Inter

Inter: le ultime novità più interessanti a seguito della fine del campionato

Il 20 maggio 2018 l'Inter ha vinto la partita contro la Lazio, allo Stadio Olimpio, per 3 a 2, ed ha chiuso il campionato al quarto posto in classifica. Ma quali sono le ultime novità della squadra? Scopriamole in questo breve riassunto.

Cosa faranno i giocatori? In una squadra di calcio ci sono sempre dei giocatori che se ne vanno o che entrano nella squadra, periodicamente, e girano sempre delle indiscrezioni.

Tra le nuove news riguardanti la squadra dell'Inter, c'è n'è una che smentisce l'entrata del portiere ucraino Zorya Andriy Lunin. E' stato proprio il giovane giocatore a contraddire quelle voci, secondo lei quali avrebbe anche rifiutato un contratto con la Juventus per l'Inter.

Uno dei giocatori, invece, che uscirà dalla squadra neroazzurra è il difensore brasiliano Dalbert Henrique, anche se potrebbe volerci ancora del tempo. Un altro giocatore che potrebbe uscire è il centrocampista e difensore portoghese Joao Cancelo.

Nella sede mercato, l'Inter sta valutando due possibilità, e una di queste è di scegliere Nico Elvedi, difensore centrale svizzero del Borussia Monchengladbach, che è stato convocato per il campionato Europeo in Francia, nel 2016. L'altra opzione riguarda un altro difensore, il tedesco Benjamin Henrichs del Bayer Leverkusen. Entrambi i giocatori sono quotati sui dodici o quindici milioni.

In dubbio è anche la permanenza dell'argentino Mauro Icardi, attaccante della squadra. A quanto ha dichiarato l'allenatore dell'Inter, Luciano Spalletti, Icardi sembra voler rimanere con l'Inter, ma i passaggi da una società all'altra possono verificarsi da un giorno all'altro.

L'allenatore dell'Inter sembra volere in squadra il centrocampista Federico Chiesa, che attualmente gioca con la Fiorentina, ma è sempre una scelta ancora in bilico.

Per maggiori informazioni qui trovate il link al sito web ufficiale, dove potete trovare le ultime novità di calciomercato, la rosa aggiornata e tutte gli approfondimenti su mercato e settore giovanile.

Novità sugli Under 17. Le ultime novità non riguardano solo i giocatori adulti dell'Inter, ma anche gli Under 17. Per la squadra di questi ultimi, la stagione si è chiusa posizionandosi al secondo posto, dopo l'Atlanta. Nell'ultima partita, i giovani neroazzurri hanno affrontato la squadra giovanile della Juvenuts, perdendo 2 a 4. Gli Under 15, invece, hanno pareggiato nell'ultima partita con il Genoa, 2 a 2.

Forse, ad essersi divertiti di più sono stati i duecento bambini delle Scuole Calcio Inter, che il 27 maggio 2018 hanno concluso la stagione con una festa al Centro Sportivo Suning, al quale erano presenti non solo gli allenatori della sezione giovanile della squadra, ma anche il centrocampista Borja Valero.

“Giocare aiuta a guarire meglio”. Una parte dell'articolo non poteva non essere dedicata a un'iniziativa che fa parte del progetto Inter Campus Italia, ovvero “Giocare aiuta a guarire meglio”, dedicato al recupero psicofisico dei bambini e durata una settimana dell'aprile 2018, in collaborazione con l'Ospedale di Monza ed il Comitato Maria Letizia Verga.

I bambini che fanno parte del progetto sono stati ospiti, con i loro genitori, una giornata al Centro Sportivo Suning, dove hanno potuto conoscere ex calciatore argentino Javier Zanetti, che è stato difensore e centrocampista della squadra neroazzurra, assistendo anche a un allenamento della squadra, ricevendo delle camicie in regalo e abbracciando Lele Adani (ex calciatore che ha giocato con l'Inter dal 2002 al 2004), alla fine.


Ante Coric, Roma, Croazia

Ante Coric, un folletto per la Roma

La Roma sembra averci preso gusto nel prendere giocatori tecnicamente molto bravi ed estramente giovani. Dopo aver fatto bingo lo scorso anno con Cengiz Under, Monchi ci riprova pure la stagione 2018/19: dalla Dinamo Zagabria arriva, per 6 milioni di euro, Ante Coric, geometra del centrocampo dai piedi raffinati, all'occorrenza anche trequartista.

Classe '97, Ante Coric in patria viene, senza mezze misure, paragonato a Lukas Modric, stella del Real Madrid, anche se a me ricorda molto di più un certo Zvonimir Boban, se non addirittura Robert Prosinecki. Il croato è praticamente ambidestro e ama partire dalla mediana e far scoccare un ottimo destro. La sua tecnica gli permette pure di avventurarsi con fortuna in dribbling davvero di livello, grazie anche al suo baricento particolarmente basso. La sua miglior qualità, tuttavia, è la visione di gioco che lo rende molto più intelligente, calcisticamente parlando, rispetto all'età che ha.

