Roberto Mancini, Italia

Era di Roberto Mancini che avevamo bisogno?

La FIGC ieri, in data 14 maggio 2018, ha ufficializzato il suo nuovo commissario tecnico: si tratta di Roberto Mancini. Il tecnico di Jesi, ex Lazio ed Inter, ha rescisso di recente con i russi dello Zenit San Pietroburgo per potersi accordare con la Federazione Italiana, e lasciare un segno da allenatore  azzurro, visto che da calciatore non è riuscito a dare il suo contributo, per svariati motivi. Sono passati 6 mesi da quella clamorosa debacle di San Siro, forse la serata più nera della nostra storia azzurra. Abbiamo tutti gridato a gran voce rifondazione, a partire dal nome del ct. "Basta più i Ventura: servono nomi di spicco", questo dice, in sintesi, il popolo. E Roberto Mancini è un nome di spicco? Vedo tanti pareri discordanti: provo a canalizzare i pro e i contro della scelta del Mancio come CT.

Cosa va di Roberto Mancini

In un periodo in cui la maglia azzurra ha perso quello spasmodico appeal "pur di andare in Nazionale mi taglierei una gamba!", il gesto di Roberto Mancini va assolutamente in controtendenza. Passare dai 4,5 mln annui dello Zenit San Pietroburgo, ai 2 mln annui che percepirà con l'Italia, in uno dei momenti più delicati della storia azzurra, non è cosa che avrebbero fatto tutti. Arrivare ad Ancelotti, che percepisce, ancora dal Bayern, milioni a due cifre, è impossibile. Arrivare a Conte (o stuzzicare Allegri), che guadagnano 4/5 volte tanto sembra altrettanto impensabile. Inoltre Mancini si farà quasi sicuramente affiancare da Andrea Pirlo: importantissimo fare leva sui tantissimi ex calciatori carismatici che l'Italia ha.

Inoltre Roberto Mancini ha voglia di rivalsa azzurra, visto un apporto, da giocatore, non all'altezza della sua fama: 36 gare e 4 gol. Ha partecipato all'Europeo dell 1988 e ai Mondiali di Italia '90, malgrado non giocò mai in nessuna delle notti magiche. A neanche 29 anni la sua ultima presenza con l'Italia. C'è da dire, a suo favore, che in quel periodo avevamo fior fior di giocatori in attacco. La maglia numero 10 se la potevano contendere lui, Baggio, Zola e un giovanissimo Del Piero.

Talento che però non sembra abbondare oggi: si ripartirà senz'altro da Bernardeschi, Insigne e Chiesa, in quanto ad estro, sperando che Verratti faccia un definitivo salto di qualità, e che Donnarumma stia solo attraversando un momento no. Normale aggrapparsi anche a qualcuno che non ha più una carta d'identità verdissima, ma tanta esperienza da dare. Logicamente Chiellini (o Bonucci) diventerà il capitano di questa Italia, visto che i campioni del mondo Buffon, Barzagli e De Rossi non continueranno, anche se sul romanista c'è qualche dubbio sul suo ritiro. L'attacco, invece, merita un discorso a parte. L'Italia segna pochissimo: Immobile e Belotti segnano solo dentro i confini italici e, di questo passo, si rischia di bruciare Cutrone se gli si attribuiscono tante aspettative. La chiamata di questo Balotelli (26 gol in 37 gare) è una scelta logica: alla fine deciderà il campo, questo si, ma almeno Mancini ha già sconfitto i pregiudizi.

Cosa non va in Roberto Mancini

La scelta di Roberto Mancini ha lasciato comunque degli strascichi. per 6 mesi i tifosi italiani, inviperiti dalla gestione Ventura, desideravano un nome solo: Carlo Ancelotti. In alternativa Antonio Conte, l'ultimo ad aver mostrato un'Italia combattiva e mai doma. Il resto era considerato una scelta secondaria, un po' come quella che portò Giampiero Ventura CT dell'Italia.

Mancini di sicuro ha allenato squadre importanti, Inter e Manchester City su tutti. Ha inoltre esperienze estere tra Turchia e Russia, ma gli si imputa il fatto di aver vinto troppo poco, specie in campo europeo, malgrado diverse volte è stato in grado di potersi scegliere i giocatori, visto le possibilità economiche dei club allenati. Dopo lo scudetto vinto all'ultimo secondo con il City nel 2012, Roberto Mancini è un po' uscito di scena dai radar delle panchine top, ed è questo che preoccupa il tifoso medio: non si sta prendendo un allenatore nel suo momento di ascesa.

Io credo che cambia poco il nome del nuovo allenatore. O meglio, puo' di certo fare la differenza (basti vedere come giocava l'Italia di Conte e quella di Ventura, malgrado fosse praticamente la stessa), però, dopo esser sprofondati così, è solo un progetto serio, determinato e scevro da ingerenze politiche, che può permettere ad un movimento di risalire la china. Un po' come la Germania che è diventata esempio mondiale per centri federali e investimenti nel calcio giovanile, senza che i club siano d'ostacolo, bensì d'aiuto. Inutile fare processi e valutazioni, per una volta voglio solo tifare e tiferò per la mia Italia, e quindi anche per Roberto Mancini. Tifo per lui affinché lo scempio a cui assisterò in giugno, ovvero una manifestazione senza l'Italia che sa tanto di attesa di un pugno nello stomaco, non accada mai più.


Italia, Juventus, Roma

Quand'è che l'Italia supererà la Spagna?

