Emiliano Sala

Bisogna continuare a parlare di Emiliano Sala

Scelgo Emiliano Sala. Esatto, scelgo proprio lui per tornare a popolare il mio blog, rimasto offline per 5 mesi per problemi tecnici. Non mi va di parlare delle follie del calciomercato invernali, di come Higuain e Perisic stiano abituando tutti più coi mal di pancia che con i gol. Non mi va di parlare di un campionato finito, e credo mai iniziato. Mi piace, in linea con il registro del mio blog, parlare di calcio e sentimenti, di storie in cui il pallone non è l'unica cosa che conta. A quasi 10 giorni dalla sua scomparsa, non si può smettere di parlare di Emiliano Sala. Cosa che sta già avvenendo.

Chi è Emiliano Sala?

Ogni tanto, specie nel periodo in cui Claudio Ranieri allenava i francesi del Nantes, andavo su Livescore per vedere i risultati dei gialloverdi. E spesso spiccava questo nome tra i marcatori: Emiliano Sala.  Nome palesemente italiano, eppure mai sentito. Non proseguo con le ricerche, ma con lo stalkerizzare le gare del Nantes, quelle si. E c'era sempre quel nome, Emiliano Sala.

Classe '90, Sala è un centravanti possente, ma tuttavia agile, che sa far salire la squadra e al contempo essere un rapace d'area di rigore. Prima dell'exploit di Nantes non aveva avuto grandissime occasioni. Ha giocato solo in Francia e solo col Bordeaux ad alti livelli, senza tuttavia emergere. Furono le annate nelle serie minori, con l'Orleans e con il Niort, a far destare l'attenzione di tutti su questo ragazzo. Nel 2016 viene ingaggiato dal Nantes, dove diventa un idolo per i successivi due anni e mezzo. Facile diventarlo quando fai più di 40 gol in 120 gare in una squadra non certo di vertice.

Emiliano Sala sul taccuino di Roberto Mancini

Mi inizio a chiedere, visto che Mancini stava iniziando a testare i vari Lasagna e Grifo, perchè non si dava una chances a questo bomber. Mi basta poco, qualche ricerca superficiale, per capire che Emiliano Sala è argentino, di Santa Fe, proprio come Gabriel Omar Batistuta, suo idolo fra l'altro. I suoi nonni, loro si, erano italiani, partiti mezzo secolo fa alla volta del continente sudamericano. Trovare spazio nell'attacco argentino, inoltre a 28 anni, con i vari Messi, Dybala, Icardi, Higuain, Aguero non è roba semplice. E non è un caso poi scoprire, subito dopo, che Mancini stava davvero seguendo questo lungagnone di 1,87m.

D'altronde l'Italia continuava e continua ad avere il problema del gol con Immobile e Belotti che sembrano involversi quando indossano l'azzurro, con Lasagna e Zaza che non brillano neanche in campionato, e, infine, con Mario Balotelli che è appena passato al Marsiglia. L'ex centravanti di Milan ed Inter ha sofferto molto al Nizza in questa prima parte di stagione, a differenza di Emiliano Sala che, grazie a 13 gol in 21 gare, è riuscito a strappare un contratto in Premier League. Il Cardiff City lo aspetta.

La sparizione di Emiliano Sala

Il Cardiff, terzultimo in Premier League ha bisogno di un bomber di razza per non retrocedere. Non ci pensa due volte a sborsare 15 milioni di sterline per assicurarsi i gol di Emiliano Sala. Il tecnico dei gallesi, Neil Warnock, lo invita ad assistere alla gara contro il Newcastle, ma Emiliano preferisce rimandare, perchè voleva prima salutare gli amici di Nantes e sbrigare le ultime cose, rimandando di fatto la partenza. Partenza che avviene il 21 gennaio, con condizioni climatiche non molto favorevoli, mediante il velivolo Piper PA-46 Malibu, dalla capienza di 6 posti in tutto. La tratta era diretta, Nantes-Cardiff. A bordo il pilota David Ibbotson. Passeggeri uno, Emiliano Sala.

Alle 19,15 del 21 gennaio si alza in volo il velivolo, ma solo un'ora dopo circa, il contatto con la torre di controllo viene smarrito. In quel momento il velivolo era a circa 13 km a nord ovest di Alderney, nelle Isole del Canale. Quindi in piena Manica. Solo 6 ore dopo inizieranno le ricerche di salvataggio in quanto le proibitive condizioni climatiche le avrebbero rese impossibili fino a quel momento. Le autorità francesi ed inglesi hanno spiegato le loro forze nelle ricerche.

Pur ritrovando alcuni oggetti in acqua, non vi è mai stata la conferma che essi appartenessero all'aereo. Le ricerche continuano fino al 24 gennaio, quando la polizia twittò che le ricerche erano sospese fino a sostanziali aggiornamenti. D'altronde era già stato annunciato che le speranze di trovare dei sopravvissuti erano nulle. È quasi stucchevole poi venire a sapere che il pilota del mezzo, David Ibbotson, non era autorizzato a pilotare a pagamento un aereo con passeggeri. Nel frattempo il Cardiff City si smarca da ipotetiche accuse, affermando che la società era estranea all'organizzazione del volo.

Nel frattempo fa venire i brividi, oltre che a far pensare al peggio, l'ultimo messaggio che l'attaccante ex Nantes, ha inviato ad un amico, poco prima che ogni segnale si perdesse:

"Sono qui sull'aereo che sembra che sia sul punto di cadere a pezzi e sto andando a Cardiff". Se entro un'ora e mezza non avete mie notizie, non so se manderanno qualcuno a cercarmi perché non mi troveranno ma... sai… che paura che ho".