La carriera di Ante Coric prima della Roma

Ante Coric ha già disputato oltre 100 presenze nel campionato croato, nonostante l'età incredibilmente giovane. Hrvatski Dragovoljac, NK Zagabria, Redbull Salisburgo e Dinamo Zagabria le squadre in cui transitò durante le giovanili. Addirittura ad 11 anni rifiutò di andare al Bayern Monaco e al Chelsea, rimanendo in un ambito maggiormente intimo come quello austriaco. Alla fine esordirà nella massima serie croata con la Dinamo a 17 anni, realizzando 15 reti in 102 gare. Ante Coric detiene un curioso record: con il gol all'Astra Giurgiu, del 18 settembre 2014, a 17 anni e 157 giorni, diventa il marcatore più giovane di sempre della storia dell'Europa League. Giusto un paio di mesi prima sie ra preso la briga di esordire pure in Champions League, competizione con cui vuole misurarsi, adesso, con la Roma.

Anche in nazionale Ante Coric ha conquistato tutti, esordendo a 19 anni, in un ruolo dove la concorrenza è folta: basti pensare a Modric, Rakitic, Brozovic, Badelj, Rog. Il CT della Croazia, il suo quasi omonimo, Ante Cacic, lo ha convocato per Euro 2016, dove tuttavia non scese mai in campo. Chiaramente Coric sarà una delle colonne della Croazia del futuro, come Monchi e company speri lo diventi anche a Roma. D'altronde De Rossi inizia a sentire gli anni e Gonalons non si è rivelato un giocatore di spessore e carisma. Nel frattempo, Ante, continua a crescere, grazie anche al supporto della sua ragazza e del suo inseparabile cane.

In bocca al lupo, Ante!


Calciomercato di gennaio, calciomercato, Serie A

Calciomercato di gennaio, io ti odio

E' appena finito il calciomercato di gennaio peggiore di sempre. Scusate se evito ogni preambolo, ma è inutile apparecchiare una tavola enorme e in modo minuzioso, se poi la sintesi di quello che voglio dire equivale a buttare tutto a terra. Questo calciomercato di gennaio oltre ad aver evidenziato la pochezza finanziaria della Serie A, non ha fatto altro che evidenziare due aspetti terribilmente negativi: l'incompetenza di alcuni dirigenti e il livello di velenosità che ha raggiunto apici abnormi. Tutte cose che buttano a terra sempre più la Serie A.

Cosa ha il Napoli che non va?

E' davvero dura analizzare caso per caso, non saprei neanche da dove cominciare. Ma si comincia sempre dalla testa. E alla voce testa c'è il Napoli, e la sua impossibilità a prendere il tanto agognato esterno d'attacco di livello che avrebbe fatto rifiatar ei tre tenori d'attacco. C'hanno provato con Verdi, e il bolognese ha rifiutato per motivi che ancora non ho ben chiaro. C'hanno provato con Politano, ma ne è venuto un tira e molla infantile. Il giocatore voleva assolutamente il Napoli, ma il Sassuolo ha rifiutato la cifra di 22 mln più Ounas, offerta ampiamente esagerata per il buon Politano. Non so cosa si aspettasse il Sassuolo, ma non so neanche si aspettino coloro che gridano vendetta per via di intromissioni di terze persone. Il calciomercato è una selva di braccia che si intersecano, non un affare privato. E comunque la sensazione è che anche qui non si capisce cosa sia successo.

Fatto sta che il Napoli non è riuscito a portare in anticipo neanche Younes. Si è infervorata la polemica per cui il procuratore Valcareggi abbia affermato che il tedesco dopo aver visto la realtà del Napoli e di Napoli è voluto rientrare subito ad Amsterdam. Tesi ampiamente smontata, nonostante ci sia delle indiscrezioni (non confermate, ma neanche appieno smentite, per ora) per cui l'Ajax vorrebbe annullare l'accordo con il Napoli. Alla fine il Napoli non ha preso neanche gli accostati Delofeu (ma perchè non hai preso lui, De Laurentiis?) nè Lucas Moura. Sarà fatale agli azzurri, che numericamente hanno perso pure Giaccherini?

L'immobilismo di Milan e Juventus, il caos di Roma ed Inter

Se Milan e Juventus sono rimaste immobili (la Juve ha preso solo il giovanissimo Leandro Fernandez dal PSV) per motivi opposti, la Roma ha dato una prova assai sconcertante di sè e di quelle che sono le idee della società. Dzeko ed Emerson belli impacchettati, direzione Chelsea. Che ci sia stato un dirigente, anche uno solo, che abbia detto perchè. Che abbia detto una cruda verità. Non è arrivato neanche stavolta l'esterno d'attacco che serviva, ma solo Jonathan Silva, che sostituirà di fatto Emerson Palmieri. Ah, alla fine Dzeko è rimasto: chissà come si deve esser sentito, da leader a scaricato, a nuovamente uomo di punta. Facciamocele due domande se poi il bosniaco rende a tratti.