Questo continuo inchinarsi alla Spagna, da parte dell'Italia, inizia davvero a scoraggiare. Esatto, scoraggiare, in quanto la stanchezza è una fase precedente già vissuta. Siamo stanchi, di vedere punteggi rotondi, già dai tempi della finale agli Europei del 2012. Come siamo stanchi di vedere giocatori di assoluto valore fra gli iberici e che rischiano quasi di non trovare spazio, quando da noi sarebbero titolari fissi, maglia numero 10 e fascia da capitano ad honorem.

Basti vedere l'importanza di Callejon nel Napoli, 2° squadra d'Italia, assoluto elemento marginale nel Real Madrid e nella Nazionale iberica. Oppure vedere come Suso sposti gli equilibri nel Milan, e che, al contempo, ha una sola presenza nella Nazionale spagnola. Se poi sconfiniamo negli stranieri, basti pensare come il Real Madrid abbia fatto a meno di Higuain, il quale non ha accettato il ruolo di Benzema, ovvero attaccante che deve fare spazio alla mostruosità di Cristiano Ronaldo.

Ma perchè la Spagna è così superiore rispetto all'Italia?

Non voglio sprecare questo articolo per ripetere le stesse cose: se vi aspettate che io scriva "il calcio italiano fa schifo" oppure "loro sono più forti, nulla da fare", potete già chiudere la pagina. Non perchè non sia vero, semplicemente perchè è ora di riflettere sopra le cose e studiarne radice e cause. Ieri su Twitter scrivevo:

"Vallejo, Carvajal, Asensio, Vazquez, Ceballos, Marco Llorente, Borja Majoral, Isco.

De Sciglio, Rugani Bernardeschi.

Questi gli under26 spagnoli del Real e quelli italiani della Juve. Il crac Mondiale può esser spiegato anche così, in quanto i nostri vivai hanno solo da imparare"

E mi sono limitato a non andare a spulciare quelli del Barcellona o addirittura quelli dell?Atletico Madrid, che già hanno un paio di finali di Champions League giocate a carico e solo qualche presenza nella Spagna. Da loro abbonda il talento perchè la concezione di calcio è diversa. È questo il motivo delle continue sberle rifilateci, del 7 a 1 per Real Madrid/Barcellona contro Juventus/Roma. Lì il giovane calciatore è visto subito in modo funzionale, se di talento, per la prima squadra. Basti pensare come sono stati lanciati giocatori come Busquets, Saul Niguez o Marco Asensio, in Champions League. Da noi non sarebbe entrati perchè fino a 23-24 anni sarebbero a giocare in prestito nell'Atalanta di turno. Atalanta, fra l'altro, è l'unica squadra in Italia a inserire gradualmente e in modo costante i giocatori della Primavera. Pensate che l'exploit dei nerazzurri di Gasperini sia casuale? Nient'affatto.

Quanto sono importanti i giovani del vivaio in Italia?

Se invece andiamo nelle squadre di vertice, abbiamo la Juventus che è riuscita a lanciare davvero solo Marchisio, il quale ha detto in un'intervista di dover ringraziare Calciopoli per aver ottenuto l'opportunità di emergere. Il Napoli ha scoperto Insigne grazie al Pescara di Zeman, la Roma si coccola Florenzi ma nel frattempo ha perso per strada Romagnoli, Bertolacci e Politano. L'Inter, nonostante i successi giovanili, continua a non riuscire a lanciare in prima squadra alcun giocatore (vedasi maldestra gestione di Pinamonti, malgrado dietro a Icardi non ci sia nessuna prima punta). Lazio, Atalanta (come detto) e Sampdoria danno più spazio ai giovani, e non è un caso che spesso sono state tra le squadre più in forma. Nota a parte il Milan che, guarda caso, da quando sta dando spazio ai più giovani, molti derivanti dal proprio vivaio, sta vivendo un periodo positivo.

Il punto non è solo "dare palla ai giovani e sperare", ma riuscire a concepire il calcio in altro modo, con l'ottica che il ricambio generazionale sia un atto dovuto per evolversi e rendere pronti i calciatori. È un caso certamente, ma guardate quant'è beffardo il destino a designare come principali responsabili dei gol subiti da Juve e Roma siano stati Barzagli, Chiellini, Buffon e De Rossi. Sia chiaro, grandi campioni, ma serve che le squadre, e l'intera nazione, guardino avanti.

La sconfitta con la Svezia? Una lezione mai imparata dall'Italia

Non stupiamoci se poi in Nazionale Immobile e Belotti si emozionano prima di tirare, se Pellegrini o Gagliardini girino a vuoto, se Rugani o De Sciglio pecchino di furbizia. Servono, come spiegato in un articolo, le seconde squadre in Italia, incentivare l'ingresso in prima squadra dei giocatori della primavera e, più in generale riformare il calcio: sono passati 144 giorni dall'eliminazione dal Mondiale e siamo senza Presidente di FIGC, di Lega di Serie A e senza ct. Non c'è neanche il tempo necessario per eseguire le riforme per la prossima stagione.

Forse è vero quando quella canzone dice "In Italia devi imparare a perdere tempo", ma, aggiungo io, finché alle disastrose sconfitte contro la Spagna ci si limiterà a dire che sono troppo superiori, non cambierà mai niente. La superiorità si costruisce. Una sconfitta è l'opportunità più grande per tornare ad una vittoria. Non è filosofia spicciola, ma ce lo stanno facendo capire in tutti i modi, quando Carvajal e Denis Suarez realizzano strabilianti assist, e che per ripartire bisogna lavorare, a tratti quasi in modo ossessivo, sui vivai.

