudi Garcia. Sarà uno scontro a ritmi altissimi, con gli austriaci pronti a vendicare i cugini del Lipsia, usciti fuori dalla competizione proprio per mano dei francesi. Ma comunque andrà, sono certo che sentiremo parlare parecchio di Rose, dei suoi giocatori e del progetto del Salisburgo. E magari l'anno prossimo se ne accorgerà pure chi preferisce seguire solo la Champions League e si stupirà di questa banda quasi perfetta.


Roma, Barcellona, Champions League

Scusiamoci con la Roma e con il calcio

La vittoria clamorosa della Roma per 3 a 0 contro il Barcellona è valsa un'insperata qualificazione alle semifinali di Champions League dopo 34 anni di assenza. Un'impresa storica. Solo il Deportivo, contro il Milan, e lo scorso anno lo stesso Barcellona, contro il PSG, erano state le sole a rimontare da un passivo di 3 gol dell'andata nella storia della Champions  League. Anche lì, il dominio spagnolo è stato interrotto con la tenacia italiana. Merito di una prestazione giallorossa sopra le righe. Così sopra le righe che sono riusciti a far fare figure barbine a chi racconta il calcio tutti i giorni. E proprio ogni giorno si rischia di dimenticare quanto il calcio non è proprio scienza esatta. È pur sempre una palla che rotola su un campo, insieme ad altre decine di fattori importanti.

Io stesso avevo, su un articolo per Nostradamusbet, avevo messo in dubbio non tanto l'impresa dei giallorossi, quanto la competitività di una competizione che portava ad avere dei quarti di finali, all'apparenza, già decisi dopo 90 minuti. D'altronde, come detto prima, solo due squadre nella storia avevano rimontato un passivo di 3 gol. Ma questi errori di valutazione, che capitano normalmente nel corso di una carriera in cui si parla di calcio (altrimenti punterei a fare l'oracolo), sono i migliori errori che puoi fare, in quanto sono felicissimo di essere stato sburgiardato da una grandissima Roma.

L'impresa della Roma è oro colato per il calcio italiano

La gara di ieri non è stata solo Roma contro Barcellona, ma è finita per essere la solita Italia contro Spagna. Certo, l'impresa è tutta Made by Roma, ma la soddisfazione di tutti gli italiani (giuro che ho letto pure tweet di complimenti dai laziali, bravi) è stata qualcosa che ingigantisce i contorni di questa impresa. Mentre tutta Italia esultava al triplice fischio, e vedevo tutta la felicità sciorinata in tv e sul web, mi è tornata per un attimo la malinconia, poichè non potremo vedere scene simili a giugno per i Mondiali in Russia, visto che non ci saremo. Quindi, Roma, grazie due volte.

Anzi, grazie tre volte, perchè, come scritto qui, non se ne poteva più di un dominio spagnolo nei nostri confronti. Di certo una rondine non fa primavera, tant'è che quest'anno contro le spagnole in Champions avevamo fatto male. Un solo gol, quello di Dzeko all'andata e 12 gol subiti tra Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid. Ovviamente senza vincere e racimolando solo due 0 a 0. Quindi la strada è ancora lunga, ma spesso la via da intraprendere è quella del gioco, della sfrontatezza. Della grinta si, ma anche della concentrazione pura. Quella che ha annichilito il Barcellona di ieri, incapace di rendersi pericoloso davvero. A tal proposito, ho trovato allucinante che una squadra che di deve giocare un match così importante entri in campo alle 20,20 per riscaldarsi. Lì ho capito che, forse, un certo miracolo poteva esser possibile.

Questa è la Roma di Di Francesco

Ma più che demeriti altrui, credo che sia più un merito della scuola italiana dei nostri allenatori. Oggi Eusebio Di Francesco sorriderà tra sé, vedendo quanti stanno salendo sul suo carro, quello del vincitore. Un allenatore che ha dovuto far ripartire un ambiente che non sapeva come comportarsi senza avere Francesco Totti in campo, dopo 24 anni.

Una cosa mi è sempre piaciuta di questo allenatore: il coraggio. Il coraggio di parlare, il coraggio di rispondere, il coraggio di proporre e il coraggio, di ieri, di cambiare. Valverde ha ammesso che si è sentito spiazzato dalle 2 punte e dal modulo. Il 3-5-2 che ha dato finalmente un senso a Schick, che ha dato centralità a De Rossi, che ha dato solidità in difesa. E poi, diciamocelo, proprio perchè il pallone non è una scienza esatta, ci sta che ieri pure il destino ha disegnato in favore dei giallorossi. Oltre al solito bosniaco, a deciderla sono stati i gol proprio di De Rossi e Manolas. Proprio coloro che hanno dovuto soffrire il macigno delle autoreti fatte al Camp Nou la settimana scorsa.