Le reazioni alla tragedia di Emiliano Sala

Se all'inizio le speranze di tutti erano riposte nell'ipotizzare Sala e Ibbotson in un altro aeroporto, senza la possibilità di poter avvisare o mandare dei segnali radar, ben presto si farà largo il trauma che questa vicenda ha generato. Messaggi di cordoglio travestiti da speranza vengono emessi da chiunque. Kantè, ex compagno di Emiliano Sala ai tempi del Caen, ha dato piena disponibilità di donare dei fondi per continuare le ricerche, così come la stessa cosa è partita anche dai tifosi del Nantes, mediante una colletta.

Il Cardiff, in tutto questo, è rimasto molto scosso. Significative, in tal direzione le parole del tecnico dei gallesi:

"È stata una settimana traumatica, la più difficile della mia carriera. Pensi 24 ore al giorno a quello che dovresti fare e non riesci a dormire. In 40 anni di carriera non ho mai vissuto momenti così. Quando ho visto Emiliano con la nostra maglia, ho pensato subito che era un giocatore ideale per noi, che avrebbe segnato tanti gol. Abbiamo parlato per un mese e mezzo, so quanto volesse giocare con noi. In un mondo ideale non credo vorrei ci fosse una partita. Non vorrei allenare, almeno per come mi sento ora. Il calcio è importante, ma credo che tragedie del genere cambino molto la prospettiva di come si vive".

Il drammatico silenzio dopo 10 giorni

Come avete notato non ho mai voluto parlare di Emiliano Sala usando l'imperfetto, o comunque il passato. Continuare a parlarne, e parlarne al presente, è l'unica speranza rimasta. Il silenzio, quello si che uccide. Mentre il mondo, pian piano, si abitua, ahinoi, a questa storia, il peso di questa tragedia rimane ai suoi familiari, a chi lo ha conosciuto ed amato. Per questo i giorni a venire saranno sempre i peggiori, finchè non arriverà magari una notizia.

Nel frattempo, il 23 gennaio, è stato avviato un'iter per un'inchiesta sull'incidente dalla Sezione investigativa sugli incidenti aeree. Intanto, come ha ben detto Neil Warnock, la prospettiva di come si vive sta cambiando per molti. Non è per niente facile abituarsi all'idea che un bomber come Emiliano Sala voli in alto, come fosse un colpo di testa, senza poter tornare a terra ad esultare, come fosse per l'ennesimo gol.


David Ginola

Mi ricordo di David Ginola

David Ginola appartiene a due schiere di calciatori. Una è senz'altro quella dei calciatori belli e dannati, con tanto di genio e sregolatezza al seguito. A dire il vero i suoi eccessi non erano comunque deleteri, ma il buon David si districava molto bene tra un letto all'altro, viste le sue infinite fiamme in tema amoroso. L'altra schiera a cui può senz'altro appartenere David Ginola è quella dei giocatori talentuosi degli anni '90 che hanno avuto la sfortuna di avere una carriera proprio negli anni '90, periodo in cui il calcio era una reale fucina di talenti e di conseguenza tanti giocatori hanno avuto molto meno spazio di quello che meritavano. Fu così anche per Ginola, classe '67, nato tra i miti assoluti di Cantona e Zidane, punti fermi della storia del calcio francese.

David Ginola era un trequartista che amava spaziare a tutto campo: la sua azione offensiva poteva avere luogo a sinistra, al centro o a destra. Non potevi saperlo. Palla al piede era inarrestabile, non tanto per la sua velocità, quanto per la sua capacità di mantenere il pallone incollato al piede anche nei dribbling più efferati. All'occorrenza giocava anche come seconda punta, motivo per cui i gol furono circa un centinaio per il giocatore che incantò Francia e (soprattutto) Inghilterra.

I successi con il Paris Saint Germain e il dramma Nazionale

Prima di approdare al Paris Saint Germain nel 1992, il talentuoso ragazzo di Gassin, ha peregrinato in squadre minori come Tolone,  RC Paris e Brest. Fu in quest'ultima formazione che Ginola si mise in mostra al punto da essere tesserato dalla prima squadra della capitale. Badate bene, non è il Paris Saint Germain odierno, ricchissimo e pieno di stelle, anzi era una squadra che da anni non navigava in posizioni di vertice. Malgrado ciò Ginola portò a casa ben 4 trofei con i parigini in 3 stagioni. Per ben due volte vinse la Coppa di Francia, nel 1993 e nel 1995, intervallati dalla vittoria nel campionato 1993/94. Nel 1993 è stato eletto pure miglior giocatore francese della Ligue 1. David Ginola chiuderà la sua esperienza transalpina con 112 gare disputate e 33 reti. Ma il suo addio fu burrascoso.

Il 17 novembre 1993, al Parco dei Principi di Parigi va in scena lo spareggio Francia - Bulgaria. Ai francesi andrebbe bene anche un pareggio. All'89esimo minuto il risultato è di 1 a 1, con gol di Cantona e Kostadinov. Ultimi sgoccioli di una gara che sembrava chiusa. Ginola ha la palla nella metà campo bulgara. Anzichè temporeggiare, portarsi sulla bandierina, il trequartista del PSG appronta un cross in mezzo, nella deserta area bulgara. I biancoverdi così possono ripartire, mentre il cronista diceva "Perchè Ginola non ha guadagnato tempo?".