L'Inter partita a spruzzo con gli innesti di Lisandro Lopez e Rafinha, ma rimane un calciomercato di gennaio incompleto anche per i nerazzurri. Anche qui l'esterno d'attacco, o il trequartista insomma, non è arrivato. Si è sognato Pastore, ma non sono stati trovati i 5 mln per il prestito. Non so se sarebbe stata un'operazione saggia di calciomercato, considerando un giocatore dal super ingaggio. Sarebbe stato un colpo fuori ottica Inter, che sarebbe servito per la Champions magari, ma che avrebbe destato i malumori di gente come Icardi, che guadagna molto meno di Pastore. Mi chiedo perchè l'Inter non abbia provato poi a prendere un centrocampista di sostanza  e fisico. Mancano un po' di muscoli lì in mezzo.

I colpi delle piccole, il Benevento su Football Manager e le discrepanze con la Premier League

Sampdoria e Lazio sono rimasti col blocco che sta facendo bene, mentre Gasperini avrebbe voluto qualche segnale dalla società che non è arrivato. Anche lì polemiche. Alcuni botti significativi sono arrivati da squadre invischiate nelle zone calde della classifica. Dzemaili al Bologna, Babacar al Sassuolo (scambiato con Falcinelli alla Fiorentina), Kurtic alla SPAL. E poi c'è il Benevento che gioca a Football Manager. Billong, Guillherme, Sandro sono alcuni dei colpi inaspettati dai campani. Probabilmente andranno lo stesso in B, ma nessuno puo' dire che il Benevento non abbia dato spettacolo a questa prima avventura in Serie A.

La Serie A ha speso circa 25 milioni di euro in questa sessione di calciomercato di gennaio. Quanto il campionato brasiliano per intenderci. La Premier League, con i trasferimenti di Van Dijck, Giroud, Sanchez, Aubameyang ecc, ha speso oltre 450 milioni di euro. Follia su follia, che ne accresce l'insensatezza di queste sessioni: se spendi così tanto a gennaio vuol dire che a luglio qualcuno ha fatto male il suo lavoro. O l'incompetenza è un fattore correggibile dalle infinite risorse economiche? Questa è la vera morte del calcio, più delle cifre pazze. Ovvero che un portafogli largo possa giustificare errori madornali in sede di valutazioni tecniche. Chiedete all'Inter che per aver speso 70 mln per Gabigol e Joao Mario, dati in prestito, ma rimasti sul groppone del bilancio, sta pagando ancora a caro prezzo alcune scelte infauste.

Mi sono svegliato ieri. Ho avuto un incubo e si chiamava calciomercato.


Younes, Napoli, Ajax

Sapete chi è Younes, nuovo obiettivo del Napoli?

Nel rumore dissonante che le notizie di calciomercato  creano, si erge una notizia sorprendente: l'Ajax ha accettato l'offerta del Napoli, di 5 mln, per far arrivare Amin Younes. Sorprendente perchè il talentino tedesco, ma di origini libanesi, era già stato bloccato da Giuntoli per giugno. Ma le poche alternative nel ruolo di esterno d'attacco e l'oramai celebre rifiuto di Verdi, hanno fatto si che il Napoli accelerasse l'arrivo dell'esterno dell'Ajax. Ma non fatevi ingannare, Amin Younes è un giovane davvero talentuoso, che gode già di una discreta esperienza.

Classe '93, Younes è un'attaccante esterno che tende a giocare a sinistra, nonostante sia un destro. Non disdegna il mancino, specie per disorientare l'avversario: il dribbling è il pezzo forte della casa: in 3 anni all'Ajax i dribbling sono stati oltre 200. In fondo la somiglianza con Lorenzo Insigne è consistente. Se poi considerate che Younes è alto 1.68 e pesa 61 kg, capite che anche l'anatomia si è messa d'accordo. Sostanzialmente Younes farà da riserva al 24 azzurro, ma puo' benissimo far rifiatare anche Callejon dall'altra parte.

Younes stella dell'Ajax e della Germania che verrà

Il ragazzo ha 24 anni, ma gioca a certi livelli da parecchio: per intenderci, a 18 anni venne ingaggiato dal Borussia Menchengladbach. Nonostante la giovane età giocò diverse partite, andando anche a rete. Nel 2014 fece sei mesi davvero ottimi in prestito al Kaiserslautern. Poi una scelta insolita per i giovani talenti tedeschi, che di solito prediligono rimanere in Germania. L'esterno ricevette un'offerta nel 2015 dall'Ajax. Il tedesco accettò e prese la via di Amsterdam. Saranno 3 anni davvero intensi all'Amsterdam Arena, dove Younes si impone. 65 gare, 12 gol.

Younes fece parte di quell'Ajax terribile che lo scorso anno, insieme a Klassen, Tete, Dolberg e altri arrivò fino alla finale, poi persa, di Europa League contro il Manchester United. Il tedesco di origini libanesi fu uno dei trascinatori, realizzando 4 reti su 15 gare, essendo poi stato inserito anche nella Top 11 della competizione.Qualche settimana dopo quella finale, Younes fece parte della spedizione della Nazionale tedesca in Russia, per quella Confederations Cup che la Germania vinse. 5 presenze in totale con la maglia teutonica, 2 gol. Niente male per uno che i gol di solito preferisce farli fare.