Si deve tornare lì a giocare, senza riempire la testa ai ragazzi con losche procure o su discorsi strambi legati alla struttura fisica, troppo spesso prevalente sull'aspetto tecnico. I nostri giovani non hanno idea di come giocare, non perchè siano scarsi, ma semplicemente perchè non gliel'hanno insegnato.


UEFA Nations League

Cos'è e come funziona UEFA Nations League?

Davvero? Non sapete cosa è la UEFA Nations League? E c'avete pure ragione: non ne parla nessuno! Molto strano se considerate che tale competizione di fatto sostituirà definitivamente le scialbe amichevoli tra Nazionali. Quelle amichevoli per cui i club non vogliono dare i propri big. Della serie, ogni partita sarà un test importante perchè c'è qualcosa da vincere. E cade, direi, a fagiolo dopo la debacle dell'Italia, che ha di certo bisogno di non scherzare più.

Nasce oggi, con il sorteggio delle 12, ufficialmente la UEFA Nations League, una competizione che vedrà protagoniste le 55 federazioni europee affiliate all'Uefa. Avrà cadenza biennale e assegnerà di fatto, oltre al titolo, 4 posti per il Campionato Europeo. L'esigenza è nata dalla richiesta delle Federazioni calcistiche per avere sempre incontri di un livello adeguato, trovando la benedizione anche dei network televisivi pronte ad accaparrarsi a suon di milioni tale rassegna.

Come funziona la UEFA Nations League?

Il torneo è suddiviso in 4 Leghe: A, B, C e D. Per la prima edizione tale suddivisione è dovuta al ranking UEFA. Ogni Lega è suddivisa in 3 o 4 fasce. L'Italia si trova nella Lega A, in seconda fascia, insieme a Inghilterra, Francia e Svizzera. Il sorteggio di oggi vedrà la formazione di 4 gironi per Lega, formati da 3 (in alcuni anche 4) squadre. Per spiegarvi: l'Italia sarà nel girone con una tra Germania, Portogallo, Belgio o Spagna e una tra Polonia, Islanda, Croazia e Olanda. Le gare saranno di andata e ritorno. La prima classificata di ogni Lega sarà promossa nella Lega successiva per la prossima UEFA Nations League, tranne che per la Lega di A. Le 4 vincenti della Lega di A si affronteranno in uno speciale Final Four che decreterà il vincitore del titolo. Le ultime classificate saranno retrocesse nella Lega sottostante per la futura rassegna, ad eccezione delle ultime di Lega D.

Uefa Nations League
Uefa Nations League

Ma non è finita qui: ogni Lega avrà una squadra qualificata all'Europeo. Ovviamente se una Nazionale si è già classificata nel proprio girone di qualificazione lo slot libero andrà ad un'altra squadra. Cito testualmente:

Se la vincitrice di un girone si è già qualificata di diritto all'europeo tramite il classico torneo di qualificazione, allora verrà sostituta dalla prima squadra non qualificata con il ranking più alto limitatamente alla Lega d'appartenenza; nel caso limite in cui tutte le squadre di una determinata Lega dovessero risultare già qualificate, si procede a valutare quelle della Lega immediatamente inferiore" (Wikipedia)

Quando si gioca la UEFA Nations League?

Fase a gironi

  • 1° giornata: 6–8 settembre 2018
  • 2° giornata: 9–11 settembre 2018
  • 3° giornata: 11–13 ottobre 2018
  • 4° giornata: 14–16 ottobre 2018
  • 5° giornata: 15–17 novembre 2018
  • 6° giornata: 18–20 novembre 2018

Sorteggio final four: inizio dicembre 2018

Final Four: 5–9 giugno 2019

Sorteggio spareggi per UEFA EURO 2020: 22 novembre 2019

Spareggi per UEFA EURO 2020: 26–31 marzo 2020

Ma chi saranno le squadre a giocarsi questi spareggi? Ogni Lega dell'UEFA Nations League avrà una propria squadra qualificata all'Europeo. A marzo 2020 ci saranno 4 playoff separati, uno per Lega, nel quale parteciperanno le vincitrici dei 4 gironi di ogni Lega. Vi faccio un esempio pratico. Se nella Lega D i vincitori dei gironi sono: Andorra, San Marino, Kosovo e Gibilterra (stiamo sognando, eh?) queste quattro si affronteranno in un playoff con semifinali  ( accoppiate in modo che la 1° miglior prima classificata vada con la 4° prima miglior classificata e la 2° con la 3°) e finalissima. La vincente andrà dritto ad Euro 2020.

Un'altra grande novità sarà ilc ambiamento che vedranno le qualificazioni mondiali: il format è lo stesso, ma le gare saranno in momenti diversi. Andranno in scena da marzo a novembre 2019. Prima e dopo si parlerà solo di UEFA Nations League.

La mia idea è che è sempre meglio giocare per qualcosa, e che si giochi con avversari di livello, ma so anche che il vero motivo per cui è nata questa competizione è perchè non sanno più cosa inventarsi per farci vivere ogni giorno di calcio. E la cosa non mi dispiace, anche perchè dopo la delusione mondiale abbiamo proprio bisogno di sfide importanti.