Leggi anche "Mi ricordo di Ivan Zamorano"

David Ginola, Francia - Bulgaria
David Ginola, Francia - Bulgaria

D'altronde da uno che è molto abile con dribbling e giochetti, ti aspetti che al 90' faccia impazzire i difensori impazienti. E invece no. L'azione si ribalta, la palla arriva al limite dell'area al solito Kostadinov che insacca alle spalle di Lama. Parigi è ammutolita. È festa bulgara, la Francia è fuori da USA '94, ed ha trovato il suo colpevole: David Ginola.

Il post gara è drammatico. Le lacrime di Ginola non addolciranno la stampa e i tifosi francesi nei suoi confronti. Anzi, sarà anche il CT francese, Gerard Houllier a rincarare la dose:

Sa giocare a calcio, peccato abbia il cervello di un bambino dell’asilo”

La rinascita di David Ginola in Inghilterra

Ginola farà altre due gare con la maglia blues e a 28 anni chiuderà, con 17 gare e 3 gol, la sua esperienza in nazionale, precludendosi la possibilità di diventare Campione del Mondo 3 anni dopo. E dire che successivamente, quando David sbarcherà in Inghiltera, farà vedere le cose migliori. Esattamente, non poteva più rimanere in Francia, lo avrebbero massacrato. Ecco quindi servito il trasferimento al Newcastle. Via da Parigi, via dalla Francia, nella città più a nord dell'Inghilterra. Molti diranno che la Premier League non sarà un campionato adatto a lui. Ma non avevano fatto i conti con la voglia di riscatto del bello di Gassin.

David Ginola giocherà due stagione con i Magpies, centrando due clamorosi secondi posto. Tutto questo grazie al suo estro, abbinato a quello di giocatori come Alan Sherear e Les Ferdinand, autentici leader di quel Newcastle allenato da Keegan. Viste le sue prestazioni maiuscole viene contattato da Johan Cruijff, che lo voleva nel suo Barcellona, ma Keegan fece di tutto nel trattenerlo. Tuttavia, un anno dopo emigrò a Londra, al Tottenham, dove disputerà tre grandi stagioni, con oltre 20 reti al seguito. Il suo rendimento lo porterà ad essere eletto il giocatore più forte in assoluto della Premier League nel 1999. Roba non da poco se ci si ricorda che squadre fossero in quegl'anni Manchester United, Arsenal e Liverpool su tutte. Essere eletto il migliore di tutti dai colleghi è la risposta più bella che David Ginola diede a chi lo definì inadatto al calcio inglese o, peggio ancora, un giocatore bello ma fine a se stesso.

Il ritiro nel silenzio di David Ginola

Concluderà la carriera con un climax discendente, disputando tre stagioni tra Aston Villa ed Everton e con l'eterna consapevolezza di essere stato tra i giocatori più apprezzati dell'intera storia della Premier League. Avrà sempre il rimpianto di non aver fatto parte di quella Nazionale francese che tra 1998 e 2000 vinse tutto. Probabilmente sarebbe stato oscurato dall'exploit di Zinedine Zidane, ma non avremo mai la controprova per saperlo. Oggi David Ginola è fuori dal calcio, e si gode la moglie e i suoi due figli. Il 19 maggio 2016 David Ginola fu colto da un infarto, mentre giocava a golf. Fu salvato grazie all'impianto di un quadruplo bypass, viste le preoccupanti condizioni coronarie. Per una volta si è dovuto preoccupare del suo cuore e non di quello degli altri, che faceva battere tra una serpentina e il suo ciuffo affascinante.


Arsene Wenger, Arsenal

Le 10 scuse per non esonerare ancora Arsene Wenger

"L'Arsenal di Arsene Wenger è stato patetico contro il Manchester City. Anzi, troppa generosità: essere patetici ispira anche tenerezza e non provo nessuna simpatia per una squadra capitolata così, come ieri, contro i Citizens. Sono arrabbiato -scrive, da cuore Gunner- e risentito. Sono stati tecnicamente incompetenti, mai ispirati, senza leader come Adams e Vieira. Non sanno come combattere. Wenger sembra un carcerato in attesa della sedia elettrica: arrabbiato, frustrato e vecchio. L'Arsenal si sta disintegrando ed è l'ora che Wenger se ne vada".

[Piers Morgan, Daily Mail]

Ieri è andata in scena la finale di Carabao Cup in Inghilterra, fra Arsenal e Manchester City. Risultato secco, senza storia: 0-3  e primo titolo per Guardiola, che di fatto apre la sua epopea di successi alla guida del Manchester City. Se da una parte abbiamo qualcuno che sembra seriamente stia per aprire il suo ciclo vincente al Manchester City, dall'altro lato c'è chi, il buon Arsene Wenger, che il suo tempo lo avrebbe fatto da parecchio.

Le parole dell'opinionista Morgan incarnano non solo gli stati d'animo dei tifosi dei Gunners, ma anche di chi semplicemente si appassiona al calcio. Arsene Wenger è sulla panchina dell'Emirates (ma prima era su quella dell'Highbury) dal 1996. La Juventus vinceva la sua ultima Champions League, il Milan contava sull'attuale Presidente della Liberia, George Weah per lo scudetto, un minorenne Buffon esordiva nel Parma, e l'allenatore della Nazionale italiana di calcio era ancora Arrigo Sacchi. Non esistevano ancora gol fantascientifici come la punizione di Roberto Carlos al Torneo di Tolone e Javier Zanetti era un giovane sudamericano di belle speranze dell'Inter. Da allora fino ad ora un solo nome per l'Arsenal: Arsene Wenger. Ma perchè?

Cosa deve fare Arsene Wenger per essere esonerato?

