Gianluigi Buffon, Gigi Buffon

Quello che i portieri (e non solo) dissero su Buffon

"Ho avuto l'onore di premiare Gigi Buffon. Mi sono sentito un privilegiato per poter onorare uno dei più grandi portieri della sua generazione. I portieri sono spesso i giocatori la cui carriera dura più a lungo. Siamo gli ultimi bastioni e diamo la possibilità alle nostre squadre di uscire vincitrici dai grandi duelli. Il fatto che tu giochi ancora in uno dei più grandi club d'Europa ti rende una leggenda, nel nostro magnifico sport. [Peter Schmeichel]

"Buffon è il più forte del mondo, è il Messi dei portieri." [Christian Abbiati]

"Buffon pareva vecchio, da buttare: così dicevano. Io dico che Buffon è su un altro pianeta, uno così nasce ogni quarant'anni. Conta la forza, la continuità. E lui regge da più di 15 stagioni." [Emiliano Viviano]

"Meriterebbe il Pallone d'Oro. È un punto di riferimento per me ma anche per i portieri della mia generazione. Quando ho cominciato a giocare sognavo di diventare come lui…" [Iker Casillas]

“È incredibile come alla sua età sia ancora al top. Per presenza, per come sprona la squadra, si vede come tutti lo ascoltano. È una guida per i giovani. Uno come lui potrebbe giocare fino a 50 anni…” [Manuel Neuer]

"Gigi è un Maradona. Uno come lui nasce ogni cinquant'anni. Però ha rovinato una generazione di portieri, perché di Maradona ce n'è uno e gli altri al suo confronto sembrano tutti normali…" [Antonio Mirante]

GLi apprezzamenti per Buffon non arrivano solo dai colleghi di reparto

"Torino, Juve - Roma 2-2 nel 2003. Tentai il cucchiaio e quel fenomeno di Gigi Buffon me lo prese…" [Francesco Totti]

"Buffon e Zoff non sono paragonabili, sarebbe come paragonare le Ferrari di tanti anni fa con quelle di oggi. Dino è un monumento, ma Buffon ha qualcosa in più. Fra tutti l'attuale portiere bianconero è il più forte, sommando qualità atletiche e muscolari, longevità, modo di comandare la difesa». " [Giovanni Trapattoni]

"Una vera e propria leggenda. Se chiedi a un qualsiasi bambino di disegnare la formazione ideale, il numero uno sarà sempre lui…" [Ivan Rakitić].


Campioni d'inverno, Batistuta

La storia dei campioni d'inverno della Serie A

Essere campioni d'inverno è una di quelle cose che non viene mai considerata come un dato di valore. Sia perchè il girone di ritorno può sempre ribaltare ogni posizione, sia perchè quando eravamo piccoli non capivamo se il titolo di campioni d'inverno venisse assegnato dopo la gara prenatalizia oppure a fine girone d'andata. Per molti, invece ha un valore non da poco: si dice spesso che chi vince il titolo di campione d'inverno si ritroverà con lo scudetto cucito sul petto a fine stagione. Ma la storia dei campioni d'inverno cosa dice?

Tutti i campioni d'inverno della Serie A

La squadra che ha più titolo di campione d'inverno è la Juventus, con ben 30 stagioni in cui si è trovata in testa alla fine del girone d'andata. Inseguono le milanesi, Milan ed Inter, entrambe a 17. Decisamente più staccate le inseguitrici. La Roma si ferma a 6 titoli, mentre a quota cinque troviamo Napoli, Bologna e Fiorentina. A quota 3 troviamo il Torino, mentre Lazio e Cagliari sono state due volte campioni d'inverno. Con un solo girone d'andata vinto troviamo le sorprendenti Verona, Livorno e Liguria. Quest'ultima riuscì nella stagione 1938/39 ad essere campione d'inverno a pari punto con i felsinei del Bologna.

Furono Juventus ed Inter ad aver finto più titoli di campioni d'inverno consecutivamente. I bianconeri ci riuscirono nei quadrienni 1975-78 e 2012-2015, mentre i nerazzurri ci riuscirono nell'epoca post Calciopoli, a cavallo degli anni 2007 e 2010. Milan e Bologna ci riuscirono tre volte, mentre desta scalpore che il Cagliari, che vinse solo due volte il titolo di campione d'inverno, si fregiò di tale titolo due volte nel giro di due soli anni: 1969 e 1970.

Quando essere campioni d'inverno non bastò per lo scudetto

Vi furono diversi casi in cui il vincitore del girone d'andata non riuscì poi a confermarsi a fine torneo. Addirittura nel 1935/36 fu la Juventus a vincere il titolo d'inverno, per poi finire addirittura 5°, vedendo poi il Bologna laurearsi campione d'Italia. Fu l'unico caso in cui la vincente del girone d'andata non finì la stagione sul podio. Il 67% delle volte in cui una squadra vinse il titolo temporaneo, poi vinse anche lo Scudetto.

