Dani Alves, Juventus

Il favoloso mondo di Dani Alves

Dani Alves doveva essere l'affare di Marotta, a parametro zero, dell'estate 2016. Dopo Pirlo, Pogba e Khedira, stavolta toccava al 33enne brasiliano ex Barcellona. Subito questo colpo fu visto come una mossa per arricchire l'esperienza collettiva della squadra, vista la mole enorme di trofei vinti e finali disputate dal terzino destro di Juazeiro.

Dani Alves, affare a parametro zero

Però le perplessità iniziali non furono poche, perchè si pensava che fosse bollito. La sua età non era più verde e si pensava che in quel ruolo, dove si corre tanto, avesse già dato tutto sul prato del Camp Nou, e che fosse venuto a Torino per godersi la pensione. D'altronde gli inizi, a parte i gol al Cagliari e Dinamo Zagabria, Dani Alves non sembrava proprio un valore aggiunto. Anzi emergevano palesi le difficoltà, soprattutto difensive, del brasiliano non abituato ad una certa tattica. E quindi vai con diagonali sbagliate e marcatura troppo larghe. Viene addirittura reintegrato Lichtsteiner in rosa e in lista Champions, perchè serviva la propensione difensiva dello svizzero poichè a destra la Juve faceva acqua.

Piove sul bagnato: a fine novembre, durante la disastrosa trasferta della Juventus a Marassi con il Genoa, Dani Alves si frattura il perone. Almeno 3 mesi di stop. Si pensa già che non sia stato un acquisto azzeccato, e che, fortunatamente sia stato solo un parametro zero.

La rinascita di Dani Alves

Ma non è che Dani Alves sia una così facile ad arrendersi: non vinci 34 trofei per caso, perchè sei sempre fortunato nell'essere nel team giusto. Dani Alves lavora sodo e rientra a febbraio, bruciando le tappe. Ma non si limita al semplice rientro, si pone addirittura subito tra i protagonisti. Va in gol nella delicatissima trasferta di Oporto in Champions, e sale in cattedra nel doppio confronto con il Barcellona, gridando vendetta a chi lo ha mandato via senza troppi complimenti. Nella semifinale con il Monaco firma due assist all'andata per Higuain (uno da favola di tacco), uno al ritorno per Mandzukic. Ma il brasiliano non ferma solo a servire assist: proprio contro i francesi, al ritorno, firma un gol eccezionale, con una volèe incredibile da oltre 20 metri. Roba da sigla per la Champions League. E' un tripudio incredibile. L'uomo delle finali porta la Juve in finale, da autentico uomo in più.

Dani Alves, Juventus
Dani Alves consola Neymar

Sembra che durante i giorni dell'infortunio abbiano preso il primo Dani Alves bianconero per sostituirlo con un altro proveniente da un altro pianeta. Non lo so, forse hanno caricato a più non posso la molla dietro come si fa con i pupazzetti. Fatto sta che Dani Alves non si ferma più. E allora si va in rete con regolarità: gol in campionato con una durissima Atalanta e in finale di Coppa italia contro la Lazio. ovviamente vinta. La sua 27° vittoria su 30° finali.

Unico calciatore della storia ad aver vinto 7 competizioni ufficiali nello stesso anno solare (nel 2009), Dani Alves in questo finale di stagione ha preso tutta la squadra e l'ha portata sul suo personalissimo mondo, dove riecheggia allegria come fosse musica di Yann Tiersten.  E' stata autentica fortuna per la Juventus  trovare qualcuno del genere a costo zero, perchè un giocatore così dovrebbe avere un prezzo anche dopo aver smesso di giocare.


Palermo calcio, calcio siciliano

Il lento declino del calcio siciliano

Non ho tantissimi anni per narrare le gesta di chissà quali squadre, ma ne ho abbastanza per ricordarmi gli anni in cui il calcio siciliano era in un gran momento di splendore. Io sono siciliano e, forse con un pizzico di amarezza, sono spinto a parlare di questa grande momento di difficoltà. Forse il calcio è davvero lo specchio della realtà, visto come siano tempi ardui in Sicilia a livello socioeconomico. E allora ti ricordi, con nostalgia, che da Palermo, oltre ad esser passata l'Europa, è passata gente come Grosso, Barzagli, Pastore, Cavani; che a Catania si faceva di anno in anno il record di punti e che a Messina si gridava "Giampà è meglio di Kakà".

