Gianluigi Buffon, Gigi Buffon

Quello che i portieri (e non solo) dissero su Buffon

"Ho avuto l'onore di premiare Gigi Buffon. Mi sono sentito un privilegiato per poter onorare uno dei più grandi portieri della sua generazione. I portieri sono spesso i giocatori la cui carriera dura più a lungo. Siamo gli ultimi bastioni e diamo la possibilità alle nostre squadre di uscire vincitrici dai grandi duelli. Il fatto che tu giochi ancora in uno dei più grandi club d'Europa ti rende una leggenda, nel nostro magnifico sport. [Peter Schmeichel]

"Buffon è il più forte del mondo, è il Messi dei portieri." [Christian Abbiati]

"Buffon pareva vecchio, da buttare: così dicevano. Io dico che Buffon è su un altro pianeta, uno così nasce ogni quarant'anni. Conta la forza, la continuità. E lui regge da più di 15 stagioni." [Emiliano Viviano]

"Meriterebbe il Pallone d'Oro. È un punto di riferimento per me ma anche per i portieri della mia generazione. Quando ho cominciato a giocare sognavo di diventare come lui…" [Iker Casillas]

“È incredibile come alla sua età sia ancora al top. Per presenza, per come sprona la squadra, si vede come tutti lo ascoltano. È una guida per i giovani. Uno come lui potrebbe giocare fino a 50 anni…” [Manuel Neuer]

"Gigi è un Maradona. Uno come lui nasce ogni cinquant'anni. Però ha rovinato una generazione di portieri, perché di Maradona ce n'è uno e gli altri al suo confronto sembrano tutti normali…" [Antonio Mirante]

GLi apprezzamenti per Buffon non arrivano solo dai colleghi di reparto

"Torino, Juve - Roma 2-2 nel 2003. Tentai il cucchiaio e quel fenomeno di Gigi Buffon me lo prese…" [Francesco Totti]

"Buffon e Zoff non sono paragonabili, sarebbe come paragonare le Ferrari di tanti anni fa con quelle di oggi. Dino è un monumento, ma Buffon ha qualcosa in più. Fra tutti l'attuale portiere bianconero è il più forte, sommando qualità atletiche e muscolari, longevità, modo di comandare la difesa». " [Giovanni Trapattoni]

"Una vera e propria leggenda. Se chiedi a un qualsiasi bambino di disegnare la formazione ideale, il numero uno sarà sempre lui…" [Ivan Rakitić].


Campioni d'inverno, Batistuta

La storia dei campioni d'inverno della Serie A

Essere campioni d'inverno è una di quelle cose che non viene mai considerata come un dato di valore. Sia perchè il girone di ritorno può sempre ribaltare ogni posizione, sia perchè quando eravamo piccoli non capivamo se il titolo di campioni d'inverno venisse assegnato dopo la gara prenatalizia oppure a fine girone d'andata. Per molti, invece ha un valore non da poco: si dice spesso che chi vince il titolo di campione d'inverno si ritroverà con lo scudetto cucito sul petto a fine stagione. Ma la storia dei campioni d'inverno cosa dice?

Tutti i campioni d'inverno della Serie A

La squadra che ha più titolo di campione d'inverno è la Juventus, con ben 30 stagioni in cui si è trovata in testa alla fine del girone d'andata. Inseguono le milanesi, Milan ed Inter, entrambe a 17. Decisamente più staccate le inseguitrici. La Roma si ferma a 6 titoli, mentre a quota cinque troviamo Napoli, Bologna e Fiorentina. A quota 3 troviamo il Torino, mentre Lazio e Cagliari sono state due volte campioni d'inverno. Con un solo girone d'andata vinto troviamo le sorprendenti Verona, Livorno e Liguria. Quest'ultima riuscì nella stagione 1938/39 ad essere campione d'inverno a pari punto con i felsinei del Bologna.