Diversi i casi in cui i duelli furono combattutissimi. Basti pensare al 1980/81, quando Juventus e Roma duellarono per tutta la stagione per poi vedere la Juventus vincere di un punto, grazie anche al famoso gol di Turone annullato alla Roma nello scontro diretto contro i bianconeri. Oppure basterà ricordare il 2015/16 quando il Napoli, campione d'inverno, non riuscì a contenere la rimonta della Juventus, culminata nello scontro diretto a Torino, deciso da un gol di Zaza a 5 minuti dal termine.

Come vedete, essere campioni d'inverno può voler significare tutto, può voler significare niente. Dipende solo se si crede alla cabala o meno.


Inter

Inter: le ultime novità più interessanti a seguito della fine del campionato

Il 20 maggio 2018 l'Inter ha vinto la partita contro la Lazio, allo Stadio Olimpio, per 3 a 2, ed ha chiuso il campionato al quarto posto in classifica. Ma quali sono le ultime novità della squadra? Scopriamole in questo breve riassunto.

Cosa faranno i giocatori? In una squadra di calcio ci sono sempre dei giocatori che se ne vanno o che entrano nella squadra, periodicamente, e girano sempre delle indiscrezioni.

Tra le nuove news riguardanti la squadra dell'Inter, c'è n'è una che smentisce l'entrata del portiere ucraino Zorya Andriy Lunin. E' stato proprio il giovane giocatore a contraddire quelle voci, secondo lei quali avrebbe anche rifiutato un contratto con la Juventus per l'Inter.

Uno dei giocatori, invece, che uscirà dalla squadra neroazzurra è il difensore brasiliano Dalbert Henrique, anche se potrebbe volerci ancora del tempo. Un altro giocatore che potrebbe uscire è il centrocampista e difensore portoghese Joao Cancelo.

Nella sede mercato, l'Inter sta valutando due possibilità, e una di queste è di scegliere Nico Elvedi, difensore centrale svizzero del Borussia Monchengladbach, che è stato convocato per il campionato Europeo in Francia, nel 2016. L'altra opzione riguarda un altro difensore, il tedesco Benjamin Henrichs del Bayer Leverkusen. Entrambi i giocatori sono quotati sui dodici o quindici milioni.

In dubbio è anche la permanenza dell'argentino Mauro Icardi, attaccante della squadra. A quanto ha dichiarato l'allenatore dell'Inter, Luciano Spalletti, Icardi sembra voler rimanere con l'Inter, ma i passaggi da una società all'altra possono verificarsi da un giorno all'altro.

L'allenatore dell'Inter sembra volere in squadra il centrocampista Federico Chiesa, che attualmente gioca con la Fiorentina, ma è sempre una scelta ancora in bilico.

Per maggiori informazioni qui trovate il link al sito web ufficiale, dove potete trovare le ultime novità di calciomercato, la rosa aggiornata e tutte gli approfondimenti su mercato e settore giovanile.

Novità sugli Under 17. Le ultime novità non riguardano solo i giocatori adulti dell'Inter, ma anche gli Under 17. Per la squadra di questi ultimi, la stagione si è chiusa posizionandosi al secondo posto, dopo l'Atlanta. Nell'ultima partita, i giovani neroazzurri hanno affrontato la squadra giovanile della Juvenuts, perdendo 2 a 4. Gli Under 15, invece, hanno pareggiato nell'ultima partita con il Genoa, 2 a 2.

Forse, ad essersi divertiti di più sono stati i duecento bambini delle Scuole Calcio Inter, che il 27 maggio 2018 hanno concluso la stagione con una festa al Centro Sportivo Suning, al quale erano presenti non solo gli allenatori della sezione giovanile della squadra, ma anche il centrocampista Borja Valero.

“Giocare aiuta a guarire meglio”. Una parte dell'articolo non poteva non essere dedicata a un'iniziativa che fa parte del progetto Inter Campus Italia, ovvero “Giocare aiuta a guarire meglio”, dedicato al recupero psicofisico dei bambini e durata una settimana dell'aprile 2018, in collaborazione con l'Ospedale di Monza ed il Comitato Maria Letizia Verga.

I bambini che fanno parte del progetto sono stati ospiti, con i loro genitori, una giornata al Centro Sportivo Suning, dove hanno potuto conoscere ex calciatore argentino Javier Zanetti, che è stato difensore e centrocampista della squadra neroazzurra, assistendo anche a un allenamento della squadra, ricevendo delle camicie in regalo e abbracciando Lele Adani (ex calciatore che ha giocato con l'Inter dal 2002 al 2004), alla fine.


Ante Coric, Roma, Croazia

Ante Coric, un folletto per la Roma

La Roma sembra averci preso gusto nel prendere giocatori tecnicamente molto bravi ed estramente giovani. Dopo aver fatto bingo lo scorso anno con Cengiz Under, Monchi ci riprova pure la stagione 2018/19: dalla Dinamo Zagabria arriva, per 6 milioni di euro, Ante Coric, geometra del centrocampo dai piedi raffinati, all'occorrenza anche trequartista.