C'era una volta il grande calcio in Sicilia

Adesso la situazione, nel giro di qualche anno si è ribaltata e non di poco. I risultati del Palermo, ultimo baluardo rimasto, sono sotto gli occhi di tutti. Stagione pessima, diversi tecnici cambiati, giocatori improbabili, squadra che farebbe fatica a risalire anche dalla B in A secondo me. E poi, la ciliegina, il passaggio di proprietà: dal vituperato Zamparini a Baccaglini, che lascia più di una perplessità, visto il suo background. Un salto che sa tanto di "dalla padella alla brace".

A Catania la situazione è crollata nel giro di poco: gli etnei hanno perso di credibilità sportiva e non solo visto come la società si era immischiata in situazioni poco chiare. Credibilità persa anche dal fatto di come sia incredibile che il presidente sia ancora Pulvirenti. Adesso la squadra si trova a metà classifica in Lega Pro, nonostante abbia giocatori come Marchese, Biagianti, Mazzarani, Russotto. Certo non sono Vargas, Rinaudo, Mascara o Gomez, ma sicuramente sono giocatori che dovrebbero farla la differenza in questa categoria. Certo il Catania è 11°, nonostante sulla sua testa incomba una penalizzazione di 10 punti. Eppure la sensazione è di come la stagione sia negativa: nelle ultime sette gare, una vittoria, un pareggio e ben cinque sconfitte, tra cui quella assolutamente incredibile contro il Melfi allenato da Aimo Diana, fanalino di coda che perdeva da un'infinità di gare. La tifoseria è in totale rotta di collisione con la società, dove neanche il ritorno di Pietro Lo Monaco sembra ridare il sorriso e la speranza al tifoso catanese.

Catania, Calcio siciliano
Curva Nord Catania

Pietro Lo Monaco che di recente è stato presidente di un Messina anch'esso allo sbando. Sempre nel girone del Catania, in Lega Pro, i giallorossi sembrano ancora più imballati. Le cattive situazioni finanziare del Messina ha inciso parecchio: a febbraio i giocatori hanno scioperato insieme all'allenatore Cristiano Lucarelli per via degli stipendi arretrati, situazione tuttavia comune in Lega Pro, che io personalmente poi collego ai continui scandali di partite vendute: se i giocatori guadagnassero bene magari smetterebbero di regalare spettacoli indegni in nome dello sport. Proprio l'anno scorso il Messina rimase coinvolto in questo spiacevole argomento con l'ex tecnico Di Napoli.

Qualche posto più già c'è un Akragas che lotta col coltello in mezzo ai denti per resistere alle sabbie mobili dei playout. Gli agrigentini stanno patendo una grave crisi societaria, oltre che problemi con il Comune legato allo stadio Esseneto. A gennaio non sono arrivati rinforzi, anzi si sono viste partenze eccellenti: su tutte quella dell'ad Peppino Tirri, la cui figura risultava essere di grande spicco per il calcio siciliano e non solo: il suo curriculum parla chiaro.

Le note liete del calcio siciliano

Non solo dolori per il calcio siciliano. Il Trapani in Serie B è protagonista di una rimonta clamorosa. Dopo aver patito tantissimo ad inizio anno con Cosmi, relegandosi all'ultimo posto fisso, adesso i granata stanno inanellando tanti risultati, anche di prestigio. In panchina è arrivato Alessandro Calori, che reputo così bravo che non capisco come non sia ancora arrivato in Serie A. I trapanesi attualmente sono fuori dai playout, ma sono lontani i momenti di gioia che si provarono dopo il 3° posto dello scorso anno.

Sta scalando la classifica anche l'ex catanese Sottil, alla guida di un Siracusa in Lega Pro. Gli aretusei, tra lo scetticismo generale, stanno mettendo su una stagione splendida, portandosi davanti a squadre come Cosenza, Casertana e lo stesso Catania. Bellissima la gara vinta ieri al San Vito di Cosenza. La compagine siracusana è la squadra siciliana più accreditata per poter partecipare ai playoff per la B.

Troina, calcio siciliano
Troina, vincitore Coppa Italia Eccellenza Sicilia (fonte Nebrodi news)

Tra i non professionisti c'è una bellissima storia di calcio da raccontare: quella del Troina, squadra di un paese della provincia di Enna di neanche 10mila abitanti. Il patron Giovanni Alì, coadiuvato dal ds Dario Dell'Arte e dal direttore dell'area tecnica Matteo Sassano, ha allestito una grande squadra, che, oltre ad essere ai vertice del proprio girone di Eccellenza, ha conquistato la Coppa Italia di Eccellenza Siciliana contro il Milazzo. Ma non finisce qui: sconfiggendo diverse compagini, il Troina è arrivato alla finale della Fase Nazionale di Coppa Italia. Il 19 aprile i rossoblù affronteranno in una finale secca, su campo neutro a Firenze, contro il Villabiagio. Un plauso speciale anche all'allenatore Giuseppe Pagana.