Non sarà tuttavia facile per Younes andare in Russia ai Mondiali, ma non per demeriti propri, quanto per la concorrenza strabordante che c'è nella tre quarti tedesca. Muller, Ozil, Reus, Draxler, Gotze, Sanè, Gnabry, Goretzka, Brandt, Volland, Meyer, Schurrle, Amiri, Havertz, Philipp e quella ambigua sensazione che si ha di dimenticare sempre qualche altro campione tedesco da menzionare. Ma Younes si giocherà fino in fondo le sue chances. Non credo che Sarri lo relegherà in panchina, ma gli darà diverse chances, soprattutto in Europa League, piazza fertile per il tedesco. D'altronde gli ultimi due che arrivarono dal campionato olandese non è che sono stati proprio di passaggio: Mertens e Milik. Younes vuole quindi proseguire la tradizione.

In bocca al lupo Amin! 


Edin Dzeko, Dzeko, Chelsea, Roma

Ma voi cedereste Edin Dzeko al Chelsea?

"Per questo calciomercato di gennaio non mi aspetto grandi movimenti"

Lo sentiamo sempre. Sempre. Ogni anno, i primi giorni del nuovo anno, sentiamo l'esperto di calciomercato di turno asserire questa frase. Pochi scambi, non ci sono soldi, nessuno vuole cedere a gennaio, e così via. Anche quest'anno abbiamo sentito questa tiritera, per essere poi, puntualmente sbugiardata. E' la trattativa, praticamente in dirittura d'arrivo, che dovrebbe portare Dzeko al Chelsea ad aver infiammato questo calciomercato. I Blues di Antonio Conte avrebbero individuato nel bosniaco il sostituto di Diego Costa, andato all'Atletico Madrid, e rimpolpare un attacco che già vede Alvaro Morata, Pedro RodriguezMichy Batshuayi. Un po' poco se devi affrontare più competizioni. Ma io non sono qui per parlare delle opportunità del club londinese. Sono qui per chiedervi se cedereste Dzeko.

Prima di dirvi la mia opinione, al fine di non influenzare la vostra, proviamo a pensare ai pro e i contro di questa operazione. L'accordo, quasi raggiunto, tra Roma e Chelsea prevede Edin Dzeko ed Emerson Palmieri per 50 milioni più bonus. Inizialmente si parlava di inserire il belga Batshuayi, ma il belga sembra destinato ad andare altrove (Borussia Dortmund?). All'inizio sembrava la classica news di calciomercato, anche per via della voce di una decina di giorni fa in cui era protagonista un ipotetico trasferimento di Radja Nainggolan in Cina, rivelatasi poi come classica bolla di sapone. Qui invece è tutto vero: Dzeko ed Emerson sono ad un passo dal Chelsea. Ma adesso analizziamo insieme.

Dzeko al Chelsea: perchè è giusto farlo

  • Edin Dzeko tra due mesi avrà 32 anni.
  • Il bosniaco ha uno stipendio pesante di 8.50 mln annuali.
  • Il rendimento attuale di Dzeko è lontano parente di quello strabordante della scorsa stagione: 12 gol finora, contro i 39 (a fine stagione) dello scorso anno.
  • Potrebbe giocare (finalmente) nel suo ruolo Patrick Schick, acquisto più caro di sempre della Roma.
  • Potrebbero essere reinvestiti nel mercato questi 50 mln, per una rosa che ha evidenti lacune.
  • Difficilmente si potrà monetizzare di più (o la stessa cifra) in futuro.
  • Nel pacchetto è compresa anche la cessione di Emerson Palmieri, reduce da un pesante infortunio, del quale non si sa come ne avverrà la ripresa.

Dzeko al Chelsea: perchè è giusto non farlo

  • Vendere a gennaio il tuo miglior giocatore è un segnale negativo per tutti.
  • Senza Dzeko il 4° posto sarà più duro da raggiungere.
  • Negli ottavi di Champions League c'è un avversario tosto, ma abbordabile, come lo Shaktar Donetsk. Ti serve tanta esperienza, che l'ex Manchester CIty ha.
  • Dzeko era partito molto bene, poi la squadra ha iniziato a dare problemi e Dzeko ne ha risentito. E' davvero lui il problema dei suoi stessi pochi gol o è poco servito?
  • Schick e Defrel non hanno il peso specifico di Dzeko.
  • Difficilmente il calciomercato di gennaio ti offre l'opportunità di sostituire degnamente Dzeko.
  • Ok che hai un grande Kolarov (32enne), ma sicuri che Emerson Palmieri va ceduto così a cuor leggero?

La mia idea su Emerson e Dzeko al Chelsea

Cosa ne penso io? Io credo che non avrei fatto questo scambio. Sto percependo che questa opinione risulterebbe impopolare, perchè molti credono nei punti legati ai vantaggi di questa operazione. Quelli che ho appunto elencato io. Ma continuo a credere che la cosa peggiore è il segnale che mandi ai tifosi, che non stanno capendo minimamente quale sia l'obiettivo di questa Roma. E secondo me sta iniziando a storcere la bocca anche Eusebio Di Francesco, sempre che non fosse già a conoscenza di questa opera di ridimensionamento. Perdonatemi se uso questa parola pesante, ma passare da Salah e Dzeko a Under e Defrel è un attimo.