Il tecnico francese ha vinto 3 Premier League (l'ultima nel 2004), 7 coppe d'Inghilterra (l'ultima lo scorso anno) e 7 Community Shield (anche quest'ultima conquistata nel 2017). Penserete che non è un palmares niente male. Ma se lo spalmi in 22 di militanza e considera il calibro dei giocatori transitati a Londra, due domande dovremmo farcele. Henry, Pires, Vieira, Fabregas, Ozil, Sanchez sono solo alcuni dei top. Solo due finali europee, nel 2000 la Uefa, nel 2006 in Champions League. Entrambe perse. Sostanzialmente da dieci anni a questa parte l'Arsenal non ha fatto alcuna stagione degna di nota, nonostante sessioni roboanti di calciomercato.

Sembra che qualcuno non abbi alcun interesse a far cambiare rotta a questa squadra. Non sono uno che ama additare l'allenatore quando due partite vanno male. Eppure qui parliamo di 22 anni di "vorrei, ma non posso". Visto che non ci sono risposte logiche pervenute al quesito "Perchè non viene cacciato Arsene Wenger?", provo a giocare con la fantasia.

  1. A 25 anni di guida tecnica la panchina diventa d'epoca e si ha una riduzione di tassazione.
  2. L'assonanza tra il nome di Wenger e il nome club è troppo forte: deve rinascere un altro Arsene o dare la panchina a Lupin.
  3. In verità Arsene Wenger è sotto libro paga degli altri club che utilizzano l'Arsenal come sparring partner.
  4. I vertici dei Gunners magari lo hanno già esonerato da un po', ma il francese, complice un inglese non perfetto, magari ha frainteso. "Go home" è diventano "Go on".
  5. Ai tempi della sua assunzione pensassero potesse ripercorrere le orme di Sir Alex Ferguson e all'epoca stipularono un contratto venticinquennale.
  6. In verità l'Arsenal è di Wenger: non puo' auto cacciarsi.
  7. Il suolo dell'Emirates Stadium era di proprietà di Wenger il quale, per accettare l'esproprio, ha costretto la dirigenza di mantenerlo allenatore dell'Arsenal per sempre. Magari buttano giù lo stadio prima.
  8. Mourinho non saprebbe poi di chi lamentarsi sul fatto che se non fa risultati, lui verrebbe cacciato.
  9. I giocatori dell'Arsenal non saprebbero poi a chi fare uno scherzo (ricordate la storia di Igor Stepanovs?)
  10. Pagargli il Tfr costerebbe all'Arsenal più dello stipendio della somma di 10 stipendi annuali del successore.

Sia chiaro, questo articolo non vuole sminuire il personaggio di Arsene Wenger, capace in 22 anni di portare 14 volte l'Arsenal sul podio della Premier League. L'aspetto dissonante di questa storia è che se spendi tutti questi soldi non puoi vivere solo di piazzamenti, plusvalenze e di campioni affranti per essere usciti agli ottavi di finale di Champions League. Che quest'anno l'Arsenal neanche ha giocato per via del 5° posto nella scorsa Premier League. E che ci fa?! Tanto il buon Arsene Wenger mica ha rischiato il posto.


Victor Moses, Storie di calcio, Chelsea

Dal dramma alla Premier League: la storia di Victor Moses

Quando pensiamo ai calciatori della Premier League pensiamo spesso ad un preciso identikit. Ricchi, aitanti, competitivi. Quasi con uno stampino immaginario pensiamo che ognuno sia la fotocopia ipotetica dell'altro. Magari differenzieremo il colore dei capelli, della pelle, alcuni li facciamo più alti, altri più bassi. ma poi sempre con quelle caratteristiche. Eppure ognuno, com'è logico che sia, ha la propria storia. C'è chi ha un vissuto pressoché anonimo e chi invece ha vissuto un'apocalisse, prima di sembrare, agli occhi di tutti, ricco e spensierato. E' il caso di Victor Moses, calciatore nigeriano del Chelsea, uno dei soldatini preferiti nello scacchiere di Antonio Conte. La sua storia merita un momento a parte, merita un riflettore tutto suo, giusto per valorizzare ancora di più la fatica che ha fatto Victor Moses per trovarsi dove oggi merita.

La morte dei genitori di Victor Moses

Nato nel 1990, Victor Moses si ritrovò orfano a soli 12 anni. Una strage senza eguali portò via i suoi genitori, per via di un movente religioso. A Kaduna, nel cuore della Nigeria, il padre Austin e la madre Josephine erano professati cristiani. Il padre era un pastore, la madre lo aiutava amorevolmente nella sua opera. Compito non facile in una terra che allora, come oggi, è sempre vigile e costante la presenza dei fondamentalisti islamici appartenenti all'organizzazione jihadista Boko Haram.

Mentre Victor era fuori, come ogni giorno, a giocare a pallone, i terroristi bussarono alla parta di Austin e Josephine Moses. Non ci fu speranza per i due, i quali furono massacrati. Al suo rientro a casa Victor Moses fu scioccato da quello che vide. Per giorni rimase nascosto da amici, che poi decisero di mandarlo in Inghilterra, affidato ad una famiglia inglese. Si trasferì a Londra. Da allora la sua unica ragione di vita fu solo il calcio. Fu il calcio a non farlo essere presente in quel tragico momento: qualcosa voleva dire. Il calcio voleva qualcosa da Victor Moses.