Classe '97, Ante Coric in patria viene, senza mezze misure, paragonato a Lukas Modric, stella del Real Madrid, anche se a me ricorda molto di più un certo Zvonimir Boban, se non addirittura Robert Prosinecki. Il croato è praticamente ambidestro e ama partire dalla mediana e far scoccare un ottimo destro. La sua tecnica gli permette pure di avventurarsi con fortuna in dribbling davvero di livello, grazie anche al suo baricento particolarmente basso. La sua miglior qualità, tuttavia, è la visione di gioco che lo rende molto più intelligente, calcisticamente parlando, rispetto all'età che ha.

La carriera di Ante Coric prima della Roma

Ante Coric ha già disputato oltre 100 presenze nel campionato croato, nonostante l'età incredibilmente giovane. Hrvatski Dragovoljac, NK Zagabria, Redbull Salisburgo e Dinamo Zagabria le squadre in cui transitò durante le giovanili. Addirittura ad 11 anni rifiutò di andare al Bayern Monaco e al Chelsea, rimanendo in un ambito maggiormente intimo come quello austriaco. Alla fine esordirà nella massima serie croata con la Dinamo a 17 anni, realizzando 15 reti in 102 gare. Ante Coric detiene un curioso record: con il gol all'Astra Giurgiu, del 18 settembre 2014, a 17 anni e 157 giorni, diventa il marcatore più giovane di sempre della storia dell'Europa League. Giusto un paio di mesi prima sie ra preso la briga di esordire pure in Champions League, competizione con cui vuole misurarsi, adesso, con la Roma.

Anche in nazionale Ante Coric ha conquistato tutti, esordendo a 19 anni, in un ruolo dove la concorrenza è folta: basti pensare a Modric, Rakitic, Brozovic, Badelj, Rog. Il CT della Croazia, il suo quasi omonimo, Ante Cacic, lo ha convocato per Euro 2016, dove tuttavia non scese mai in campo. Chiaramente Coric sarà una delle colonne della Croazia del futuro, come Monchi e company speri lo diventi anche a Roma. D'altronde De Rossi inizia a sentire gli anni e Gonalons non si è rivelato un giocatore di spessore e carisma. Nel frattempo, Ante, continua a crescere, grazie anche al supporto della sua ragazza e del suo inseparabile cane.

In bocca al lupo, Ante!


Stefan De Vrij, Lazio, Inter

Le lacrime di Stefan De Vrij e l'italica cultura del sospetto

Al 76' di Lazio - Inter di ieri sera, Stefan De Vrij stende in area Mauro Icardi. Rigore sacrosanto. ed eccoci qui, nello scenario che tutti avevamo ipotizzato possibile. La partita, come tutti sanno, ha visto l'Inter rimontare, con un 2-3 al cardiopalma, grazie all'incornata di Matias Vecino (e anche all'irruenza di Senad Lulic). Una gara, per come è stata giocata, che davvero valeva l'accesso in Champions League, al punto che a metà partita mi sono detto che la meriterebbero entrambi. Ma alla fine ci va solo una, quindi complimenti all'Inter.

Un malpensante avrebbe invece detto "quindi complimenti all'Inter di Stefan De Vrij". Come tutti sanno, il classe '92, centrale della Lazio, va in scadenza di contratto, e da tempo ormai si è accordato con l'Inter. Ritrovarsi a difendere un 4° posto, quello della Lazio, che di fatto estrometterebbe lui e la sua futura squadra dalla Champions League."Ma dove vuoi arrivare, Andrea?".

Ma Stefan De Vrij avrebbe dovuto giocare?

È semplice, per me Stefan De Vrij non doveva giocare e vi spiego perchè. Ieri la gara del centrale olandese è stata ottima, a parte qualche normalissima sbavatura. Il numero 6 della Lazio ha dimostrato di essere un professionista, nonostante la pressione su di lui fosse enorme. Per me ieri il fallo di De Vrij non ha ombra alcuna, e, di conseguenza, le sue lacrime di fine partita erano vere. Erano vere perchè sa come funziona in Italia ormai. Gioca qui da diversi anni e ha già imparato come funziona bene la nostra cultura, sempre legata a qualsivoglia sospetto.

La partita non è neanche finita e sui social si è scatenato di tutto contro Stefan De Vrij. A parte gli sfottò, che trovo sempre giusti se non sfociano nell'insulto, ho visto tantissime persone parlare negativamente su questo episodio. È una cultura legata sempre al sospetto che ci trasciniamo da anni, che arriva pure per "truccano i sorteggi, palla fredda, palla calda". È spesso la causano i giornalisti che alimentano questo tipo di reazione. Se una squadra vince 5-0, devi deciderti se fa calcio champagne o se l'altra si è scansata, perchè questa teoria dovrebbe valere sempre, non solo se conviene. Se ti lamenti di un giocatore che gioca contro la sua futura squadra, devi dirlo sempre. Oppure, come sarebbe meglio, stare zitto e non fiondarti su tesi complottistiche quantomeno fantasiose.

Forse era meglio non schierare Stefan De Vrij

Ecco perchè non avrei fatto giocare Stefan De Vrij, perchè o fai la prova della vita, ma Beckenbauer non sei, o ti massacreranno anche per un solo passaggio sbagliato. Far giocare Stefan De Vrij vuol dire darlo in pasto ai cani della gogna mediatica, che in Italia colpisce chiunque, anche se poi la verità sia un'altra: siamo un Paese dove prima si condanna e dopo si giudica, ma al momento della sentenza non è rimasto poi nessuno.