Puoi vendere chi vuoi, ma il tifoso vuole chiarezza e trasparenza. Hai venduto Salah, è arrivato Cengiz Under. Stai vendendo Dzeko, resterai con Defrel e Schick? Se il primo lo reputo inadeguato a sostituire il bosniaco, il secondo mi lascia ancora dei dubbi. Ma sono dubbi figli già dell'acquisto di quest'estate da parte della Roma. Il profilo del ceco è importante, ma non avrei immaginato fosse quello che sarebbe servito alla Roma. E continuo a credere che potrebbe essere un rischio affidarsi solo a lui in un momento cruciale.

Dzeko al Chelsea si, ma ad una condizione

Potrei essere in linea teorica d'accordo a questa operazione nel momento in cui Monchi tirerà fuori, tra qualche giorno, dal cilindro un colpo da applausi. Ma, della serie che se va via Dzeko mi devi prendere Cavani. O mi devi prendere Aubameyang. Devi reinvestire ogni centesimo che hai incassato dal Chelsea per un giocatore di livello. Non devi portare Sturridge e derivati. Se avalli questa operazione perchè questi soldi ti servono per il bilancio, al tifoso devi dirlo chiaramente. Il tifoso si è sentito già tradito nel non vedere sostituito degnamente Salah, non puoi fare lo stesso con Dzeko. Pensaci, Monchi, pensaci.


Simone Verdi, Bologna, Napoli

Perchè Simone Verdi ha rifiutato il Napoli?

Simone Verdi di certo, conscio di come funziona in Italia il clamore mediatico, nell'intervista odierna ha messo subito in chiaro che il suo non è un rifiuto al Napoli. E apprezzo che abbia voluto specificarlo subito, anche se poi di fatto altro non è che un  "no, grazie". Sarri ha fatto di tutto per portare dentro ai suoi schemi il trequartista di Broni, avuto già ai tempi di Empoli. Una trattativa da subito strana, un corteggiamento che è passato anche da Dubai, luogo di vacanza scelto da Simone Verdi per questa sosta. Dopo le perplessità iniziali sembrava stesse per svoltare positivamente la trattativa, finché poche ore fa è arrivata la notizia: Simone Verdi resterà al Bologna. Perchè?

Ipotesi numero uno del rifiuto di Simone Verdi: carattere fragile e paura della panchina.

La più gettonata. Molti hanno pensato che Simone Verdi, dopo essersi perso per diverse stagioni per poi ritrovarsi soprattutto a Bologna, possa aver avuto timore di non essere all'altezza delle grandi squadre. Un problema appunto caratteriale. Al Milan non credettero in lui, e da allora iniziò il disorientato vagare di Simone Verdi tra Torino, Juve Stabia, Empoli, Eibar e Carpi. Mettici anche che Sarri non ha un grandissimo feeling con il turnover e forse si capiscono i suoi dubbi. E' verissimo però che alcuni elementi arrivati a rimpolpare la rosa partenopea in passato non siano stati di primissima qualità (Tonelli, Grassi, Regini, Giaccherini, Pavoletti, senza offesa), ma è anche vero che è un mister che lo conosce già: perchè non mettersi in gioco? Se sei considerato prima scelta rispetto a Delofeu, a mio avviso ancora più adatto allo scacchiere napoletano vuol dire che qualche gara la giocherai pure, no?

Ipotesi numero due del rifiuto di Simone Verdi: non rinunciare alla calma di Bologna per poi andare in una big a giugno.

Contorto, si, ma questo è un altro scenario possibile. Non rinunciare alla propria nicchia di paradiso (realizzando gare sontuose come col Crotone), in cui un errore pesa la metà se fatto al San Paolo, per poi puntare direttamente a giugno, magari per il grande salto. Potevo capirlo se avessimo avuto i Mondiali: una cosa è giocarsi un posto avendo il Bologna ai tuoi piedi, un altro in un contesto in cui giocherai, almeno all'inizio, a staffetta. Ma si parla di percorso. E poi Simone Verdi ha 25 anni, credo sia diventato un attimo stancante sentire parlare sempre di giovani e crescita. Se si giocasse fino ai 50 allora lo capirei, ma a 25 anni anche gente con molto meno talento di Verdi ha già 30 presenze nelle coppe europee e altrettante in Nazionale.

Ipotesi tre del rifiuto di Simone Verdi: amore eterno al Bologna.

Sarà che non ci siamo più abituati, sarà che si sono ritirati pure Di Natale e Totti e sono rimasti solo Buffon e Pellissier, ma mi risulta assai dissonante il discorso da bandiera. Cioè, aspettiamo i prossimi mesi, perchè se sarà così anche in futuro, che vedremo Verdi sempre al Dall'Ara, allora tanto di cappello. Ma sappiamo che un giocatore se vuole diventare davvero importante deve iniziare a giocare certe competizioni, visto che poi ci lamentiamo di come l'Italia non giochi a certi livelli nelle occasioni che contano. Quindi o ci auguriamo che il Bologna vada in Champions League, o magari, più semplicemente, Simone Verdi ha ambizioni tutte sue, comunque da rispettare.