Furono Juventus ed Inter ad aver finto più titoli di campioni d'inverno consecutivamente. I bianconeri ci riuscirono nei quadrienni 1975-78 e 2012-2015, mentre i nerazzurri ci riuscirono nell'epoca post Calciopoli, a cavallo degli anni 2007 e 2010. Milan e Bologna ci riuscirono tre volte, mentre desta scalpore che il Cagliari, che vinse solo due volte il titolo di campione d'inverno, si fregiò di tale titolo due volte nel giro di due soli anni: 1969 e 1970.

Quando essere campioni d'inverno non bastò per lo scudetto

Vi furono diversi casi in cui il vincitore del girone d'andata non riuscì poi a confermarsi a fine torneo. Addirittura nel 1935/36 fu la Juventus a vincere il titolo d'inverno, per poi finire addirittura 5°, vedendo poi il Bologna laurearsi campione d'Italia. Fu l'unico caso in cui la vincente del girone d'andata non finì la stagione sul podio. Il 67% delle volte in cui una squadra vinse il titolo temporaneo, poi vinse anche lo Scudetto.

Diversi i casi in cui i duelli furono combattutissimi. Basti pensare al 1980/81, quando Juventus e Roma duellarono per tutta la stagione per poi vedere la Juventus vincere di un punto, grazie anche al famoso gol di Turone annullato alla Roma nello scontro diretto contro i bianconeri. Oppure basterà ricordare il 2015/16 quando il Napoli, campione d'inverno, non riuscì a contenere la rimonta della Juventus, culminata nello scontro diretto a Torino, deciso da un gol di Zaza a 5 minuti dal termine.

Come vedete, essere campioni d'inverno può voler significare tutto, può voler significare niente. Dipende solo se si crede alla cabala o meno.


Tifoserie Argentine, Argentina, Barras

Cosa c'è dietro le tifoserie argentine?

A volte, quando diciamo che la violenza nel calcio italiano è un fenomeno troppo grande e pesante, ignoriamo quello che accade nel calcio argentino. È chiaro che non si tratta di sminuire le violenze minori (sempre violenze sono, e tali sono da condannare), ma il quadro delle tifoserie argentine è parecchio oscuro. Non si tratta di semplici tifoserie poco mansuete, o di ultras di stampo violento. Qui abbiamo di fronte il fenomeno delle barras bravas, autentiche organizzazioni che influenzano pesantemente il calcio in Argentina.

Che cosa sono le barras bravas?

Le barras bravas sono delle bande formate da un gruppo molto eterogeneo: non ci sono restrizioni legate ad età o alla classe sociale a cui si appartiene. Essi sono tutti legati da un comune denominatore: l'appartanenza al barrio, ovvero al quartiere di provenienza, il quale non solo va difeso, ma va anche reso, agli occhi dei rivali, il più potente possibile. Le partite sono solo un'occasione, il calcio un mero pretesto, per prendere di mira i tifosi avversari, appartenenti ad altri quartiere. Ecco perchè spesso i derby sono i match più infuocati in Argentina.

I leader di queste band sono tutti rispettati in maniera enorme nella società argentina. Sempre più ragazzi vorrebbero impersonare questo ruolo da grande, vista la celebrità che ne ricevono. Questo avviene anche per via della connivenza tra queste tifoserie argentine e le istituzioni. Esse lasciano impunite queste bande, dentro e fuori dallo stadio, visto il palese grado di corruzione in Argentina. Ma perchè la politica appoggia queste bande? Perché queste bande possono essere utili quando devono reprimere i dissensi manifestati in piazza dai sindacati, oltre che per un mero tornaconto elettorale. Il più classico degli scambi di favore.

Cosa possono fare queste tifoserie argentine?

Mi verrebbe da rispondere: tutto. Alcuni si permettono di fare anche da bodyguard ai calciatori, oltre ad usare lo stadio come se fosse una proprietà personale, sfruttandone i servizi o accedendo alla sala trofei come se fosse normale. Le curve sono diventate autentiche zone franche, in cui queste bande esercitano spaccio di droga, estorsione, bagarinaggio e il business dei parcheggi, oltre all'immancabile incarico di occuparsi del cibo e delle bevande.