Mi piace pensare che il destino abbia voluto scusarsi con loro.  Proprio come tanti, io compreso, che si sentono oggi in dovere di scusarsi per aver dato per scontato un certo esito, sin dal sorteggio, dando credito ai giornali catalani che definivano, presuntuosamente, un "Bombon" il sorteggio contro i giallorossi, considerati l'anello debole di questi quarti di finale di Champions League. Oggi per Messi e compagni sarà amaro rendersi conto di essersi sbagliati. Ma per me, e per chi racconta il calcio, oggi è bellissimo poter dire "Meno male che non ci ho azzeccato!".


Fiorentina, Astori, Europa League

La spinta romantica della Fiorentina

Quante volte senti parlare di imprese in cui i protagonisti descrivono tutto con un "Non so da dove abbiamo preso la forza, ma ce l'abbiamo fatta"? Come se le loro azioni non fossero semplici mosse eseguite, bensì delle decisioni dagli esiti, vincenti, disegnati e designati da chissà dove. È un po' quello che potremmo dire di questa Fiorentina, guidata dal sottovalutato Stefano Pioli, che all'Olimpico, contro la Roma ha inanellato la 6° vittoria consecutiva.

Bernardeschi, Gonzalo Rodriguez, Borja Valero, Vecino, Kalinic: tutti ceduti. In entrata, a parte il cholito Giovanni Simeone, nessun nome di spicco, ma una carrellata di nomi sconosciuti ai più. Diciamo che c'erano tutti i connotati per una stagione di transizione, in cui non ci si aspettasse nulla di che. I tifosi questo lo avevano capito subito, contestando a più riprese i Della Valle, i quali, a mio avviso, a Firenze hanno generato più benefici che danni.

La svolta nella stagione della Fiorentina

I primi sei mesi della Fiorentina sono stati di parola: un'altalena infinita, risultati mai costanti e una classifica mai soddisfacente. La Fiorentina è rimasta costantemente al centro, senza però rischiare di essere nè troppo vicina alla zona retrocessione nè alla zona europea. Poi successe quello che tutto il mondo sa: la scomparsa improvvisa del capitano viola Davide Astori, il 4 marzo, alla vigilia di Udinese - Fiorentina. Il mondo del calcio, sconvolto, si ferma. La Fiorentina e la sua giovane rosa subiscono un colpo durissimo. Ad andare via è uno dei pochi veterani: questa Fiorentina è ancora più "orfana".

Questa tragedia scuote i gigliati: in questi casi o affondi o vai forte come un missile. È il secondo scenario quello che succede da un mesetto a questa parte: la squadra di Pioli le ha vinto tutte. In casa o in trasferta poco conta, le ha comunque vinte tutte. Ha battuto Benevento, Torino, Crotone, Udinese e Roma. Ha battuto tutte squadre, ad eccezione del Torino, che avevano un obiettivo da rincorrere, quindi team assetati di vittorie. Ma la sete dei viola è ben più profonda e difficilmente si sazierà, perchè la Fiorentina non deve solo guadagnarsi un posto in classifica, ma deve render omaggio nel modo migliore al suo capitano: vincendo.

L'Europa non è più fantasia per la Fiorentina

Adesso la FIorentina è 7°, due punti dietro il Milan e due punti avanti la Sampdoria. Se la Juventus vincesse la Coppa Italia o se, a prescindere, il Milan arrivasse almeno 6°, scatterebbe un posto extra per l'Europa League, appunto il 7° posto del campionato. Quindi i viola, improvvisamente, si sono trovati catapultati a lottare per un obiettivo. Una squadra, contestata da subito, a cui nessuno nessuno avrebbe dato credito.

Una rosa che, tolti Chiesa e Simeone, contava in pochissimi uomini d'esperienza, come Astori e Badelj, annoverava tanti giocatori in cerca di rivincite dopo esperienze poco graficanti in Italia, come Biraghi, Laurini, Saponara, Benassi, Sportiello, Thereau, e che scopriva gente sconosciuta al pubblico italiano come Pezzella, Vitor Hugo, Bruno Gaspar, Veretout (che giocatore!), Gil Dias, Eysseric.

Quello che voglio dire è che la Fiorentina non era una squadra di brocchi prima, nè che ora sia un covo di fenomeni. Semplicemente stanno dando tutto per trasformare la rabbia di una tragedia nel candido stupore che si ha quando si vede sbocciare il primo fiore di primavera.


Italia, Juventus, Roma

Quand'è che l'Italia supererà la Spagna?

Questo continuo inchinarsi alla Spagna, da parte dell'Italia, inizia davvero a scoraggiare. Esatto, scoraggiare, in quanto la stanchezza è una fase precedente già vissuta. Siamo stanchi, di vedere punteggi rotondi, già dai tempi della finale agli Europei del 2012. Come siamo stanchi di vedere giocatori di assoluto valore fra gli iberici e che rischiano quasi di non trovare spazio, quando da noi sarebbero titolari fissi, maglia numero 10 e fascia da capitano ad honorem.

Basti vedere l'importanza di Callejon nel Napoli, 2° squadra d'Italia, assoluto elemento marginale nel Real Madrid e nella Nazionale iberica. Oppure vedere come Suso sposti gli equilibri nel Milan, e che, al contempo, ha una sola presenza nella Nazionale spagnola. Se poi sconfiniamo negli stranieri, basti pensare come il Real Madrid abbia fatto a meno di Higuain, il quale non ha accettato il ruolo di Benzema, ovvero attaccante che deve fare spazio alla mostruosità di Cristiano Ronaldo.