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Dino Baggio, Parma, Juventus, Italia

Mi ricordo di Dino Baggio

Da oggi inaugurerò una nuova rubrica: "Mi ricordo di..". In questa sezione darò spazio a ex calciatori, o comunque a personaggi che hanno ruotato attorno al mondo del calcio, e che negli ultimi tempi non hanno lo spazio che meritano tra i media. L'obiettivo principale è di poter conferire loro una memoria storica da consegnare soprattutto a quella fascia di persone, relativamente giovani,  che non hanno potuto viverli per ragioni temporali. E voglio iniziare con uno dei miei beniamini di quando ero piccolo: Dino Baggio.

Dino Baggio, colonna del centrocampo, col vizietto del gol

Dino Baggio, classe '71, era un centrocampista (userò l'imperfetto solo perchè oggi non gioca più, non pensate male) completo. Anzi oggi direbbero centrocampista totale. Interditore ben strutturato fisicamente, Dino Baggio possedeva tra le sue armi principali la botta dalla distanza e un agonismo che si faceva sempre notare in mezzo al campo, non andando quasi mai sopra le righe.

Dopo le prime esperienze tra Torino e Inter, sarà poi con la Juventus e il Parma a vivere le sue annate più importanti. Alla Juve giocò due anni (tra il 1992 e il 1994), giusto in tempo per vincere una Coppa Uefa da protagonista: tre i suoi gol contro il Borussia Dortmund in finale, tra andata e ritorno. Si, anni fa le finali di Uefa si facevano in un doppio incontro.

Le annate eccezionali di Parma

Nel 1994 passò al Parma e ci restò sei anni realizzando 19 reti in oltre 170 gare. Conquisterà ben due Coppa Uefa con i ducali. Una nel 94/95 proprio contro la Juventus. Anche in quelle due gare timbrò il cartellino. Un gol di testa e uno a scavalcare Peruzzi. Niente male per un centrocampista: considerate che Dino Baggio detiene il record del calciatore con più gol realizzati nella finalissima della competizione (ben 5). Vincerà l'altra Coppa Uefa con il Parma nel 98/99, e sarà l'ultima volta che un'italiana vincerà tale trofeo. Tra gli italiani, solo Bergomi e Sartor hanno vinto lo stesso numero di Coppa Uefa (3): anche questo è un record. Sempre nel '99 vincerà Coppa Italia e Supercoppa Italiana. Ma negli anni di Parma si segnaleranno anche due episodi abbastanza controversi.

Dino Baggio, Coppa Uefa
Dino Baggio alza la Coppa Uefa

Durante una gara di Coppa Uefa contro il Wisla Krakow, dagli spalti dei sostenitori polacchi viene lanciato un coltello con una lama lunghissima che colpirà di striscio Dino Baggio in testa. Mentre oggi ad un gesto simile avremmo visto gente moribonda a terra per strapparsi i capelli, Dino Baggio si limita a massaggiarsi la testa, constatando se ci fosse sangue o meno. E' chiaro che poteva andare molto peggio, ma ci vollero ben 5 punti di sutura per chiudere la ferita. Il Wisla Krakow fu squalificato un anno dalle coppe europee.

L'altro episodio che contrassegnerà la sua carriera avvenne il 9 gennaio in un Parma Juventus, in cui fu espulso per un fallo su Zambrotta, lasciando il Parma in 9. Uscirà dal campo mimando il gesto dei soldi all'arbitro Nicchi, reo di un arbitraggio discutibile. La punizione fu severissima: sei giornate di squalifica, poi ridotte a due, e 200 milioni di lire di multa dal Parma. Ma soprattutto gli costò la Nazionale azzurra: l'allora Presidente della FIGC Nizzola gli farà saltare l'amichevole contro la Svezia. Ma non finì qui: singolare fu come Dino Baggio non venne mai più convocato a 28 anni, malgrado fosse titolare nel centrocampo azzurro.

Il felice binomio tra Dino Baggio e la maglia azzurra

E per essere titolare nello scacchiere azzurro vuol dire che il mediamo veneto si era guadagnato fiducia a suon di prestazioni decisive. Si parte dal gol (micidiale fucilata dai 25 metri) contro il Portogallo che ci porto ai Mondiali del 1994 in USA, dove Dino Baggio fu assoluto protagonista. Un gol contro la Norvegia ai gironi e uno importantissimo contro la Spagna ai quarti di finale. Dino Baggio era uno dei leader di quella squadra, che guiderà anche agli Europei del 1996 e ai Mondiali di Francia del 1998. Chiuderà la sua carriera in azzurro con 60 gare e 7 gol. Da segnalare anche una sua partecipazione alle Olimpiadi di Barcellona del 1992, arrivando da Campione d'Europa con l'Under 21. Si ritrovò spesso a lavorare con Cesare Maldini, che non si privava mai di questo lungagnone dai piedi buoni e dalla corsa infinita.

Dopo il Parma ci fu la Lazio neocampione d'Italia, con cui giocò poco meno di una cinquantina di gare in 3 anni, prima di avere dei problemi con il nuovo presidente Lotito, il quale venne accusato di mobbing da Paolo Negro e dallo stesso Dino Baggio. Le esperienze successive tra Blackburn Rovers e Ancona non furono idilliache, specialmente per le difficoltà riscontrate da tali società. Nel 2005 prova a ripartire dalla B con la Triestina, ma dopo qualche gara preferisce smettere col calcio giocato a 34 anni. Proverà qualche anno dopo a giocare con il Tombolo, suo primo club in assoluto, in Terza Categoria.

