Han Kwang-Son, Cagliari, Nord Corea

Lo strano esordio in Serie A del nordcoreano Han Kwang-Son

Ieri ha fatto scalpore l'esordio nel Cagliari del nordcoreano, il primo della Serie A, Han Kwang-Son. La Corea del Nord è il 92° Paese membro della FIFA rappresentato nella storia della Serie A.

Tutti ci siamo chiesti da quand'è che in Corea del Nord sappiano giocare a calcio: ci ricordiamo, calcisticamente, di essa, solo per la figuraccia al Mondiale 2010, nel quale collezionarono 3 sconfitte su 3, subendo 12 gol , realizzandone solo uno. Però fa piacere che almeno per una volta non si parla di Corea del Nord per via delle politiche del suo dittatore: diversi stamattina i quesiti che il mondo politico si chiede.

A Cagliari il primo nordcoreano della Serie A

 Purtroppo però dietro la favoletta del classe 98' del Cagliari, se si approfondisse, si potrebbe trovarci qualcosa di insolito. Il trasferimento di Han Kwang-Son è stata oggetto di una interrogazione parlamentare, fatta dallo stesso parlamentare che lo scorso anno si era rivolto alla Commissione occasione del tesseramento, da parte della Fiorentina del calciatore diciottenne nordcoreano Song-Hyok Choe, militante nel campionato Primavera.
Han Kwang-Son, Cagliari, Nord Corea
Han Kwang-Son, in azione contro il Palermo
 
Secondo uno studio sui diritti umani nel paese asiatico, pubblicato nel maggio del 2015 dal Center for North Korean Human Rights, si evince che:
"Nessun nordcoreano all'estero per lavoro può essere titolare di un proprio stipendio, avere contatti con la stampa o libere comunicazioni con il suo Paese di origine".
Quindi anche i calciatori. Attualmente sono oltre 50.000 i nordcoreani all'estero con lo Stato che guadagna annualmente una somma compresa tra 1,2 e 2,3 miliardi di dollari.

Ci potrebbe essere poco calcio dietro il trasferimento di Han Kwang-Son

Quindi il parlamentare asserisce che mandare lavoratori nordcoreani alle'stero è una vera e propria strategia del Governo, il quale puo' ottenere ingenti somme di denaro (e in valuta pregiata), oltre a poter aggirare vere e proprie sanzioni internazionali. E dietro questa politica messa in atto dal Governo di Pyongyang si colloca, precisa l'interrogazione, anche la storia di alcune decine di calciatori mandati tra Italia e Spagna:
  
«La presenza di giocatori nordcoreani a così alto livello, in squadre di Serie A, darebbe massima evidenza alla violazione delle sanzioni internazionali nei confronti della Corea del Nord, nonché configurerebbe la presenza nel nostro Paese di lavoratori extracomunitari con minori garanzie di godimento dei diritti e delle libertà civili».
 
Quindi andiamoci piano qui con la poesia calcistica romantica.

Nizza, strage

Nizza e tutte quelle infanzie cancellate

Ieri sera, a Nizza, in Francia, si è vissuto l'ennesimo atto di terrore in Occidente: un 31enne, tunisino, dopo la manifestazione dell'anniversario della presa della Bastiglia, ha falcidiato, sul lungomare, centinaia di pedoni, come fossero birilli. Dal Tir sono partiti anche degli spari. Ha proseguito la sua folle corsa per 2 chilometri, sono morte, finora oltre 80 persone, a centinaia i feriti. Tantissimi i bambini.

Non riesco a fare troppi ragionamenti, non riesco a mettere in moto alcun valzer della retorica. Se parlo del dispiacere mostruoso di questa tragedia non riuscirei a parlare di come queste stragi si possano combattere e vincere. Si, stamattina non sono multitasking, sono solo una persona che riesce a fare una cosa sola nello stesso momento, e non la fa neanche bene.

Nizza, strage d'innocenti

Nizza, Camion
Il Tir (fonte parismatch.com)

Mi concentro solo sui bambini, perchè la loro innocenza ha il picco più alto raggiungibile in un essere umano. E la cosa assume dei contorni ancora più strazianti visto che il contesto innocenza/colpevolezza è così evidenziato. Mi rendo conto come quello che è successo a Nizza inizia a innescare un processo di cambiamento in quello che sono le infanzie dei bambini.

Penso, ovviamente per primo, a tutti quei poveri bambini che stamattina non ci sono più per via di una follia che non avrebbero capito mai. Noi, a differenza loro, ci siamo abituati, tant'è che se ci dicono che c'è stato un attentato deglutiamo, ma capiamo, Loro no, non si abituerebbero mai: ti direbbero al massimo "ma qualcuno gli ha rubato i giochi?" oppure "Mamma, ma tu mi avevi detto che non esisteva l'uomo nero". Mi da i brividi che esistano persone (ma non chiamateli essere umani per favore) che possano reputare giusto uccidere dei bambini.

Penso a quei bambini che ieri sera hanno scampato per un soffio questo pericolo, ma che porteranno a vita la cicatrice di stanotte: essere sottoposti ad assistere a certe scene farebbe rabbrividire anche il più forte di stomaco. Immaginate dei bambini che sono stati costretti a vedere corpi smembrati. La loro mamma non avrà avuto neanche la forza di dirgli "No tesoro, quel rosso lì è tutta salsa". I bambini vedono gli adulti come invincibili e indistruttibili: pensate a come avranno visto cambiato il mondo di colpo quando li hanno visti sconfitti a terra. Di colpo non esiste più manco Babbo Natale.

Un pensiero a tutti i bambini del mondo che subiscono violenze

E poi penso a quei bambini, tutti quelli lontani da Gaza, Homs, Parigi, Bruxelles, Istanbul, Nizza, che stanno crescendo con i media che rimbalzano notizie e video di stragi come se fosse una semplice palla pazza. Solo che le palle pazze dopo qualche sconquasso si arrestano da sole, mentre qui sembra una variabile costante di questa realtà. E la mia paura più grande è che i più giovani possano crescere col terrore nel cuore e con la consapevolezza che tutto questo sia normalità. Ho paura che l'immensa globalizzazione di questo mondo inizi a cozzare con timori di ragazzi che non vogliano più vivere i grandi momenti che regala questa o quella Nazione, che stare a casa, mentre la vita scorre via, diventi la cosa più giusta da fare.

John Lennon diceva nella sua canzone più famosa "Immagina non ci siano paesi, non è difficile. Niente per cui uccidere e morire, e nessuna religione. Immagina che tutti vivano la loro vita in pace.". Ma ho anche paura che i ragazzi di oggi e quelli di domani (dopo esser stati bambini oggi) non sanno manco chi John Lennon sia.