La rivincita di Victor Moses

Questo lungagnone nigeriano giocava continuamente in giro, finchè stregò gli scout del Crystal Palace. Nel giro di pochissimo  Moses divenne uno dei migliori giovani prospetti del calcio britannico. Per 5 anni farà molto bene tra Crystal Palace e Wigan, finché gli osservatori del Chelsea misero gli occhi addosso a questa ala velocissima, che all'occorrenza puo' fare anche la seconda punta. Nel  2012 il Chelsea tesserò il 22enne Victor Moses, a dieci anni esatti dalla strage. Però, dopo aver vinto un' Europa League da protagonista, Victor Moses, piano piano finì dentro ad una ragnatela di prestiti infinita: Liverpool, Stoke City e West Ham. Rendimento altalenante e rientro al Chelsea nel 2016, dove probabilmente lo aspetteranno i margini della rosa.

Fortuna che per Victor Moses sulla panchina dei Blues si trovò un certo Antonio Conte, allenatore amante dei gregari, dei cursori, dei faticatori instancabili. Victor Moses è uno di questi. Il tecnico leccese non lo fece partire. Tuttavia servì la batosta, lo 0-3 contro l'Arsenal per far accendere in Conte la lampadina, la svolta di un'intera stagione: puntare al 3-4-3. A sinistra largo Marcos Alonso, e a destra chi? Azpilicueta sarebbe la mossa più logica.

Da emarginato a rivelazione della Premier League

Ma Antonio Conte indovina la mossa: arretra lo spagnolo tra i tre dietro, a discapito di Ivanovic, e mette largo questo nigeriano tutta corsa. Il Chelsea svolta, e Victor Mosess, autore di gol e assist, è uno degli uomini simbolo di un Chelsea verso la conquista della Premier League. Antonio Conte ha trovato il suo Giaccherini, uno stakanovista che ara il campo in lungo e in largo, senza peccare mai nella qualità del gioco, e senza disdegnare le rincorse a recuperare la palla. A fine stagione sarà quasi del 90% la percentuale dei tackle riusciti.

Victor Moses nonostante avesse fatto la trafila nelle giovanili inglesi, optò per la Nigeria come Nazionale maggiore. Quasi a testimoniare quel legame indissolubile con quella terra, la propria, che gli ha dato e tolto tutto. Quasi a voler dimostrare, con la sua presenza, che i corpi possono essere uccisi, ma le anime mai.


Zlatan Ibrahimovic, Manchester United

Ibrahimovic, il Manchester United e l'ingratitudine

Notizia di poco fa è l'annuncio ufficiale che Ibrahimovic non sarà un giocatore del Manchester United nella prossima stagione. Non faccio troppi giri di parole: non me l'aspettavo.

Ibrahimovic svincolato dal Manchester United

Non so se era una cosa stabilita da prima, o se di comune accordo. Tuttavia non credo sia giusto. Aspetto che Ibrahimovic parli di questa cosa, come se fosse una scelta anche sua. perchè se non lo fosse, dopo il terribile infortunio patito in semifinale di Europa League contro l'Anderlecht, abbandonarlo adesso sarebbe davvero poco signorile. Si che uno come Ibra non viene abbandonato, suppongo, manco quando fa pipì, ma ho ancora negli occhi presidenti come Moratti che ha aspettato fino all'ultimo giorno il rientro di Ronaldo dai suoi terribili infortuni.

Ibra riprenderà a giocare probabilmente già a ottobre, in quanto i medici dicono che la sua struttura fisica è impressionante, e che i tempi in un giocatore così sono sensibilmente più corti rispetto a quelli che necessiterebbe qualsiasi altro calciatore di media stazza fisica. Rientrerà quando compirà 36 anni, e visto lo Zlatan visto all'Old Trafford possiamo dire che puo' senza problema fare almeno altre 3 stagioni ad ottimi livelli.

E adesso quale sarà il futuro di Ibrahimovic?

Ibrahimovic è un giocatore tremendamente carismatico, che caratterizzerà totalmente il mercato estivo, con Raiola (leggi la storia di Mino Raiola) che vedrà il suo cellulare fondersi per le troppe chiamate. Resta in Inghilterra? Va in Spagna o in Germania? E se tornasse in Italia? Non escluderei neanche le piste esotiche: anche se lo vedrei più nella MLS americana che nella Chinese League. Del campionato asiatico sempre più calciatori big si stanno lamentando per l'inadeguatezza troppo marcata dei giocatori cinesi, al punto da rendere insopportabile ogni sforzo. Ieri se ne lamentò Tevez, oggi Bojinov. Figuratevi Ibrahimovic se si mettesse a fulminare con uno sguardo i poveri compagni cinesi.

D'altronde non credo che sia uno che cerchi le valanghe di soldi cinesi. Anzi i soldi lui li fa fare: basti pensare che nel primo mese di Manchester United, 800mila magliette sue furono vendute, al modico prezzo di 105€ cadauna.

Anche per i benefici da lui generati nel marketing io mi aspetto, lo spero vivamente, che venga fuori che sia stata una decisione comune, perchè Ibrahimovic non meritava di certo una porta chiusa in faccia. Al massimo è la porta che si meritava un Ibrahimovic chiuso in faccia...


Calciatori in bancarotta

Anche i calciatori vanno in bancarotta

So che può apparire come una provocazione quando parli di bancarotta per gente che guadagna l'iradiddio di denaro. "Come fanno?" ci siamo chiesti tutti leggendo il titolo del mio articolo. Eppure ci riescono. E forse questi campionati ricchissimi da pre-pensione, come Cina, India, Australia e Stati Uniti,  stanno fungendo da paracadute per gente che ha paura di non sapersi reinventare per guadagnare dopo l'attività agonistica. O quantomeno per non finire sul lastrico.