Dino Baggio oggi

Dino Baggio qualche anno fa collaborò con il Padova nel settore giovanile, e tutt'ora quando si chiede a Dino di tornare nel mondo del calcio, lui preferisce sempre la strada del lavoro con i più giovani. La stessa strada dove magari trovi più fango che riflettori, ma che è quella che puo' aiutare tanti piccoli ragazzi a diventare campioni. Proprio come lo fu Dino Baggio.


Balotelli, Nizza, Italia

Questo Balotelli, ripeto questo, va più che bene

Sono consapevole che parlando di Balotelli, in un determinato senso, rischio di attirare diversi pareri negativi. E forse è quello che voglio. Ovviamente in modo pacifico. Ma credo che su Mario Balotelli ci sia sempre stato un mettere le mani avanti in modo esagerato. Ma andiamo con ordine.

Balotelli, tra errori suoi ed errori di altri

Mario Balotelli, circa dieci anni fa, è l'enfant prodige del calcio italiano. Il talento c'è, la testa calda pure. Ma c'è anche la stampa che lo gonfia all'inverosimile. Che è l'opposto di coccolare, perchè un giovane talento va preservato dalla scottante luce dei riflettori. Balotelli, che non ha vissuto una felicissima infanzia, si ritrova l'Italia ai suoi piedi di colpo. Soldi, calcio che conta, successo. Questo va mescolato con il suo carattere fumantino che non gli permette di godersi le cose come stanno.

E allora sia con l'Inter che con il Milan non riesce a rendere al massimo. Le prestazioni sono anche buone, ma troppo altalenanti. Nella sostanza fa meglio di tanti, ma se lo presenti come Maradona è ovvio che da Maradona non ti aspetti il compitino. In mezzo alle esperienze meneghine ci stanno i due anni al Manchester City, dove, con Mancini, si rende protagonista di uno scudetto acciuffato all'ultimo istante, nonostante la concorrenza di Aguero, Tevez e Dzeko. L'altra esperienza britannica, al Liverpool, è tutt'altro che rosea: non va d'accordo con Rogers e la sua permanenza si conclude velocemente.

La rinascita di Balotelli al Nizza

Dopo essere transitato al Milan per sei mesi, Mino Raiola gli trova una squadra, nonostante non fosse facile: nessuno vuole Balotelli. Come se improvvisamente fosse un giocatore da Serie C. Il punto è che a Mario serviva un ambiente calmo, magari ridimensionato, dove non c'è la pressione delle piazze in cui ha giocato. Nizza sembra essere perfetta in tal senso. Infatti 17 gol stagionali lo scorso anno, 8 già quest'anno. E soprattutto meno colpi di testa e più esultanze. Finalmente riesci a vederlo esultare dopo un gol.

Ora, il mio non vuole essere un endorsement per Balotelli, ma come far vedere la situazione da un altro punto di vista. E' chiaro come questo giocatore abbia alternato delle buone apparizioni a degli errori madornali, fuori e dentro il campo. Nessuno lo nega. Ma da due anni a questa parte non ha sbagliato praticamente mai atteggiamento, facendo quello che gli si chiede: segnare. Perché negare questo? Perché dire "basta Balotelli in Nazionale"? Non ha fatto nulla di sbagliato in azzurro, se non giocare le ultime gare non al top. Gliene facciamo una colpa? No, perchè se fosse così metà gruppo non andrebbe convocato per anni. Nel Mondiale 2014 fu di certo il capro espiatorio di una spedizione pietosa. Ma pagò solo lui, non essendo più chiamato, nonostante i 13 gol in 33 gare, a neanche 24 anni.

Balotelli, discorso tecnico o semplice pregiudizio?

Ma voglio approfondire ancora: facciamo un passo indietro, e facciamo finta che non si parla nello specifico di Balotelli, ma di un giocatore qualunque. Se un giocatore gioca bene, fa gol, non crea problemi da un paio di anni almeno, perchè non deve essere chiamato in azzurro? Capite, vero, che si tratta di ostracismo e di qualche stupido pregiudizio? Capite, vero, che a parte Belotti e Immobile, come prima punta, c'è il deserto in Italia? Perché pensare che, ad oggi, Gabbiadini, Petagna, Inglese e Pavoletti possano rappresentare l'Italia significa guardare il calcio e pensare che sia baseball. Domani magari saranno pronti, ma oggi no. O comunque anche se lo fossero, c'è chi oggi lo è di più. Oltre allo stesso Balotelli, egual discorso feci due giorni fa su Zaza: lo condanniamo a vita alla radiazione dalla maglia azzurra per un rigore sbagliato?

Bello poi inveire su Sacchi quando 20 anni fa chiuse le porte a Baggio per il rigore sbagliato a USA 94, e poi dire che Balotelli (e lo stesso Zaza) non devono andare perchè hanno sbagliato in azzurro. E perchè non devono andare? "Perchè sono cattivi, basta, basta, basta!!!". Mah. Il calcio è una variabile impazzita, ma certe logiche dovrebbero essere alla portata di tutti, anche più dei singoli discorsi pregiudizievoli. Continua così, Balo.


Simone Zaza, Valencia, Italia, Ventura

Ventura, dove sta Zaza?