Capisco bene Simone Inzaghi, se lo ha fatto giocare avrà avuto i suoi motivi: d'altronde lui vedeva Stefan De Vrij tutti i giorni, non io, però oggi vediamo quello che non avrei voluto vedere. Un rigore causato, come se ne causano mille in area, che di fatto ha dato coraggio e forza all'Inter. Vallo a spiegare a chi tifa contro per antonomasia, a chi raggranella followers fomentando odio e sospetto, a chi l'anno prossimo non giocherà la Champions League. Molti puntavano il dito contro il fatto che è stato ufficializzato troppo presto il passaggio dell'olandese all'Inter: pensate a quanto sarebbe stato sereno annunciarlo oggi, dopo l'assedio di ieri.

Non era una situazione facile, e a volte non giocando rischi di vincerle certe gare. Complimenti all'Inter per averci creduto sempre, alla Lazio per esserci stata dentro fino a 10 minuti dalla fine del campionato, e a Stefan De Vrij per aver tentato di essere più forte della gogna mediatica di questo Paese.


Alessandro Lucarelli, Parma

Alessandro Lucarelli, missione Parma compiuta

Alessandro Lucarelli è il capitano di questo incredibile Parma che, in modo assai rocambolesco, è riuscito a salire in A all'ultimo secondo dell'ultima giornata di Serie B. La vittoria dei gialloblu contro lo Spezia dell'ex Gilardino e il contemporaneo pareggio del Frosinone, in casa col Foggia, ha sancito la matematica promozione dei ducali. I ciociari, con un autentico harakiri, hanno buttato via, all'89' una promozione che sembrava cosa fatta, subendo il definitivo due pari. E così Parma e Frosinone finiscono entrambe a 72 punti, ma gli emiliani, grazie alla classifica avulsa, sono riusciti ad avere la meglio sui frusinati. Incredibile. Nessuna squadra aveva mai fatto dalla D alla A in 3 anni. Ma d'altronde uno scenario simile può vedersi solo in piazze come Parma, in cui, specie negli anni '90, abbiamo visto di tutto e di più.

Zola, Brolin, Asprilia, Dino Baggio, Mussi, Apolloni, Mutu, Benarrivo, Adriano, Crespo, Cassano, Chiesa, Veron, Giovinco, Ortega, Amoroso, Di Vaio, Almeyda, Buffon, Frey, Fabio e Paolo Cannavaro, Nakata, Thuram, Gilardino, Boghossian, Sensini, Taffarel sono solo i primi nomi che mi vengono se penso all'incredibile parco giocatori che ha avuto negli anni il Parma. Ma permettetemi di aggiungere a questa incredibile schiera di nomi anche Alessandro Lucarelli, mister 40 primavere (quasi 41), capitano del Parma.

La storia di Alessandro Lucarelli con il Parma

Alessandro Lucarelli, dopo aver girato diverse piazza come Palermo, Fiorentina e Genoa, è in forza agli emiliani dal 2008. 10 anni in cui il parma non ha avuto molti motivi per sorridere. Dalla retrocessione del 2007/2008 in Serie B alla promozione in Serie A nella stagione 2017/2018. In mezzo un fallimento vergognoso, un'agonia lunghissima e senza senso, che ha mortificato la storia di questo club. Nel 2014 il club, grazie specialmente alle magie di Cassano, è riuscito a volare in Europa League, salvo poi non andarci per problemi finanziari.

Erano i primi scricchiolii, il sentore di quello che stava avvenendo: una stagione disastrosa, la 2014/2015, per colpa di personaggi che mi guardo bene dal menzionarli e dal far loro pubblicità. Il Parma fallisce e va dritto in Serie D. Il Parma riparte da Nevio Scala come presidente, Luigi Apolloni come allenatore, Lorenzo Minotti come responsabile dell'area tecnica e Fausto Pizzi responsabile del settore giovanile. In campo Alessandro Lucarelli, su tutti.

Il Parma girovaga per i campetti di periferia del girone D e vince comodamente il torneo, risultando l'unica squadra, dalla A alla D, a non aver mai perso. Anche in Lega Pro, la stagione successiva, il Parma riesce ad imporsi, ma passando dai playoff. Saranno i gol del bomber Emanuele Calaiò, oltre alla sagacia difensiva di Capitan Lucarelli, a proiettare i ducali nel difficile campionato cadetto. Quella appena conclusa, la stagione 2017/18, vede il Parma lottare sanguinosamente con compagini di livello.

Salire in A non era facile, specie se ti confronti contro realtà come Frosinone, Palermo, Venezia, che hanno tutto per salire nella massima Serie A. Ma i ragazzi di mister Roberto D'Aversa ce l'hanno fatta. I gol di Calaiò e Ceravolo, le giocate di Baraye e Di Gaudio, le scorribande di Ciciretti e Barilla, sono state fondamentali per la risalita parmense, ma è stato, ancora una volta, Alessandro Lucarelli a comandare la difesa. Guarda caso, ma non è un caso, il Parma ha avuto la miglior difesa dell'intero torneo.