L'incubo dei calciatori dopo il ritiro

Non facciamoci trasportare da facili (e magari legittimi) moralismi, ma ci sono diverse storie che dimostrano come la stragrande maggioranza di calciatori non riesca a rimanere aggrappata al mondo del calcio. Inoltre per anni è stata fin troppo bene abituata ad avere gente attorno a sé ad organizzargli tutto, azzerando del tutto le proprie capacità autonome di creatività. Oltre a non saper modificare il proprio stile di vita principesco.

Uno studio che troviamo nel libro "Tempi Supplementari", dimostra che in un intervista fatta a dei calciatori sicuri di trovare un posto nel mondo del calcio, dopo aver smesso, solo il 66% ci è rimasto. Cifra che si è assottigliata al 16% se si prolunga il periodo di valutazione di tale campione. I calciatori conducono una breve ma intensa carriera agonistica. Ciò li porta ad essere totalmente sicuri di sé, con il rischio di sottovalutare le difficoltà quando si smette. Un altro studio ha dichiarato che tre giocatori di Premier League su cinque dichiarano bancarotta entro i primi 5 anni dalla fine della carriera.

Gioco d'azzardo e investimenti errati come cause della bancarotta

Nel primo caso basti pensare a l'ex difensore del Leeds Dominic Matteo, che giocò titolare le semifinali di Champions League nel 2001, il quale è andato in bancarotta dopo una sentenza della corte della contea di Halifax. L'ex Leeds puntava anche più di 100mila euro per un singolo cavallo. Oppure all'ex Manchester Gillespie. Il nordirlandese perdeva anche 60mila euro in un giorno all'ippodromo. Resosi conto della sua follia scriverà un libro, dal titolo "How Not To Be a Football Millionaire", per sensibilizzare sul tema.

Singolare la storia di Brehme, Campione del Mondo con la Germania nel 1990 (con tanto di rete decisiva), che si è trovato sommerso dai debiti, al punto da indurre Beckenbauer a chiedere pubblicamente un aiuto per l'ex Inter. Aiuto arrivato da un ex calciatore dell'Unterhaching che gli ha offerto un posto nella propria ditta di pulizie per servizi igienici.

Calciatori in bancarotta, Vieri e Brocchi
Vieri e Brocchi (fonte Gazzetta dello Sport)

Ma è molto lunga la lista dei calciatori che sono stati consigliati assai male da gente poco chiara, che spesso circumnaviga attorno al mondo del calcio, per poter sfruttare il proprio ego da parassita. Basti pensare a John Carew che comprò una Porsche senza esser riuscito a riceverla, oppure l'ex Roma Riise che avviando alcune attività alberghiere, realizzò debiti superiori per 100mila euro (il norvegese per riparare finì a giocare in India per ricavare i soldi persi). L'ex portiere del Liverpool James dovette mettere all'asta addirittura i suoi preziosi cimeli di un'intera carriera per poter rimediare al suo conto in rosso. Anche gli idoli degli anni '90 come Babayaro e Zamorano andarono in un pesantissimo rosso (3 milioni di passivo per il cileno), nonostante le loro carriere furono piene di momenti felici (e ricchi).

Anche in Italia casi del genere

Ma abbiamo anche esempi italiani di gente che non è riuscita a sfondare, dopo il ritiro, in mondi paralleli a quelli del calcio. Vieri e Brocchi ci provarono con un noto brand di abbigliamento e con una ditta di import di arredamento di lusso. Risultato? Passivo di 14 milioni di euro e sotto indagine per fallimento, poi archiviato.

Non è un caso che stia prendendo sempre più piede la figura del consulente post carriera per i calciatori. Questi sono terrorizzati dai precedenti raccattati dai loro colleghi più anziani, e non vogliono rischiare. Non vogliono perdere il loro status da privilegiati, ma soprattutto vorrebbero evitare una dolorosa bancarotta. Anche se a volte necessaria per far capire com'è che va la vita.

Guarda un po' se adesso fare il calciatore è diventato un problema...


Premier League, Paul Pogba

La Premier League è davvero il campionato più difficile?

Notizia di poche ore fa, il Chelsea ha vinto la Premier League. Gli uomini di Antonio Conte (4° volta che un italiano vince la Premier League negli ultimi 8 anni) hanno avuto la meglio su un corposo lotto di avversari. Ma c'è qualcosa che non mi torna. Ho avuto una piccola perplessità quando lo scorso anno vinse il Leicester di Ranieri. Quest'anno quella perplessità si è ingrandita e urge fare una profonda riflessione.

Da diverse parti si sentenzia che la Premier League sia il campionato migliore del mondo. Io dico che bisogna fare dei distinguo. Di certo è il campionato più ricco, in quanto gli introiti che genera superano anche quelli della Champions League, e quindi ti vedi l'ultima in classifica, vedi Sunderland, andare in B nonostante un mercato milionario. Forse è anche quello più spettacolare, in quanto spesso i ritmi sono spesso alti, e non mancano le sorprese, specie per i tonfi delle big.

La Premier League è sopravvalutata?