Sapere di un Simone Zaza ritrovato non fa altro che farmi piacere. ma sapere addirittura di essere stato appena insignito del titolo di "Miglior giocatore della Liga - Settembre 2017", mi stupisce. Non che il ragazzo non ne abbia i mezzi, ma perchè quando pensi alla Liga pensi a degli extraterrestri tra Barcellona, Real e Atletico Madrid. E invece no, Simone da Policoro se lo aggiudica, grazie anche alle 7 reti in campionato, che lo pongono alle spalle del solo Lionel Messi. Chapeau.

E dire che da quel 2 luglio 2016, con quel rigore sbagliato ai quarti dell'Europeo, contro la Germania, sembrava sprofondare giù, senza alcuna possibilità di invertire la rotta. Prima l'errore dal dischetto contro Neuer, che ha influito sull'esito finale della gara, poi la gogna mediatica che non lo ha di certo risparmiato. Se Pellè allora fu di certo il bersaglio principale, a Simone Zaza, e alla sua disastrosa rincorsa, hanno dedicato, sul web, decine e decine di meme e GIF. Simpatico? Si, forse, ma se il rigore lo hai sbagliato tu non fai altro che venire giù, come fossero sabbie mobili. Dopo ottime annate tra Ascoli, Sassuolo e Juventus, Simone capisce che è meglio andar via dall'Italia.

Dalle stelle alle stalle: Zaza via dall'Italia

L'attaccante lucano sbarca in Premier League, direzione West Ham. Lì si vedono tutti i suoi limiti, specialmente caratteriali: non ingrana affatto. Zero reti in otto gara. Bilic, il suo allenatore, inizia a non farlo giocare per non farlo riscattare alla società.

"Simone s'è perso, non sa dove andare",

direbbe De Andrè se avesse potuto dedicargli una canzone. Ma un posto c'è ed è in Spagna, al Valencia: lo vuole Cesare Prandelli. Il feeling con l'ambiente spagnolo sembra migliore. A fine stagione realizzerà 6 gol in 20 gare, quasi tutte spezzoni. Il Valencia lo riscatta e lo conferma per la stagione attuale.

E' proprio in quest'annata che Zaza sta realizzando le cose migliori, quelle per cui anche la Juventus aveva deciso di puntarvi anni fa. Realizza un gol dopo l'altro, addirittura una tripletta al Malaga. Il Valencia è secondo, tra Barcellona e Real Madrid, ed è imbattuto. Erano anni che il Valencia non tornava ad essere così competitivo, e deve molto a giocatori che in Italia si erano un po' perso, vedi Neto, Murillo, Kondogbia. E ovviamente Zaza.

La rivincita (quasi completa) di Simone Zaza

Perchè a inizio articolo dissi che sono contento che Zaza si fosse ripreso? Perché è un giocatore genuino, che ha lottato per arrivare dove è arrivato sinora. Talento ineccepibile, grintoso e senza grilli per la testa. Era davvero un peccato che si rovinasse per via di un blocco psicologico. Senza gol e senza maglia azzurra.

"È normale che mi piacerebbe tornare in Nazionale, ma se non ci sono tornato finora è perché non me lo sono meritato"

In un momento così delicato per la Nazionale azzurra un Zaza in così grande spolvero, e che sta acquisendo esperienza a giocare in certi contesti, sarebbe di un'utilità incredibile. Sia perchè Belotti rischia di saltare il playoff, sia perchè gli altri, Immobile a parte, non è che giochino (e brillino) così tanto. E poi perchè se lo merita. Sveglia Ventura, corri a vedere dove sta Zaza.


Argentina, Messi

L'Argentina non puo' che soffrire di Nikefobia

Si chiama Nikefobia ciò di cui soffre l'Argentina di Sampaoli. Non c'è altra spiegazione. No, non c'entra assolutamente il famosissimo sponsor tecnico. La Nikefobia è la paura di vincere, ed è una cosa seria. Accade spesso nello sport, in tutti gli sport, quando un'atleta, magari complice una pressione smisurata, si ferma ad un passo dal successo, ad un passo dalla gloria. D'altronde le finali perse tra Coppa America e Mondiali portano a questa interpretazione. Ho davvero difficoltà a dare altre spiegazioni al girone orribile disputato dall'Albiceleste nel girone sudamericano che porta ai mondiali di Russia 2018.

L'Argentina non sa più vincere

Eppure un'analisi tattica va fatta. Inizialmente si attribuivano tutte le colpe agli allenatori. Prima Martino, poi Bauza. Complici anche alcune scelte assai discutibili, che stanno coinvolgendo, a mio modo di vedere, pure Sampaoli. Ma non puo' essere solo quello. Se l'Argentina ha fatto così male non puo' essere colpa prima della mancata convocazione di Mauro Icardi e ora di quella di Gonzalo Higuaìn. Questa squadra ha di sicuro un blocco che non ha eguali. Non ricordo, a memoria, una squadra così forte a rischiare in questo modo la partecipazione ad una competizione iridata.

L'Argentina ha l'attacco migliore del mondo. Messi, Dybala, Higuaìn, Icardi, Aguero, Di Maria, Gomez. Nonostante questo i tecnici dell'Argentina si sono spesso lasciati coinvolgere dal caldo campionato argentino, convocando il bomber di turno. Calleri, Pratto, e ora Benedetto. Tutti onesti mestieranti, con discreto fiuto del gol. Ma se a 25, 30 anni sono ancora lì in Argentina, un motivo ci sarà. Ci sarà un motivo per cui quei sette che ho menzionato stanno incantando in Europa, in campionato e nelle coppe. Ma il problema è che questa Nazionale ha visto involvere anche i suoi campioni.