Adesso Capitan Alessandro Lucarelli può anche smettere

Con 331 gare e 20 reti, Alessandro Lucarelli può lasciare il Parma e, naturalmente, il calcio giocato. Potrà seguire le vicende della sua squadra del cuore da bordocampo, dopo essere riuscito nell'impresa di riportarlo nel posto dove gli spetta. Potrà seguire i progressi del figlio Matteo, che gioca nell'under 17 del Parma. Può seguire i playoff del fratello Cristiano, allenatore del Catania, cercando di dargli magari qualche consiglio su come si vincono i playoff di Lega Pro.

Può, Alessandro Lucarelli, ribadire all'intero mondo del calcio che certa gente può affondare mille volte un ambiente calcistico importante come quello di Parma, ma sarà naturale poi rivederlo mille e una volta ristabilirsi nell'habitat che gli compete: gli Alessandro Lucarelli esistono per questo.


Fiorentina, Astori, Europa League

La spinta romantica della Fiorentina

Quante volte senti parlare di imprese in cui i protagonisti descrivono tutto con un "Non so da dove abbiamo preso la forza, ma ce l'abbiamo fatta"? Come se le loro azioni non fossero semplici mosse eseguite, bensì delle decisioni dagli esiti, vincenti, disegnati e designati da chissà dove. È un po' quello che potremmo dire di questa Fiorentina, guidata dal sottovalutato Stefano Pioli, che all'Olimpico, contro la Roma ha inanellato la 6° vittoria consecutiva.

Bernardeschi, Gonzalo Rodriguez, Borja Valero, Vecino, Kalinic: tutti ceduti. In entrata, a parte il cholito Giovanni Simeone, nessun nome di spicco, ma una carrellata di nomi sconosciuti ai più. Diciamo che c'erano tutti i connotati per una stagione di transizione, in cui non ci si aspettasse nulla di che. I tifosi questo lo avevano capito subito, contestando a più riprese i Della Valle, i quali, a mio avviso, a Firenze hanno generato più benefici che danni.

La svolta nella stagione della Fiorentina

I primi sei mesi della Fiorentina sono stati di parola: un'altalena infinita, risultati mai costanti e una classifica mai soddisfacente. La Fiorentina è rimasta costantemente al centro, senza però rischiare di essere nè troppo vicina alla zona retrocessione nè alla zona europea. Poi successe quello che tutto il mondo sa: la scomparsa improvvisa del capitano viola Davide Astori, il 4 marzo, alla vigilia di Udinese - Fiorentina. Il mondo del calcio, sconvolto, si ferma. La Fiorentina e la sua giovane rosa subiscono un colpo durissimo. Ad andare via è uno dei pochi veterani: questa Fiorentina è ancora più "orfana".

Questa tragedia scuote i gigliati: in questi casi o affondi o vai forte come un missile. È il secondo scenario quello che succede da un mesetto a questa parte: la squadra di Pioli le ha vinto tutte. In casa o in trasferta poco conta, le ha comunque vinte tutte. Ha battuto Benevento, Torino, Crotone, Udinese e Roma. Ha battuto tutte squadre, ad eccezione del Torino, che avevano un obiettivo da rincorrere, quindi team assetati di vittorie. Ma la sete dei viola è ben più profonda e difficilmente si sazierà, perchè la Fiorentina non deve solo guadagnarsi un posto in classifica, ma deve render omaggio nel modo migliore al suo capitano: vincendo.

L'Europa non è più fantasia per la Fiorentina

Adesso la FIorentina è 7°, due punti dietro il Milan e due punti avanti la Sampdoria. Se la Juventus vincesse la Coppa Italia o se, a prescindere, il Milan arrivasse almeno 6°, scatterebbe un posto extra per l'Europa League, appunto il 7° posto del campionato. Quindi i viola, improvvisamente, si sono trovati catapultati a lottare per un obiettivo. Una squadra, contestata da subito, a cui nessuno nessuno avrebbe dato credito.

Una rosa che, tolti Chiesa e Simeone, contava in pochissimi uomini d'esperienza, come Astori e Badelj, annoverava tanti giocatori in cerca di rivincite dopo esperienze poco graficanti in Italia, come Biraghi, Laurini, Saponara, Benassi, Sportiello, Thereau, e che scopriva gente sconosciuta al pubblico italiano come Pezzella, Vitor Hugo, Bruno Gaspar, Veretout (che giocatore!), Gil Dias, Eysseric.

Quello che voglio dire è che la Fiorentina non era una squadra di brocchi prima, nè che ora sia un covo di fenomeni. Semplicemente stanno dando tutto per trasformare la rabbia di una tragedia nel candido stupore che si ha quando si vede sbocciare il primo fiore di primavera.