Antonio Conte, Thibaut Courtois, Premier League
Antonio Conte e Thibaut Courtois

Ecco, qui vi volevo. Perchè la difficoltà di un campionato e la sua spettacolarità non sono due sinonimi, nè devono camminare di pari passo. Analizziamo i risultati che abbiamo a nostra disposizione degli ultimi anni. Quest'anno ha vinto il Chelsea, che ha scelto un tecnico che tramite la sua filosofia è riuscito a far dare il meglio alla rosa che arrivò decima lo scorso anno. Importanti gli innesti di Kantè e di Alonso, ma specie il secondo non mi sembrano i migliori interpreti al mondo nel loro ruolo (anche se l'ex Leicester puo' diventarlo). Dietro troviamo un Tottenham che non è riuscito a passare un girone di semplice più che abbordabile, facendosi prevalere dal Monaco e da un Bayer Leverkusen tutt'altro che irresistibile.

Man mano che si scorre la classifica, ad una quindicina, ventina di punti dalla vetta troviamo il Liverpool, l'Arsenal e le due squadre di Manchester. Team che spendono fior di milioni per arrivare lontani dalla vetta e piene di delusioni europee. Certo, i Reds sono in finale di Europa League, ma volevo vedere se andavano fuori contro avversari del calibro di Zorya, Rostov, Celta Vigo. Eppure hanno sofferto da cani: con i belgi dell'Anderlecht (comunque quest'ultimi ricchi di talenti giovani), sono serviti i supplementari per avere la meglio.

Già da diversi anni le inglesi deludono

Anche l'anno scorso vedemmo un copione simile: mentre tutti eravamo impegnati a decantare le gesta della favola di Ranieri, ci dimenticavamo di puntare il dito nei confronti di una Premier League di livello non eccelso. Quantomeno i valori di mercato si sarebbero dovuti tradurre in altro. E invece stagioni flop per squadre milionarie come Chelsea, Manchester United e Liverpool (sonoramente sconfitto in finale di Europa League). Quasi a sorpresa il Tottenham s'impose al secondo posto.

Un'inglese non arriva in finale di Champions League dal 2012, quando Di Matteo trionfò con il Chelsea, e anche quest'anno non ha proprio rischiato di portarvi una squadra. Anzi, i confronti, ad esempio, di Arsenal e Manchester City hanno denotato una certa fragilità: ho avuto la sensazione che le italiane tifassero di finirci accoppiati. Forse per il loro gioco prevedibile e di certo non fluido.

Non voglio screditare la Premier League, vederla quasi mai è noia, però è giusto mettere in chiaro come nonostante ci siano i più quotati allenatori e fior fiori di campioni, spesso questo non viene tradotto in predominio sul campo. Sia a livello nazionale, sia a livello europeo. Soprattutto. Quindi prima di pontificare fuori casa nostra, diamo un'occhiata e rendiamoci conto che una cosa può essere appassionante a dismisura, ma che per vincere quello che conta bisogna essere affamati e cinici.


Matt Neil, Football Manager

Matt Neil, da Football Manager a capo scout

A differenza di tanti miei coetanei, quand'ero piccolo giocavo pochissimo ai videogames. Neanche Fifa mi attraeva più di tanto, come d'altronde adesso. Ma quando scoprì l'esistenza dei vari Pc Calcio o Football Manager, recuperai tutte le ore non passate al pc. Mi gasava da morire poter gestire una squadra, dirigere gli allenamenti, progettare il merchandising, decidere il mercato, fare la formazioni e andare a imprese storiche. Mi ricordo che con il Bari arrivai ad allenare fino al 2056!

Questo tipo di gioco, se piace davvero, ti apre il cervello come un'apriscatole, perchè ti fa vedere le cose con la classica visuale da elicottero: dall'alto. E' un lato analitico che ti prende e che puo' anche farti sviluppare una vena critica che ti porta a non commentare i giocatori solo come "forte" o "scarso".

Lo sa bene il britannico Matt Neil. un ragazzo, oggi 23enne, che ha coronato un sogno che tutti abbiamo cullato. Ma raccontiamo le cose per ordine di tempo. Matt era il classico 15enne che giocava molto a Football Manager, fin quando non vide un annuncio della stessa azienda per seguire il Truro City, squadra di un sobborgo della Cornovaglia. Matt fu preso e gasatissimo iniziò la sua avventura, nonostante andasse in perdita, visto che per raggiungere i campi di allenamento del Truro City doveva prendere i mezzi che gli costavano più del guadagno.

Matt Neil, una scalata verso l'alto

Plymouth Argyle F.C., Matt Neil
Plymouth Argyle F.C.

Ma Matt Neil non si è dato per vinto e ha lavorato in maniera puntigliosa e certosina, finchè riuscì a diventare match analysist del Plymouth Argyle, squadra della quarta serie inglese. Da lì iniziò a studiare la squadra, capendo dove poteva essere corretta. i suoi consigli furono subito fruttuosi, tant'è che la società a fine stagione gli propose di fargli da scout.

Oggi Matt Neil è ancora lì, da capo scout, segue 6 partite ogni weekend, collabora con i suoi colleghi delle serie minori inglesi, ma onestamente credo proprio che un ragazzo che ha 15 anni ha saputo cogliere (e sacrificarsi) un'opportunità come quella che gli si presentò, di certo saprà trovarsi pronto quando a bussare alla sua porta saranno squadre di Premier League. E stavolta non sarà un gioco.


Kevin De Bruyne, Manchester City

Mou, sono De Bruyne, ti ricordi di me?

Ieri il big match di Premier League era di certo il derby di Manchester. Vince il City per 2-1, e sugli scudi ti ritrovi chi non ti aspetti: Kevin De Bruyne. Proprio il belga, su tutti, è stato il migliore all'Old Trafford. Era la gara più costosa di sempre: i 22 in campo sono costati ai due club inglesi la bellezza di 733 milioni di euro. 407 euro lo United, 326 il City.