Ma perchè la Spagna è così superiore rispetto all'Italia?

Non voglio sprecare questo articolo per ripetere le stesse cose: se vi aspettate che io scriva "il calcio italiano fa schifo" oppure "loro sono più forti, nulla da fare", potete già chiudere la pagina. Non perchè non sia vero, semplicemente perchè è ora di riflettere sopra le cose e studiarne radice e cause. Ieri su Twitter scrivevo:

"Vallejo, Carvajal, Asensio, Vazquez, Ceballos, Marco Llorente, Borja Majoral, Isco.

De Sciglio, Rugani Bernardeschi.

Questi gli under26 spagnoli del Real e quelli italiani della Juve. Il crac Mondiale può esser spiegato anche così, in quanto i nostri vivai hanno solo da imparare"

E mi sono limitato a non andare a spulciare quelli del Barcellona o addirittura quelli dell?Atletico Madrid, che già hanno un paio di finali di Champions League giocate a carico e solo qualche presenza nella Spagna. Da loro abbonda il talento perchè la concezione di calcio è diversa. È questo il motivo delle continue sberle rifilateci, del 7 a 1 per Real Madrid/Barcellona contro Juventus/Roma. Lì il giovane calciatore è visto subito in modo funzionale, se di talento, per la prima squadra. Basti pensare come sono stati lanciati giocatori come Busquets, Saul Niguez o Marco Asensio, in Champions League. Da noi non sarebbe entrati perchè fino a 23-24 anni sarebbero a giocare in prestito nell'Atalanta di turno. Atalanta, fra l'altro, è l'unica squadra in Italia a inserire gradualmente e in modo costante i giocatori della Primavera. Pensate che l'exploit dei nerazzurri di Gasperini sia casuale? Nient'affatto.

Quanto sono importanti i giovani del vivaio in Italia?

Se invece andiamo nelle squadre di vertice, abbiamo la Juventus che è riuscita a lanciare davvero solo Marchisio, il quale ha detto in un'intervista di dover ringraziare Calciopoli per aver ottenuto l'opportunità di emergere. Il Napoli ha scoperto Insigne grazie al Pescara di Zeman, la Roma si coccola Florenzi ma nel frattempo ha perso per strada Romagnoli, Bertolacci e Politano. L'Inter, nonostante i successi giovanili, continua a non riuscire a lanciare in prima squadra alcun giocatore (vedasi maldestra gestione di Pinamonti, malgrado dietro a Icardi non ci sia nessuna prima punta). Lazio, Atalanta (come detto) e Sampdoria danno più spazio ai giovani, e non è un caso che spesso sono state tra le squadre più in forma. Nota a parte il Milan che, guarda caso, da quando sta dando spazio ai più giovani, molti derivanti dal proprio vivaio, sta vivendo un periodo positivo.

Il punto non è solo "dare palla ai giovani e sperare", ma riuscire a concepire il calcio in altro modo, con l'ottica che il ricambio generazionale sia un atto dovuto per evolversi e rendere pronti i calciatori. È un caso certamente, ma guardate quant'è beffardo il destino a designare come principali responsabili dei gol subiti da Juve e Roma siano stati Barzagli, Chiellini, Buffon e De Rossi. Sia chiaro, grandi campioni, ma serve che le squadre, e l'intera nazione, guardino avanti.

La sconfitta con la Svezia? Una lezione mai imparata dall'Italia

Non stupiamoci se poi in Nazionale Immobile e Belotti si emozionano prima di tirare, se Pellegrini o Gagliardini girino a vuoto, se Rugani o De Sciglio pecchino di furbizia. Servono, come spiegato in un articolo, le seconde squadre in Italia, incentivare l'ingresso in prima squadra dei giocatori della primavera e, più in generale riformare il calcio: sono passati 144 giorni dall'eliminazione dal Mondiale e siamo senza Presidente di FIGC, di Lega di Serie A e senza ct. Non c'è neanche il tempo necessario per eseguire le riforme per la prossima stagione.

Forse è vero quando quella canzone dice "In Italia devi imparare a perdere tempo", ma, aggiungo io, finché alle disastrose sconfitte contro la Spagna ci si limiterà a dire che sono troppo superiori, non cambierà mai niente. La superiorità si costruisce. Una sconfitta è l'opportunità più grande per tornare ad una vittoria. Non è filosofia spicciola, ma ce lo stanno facendo capire in tutti i modi, quando Carvajal e Denis Suarez realizzano strabilianti assist, e che per ripartire bisogna lavorare, a tratti quasi in modo ossessivo, sui vivai.

Si deve tornare lì a giocare, senza riempire la testa ai ragazzi con losche procure o su discorsi strambi legati alla struttura fisica, troppo spesso prevalente sull'aspetto tecnico. I nostri giovani non hanno idea di come giocare, non perchè siano scarsi, ma semplicemente perchè non gliel'hanno insegnato.