Giovani, calcio

La Serie A sta diventando un paese per giovani

Le ultime gare di Serie A stanno mettendo in mostro un numero davvero cospicuo di giovani talenti. Portieri, difensori, fantasisti, attaccanti con il fiuto del gol. Se per decenni si è sempre puntato il dito contro un mondo del calcio che non dava mai spazio ai giovani, adesso non lo si puo' fare più. Ci sono comunque sempre dei piccoli residui di attaccamento al vecchio, e lo si vede quando si considera giovani giocatori che hanno 25 anni. O quando gli si preferisce l'ultimo mirabolante acquisto, il quale, malgrado un rendimento opaco, gioca per giustificare l'esborso sostenuto per acquisirlo.

Complice anche il capitombolo azzurro, questa situazione deve essere vista come un punto zero, un punto di partenza in cui crescere insieme anche ai tanti talenti azzurri. Ma non solo Italia: sono tanti i baby stranieri che stanno facendo benissimo. Provo a selezionarne dieci, senza l'etichetta dei migliori, dei TOP dieci: a me non interessa che siano i migliori, anche perchè non rappresento alcuna giuria. A me interessa segnalarli perchè fino a qualche anno fa sarebbero rimasti dieci anni in panchina.

Rodrigo Bentancur

Ordinatissimo centrocampista uruguaiano, Rodrigo Bentancur (di cui già vi parlai) è un mediano di geometria e tanta corsa. La Juventus non se l'è lasciato scappare dal Boca Juniors, utilizzando l'opzione inserita al momento del passaggio di Carlitos Tevez in Argentina. Al diavolo se occupa una casella da extracomunitario. Allegri ha già dato diverse volte fiducia al classe '97, incedibile anche in prestito.

Presenze in stagione 17 - Gol: 0

Yann Karamoh

Ivoriano naturalizzato francese, Yann Karamoh, classe '98 è un esterno d'attacco tutto pepe, con oltre 60 presenze già all'attivo in Francia tra Caen e squadra riserve. Dopo mesi di rendimento assai discutibile di Antonio Candreva, Luciano Spalletti lo prova titolare contro il Bologna. E' proprio Karamoh a deciderla, con uno slalom da cineteca e un tiro imparabile per Mirante. Chapeau.

Presenze in stagione 6 - Gol: 1

Thomas Strakosha

Chiarisco subito: è un classe '95, quindi non proprio giovanissimo giovanissimo. Ma il suo ruolo, portiere, gli permette di potersi inserire in questa lista. In un ruolo in cui si da il massimo dopo i 30 anni, il portiere della Lazio si è preso a suon di interventi miracolosi la porta di una delle migliori squadre della Serie A. Già titolare della Nazionale albanese, un futuro radioso aspetterà Thomas Strakosha.

Presenze in stagione 30 - Gol subiti: 33

Cengiz Under

Ve lo scrissi ad agosto: Cengiz Under è un talento coi fiocchi. Provateci voi, a 20 anni appena compiuti, ad andare in un paese straniero, lontano geograficamente e culturalmente, e provare ad essere un buon sostituto di Mohammed Salah. Non era facile e non era facile con un modulo che non lo aiutasse. Da quando Di Francesco ha scelto il 4-2-3-1, il ruolo per questo giovane turco sembra essergli stato ricamato sopra. Ha una capacità d'esecuzione e un movimento sopra la media: si imporrà.

Presenze in stagione 17 - Gol: 3

Dawid Kownacki

Facile parlare di Torreira. Ma chi ha visto la Sampdoria non puo' non aver notato, negli sprazzi che ha avuto per giocare, il talento dell'attaccante polacco Kownacki. Classe '97, preso dal Lech Poznan, è un attaccante con il gol nel sangue, sempre incisivo e con un'ottimo senso del gol. Alla Sampdoria ha già fatto parecchi gol se li commisurati ad uno scarno minutaggio. Mentre si gode le gesta di Quagliarella, Zapata e Caprari, la Sampdoria già sa di avere in casa un nuovo Schick.

Presenze in stagione 15 - Gol: 6

Patrick Cutrone

Cosa bisogna dire ancora su di lui? Già ve lo dissi in estate tutto quello che pensavo. Ora solo conferme. . Aveva bisogno di un tecnico che non gli preferisse l'esperienza (Kalinic) o i milioni (Andrè Silva). Gattuso (bravo) ha voluto riporre fiducia in un attaccante che il pallone se non lo butta dentro se lo mangia. Il papà di Cutrone ha dichiarato di recente che Patrick fino a poco tempo fa dormiva con il pallone: chiari riferimenti ad un'infanzia vissuta alla Holly e Benji. L'Italia aveva finalmente bisogno di giovani simili in rampa di lancio.

Presenze in stagione 28 - Gol: 12

Gianluca Mancini

Non aspettatevi Caldara in questa rubrica, non aspettatevi Hateboer o chissà chi altro. Il futuro della difesa atalantina sembra sulle spalle di questo giovane di Pontedera, proveniente dal settore giovanile della Fiorentina. Già un gol per lui e prime presenze con Gasperini. Avrà tanto spazio già l'anno prossimo, se non prima.