L'involuzione di tutte le sue stelle

Messi sarà sempre considerato secondo dagli argentini visto che non riesce ad essere decisivo come Diego. Dybala è stato etichettato troppo simile a Messi e quindi difficilmente lo vedremo in campo a breve. Icardi e Higuaìn, con questa fiducia a gocce alterne non renderanno mai per quel che valgono, mentre Di Maria e Aguero non sono mai riusciti ad essere leader per questa nazionale. E' vero che chi più, chi meno, tutti hanno avuto le loro opportunità. Allora? Che cos'è?

E' paura di vincere, sapere che sei la migliore, ma non riesci a dimostrarlo. Ed è così che ti trovi al 5° posto in coabitazione con quel Perù che stanotte non ha avuto paura di una Bombonera infernale. Il Brasile da mesi è già a Russia 2018, l'Uruguay è ad un passo dalla qualificazione, poi a 26 punti Cile e Colombia. Ma l'Argentina deve guardarsi anche dal Paraguay che ha 24 punti. Tutto ad una giornata dal termine. Martedì notte Messi e compagni saranno di scena in Ecuador, contro un team che non ha nulla da chiedere, ma che stanotte ha costretto il Cile agli straordinari per vincere in casa allo scadere.

L'Argentina rischia davvero di non andare, anche perchè la pressione adesso sarà maggiore, e finora è stata proprio essa a irrigidire l'Albiceleste. Se dovessero loro non andare al mondiale, con quella squadra lì, si che sarebbe davvero un apocalisse, che non andrebbe curata con il solito esonero e avanti un altro. Il problema è ben più profondo, ma è un problema loro. Anzi ogni tanto bisogna guardare in casa d'altri, come ho detto qui, per vedere davvero cosa vuol dire rischiare.


Giampiero Ventura, Italia Spagna

Vince la Spagna, ma è flop Ventura

Faccio subito una premessa: sparare su Ventura oggi sarebbe come sparare sulla croce rossa. La Spagna è tecnicamente superiore all'Italia, e giocarsela con gente come Asensio e Isco, che quando sono in giornata (ultimamente sempre), non concedono le briciole neanche ai migliori. Abbina un Iniesta d'annata e un Lopetegui che riesce a rendere superoffensiva una squadra che negli 11 iniziali non schiera neanche attaccanti.

Nell'articolo di ieri invocavo di dare le chiavi a Lorenzo Insigne, messo a logorarsi molto largo sulla fascia, a pensare più ai ripiegamenti che alle giocate. Il punto è molto semplice. Come puoi giocare con il 424 al Bernabeu, contro una squadra che ha i migliori interpreti a centrocampo? Come puoi contrapporre De Rossi e Verratti (pessimo oggi) all'uragano generato dal centrocampo delle Furie Rosse? Passi giocarsela così, ma le avvisaglie sono state evidenti da subito. Come fai a non far entrare i rinforzi a centrocampo al '46? Verratti è stato sbeffeggiato da Isco, De Rossi ha messo pezze ovunque, ma di gambe ne ha sempre due, e hanno 34 anni.

Ventura e tutti gli errori nei cambi

Fino al '60 nessun cambio. Come se non dovessimo pareggiarla. Arrivano due cambi: Edèr e Bernardeschi per Candreva e Belotti? E a centrocampo? Continuiamo a soffrire. Come fa Ventura a non accorgersene? Nel frattempo imbarchiamo il gol di Morata, nonostante fossimo in cinque contro due. Arriva il terzo cambio, dentro Gabbiadini. Abbiamo Parolo, tra i migliori nello scorso Spagna Italia a Euro2016. Abbiamo Pellegrini in cui credono tutti, ma nessuno fa giocare.

Ventura mesi fa predicava di poter iniziare il campionato una settimana prima, in modo da arrivare a questo match il più in forma possibile. Ma se si gioca così non basterebbero due bombole d'ossigeno in più per i nostri. Adesso guardiamoci le spalle e torniamo a mordere per un sempre più probabilissimo playoff. Ma Ventura, scusami, ti ho sempre difeso, stasera hai fatto flop, e dimostrato di non poter competere forse a certi livelli: i migliori allenatori azzeccano i cambi di solito, qui manco ci abbiamo provato. Spero di sbagliarmi Giampiero, spero di sbagliarmi.


Italia, Under 21

Italia Under 21, alla conquista della Polonia

E' appena iniziato il campionato Under 21 di calcio, e l'Italia Under 21 è, come di consueto, una delle favorite per il titolo. I pentacampioni azzurri, nessuno vincente come loro, si presentano in Polonia con una squadra quasi da Nazionale maggiore. Bisogna non alzare troppo i toni e pompare troppo questi ragazzi, onde evitare la fine della scorsa Italia Under 21, che nel 2015, non riuscì a passare un girone non così duro, malgrado avesse una rosa importante.

L'Italia Under 21 vuole il suo 6° campionato Europeo

Eppure questa squadra sembra più cresciuta e matura, come lo sembra essere il suo selezionatore, Luigi Di Biagio, uomo di valore, che, secondo me, chiusa l'esperienza azzurra, potrà confrontarsi agli ordini di un club ambizioso. Auguro a lui di non fare la fine di Claudio Gentile, ultimo allenatore a vincere un torneo Europeo con l'Italia Under 21, nel 2004, e finito in un dimenticatoio inspiegabile.