Chi sarà di certo contenta sarà Laura Della Villa, fidanzata del fantasista rossoblù, tifosissima del Bologna. Un po' meno i supporters del Napoli.


Milinkovic Savic, Lazio

Mamma, mamma, mi compri Milinkovic Savic?

Non ci sono più sorprese attorno a Sergej Milinkovic Savic, detto il "Sergente". Sergente perchè in mezzo al campo è sempre più lui a comandare. Per questo, dico, che non ci sono sorprese se asserisco che Sergej Milinkovic Savic è il giocatore che sta avendo la crescita esponenziale più importante dell'intera Serie A. Mentre ci sono altri big del nostro campionato che stanno subendo legittime flessioni, il serbo della Lazio continua ad impressionare. Non si capisce se abbia più qualità o più quantità. Corre, copre, attacca. Mette il fisico, sfiora il pallone, s'inserisce, fa assist, fa gol. Quante persone ci sono dentro questo centrocampista?

Sergej Milinkovic Savic nasce nel 1995 a Lleida, in Spagna, da genitori serbi. Benché sia in possesso di regolare doppio passaporto, il centrocampista laziale si è sempre sentito serbo. I suoi genitori si trovavano in Spagna poiché il padre, Nikola Milinkovic, era un calciatore, e all'epoca giocava nel Lleida. Carriera da calciatore di secondo piano senza dubbio, l'Almeria il suo miglior club. La madre, Milana Savic, invece era una cestista professionista. Da questo intreccio nasce la doppia passione di Sergej per il calcio e per il basket. Ben strutturato fisicamente, Sergej predilige almeno fino ai 14 anni per il basket, finché decide di buttarsi nel calcio. Dirà che ha scelto il calcio perchè tra il padre e la madre andava più spesso a vedere il padre. E meno male direi.

Gli inizi e l'ascesa di Sergej Milinkovic Savic

Entra nelle giovanili del Vojvodina, uno dei maggiori club serbi. C'è anche Vanja Milinkovic Savic, il fratello portiere che oggi è al Torino. Esordisce in prima squadra a 18 anni, realizzando nella sua prima e unica stagione in prima squadra al Vojvodina 3 gol in 13 presenze. Vincerà pure la Coppa di Serbia. La stagione successiva è il Genk ad assicurarselo per soli 400mila euro. Ancora una volta gli osservatori delle squadre belghe fanno bingo, raccattando talenti in erba da ogni parte del mondo, effettuando, in un secondo momento, plusvalenze monstre.  Basterà difatti una sola stagione nelle Fiandre per far aumentare il suo cartellino di almeno 20 volte. Avviene sul mercato un autentico duello rusticano tra Fiorentina e Lazio. Il serbo sembrava sulla via del Franchi quando alla fine stupì tutti, scegliendo alla Lazio.

La Lazio, che a sua volta ha dalla sua un ds di tutto rispetto come Igli Tare, come scrissi qui, ha capito subito che questo talentino, alto 1.92 dai tocchi delicati, aveva qualcosa d'importante tra le sue corde. Ci vorrà qualche mese per vedere il vero Milinkovic Savic. Il tempo necessario per capire che il serbo rendeva assai di più in una posizione offensiva di centrocampo, anziché da semplice mezzala. Con Simone Inzaghi, altra persona che sa fare benissimo il suo lavoro, Milinkovic Savic esplode definitivamente, incarnando l'emblema del centrocampista moderno, sia tecnico che di corsa.

Milinkovic Savic, tra la Nazionale e i sogni di mezza Europa

Solo in Serbia, forse per un problema di mancato collegamento alle televisioni italiane, stanno capendo solo ora il valore in mezzo di Milinkovic Savic. Convocato nel 2015, senza tuttavia esordire, ha dovuto aspettare novembre 2017 per esordire nella Serbia, in due amichevoli contro Cina e Corea del Sud. Di sicuro sarà protagonista in Russia al Mondiale 2018, visto il suo grande feeling con le grandi competizioni. Il 21 della Lazio è stato un perno delle Nazionali giovanili: nel 2013 campione d'Europa under 19, nel 2014 medaglia di bronzo agli Europei under 19, campione del mondo under 20 nel 2015. In quest'ultima occasione Milinkovic Savic disputò un meraviglioso campionato del mondo, battendo il Brasile in finale, e vincendo il pallone di bronzo, come 3° miglior giocatore del torneo.

La stampa già da un po' iniziato ad incensarlo, le pretendenti di mercato iniziano a sgomitare. La zona riservata ai talent scout in tribuna inizia ad affollarsi e a diventare sempre più internazionale. Manchester United, Paris Saint Germain sono pronte a fare carte false. Anche la Juve cerca di capire se puo' portarlo sotto la Mole, ma Paratici e Marotta sanno bene che serviranno 80/100 mln per portarlo via a Lotito, che, gongolante, effettuerà una plusvalenza di almeno 70 mln. Ma mentre tutti lo spiattellano in chissà quali fantasmagoriche notizie di calciomercato, Sergej Milinkovi Savic, già 7 gol in stagione, giura concentrazione e amore ai colori biancocelesti. D'altronde questa Lazio puo' davvero arrivare lontano con un Sergente simile.