Presenze in stagione 5 - Gol: 1

Simone Edera

Al Torino non ci sono solo Iago Falquè, Berenguer, Ljajic e Niang come fantasisti. C'è un italiano niente male, che già ha conquistato l'Under 20 dell'Italia. Ala d'attacco, con ottima fantasia, Edera è un mancino che giocando a destra ama soprattutto rientrare sul sinistro e provare il cross o il gol, un po' come Lorenzo Insigne. Già diverse voci sul suo conto, ma Cairo ha posto il veto: Edera non si tocca.

Presenze in stagione 8 - Gol: 2

Federico Chiesa

Se nel calcio siamo pieni di figli di calciatori venuti male (lo dico affettuosamente), abbiamo poi una meravigliosa eccezione. parliamo di Federico Chiesa, talento assoluto della Fiorentina e autentico punto su cui ripartire con il nuovo corso azzurro. Il papà Enrico, era un bomber raffinatissimo. Federico Chiesa è invece un cursore tanta corsa e tecnica. Se riuscisse poi ad essere più costante in zona gol avremmo davanti il giovane perfetto. E potremmo anche riuscirci a vederlo.

Presenze in stagione 25 - Gol: 5

Nicolò Barella

Considerato uno dei migliori talenti del calcio azzurro giovanile. Classe '97, il centrocampista del Cagliari riesce a fare bene sia la mezzala che il trequartista, abbinando tecnica ed aggressività. E' già sul taccuino di big italiane e non solo, ma il suo presidente spara alto, 50 milioni. E' un modo legittimo per tenersi stretto colui che è risultato il miglior centrocampista del 1997 sia nel 2012 che nel 2013.

Presenze in stagione 21 - Gol: 3

Dai tanti giovani al rimpianto della Serie A targato Pietro Pellegri

E' davvero dura segnalare i migliori giovani che stanno facendo bene, distribuendoli quasi uno per squadra. Inesorabilmente ne lasci fuori tanti altri, come Donnarumma, Calabria, Rog, Di Francesco, Kean, Lirola, Vicari, Lazzari, Mandragora, Brignola. Peccato non aver potuto inserire in questa speciale lista Pietro Pellegri, classe 2001 che il Genoa ha venduto a suon di milioni ai francesi del Monaco. Un ragazzone che ha già fatto i suoi primi gol in A, battendo un record di precocità non indifferente. Un lungagnone che avremmo voluto vedere tra i nostri campi, magari al posto (non ce ne volete, per piacere) dei Pandev, Galabinov, Taraabt e compagnia cantante.


calcio d'angolo, gol

Tutti i gol segnati da calcio d’angolo

La Serie A oggi ci ha regalato una'autentica chicca: non uno, ma ben due gol da calcio d'angolo. Nella stessa partita addirittura. A solo 120 secondi di distanza una dall'altra. In Bologna - Fiorentina, tra il 41' e il 43' prima Veretout della Fiorentina e poi Pulgar del Bologna hanno beffato, rispettivamente, Mirante e Sportiello.

E' una parabola incredibile da disegnare: devi conoscere il tanto discusso effetto Magnus, devi essere bravo a far fare il giro giusto alla palla, calciarla all'altezza giusta. E poi avere tanta fortuna. Difficile trovare un portiere disattento o un palo scoperto. Ma quando riesce è una delizia per gli occhi. Ma a proposito: quand' è successo che hanno fatto gol da calcio d'angolo? Ripercorriamo le marcature più celebri.

Tutti i gol da calcio d'angolo in Serie A

Roberto Baggio in Lecce - Brescia nel 2001 (guarda il video sotto)

Menzione speciale a parte per Massimo Palanca, calciatore del Catanzaro di fine anni '70, in cui nell'arco della sua carriera segnò ben 13 gol da calcio d'angolo.

I gol più belli da calcio d'angolo nel mondo

Roberto Carlos in Corinthias - Portuguesa nel 2011 (guarda il video sotto)

Se i gol da calcio d'angolo erano delle perle incredibili, ma molto simili, con tiro a rientrare, nell'ultimo video, Roberto Carlos dimostrò perchè fosse un giocatore assolutamente speciale. Un corner battuto ad uscire, sinistro di collo esterno, secco, e una difesa piazzata in modo allegro, ed eccovi uno dei gol più belli del fuoriclasse brasiliano.

Da oggi, in queste speciali graduatorie, ci saranno anche Veretout e Pulgar, di certo meno famosi e tecnici dei sopracitati, ma entrambi, di diritto, nella storia del calcio, a fianco ai giganti. Appuntamento alla bandierina.


Calciomercato di gennaio, calciomercato, Serie A

Calciomercato di gennaio, io ti odio

E' appena finito il calciomercato di gennaio peggiore di sempre. Scusate se evito ogni preambolo, ma è inutile apparecchiare una tavola enorme e in modo minuzioso, se poi la sintesi di quello che voglio dire equivale a buttare tutto a terra. Questo calciomercato di gennaio oltre ad aver evidenziato la pochezza finanziaria della Serie A, non ha fatto altro che evidenziare due aspetti terribilmente negativi: l'incompetenza di alcuni dirigenti e il livello di velenosità che ha raggiunto apici abnormi. Tutte cose che buttano a terra sempre più la Serie A.

Cosa ha il Napoli che non va?