Essendo spesso soci delle società, essi interferiscono, oltrepassando tuttavia i limiti, nelle scelte del club. Ecco vederli intervenire sul calciomercato della squadra, favorendo acquisti o cessioni (vedi Gonzalo Higuain al Real Madrid) con un sole fine, che non è quello del rafforzare la squadra. Lo scopo delle barras bravas è solo quello di sfare soldi. punto e basta. Chi si mette in mezzo ne può pagare le conseguenze. Basta chiedere al presidente dell'Independiente, Javier Cantero, che voleva liberarsi di questa parte della tifoseria, che rischiò tantissimo per la sua vita. Oppure chiedere a Juan Ignacio Mercier, giocatore del San Lorenzo che venne colpito alla nuca mentre si stava dirigendo verso la propria auto. Quale era la sua colpa? Rifiutarsi di consegnare al capo della barra la sua maglietta.

Nascita ed evoluzione delle barras bravas

nacquero negli anni 50 e il loro scopo non aveva uno stampo violento: era davvero nato tutto con l'idea di supportare la propria squadra. Così si creò un pacifico connubio col club che agevolava le loro tifoserie argentine con biglietti e permessi concessi. Col tempo la situazione si evolse, fino ad arrivare a registrare oltre 40 vittime negli ultimi 4 anni, su un totale di 322 morti nel calcio argentino da quando vi sono i campionati.

Sostanzialmente il 1967 è considerato l'anno in cui queste bande criminali sit rasformarono, complice anche le difficili situazioni politiche che si sono susseguite, specie negli anni 70. Il livello di tensione era così alto che in occasione della Coppa del Mondo del 1978, giocata proprio in Argentina, il governo fu costretto a fare un accordo con queste tifoserie affinché non creassero disordini. In cambio soldi e biglietti gratuiti. Stesso accordo ripetuto nei Mondiali del 1982 e del 1994, aprendo così le porte al bagarinaggio da parte delle bande.

È praticamente impossibile depotenziare questo fenomeno, visto come si sono radicati i rapporti anche ai massimi vertici. Basti pensare alle ombre su Julio Grondona, considerato il Padrino del Calcio argentino, con le sue nove presidenze in Federazione. Nel suo mandato ultradecennale morirono 183 persone. Grondona, inoltre, permise ad alcuni tifosi di salire sullo stesso aereo che portò l'Argentina in Sudafrica per i Mondiali del 2010, nonostante fossero strapieni di carichi pendenti nei confronti dela giustizia.

Come debellare le barras bravas?

Non è facile bloccare un'organizzazione che si nutre da oltre 60 anni di una mentalità unidirezionale. Come fai a dire che da oggi certe cose non sono più permesse, a gente che è nata facendo solo in un modo? Ci stanno provando, tra esibizioni di documenti prima degli ingressi, alla limitazioni di trasferte, ma la privazione non è sempre l'arma migliore per sconfiggere un problema. Si pensò anche al chip sottocutaneo da impiantare nei tifosi, denominato Ticket Pasiòn, arrivando anche alla sperimentazione. Ma la troppa invasività del sistema ha bloccato tutto.

Far parte di una barra è qualcosa che esula il contesto sportivo. È l'appartenenza a qualcosa di così fanatico che porta a seguire, fin troppo, alla lettera questa scelta di vita. Ma negli anni questo fenomeno è diventato troppo pesante da sopportare, com'è sfiancante concepire come normale l'idea di morire dentro ad un campo di calcio.