Quindi, vedendo le rose, è difficile intuire in anticipo chi puo' essere il protagonista tra i tanti. Tolto Aguero squalificato, chi puo' deciderla? Ibrahimovic o Nolito? Rooney o Silva? Pogba o Sterling? Senza dimenticare anche il big match giocato in panchina tra Guardiola e Mourinho. Ma niente, nessuno di loro. E' il turno di Kevin De Bruyne. Il centrocampista offensivo dei Citizien è stato senza dubbio il man of the match. Ha fatto un gol, ha propiziato quello di Iheanacho e ha beccato pure due pali. Senza contare il mal di testa fatto venire a Bailly e Blind.

Tutto il gioco passa da Kevin De Bruyne

Kevin De Bruyne, Manchester CIty
De Bruyne (fonte telegraph.co.uk)

In una gara che presentava tanti scontri velenosi, alla fine chi ha avuto la sua vendetta è appunto il belga, nei confronti di un Mourinho che non ha creduto in lui. Nel 2013, dopo delle ottime stagioni tra Gent e Werder Brema, arriva, al Chelsea, alla corte del tecnico portoghese, un giovanottino biondo con le guance rosse. Dicono sia davvero bravo. Ennesimo talento, ennesimo fantasista, arrivato ad ingrossare le fila dei Blues.

In quel ruolo c'erano Lampard, William, Mata, Oscar e il connazionale Hazard. Mourinho, un giorno, si avvicinò a De Bruyne con un foglio. Sopra vi erano scritti dei numeri. Tutta una serie di statistiche appartenenti ai giocatori sopracitati, che servivano a Mou a spiegare al belga perchè non giocasse. Della serie "c'è tanta gente migliore di te nel tuo ruolo". Ecco spiegate le 3 sole presenze di Kevin al Chelsea. Quest'ultimo non ci pensa due volte e si trasferisce al Wolfsburg, in cui gli basta una sola stagione per farsi notare da mezza Europa. Il Manchester City lo nota e non se lo fa sfuggire, alla modica cifra di 74 milioni di euro.

A 25 anni De Bruyne sta pian piano diventando sempre più grande e chissà che non sia la scoppola data al suo precedente allenatore a farlo diventare tra i migliori al mondo.


Marcus Rashford, Manchester United

Marcus Rashford, da che pianeta vieni?

In Inghilterra c'è una stellina dall'enorme talento, di nome Marcus Rashford, che a soli 18 anni non sta più smettendo di stupire. E' un attaccante, classe 97, del Manchester United. Attaccante longilineo, molto rapido e imprevedibile: puo' giocare prima o seconda punta. Ma è il fiuto del gol la sua arma migliore.

Balza, ancora una volta alla ribalta, perchè ieri ha fatto il proprio esordio in under 21 inglese: contro i pari età della Norvegia, Marcus Rashford mette a segno una tripletta. Perchè ne stiamo parlando? Perchè Marcus Rashford sembra avere le sembianze del predestinato. Vi spiego.

Chi è Marcus Rashford

Rashford gioca nel Manchester United per dieci anni nelle giovanilli, fin quando Louis Van Gaal, tecnico dei Reds Devil nel 2015/2016, decide di convocarlo contro il Midtylland in Europa League. Nel riscaldamento si fa male Martial e allora il tecnico olandese punta sul suo baby attaccante. Esordio e doppietta per Marcus Rashford: diventa il più giovane calciatore nella storia del Manchester United a segnare in una partita europea a soli 18 anni e 117 giorni, battendo il precedente record di un certo George Best (18 anni e 158 giorni).

Tre giorni dopo sempre Van Gaal lo schiera dal primo minuto contro l'Arsenal in Premier League: esordio e doppietta anche qui. Un mese dopo un suo gol decide il derby di Manchester, divenendo il più giovane marcatore dello United a segnare contro i Citiziens (record strappato ad un altro giocatore qualunque come Rooney).

Marcus Rashford, Inghilterra
Rashford in Under21 (fonte mirror.co.uk)

Tutte queste buone prestazioni, condite da record e gol a raffica, fanno si che il CT dell'Inghilterra, Hodgson, lo convochi a maggio 2016 per un amichevole contro l'Australia. Com'è andata? 135 secondi e Marcus Rashford fa gol. Ancora una volta esordio con gol. Hodgson lo inserirà pure nei 23 che porterà con sè ad Euro 2016. Nessuno gol lì, ma il suo esordio fa si che con i suoi 18 anni e 229 giorni di età diventa il calciatore più giovane di sempre a scendere in campo in un Europeo con la nazionale inglese.

Ah, dimenticavo: già quest'anno una presenza e un gol. E che gol. Manchester United bloccato sullo 0 a 0 contro l'Hull City, fino a quando il solito Marcus non la decide al 93'.

Marcus Rashford, giovanissimo ma già "grande"

Ci tengo a sottolineare appunto il fattore età: Marcus Rashford compirà 19 anni il prossimo 31 ottobre. Avere 18 anni essere riusciti ad imporsi a certi livelli di certo non è da tutti: se fosse stato in Italia fino a 24 anni sarebbe stato considerato una futura promessa. Non è sterile polemica, ma semplicemente constatazione dei fatti, perchè a volte un giovane puo' diventare molto forte proprio perchè gioca. Banale, vero?

La mia preoccupazione è la mentalità del Manchester United: una squadra che punta sul 35enne Ibrahimovic, che ha già Rooney, Martial, Depay, e che a quanto pare l'anno prossimo farà carte false per assicurarsi Griezmann, puo' davvero essere il peggior nemico di Marcus Rashford.