E' davvero dura analizzare caso per caso, non saprei neanche da dove cominciare. Ma si comincia sempre dalla testa. E alla voce testa c'è il Napoli, e la sua impossibilità a prendere il tanto agognato esterno d'attacco di livello che avrebbe fatto rifiatar ei tre tenori d'attacco. C'hanno provato con Verdi, e il bolognese ha rifiutato per motivi che ancora non ho ben chiaro. C'hanno provato con Politano, ma ne è venuto un tira e molla infantile. Il giocatore voleva assolutamente il Napoli, ma il Sassuolo ha rifiutato la cifra di 22 mln più Ounas, offerta ampiamente esagerata per il buon Politano. Non so cosa si aspettasse il Sassuolo, ma non so neanche si aspettino coloro che gridano vendetta per via di intromissioni di terze persone. Il calciomercato è una selva di braccia che si intersecano, non un affare privato. E comunque la sensazione è che anche qui non si capisce cosa sia successo.

Fatto sta che il Napoli non è riuscito a portare in anticipo neanche Younes. Si è infervorata la polemica per cui il procuratore Valcareggi abbia affermato che il tedesco dopo aver visto la realtà del Napoli e di Napoli è voluto rientrare subito ad Amsterdam. Tesi ampiamente smontata, nonostante ci sia delle indiscrezioni (non confermate, ma neanche appieno smentite, per ora) per cui l'Ajax vorrebbe annullare l'accordo con il Napoli. Alla fine il Napoli non ha preso neanche gli accostati Delofeu (ma perchè non hai preso lui, De Laurentiis?) nè Lucas Moura. Sarà fatale agli azzurri, che numericamente hanno perso pure Giaccherini?

L'immobilismo di Milan e Juventus, il caos di Roma ed Inter

Se Milan e Juventus sono rimaste immobili (la Juve ha preso solo il giovanissimo Leandro Fernandez dal PSV) per motivi opposti, la Roma ha dato una prova assai sconcertante di sè e di quelle che sono le idee della società. Dzeko ed Emerson belli impacchettati, direzione Chelsea. Che ci sia stato un dirigente, anche uno solo, che abbia detto perchè. Che abbia detto una cruda verità. Non è arrivato neanche stavolta l'esterno d'attacco che serviva, ma solo Jonathan Silva, che sostituirà di fatto Emerson Palmieri. Ah, alla fine Dzeko è rimasto: chissà come si deve esser sentito, da leader a scaricato, a nuovamente uomo di punta. Facciamocele due domande se poi il bosniaco rende a tratti.

L'Inter partita a spruzzo con gli innesti di Lisandro Lopez e Rafinha, ma rimane un calciomercato di gennaio incompleto anche per i nerazzurri. Anche qui l'esterno d'attacco, o il trequartista insomma, non è arrivato. Si è sognato Pastore, ma non sono stati trovati i 5 mln per il prestito. Non so se sarebbe stata un'operazione saggia di calciomercato, considerando un giocatore dal super ingaggio. Sarebbe stato un colpo fuori ottica Inter, che sarebbe servito per la Champions magari, ma che avrebbe destato i malumori di gente come Icardi, che guadagna molto meno di Pastore. Mi chiedo perchè l'Inter non abbia provato poi a prendere un centrocampista di sostanza  e fisico. Mancano un po' di muscoli lì in mezzo.

I colpi delle piccole, il Benevento su Football Manager e le discrepanze con la Premier League

Sampdoria e Lazio sono rimasti col blocco che sta facendo bene, mentre Gasperini avrebbe voluto qualche segnale dalla società che non è arrivato. Anche lì polemiche. Alcuni botti significativi sono arrivati da squadre invischiate nelle zone calde della classifica. Dzemaili al Bologna, Babacar al Sassuolo (scambiato con Falcinelli alla Fiorentina), Kurtic alla SPAL. E poi c'è il Benevento che gioca a Football Manager. Billong, Guillherme, Sandro sono alcuni dei colpi inaspettati dai campani. Probabilmente andranno lo stesso in B, ma nessuno puo' dire che il Benevento non abbia dato spettacolo a questa prima avventura in Serie A.

La Serie A ha speso circa 25 milioni di euro in questa sessione di calciomercato di gennaio. Quanto il campionato brasiliano per intenderci. La Premier League, con i trasferimenti di Van Dijck, Giroud, Sanchez, Aubameyang ecc, ha speso oltre 450 milioni di euro. Follia su follia, che ne accresce l'insensatezza di queste sessioni: se spendi così tanto a gennaio vuol dire che a luglio qualcuno ha fatto male il suo lavoro. O l'incompetenza è un fattore correggibile dalle infinite risorse economiche? Questa è la vera morte del calcio, più delle cifre pazze. Ovvero che un portafogli largo possa giustificare errori madornali in sede di valutazioni tecniche. Chiedete all'Inter che per aver speso 70 mln per Gabigol e Joao Mario, dati in prestito, ma rimasti sul groppone del bilancio, sta pagando ancora a caro prezzo alcune scelte infauste.

Mi sono svegliato ieri. Ho avuto un incubo e si chiamava calciomercato.