Neymar, Roberto Firmino, Brasile

Russia 2018, la Nazionale del Brasile in dieci punti

La Nazionale verdeoro è da sempre tra le favorite per la vittoria finale, da quando almeno la coppa del Mondo si chiamava Coppa Rimet. La Nazionale di Tite si presenta ai nastri di partenza come la favorita assoluta di questo Mondiale. D'altronde la rosa è di assoluto livello, ed è davvero difficile individuare dei punti deboli. Il Brasile si trova nel girone E con Svizzera, Costa Rica e Serbia.

Convocati e quotazioni della Nazionale del Brasile

Allenatore: Tite

Convocati:

  • Portieri: Alisson (Roma), Ederson (Manchester City), Cassio (Corinthians).
  • Difensori: Danilo (Manchester City), Fagner (Corinthians), Marcelo (Real Madrid), Filipe Luis (Atlético Madrid), Thiago Silva (PSG), Marquinhos (PSG), Miranda, Pedro Geromel (Gremio).
  • Centrocampisti: Casemiro (Real Madrid), Fernandinho (Manchester City), Paulinho (Barcellona), Fred (Shakhtar Donetsk), Renato Augusto (Beijing Guoan), Philippe Coutinho (Barcellona), Willian (Chelsea), Douglas Costa (Juventus).
  • Attaccanti: Neymar (PSG), Taison (Shakhtar Donetsk), Gabriel Jesus (Manchester City), Roberto Firmino (Liverpool).

Capitano: a rotazione

Calciatore più giovane: Gabriel Jesus (21 anni)

Calciatore più anziano:  Miranda (33 anni)

Calciatore più quotato: Neymar (180 mln di euro)

Valore complessivo rosa: 981 mln di euro

Ranking FIFA: 2° posizione

Storico ed obiettivo

Partecipazioni ai Mondiali del Brasile: 20 (1930, 1934, 1938, 1950, 1954, 1958, 1962, 1966, 1970, 1974, 1978, 1982, 1986, 1990, 1994, 1998, 2002, 2006, 2010, 2014)

Miglior piazzamento: campione (1958, 1962, 1970, 1994, 2002)

Obiettivo: se ti chiami Brasile devi vincere. Non ci sono altre discussioni. Fra l'altro è una squadra senza evidenti punti deboli, e arriva a Russia 2018 con un parco attaccanti pari all'Argentina, che però dietro non ha gli uomini a cui può far affidamento Tite.

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Islanda, Mondiali, Russia 2018

Russia 2018, la Nazionale dell'Islanda in dieci punti

È una della nazionali più attese. Insieme a Panama è la debuttante di questo Mondiale. Parliamo dell'Islanda che ha fatto sognare non solo i suoi tifosi, ma anche quelli di tutta EUropa due anni fa, in Francia, per Euro 2016. L'Islanda sarà un terribile cenerentola, lo sanno bene Argentina, Croazia e Nigeria che formano, insieme ai Strákarnir okkar (soprannome degli islandesi), il girone D.

Convocati e quotazioni della Nazionale dell'Islanda

Allenatore: Heimir Hallgrímsson

Convocati:

  • Portieri - Halldorsson (Randers), Runarsson (Nordsjælland), Schram (Roskilde).
  • Difensori - Arnason (Aberdeen), Skulason (Lokeren), Saevarsson (Valur), Ingason (Rostov), Magnusson (Bristol City), Eyjolfsson (Levski Sofia), R. Sigurdsson (Rostov), Fridjonsson (Valerenga).
  • Centrocampisti - Gudmundsson (Burnley), Bjarnason (Aston Villa), Traustason (Malmoe), Hallfredsson (Udinese), Sigurdsson (Everton), O.Skulason (Karabükspor), Gislason (Sandhausen), Gunnarson (Cardiff).
  • Attaccanti - Finnbogason (Augusta), Sigurdarson (Rostov), Bodvarsson (Reading), Gudmundsson (Burnley).