Lucas Torreira, Sampdoria

Innomorato pazzo di Lucas Torreira

Già dalle prime uscite della Sampdoria dello scorso anno mi ero chiesto chi fosse questo numero Lucas Torreira. Cioè di nome conoscevo questo folletto, numero 34, ma continuavo a dirmi: "Com'è che questo l'anno scorso giocava in Serie B?". Fu durante un Sampdoria - Milan che mi folgorò. E allora mi dissi: "Per questo si farà follie".

Lucas Torreira, tutto in 167 centimetri

E invece no, mi ero illuso che il mondo degli osservatori del calcio italiano avesse l'occhio fino. Quindi vedi che il Milan, come regista, prende Biglia, l'Inter Borja Valero, Juve e Roma rimpolpano la mediana con Matuidi, Gonalons e Pellegrini. Addirittura il Napoli non prende nessuno. Non è che quelli presi dai top team siano dei bidoni, ci mancherebbe, ma possibile che nessuno abbia pensato a Lucas Torreira?

Classe '96, autentico peperino del centrocampo, moto perpetuo nel cuore del gioco, l'uruguayano, di cui non si spiega com'è che la Celeste non l'abbia ancora chiamato, è uno dei migliori geometri della Serie A. Ma classificarlo a regista è quasi offensivo. Il giocatore della Sampdoria ha mille polmoni e sa mordere le caviglie. Il top l'ha raggiunto nella gara contro il Chievo, della scorsa domenica. Un gol dalla distanza al volo e una punizione radiocomandata, a metà tra la maledetta e il modo di calciare di Cristiano Ronaldo. No, non sono bestemmie, è solo stupore, perchè pensavo che Lucas Torreira era già tutto lì, nel suo ruggire a metà campo, con un'intelligenza nei passaggi sopra la media. E invece no. Ha il calcio dalla distanza. Forte e preciso.

Lucas Torreira, dal Wanderers a Marassi

Per questo più che accostarlo a Gargano, per meri motivi nazionalistici, è più simile a David Pizarro e Marco Verratti, anche loro registi, dal fisico minuto e dall'alto indice tecnico. Lucas Torreira è stato preso nel 2014 dal Pescara. L'anno dopo lo prende la Sampdoria, lasciandolo in riva all'Adriatico ancora per una stagione. Il resto è storia recente, Lucas Torreira incanta il pubblico, e ultimamente anche i fantallenatori con il suo essere decisivo in fase offensiva.

Non è un caso che, stavolta si, alcuni top team hanno bussato alla porta della Sampdoria. Ma la bottega di Ferrero inizia ad esser cara, dopo aver svezzato e mandato via Skriniar, Schick, Muriel. Su Torreira c'è l'Atletico Madrid e una preofferta di 40 mln: d'altronde uno come il cholo Simeone sa riconoscere subito chi ha davvero la famosa garra sudamerica. E Lucas Torreira ne ha a iosa.


Simone Zaza, Valencia, Italia, Ventura

Ventura, dove sta Zaza?

Sapere di un Simone Zaza ritrovato non fa altro che farmi piacere. ma sapere addirittura di essere stato appena insignito del titolo di "Miglior giocatore della Liga - Settembre 2017", mi stupisce. Non che il ragazzo non ne abbia i mezzi, ma perchè quando pensi alla Liga pensi a degli extraterrestri tra Barcellona, Real e Atletico Madrid. E invece no, Simone da Policoro se lo aggiudica, grazie anche alle 7 reti in campionato, che lo pongono alle spalle del solo Lionel Messi. Chapeau.

E dire che da quel 2 luglio 2016, con quel rigore sbagliato ai quarti dell'Europeo, contro la Germania, sembrava sprofondare giù, senza alcuna possibilità di invertire la rotta. Prima l'errore dal dischetto contro Neuer, che ha influito sull'esito finale della gara, poi la gogna mediatica che non lo ha di certo risparmiato. Se Pellè allora fu di certo il bersaglio principale, a Simone Zaza, e alla sua disastrosa rincorsa, hanno dedicato, sul web, decine e decine di meme e GIF. Simpatico? Si, forse, ma se il rigore lo hai sbagliato tu non fai altro che venire giù, come fossero sabbie mobili. Dopo ottime annate tra Ascoli, Sassuolo e Juventus, Simone capisce che è meglio andar via dall'Italia.

Dalle stelle alle stalle: Zaza via dall'Italia

L'attaccante lucano sbarca in Premier League, direzione West Ham. Lì si vedono tutti i suoi limiti, specialmente caratteriali: non ingrana affatto. Zero reti in otto gara. Bilic, il suo allenatore, inizia a non farlo giocare per non farlo riscattare alla società.

"Simone s'è perso, non sa dove andare",

direbbe De Andrè se avesse potuto dedicargli una canzone. Ma un posto c'è ed è in Spagna, al Valencia: lo vuole Cesare Prandelli. Il feeling con l'ambiente spagnolo sembra migliore. A fine stagione realizzerà 6 gol in 20 gare, quasi tutte spezzoni. Il Valencia lo riscatta e lo conferma per la stagione attuale.