Storie di calcio come queste dovrebbero servire da esempio a chi sta qualche categoria sopra e non sa più che pesci pigliare per non far languire il calcio siciliano.


Cultura sconfitta, Juventus Napoli

La cultura della sconfitta in Italia

Ieri sera è andato in scena un'infuocata semifinale d'andata di Coppa Italia, tra Juventus e Napoli. Chi ha vinto? E che importa? Si, perchè fra poco avrò difficoltà a ricordare la partita da un punto di vista prettamente agonistico, poiché è la polemica a farla da padrona.

Nessuna novità, è consuetudine in Italia potersi appellarsi al tribunale fantasma della Polemica, in cui si puo' inveire verso arbitri e assistenti. Ecco, visti i risultati manderei a casa il ruolo degli assistenti di porta, visto che con la goal line technology siamo riusciti a risolvere il problema maggiore: i gol fantasmi. Il resto è tutto relativo.

Abbiamo visto decine di episodi in questa stagione per i quali dopo giorni interi di moviola non si è riusciti a concordare unanimemente: se il fallo fosse fallo, se il rigore fosse rigore, se la simulazione fosse appunto simulazione.

Con la gara di ieri, tra Juventus e Napoli, finita 3-1 per i piemontesi, si è raggiunto l'apice dell'insopportabile. Attenzione, il mio non è un attacco verso Caio o una difesa verso Tizio, ma davvero non se ne puo' più. E' paradossale che un portiere, Reina, si presenti ai microfoni per potersi dire incazzato per un presunto rigore non fischiato ai suoi, visto a 80 metri di distanza (azione non ancora assai chiara, rigore che puo' starci, ma i rigori solari sono altra cosa). Mi chiedo perchè il portiere spagnolo, così presente alla voce "discussioni arbitrali", non si sia presentato dopo Napoli Sampdoria, nella quale causò l'espulsione di Silvestre, reo di averlo sfiorato. E il portiere giù a piagnucolare. Ma che spettacolo è?

Juventus Napoli, Cultura della sconfitta
Reina su Cuadrado (fonte La Stampa)

Che spettacolo è quando una società calcistica con il proprio account Twitter ufficiale invita i telespettatori a non mettere l'audio dei cronisti Rai, additandoli di servilismo. La stessa Rai che annovera fra le sue fila un top giornalista che si scaglia contro l'arbitro e da ragione a quella società calcistica. Tradotto: il Napoli ha inveito contro la Rai e nel frattempo Varriale ha etichettato come vergognoso l'arbitraggio, reo di aver penalizzato il Napoli. Ma che spettacolo è?

E poco conta se Koulibaly ha ammesso di aver fatto fallo a Dybala, poco importa se, nonostante Reina avesse toccato la palla, la stessa resta sulla scia di Cuadrado che viene travolto. E pare contare assai meno che il gol del Napoli fosse in millimetrico fuorigioco. Si certo sono millimetri, ma da quando seguo questo sport, ho visto vagonate di trasmissioni dedicate a episodi da lente d'ingrandimento multipla.

Per vincere bisogna saper perdere e accettare una sconfitta

Tutto questo non certo per dire Forza Juve e abbasso Napoli, perchè mi rendo conto che è una ruota che gira: lo scorso anno, dopo Bayern Monaco Juventus, Guardiola disse ai microfoni che una grande squadra come la Juve non puo' appellarsi ai problemi arbitrali. Traduco anche qui: se vuoi essere grande devi avere la cultura della sconfitta. Altrimenti diventa un alibi, e nessuno punterà il dito sugli errori dei giocatori che quella sconfitta l'hanno causata, oppure verso quelli di un allenatore che ha sbagliato formazione. Al fine di responsabilizzarli.

Per non parlare di un direttore sportivo che esordisce ai microfoni per la prima volta da quando è a Napoli per parlare di vergogne e arbitri. o peggio ancora di presidente come De Laurentiis che continua a lottare per non crescere, minacciando di mandare la Primavera al ritorno al San Paolo. Piuttosto, con quel grandissimo pubblico che hai a Napoli, dovresti pensare a come ribaltarla, che puoi farcela davvero, che la tua squadra non parte certo sconfitta.