Capitano: Gunnarson (77 presenze)

Calciatore più giovane: Gudmundsson (20 anni)

Calciatore più anziano:  Arnason (35 anni)

Calciatore più quotato: Sigurdsson (30 mln di euro)

Valore complessivo rosa: 76,05 mln di euro

Ranking FIFA: 22° posizione

Storico ed obiettivo

Partecipazioni ai Mondiali dell'Islanda: esordiente

Miglior piazzamento: -

Obiettivo: si pensa sempre che una squadra che faccia il suo esordio nella fase finale di una Coppa del Mondo abbia già vinto il suo Mondiale. Benché l'Islanda sia in un girone di ferro, siamo convinti che la tenacia della squadra di Hallgrímsson saprà farsi valere. Difficile ripetere l'exploit di Euro 2016, però l'Islanda deve e può provare ad accarezzare l'idea di arrivare ai quarti. Messi e Modric permettendo.

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Nigeria

Russia 2018, la Nazionale della Nigeria in dieci punti

La Nigeria non è più quella dei tempi d'oro, che conquisto l'oro di Atlanta, grazie ai vari Kanu, Babngida e così via. Però la nazionale africana rappresenta spesso un'ostacolo duro da affrontare per via della sua fisicità Lo sanno bene le altre squadre del girone D con cui la Nigeria giocherà, ovvero Argentina, Croazia ed Islanda.

Convocati e quotazioni della Nazionale della Nigeria

Allenatore: Gernot Rohr

Convocati:

  • Portieri: Ikechukwu Ezenwa (Enyimba FC); Francis Uzoho (Deportivo La Coruna); Daniel Akpeyi (Chippa United).
  • Difensori: Abdullahi Shehu (Bursaspor FC); Tyronne Ebuehi (Ado Den Haag); Elderson Echiejile (Cercle Brugge KSV); Brian Idowu (Amkar Perm); Chidozie Awaziem (Nantes FC); William Ekong (Bursaspor FC); Leon Balogun (FSV Mainz 05); Kenneth Omeruo (Kasimpasa FC).
  • Centrocampisti: Mikel John Obi (Tianjin Teda); Ogenyi Onazi (Trabzonspor FC); Wilfred Ndidi (Leicester City); Oghenekaro Etebo (UD Las Palmas); John Ogu (Hapoel Be’er Sheva); Joel Obi (Torino FC).
  • Attaccanti: Ahmed Musa (CSKA Moscow); Kelechi Iheanacho (Leicester City); Victor Moses (Chelsea FC); Odion Ighalo (Changchun Yatai); Alex Iwobi (Arsenal FC); Nwankwo Simeon (Crotone FC)

Capitano: Obi (83 presenze)

Calciatore più giovane: Uzoho (19 anni)

Calciatore più anziano:  Akpeyi (31 anni)

Calciatore più quotato: Ndidi (25 mln di euro)

Valore complessivo rosa: 134.75 mln di euro

Ranking FIFA: 41° posizione

Storico ed obiettivo

Partecipazioni ai Mondiali della Croazia: 5 (1994, 1998, 2002, 2010, 2014)

Miglior piazzamento: ottavi di finale (1994, 1998, 2014)

Obiettivo: non penso di dire un'eresia se considero il girone D come il girone di ferro di questo Mondiale di Russia 2018. Lo sanno bene le Super Aquile nigeriane, a cui si chiede di provarci quantomeno ad eguagliare il risultato migliore ottenuto sinora ad un mondiale, ovvero gli ottavi di finale.

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Luka Modric, Croazia

Russia 2018, la Nazionale della Croazia in dieci punti

La Nazionale croata arriva alla rassegna mondiale con una rosa di altissimo livello e che sembra aver raggiunto anche una certa maturità, pronta a fare da contraltare alla sbarazzina gioventù presente in dose massiccia. I successi di Rakitic e Modric catapultano la Croazia a svolgere un ruolo importante, risultando, insieme magari al Belgio, la migliore outsider. Nel girone D sfideranno Argentina, Nigeria ed Islanda.