E' proprio in quest'annata che Zaza sta realizzando le cose migliori, quelle per cui anche la Juventus aveva deciso di puntarvi anni fa. Realizza un gol dopo l'altro, addirittura una tripletta al Malaga. Il Valencia è secondo, tra Barcellona e Real Madrid, ed è imbattuto. Erano anni che il Valencia non tornava ad essere così competitivo, e deve molto a giocatori che in Italia si erano un po' perso, vedi Neto, Murillo, Kondogbia. E ovviamente Zaza.

La rivincita (quasi completa) di Simone Zaza

Perchè a inizio articolo dissi che sono contento che Zaza si fosse ripreso? Perché è un giocatore genuino, che ha lottato per arrivare dove è arrivato sinora. Talento ineccepibile, grintoso e senza grilli per la testa. Era davvero un peccato che si rovinasse per via di un blocco psicologico. Senza gol e senza maglia azzurra.

"È normale che mi piacerebbe tornare in Nazionale, ma se non ci sono tornato finora è perché non me lo sono meritato"

In un momento così delicato per la Nazionale azzurra un Zaza in così grande spolvero, e che sta acquisendo esperienza a giocare in certi contesti, sarebbe di un'utilità incredibile. Sia perchè Belotti rischia di saltare il playoff, sia perchè gli altri, Immobile a parte, non è che giochino (e brillino) così tanto. E poi perchè se lo merita. Sveglia Ventura, corri a vedere dove sta Zaza.


Igli Tare, Lazio

La silenziosa competenza di Igli Tare

Nell'era delle cose formali e delle interviste a tutte le ore, c'è chi, come Igli Tare, preferisce pensare solo ai fatti e non alle parole. La sua Lazio sta continuando a stupire tutti. E insisto nel sottolineare quel "sua". Perché è sua. Più di Lotito che se ha acconsentito alla tipologia di campagna di calciomercato di Igli Tare solo perchè era livellata, economicamente, verso il basso. E forse è anche più sua, di Tare, che dello stesso Simone Inzaghi, tecnico con la T maiuscola, che già 12 mesi fa, in questo articolo, ne ho decantato certe qualità rare da vedere in giro.

Ma la squadra, checchè se ne dica, la fa il direttore sportivo, e questa Lazio ha l'impronta decisa di Igli Tare. Va sottolineato come il ds albanese era un discreto attaccante con esperienze tra Germania e Italia, finendo la carriera proprio alla Lazio, e che è diventato ds senza che nessuno gli regalasse niente. D'altronde non faresti vita lunga con Lotito se non sei bravo e paziente. Tare, che di base parla sei lingue, è ds dal 2009 della Lazio.

Scovare e rivitalizzare i campioni, ci pensa Igli Tare

La Lazio è sotto gli occhi dei riflettori nelle ultime settimane, ma i colpi di Tare sono sempre stati da oscar. Come esser riuscito a prendere Biglia e Felipe Anderson da Anderlecht e Santos e farli diventare top. Anche il colpo Immobile, preso a pochissimo si è rivelato azzeccato: oggi è il miglior attaccante italiano, con oltre 40 gol in circa 50 gare con la Lazio. Sullo stesso trend di rendimento c'è pure Lucas Leiva, preso per rimpiazzare Biglia. Il risultato è che l'ex Liverpool, preso a 5 mln, sta giocando meglio dell'argentino. Ma il capolavoro, reso tale anche grazie a Simone Inzaghi, è Luis Alberto, che dopo diverse stagioni anonime è diventato assolutamente indispensabile in campo. Preso a 4 mln dal Liverpool, vale almeno il triplo oggi.

I giocatori vanno anche individuati aldilà di qualche opaca stagione, e in questo Tare si sta dimostrando capace. Senza dimenticare come sia un assoluto campione nello scovare talenti in giro per il mondo, soprattutto Europa. E non appena vestono la maglia biancoceleste denotano tutti una grande personalità. Triplicandone il valore del cartellino.

Da Strakosha a Milinkovic Savic

Esempi? Strakosha preso gratuitamente dalle giovanili dei greci del Panionos, oggi vale almeno 15 mln. Oppure il montenegrino Marusic, preso dai belgi dell'Oostende, e già assoluto padrone della fascia destra. Senza dimenticare Jordan Lukaku, che se lima qualche crepa difensiva è assolutamente devastante. Presi entrambi per qualche milione.

Ma nell'era della ricerca asfissiante dei top player, il colpo Sergej Milinkovic Savic risulta di una grandezza assoluta. Preso a 4 mln dal Genk, oggi il suo valore è decuplicato: fra l'altro se partirà un'asta di mercato è probabile che Lotito non lo lascerà partire per meno di 60/70 mln. Capisco che i prezzi sono esagerati, ma il 21 della Lazio ha davvero caratteristiche stupefacenti e uniche. Forza, dribbling, fisico, tiro, visione di gioco. Tutte qualità che oggi riusciamo a vedere bene. Ma ovviamente le abbiamo viste, ancora una volta, dopo Igli Tare. Chapeau.