Ci sono tutti i big, quelli che di solito giocano nella Nazionale maggiore. Da Bernardeschi a Gagliardini. Da Petagna a Berardi. Passando per i vari Rugani, Pellegrini e Chiesa. Senza tralasciare il fatto che tra i pali troverà spazio Gianluigi Donnarumma, in questi giorni sulle bocche di tutta Italia, per il suo recente rifiuto di rinnovare il suo contratto. Non voglio affatto deturpare questo articolo definendo giusta o sbagliata la sua scelta, non sarebbe la sede giusta. Ma è la sede giusta per condannare come questa storia lo stia davvero massacrando mediaticamente, come da lui stesso detto ai suo compagni di ritiro. Spero che questo non lo ponga in un'involuzione che possa compromettere questi Europei.

Non sarà facile: occhio agli avversari

Anche perchè sarebbe un clamoroso autogol, visto che già dobbiamo preoccuparci di altre difficoltà, come un girone duro con Danimarca, Repubblica Ceca e soprattutto Germania. Quest'ultima ha tra le sue fila giocatori come Dahoud, Tah e Meyer, già protagonisti in Champions League. E dire che hanno lasciato a casa gente convocabile come Goretzka, Kimmich, Sanè, Weigl, Werner, Emre Can e Brandt.

Occhi attenti anche sulla Spagna, autentica favorita. Spiccano le stelle di Saul Niguez e Marco Asensio, che annoverano già un paio di finali di Champions giocate. Senza dimenticarci i vari El Haddadi, Castillejo, Denis Suarez e l'ex milanista Delofeu. Spagna che affronterà i vicecampioni del Portogallo.

Doveroso citare i campioni in carica della Svezia, che all'esordio hanno pareggiato contro un'Inghilterra che ha preferito lasciare fuori gente del calibro di Dele Alli, Eric Dier e Marcus Rashford. D'altronde gli inglesi, anzichè guardare dietro preferiscono guardare avanti e aspettare l'ingresso delle nuove leve dell'Under 20, fresca campione del mondo Under 20 ai recenti mondiali in Corea del Sud.

Il torneo finirà il 30 giugno, con la finale di Varsavia. Arrivare a quella finale è un obiettivo reale di Di Biagio, che vuole vincere dopo 13 anni di digiuno, per presentarsi ai prossimi campioni europei del 2019 da campioni in carica, oltre che come Paese Ospitante (insieme a San Marino).


Russia 2018, Mondiali di calcio

A 365 giorni dal mondiale di Russia 2018

Manca un anno esatto alla partita d'inaugurazione del mondiale di Russia 2018. I sovietici si sono visti aggiudicati il mondiale 2018, avendo battuto la concorrenza di Spagna&Portogallo, Belgio&Olanda e Inghilterra.

Come detto, Russia 2018 avrà inizio il 14 giugno e finirà con la finale del 15 luglio che si giocherà allo stadio Luzniki di Mosca (lo stadio in cui negli anni '80 ci fu una strage sempre ben nascosta LEGGI). Oltre che nella città moscovita (dove si giocherà anche allo stadio Otkrytie Arena) le gare avranno sede anche a San Pietroburgo, Kaliningrad (enclave russa tra Polonia e Lituania), Kazan, Nižnij Novgorod, Samara, Volgograd, Sarank, Sochi, Rostov sul Don e Ekaterinburg. Tranne quest'ultima, tutte le città si trovano nell'ovest della Russia, per agevolare gli spostamenti.

La situazione delle squadre ad un anno da Russia 2018

Al momento, dopo 657 match e 1883 gol, sono già qualificate, a Russia 2018, Brasile e Iran, oltre , ovviamente, ai padroni di casa. In Europa, Germania, Polonia e Belgio sono lanciatissimi verso la qualificazione, mentre negli altri gironi regna molto equilibrio. Rischio playoff per Italia, Francia e Portogallo, mentre l'Olanda rischia di non farcela proprio.

Come sembra che non ce la farà la Cina di Marcello Lippi, addirittura ultima nel proprio girone. Non dovrebbero esserci problemi per Giappone e Corea del Sud, mentre la nuova Argentina di Sampaoli avrà da faticare per rientrare tra i primi quattro posti del girone sudamericano. Colombia, Uruguay, Ecuador e Cile non mollano. Quasi certe della qualificazione Messico, Costa Rica. Nel girone oceanico si profila uno scontro tra Nuova Zelanda e le Isole Salomone. La vincente se la vedrà con la 5° classificata nel girone sudamericano.

In Africa invece solo la Nigeria sembra avere un buon margine dopo due gare. Anche Egitto, Tunisia, D.R. Congo sono a punteggio pieno, ma ogni discorso è fin troppo prematuro per fare calcoli e proclamare verdetti. I campioni africani del Camerun hanno raccolto solo due punti e dovranno darsi una mossa se vorranno esser presenti a Russia 2018.

Inutile parlare di chi potrà essere favorito in questo mondiale, poiché ci sono ancora troppo poche nazioni qualificate, e perchè spesso i nomi sono sempre quelli. Di certo, se vogliamo parlare di un protagonista abbiamo individuato il soggetto: la mascotte Zabivaka, che in russo vuol dire "colui che segna". E' un simpaticissimo lupetto. Forse è stato scelto affinché si possa dire con più attinenza "in bocca al lupo" a tutte le 32 squadre che parteciperanno a Russia 2018.