Convocati e quotazioni della Nazionale della Croazia

Allenatore: Zlakto Dalic

Convocati:

  • Portieri: Danijel Subasic (Monaco), Lovre Kalinic (Gent), Dominik Livakovic (Dinamo Zagabria)
  • Difensori: Vedran Corluka (Lokomotiv Mosca), Domagoj Vida (Besiktas), Ivan Strinic (Sampdoria), Dejan Lovren (Liverpool), Sime Vrsaljko (Atlético Madrid), Josip Pivaric (Dinamo Kiev), Tin Jedvaj (Bayer Leverkusen), Duje Caleta-Car (RB Salisburgo)
  • Centrocampisti: Luka Modric (Real Madrid), Ivan Rakitic (Barcellona), Mateo Kovacic (Real Madrid), Milan Badelj (Fiorentina), Marcelo Brozovic (Inter), Filip Bradaric (Rijeka)
  • Attaccanti: Mario Mandzukic (Juventus), Ivan Perisic (Inter), Nikola Kalinic (Milan), Andrej Kramaric (Hoffenheim), Marko Pjaca (Schalke 04), Ante Rebic (Eintracht Francoforte)

Capitano: Modric (105 presenze)

Calciatore più giovane: Caleta-Car (21 anni)

Calciatore più anziano:  Subasic (33 anni)

Calciatore più quotato: Rakitic (50 mln di euro)

Valore complessivo rosa: 354,50 mln di euro

Ranking FIFA: 15° posizione

Storico ed obiettivo

Partecipazioni ai Mondiali della Croazia: 4 (1998, 2002, 2006, 2014)

Miglior piazzamento: 3° posto (1998)

Obiettivo: pensare che la Croazia possa vincere il Mondiale è un attimo azzardato. È una gran bella squadra, ma ci sono diverse squadre maggiormente attrezzate per la vittoria finale. Ma sappiamo anche che la vittoria di un torneo non è la somma dei singoli, quanto la forza di un gruppo. Quindi questa Croazia potrebbe puntare tranquillamente alle semifinali del torneo.

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Rabah Madjer, Porto

Rabah Madjer, il tacco di Dio

La stagione appena conclusa è stata segnata, tra gli altri, dalle prodezze di Mohamed Salah. All'attaccante egiziano è mancato solo il sigillo della vittoria in Champions League per aspirare legittimamente al Pallone D’Oro. Avrà tempo per riprovarci, Salah, e cercare di raggiungere un altro atleta di Allah come Rabah Madjer, facilmente il miglior calciatore algerino di sempre e una delle leggende africane.

Pochi, forse, ricordano Madjer, un giocatore dalla straordinaria competenza tecnica che ha imperversato sui campi europei durante gli Anni Ottanta. Escludendo i naturalizzati (Eusebio, per esempio), l’algerino è stato il primo africano a fare realmente la differenza ad alto livello. Che fosse un predestinato, Madjer, lo capirono subito nella terra natia: esordì in Nazionale a vent’anni, e nel 1980 la condusse a risultati inediti per la sua storia: secondo posto nella Coppa d’Africa e quarti di finale del Torneo Olimpico.

Quando il calcio si accorse di Rabah Madjer

La prima consacrazione internazionale giunse nel Mondiale di Spagna, nel 1982. L’Algeria di Madjer riuscì a battere con una sua rete la Germania Ovest (poi finalista contro l’Italia), ma dovette abbandonare la kermesse iridata per differenza reti, complice il pareggio “sospetto” tra i tedeschi e i cugini austriaci.

Per raggiungere il gradino superiore, ovvero fare il professionista in Europa, Madjer dovette superare un vincolo importante: in Algeria non era concesso ai calciatori di trasferirsi all’estero prima dei 28 anni. Si rese necessaria una lunga querelle con la Federazione, nel 1983 arrivò infine il trasferimento al Racing Parigi, ma la consacrazione giunse in Portogallo, tra le fila del Porto, dove giunge nel 1985.