E invece niente: è molto più semplice accatastare ammucchiate di dichiarazioni, interviste e trasmissioni cercando di puntare il dito anzichè dirsi "ok ho perso", anche perchè quando gli errori capitano al contrario vi vediamo tutti diplomatici. E così non avete nulla da insegnarci.


Coppa Italia

Perchè la Coppa Italia non interessa a nessuno?

La mia è una domanda che più retorica non puo' essere. La Coppa Italia davvero non interessa a nessuno. Questo è un dato di fatto: lo capisci da come diverse squadre imbottiscono di riserve le formazioni, battezzando il loro dodicesimo in "portiere di coppa". Stadi vuoti, allenatori che borbottano in conferenza stampa per il sopraggiungere dell'impegno di Coppa, ascolti bassi.

Ma perchè davvero non interessa? Cerco di focalizzare i motivi di così tanto disinteresse. Iniziamo col dire che uno dei motivi principali è lo smodato accentramento di ogni attenzione verso la Champions League. Di questo anche l'Europa League e gli incontri delle Nazionali ne hanno risentito, visti quasi come fastidio.

L'eliminazione di una Coppa particolarissima come la Coppa delle Coppe, a cui potevi accedere solo se vincevi la Coppa Italia. Ti confrontavi contro tutte le squadre in un torneo che vedeva i campioni in carica del corrispondente torneo nazionale.

Senza tutto questo la Coppa Italia ha perso di valore, poiché la vincente accede in Europa League, quella coppa per cui in italia fanno il possibile per snobbarla ed uscire il prima possibile: infatti le squadre che puntano ad un posto in Europa League lo fanno solo per il mero raggiungimento del piazzamento per metterlo nel curriculum e poter essere appetibile in chiave mercato.

Il sistema della Coppa Italia va rivisto?

Oltre questo, anche l'attuale sistema è diventato più noioso delle qualifiche di Formula 1. Prima si scontrano le squadre più piccole, man mano dagli ottavi trovi tutte le big, dentro un sistema in cui si gioca una partita secca (questa è l'unica cosa che puo' starci), la quale viene giocata in casa della squadra più quotata. Ma perchè? Perchè favorire le big? Se si chiama Coppa Italia non sarebbe bello che un quarto di finale come quello di stasera, Roma - Cesena, si giochi a Cesena, anzichè in un Olimpico deserto? Chiaro che poi i tifosi ti snobbano la competizione: a Roma chi vorrebbe vedere Roma - Cesena in una fredda sera di febbraio, quando ad esempio nel prossimo turno di A arriva la Fiorentina?

Sutton United, FA Cup, Coppa Italia
Spogliatoio del Sutton United (Da Il Calcio inglese)

Non è un caso che a vincere le ultime Coppe Italia siano squadre come Juventus e Napoli, con in mezzo una vittoria della lazio che devi quasi considerarla una favola.

Perchè non imitare i modelli esteri?

Possibile che non impariamo mai le cose più succulenti degli altri Paesi, come Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, dove una squadra dilettantistica puo' affrontare una big? Oggi ad esempio in Francia si gioca Chamby - Monaco, in casa della squadra di terza divisione. Qualche mese fa in Spagna si giocò un mirabolante Siviglia - Formentera: quasi a dire "da noi c'è anche il calcio!". Ma ancora più calzante l'esempio inglese: nel prossimo turno di FA Cup si giocherà Sutton United - Arsenal. Il Sutton United gioca in quinta serie, cioè la nostra Eccellenza. Ovviamente il Sutton united gioca in casa, anche se ha chiesto di poter usare l'impianto del Crystal Palace, vista l'enorme mole che si prevede di tifosi.

In Italia non capite quanto questo possa portare fascino alla Coppa Italia? Vi ricordate come la semifinale dell'Alessandria contro il Milan, dello scorso anno, accese una fiammella di interesse per questa bistrattata coppa? Avete visto come in Italia ha smosso molto più interesse la scorsa Premier con quel leicester lì, anzichè Serie A e Coppa italia messe assieme?

E poi un'altra cosa che si potrebbe fare è provare a fare uno, due turni di domenica, a sostituire il campionato. Guarda un po' come gli stadi si potrebbero riempire: magari sei di Giarre, siciliano come me, e la domenica, dopo aver (stra)pranzato dalla nonna, vai a vederti Giarre - Juventus di Coppa Italia, con tanto di diretta televisiva...