Una Coppa dei Campioni conquistata a colpi di tacco

Madjer restò con i biancoblu per sei anni, con il solo intervallo di un semestre passato in prestito al Valencia. Il suo periodo migliore, ricco di trofei: tre campionati, due coppe del Portogallo, due Supercoppe e, soprattutto, la Coppa dei Campioni del 1987, ottenuta superando in finale il Bayern Monaco per 2-1, grazie anche ad un iconico colpo di tacco di Madjer.

https://www.youtube.com/watch?v=nk6ZtOEmP4w

Questo era Madjer: non uno sfondareti dalle statistiche incredibili, ma un fuoriclasse dalle giocate imprevedibili, in grado di segnare goal pesantissimi, proprio quando era necessario. Questo raffinato gesto tecnico è giustamente passato alla storia, tanto che in Algeria il nome dell’attaccante viene utilizzato comunemente per definirlo. Nello stesso anno arrivò anche la Coppa Intercontinentale, ottenuta superando gli uruguagi del Penarol (allenati da un giovane Oscar Tabarez) per 2-1. Una partita strana, questa, giocata a Tokyo (erano i tempi della Toyota Cup) dopo una fitta nevicata, e decisa ancora una vota dall’algerino, autore dell’assist per il primo goal di Fernando Gomes e della segnatura finale, siglata nel secondo tempo supplementare.

Rabah Madjer e il suo (quasi) approdo in Italia

Un giocatore straordinario, Madjer, poco conosciuto in Italia. Eppure “rischiò” di giocare anche da noi. Nell’estate del 1988 era stato ingaggiato dall’Inter di Ernesto Pellegrini: sarebbe stato il terzo straniero assieme a Lothar Matthaus e Andreas Brehme, proprio coloro che aveva sconfitto nella finale di Coppa dei Campioni. Non si trattò della solita voce di mercato, era tutto fatto, al punto che Madjer venne addirittura presentato a giornalisti e tifosi.

Rabah Madjer, Inter
Quando Rabah Madjer sfiorò l'Inter

Poi vennero le visite mediche, e qui insorse il problema: Madjer soffriva di un problema al bicipite muscolare dovuto ad un infortunio di gioco, apparentemente tanto grave da impedire al medico nerazzurro, il dottor Bergamo, di rilasciare il certificato d’idoneità.

Ne nacque un caso diplomatico tra le due società, l’Inter si ritirò dall’acquisto e, forse cercando di risparmiare un po’ in un calciomercato fino ad allora sontuoso, optò per Ramon Diaz in prestito dalla Fiorentina. Madjer dimostrò di non essere proprio finito vincendo un altro paio di scudetti con i portoghesi e poi si ritirò nel 1992, giocando in Qatar. Nel frattempo aveva alzato anche l’unica Coppa d’Africa algerina, nel 1990.

Tutti ai piedi di Rabah Madjer, e precisamente sul suo tacco destro.


Lionel Messi, Argentina

Russia 2018, la Nazionale dell'Argentina in dieci punti

L'Albiceleste allenata da Jorge Sampaoli si è qualificata ai Mondiali di Russia 2018 per il rotto della cuffia. È quasi una costante di questa Argentina, cioè essere bella e dannata, con un potenziale offensivo senza eguali, ma che sul più bello non riesce a sferrare il colpo decisivo. Girone tosto per i sudamericani, che si trovano nel raggruppamento D con Croazia, Nigeria ed Islanda.

Convocati e quotazioni della Nazionale dell'Argentina

Allenatore: Jorge Sampaoli

Convocati:

  • Portieri: Nahuel Guzman (Tigres), Wilfredo Caballero (Chelsea), Franco Armani (River Plate).
  • Difensori: Gabriel Mercado (Siviglia), Cristian Ansaldi (Torino), Nicolas Otamendi (Manchester City), Federico Fazio (Roma), Marcos Rojo (Manchester United), Nicolas Tagliafico (Ajax), Marcos Acuna (Sporting Lisbona).
  • Centrocampisti: Javier Mascherano (Hebei China Fortune), Eduardo Salvio (Benfica), Lucas Biglia (Milan), Giovani Lo Celso (PSG), Ever Banega (Siviglia), Manuel Lanzini (West Ham), Maximiliano Meza (Independiente), Angel Di Maria (PSG), Cristian Pavon (Boca Juniors).
  • Attaccanti: Paulo Dybala (Juventus), Lionel Messi (Barcellona), Sergio Aguero (Manchester City), Gonzalo Higuain (Juventus).

Capitano: Messi (124 presenze)

Calciatore più giovane: Lo Celso (22 anni)

Calciatore più anziano:  Caballero (36 anni)

Calciatore più quotato: Messi (180 mln di euro)

Valore complessivo rosa: 708 mln di euro

Ranking FIFA: 5° posizione

Storico ed obiettivo

Partecipazioni ai Mondiali dell'Argentina: 16 (1930, 1934, 1958, 1962, 1966, 1974, 1978, 1982, 1986, 1990, 1994, 1998, 2002, 2006, 2010, 2014)

Miglior piazzamento: Campione (1978, 1986)

Obiettivo: la vittoria del Mondiale manca da troppo tempo (32 anni), ed una Nazionale così ricca di stelle, come l'Argentina, non può far passare così tanto tempo. Specie se tra le tue fila c'è uno dei migliori calciatori di ogni tempo. Proprio Messi dovrà trascinarsi sulle spalle la squadra e provare a trionfare, scacciando via i fantasmi della finale persa nel 2014.

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Perù, Mondiale Russia 2018

Russia 2018, la Nazionale del Perù in dieci punti

Il Perù rientra ad una competizione iridata dopo ben 36 anni dall'ultima volta. Pablo Guerrero e compagni hanno già estromesso, di fatto, il Cile campione d'America da Russia 2018, agguantando la qualificazione al Mondiale per mezzo dello spareggio thriller contro la Nuova Zelanda, vinto con il risultato totale di 2 a 0. Quindi occhio a dare il Perù spacciato solo perchè  si trova nel girone C, con Francia, Danimarca e Australia.

Convocati e quotazioni della Nazionale del Perù

Allenatore: Ricardo Garega

Convocati:

  • Portieri: Gallese (Veracruz), Caceda (Veracruz), José Carvallo (UTC)
  • Difensori: A.Rodríguez (Junior), C.Ramos (Veracruz), Advincula (BUAP), Corzo (Universitario de Deportes), Trauco (Flamengo), M.Araujo (Alianza Lima), Loyola (Melgar), Santamaria (Puebla)
  • Centrocampisti: Yotun (Orlando City), Cueva (San Paolo), Tapia (Feyenoord), Flores (AaB), Aquino (BUAP), Peña (Granada), Cartagena (Veracruz)
  • Attaccanti: Hurtado (Vitoria de Guimaraes), Andy Polo (Portland Timbers), Farfan (Lokomotiv Mosca), André Carrillo (Watford), Raúl Ruidíaz (Morelia) Paolo Guerrero (Flamengo)

Capitano: Guerrero (87 presenze)

Calciatore più giovane: Tapia (22 anni)

Calciatore più anziano:  Guerrero (34 anni)

Calciatore più quotato: Carrillo (6 mln di euro)

Valore complessivo rosa: 37,00 mln di euro

Ranking FIFA: 11° posizione

Storico ed obiettivo

Partecipazioni ai Mondiali del Perù: 4 (1930, 1970, 1978, 1982)

Miglior piazzamento: Quarti di finale (1970)

Obiettivo: Ripetere l'exploit del Mondiale messicano è impresa assai ardua, visto le concorrenti al mondiale Russo. Ma il Perù è 11° nel Ranking Fifa: è davvero impossibile vederlo tra i primi 8? Probabilmente a Lima si festeggerà la qualificazione agli ottavi, come se fosse una finale.

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