Ante Coric, Roma, Croazia

Ante Coric, un folletto per la Roma

La Roma sembra averci preso gusto nel prendere giocatori tecnicamente molto bravi ed estramente giovani. Dopo aver fatto bingo lo scorso anno con Cengiz Under, Monchi ci riprova pure la stagione 2018/19: dalla Dinamo Zagabria arriva, per 6 milioni di euro, Ante Coric, geometra del centrocampo dai piedi raffinati, all'occorrenza anche trequartista.

Classe '97, Ante Coric in patria viene, senza mezze misure, paragonato a Lukas Modric, stella del Real Madrid, anche se a me ricorda molto di più un certo Zvonimir Boban, se non addirittura Robert Prosinecki. Il croato è praticamente ambidestro e ama partire dalla mediana e far scoccare un ottimo destro. La sua tecnica gli permette pure di avventurarsi con fortuna in dribbling davvero di livello, grazie anche al suo baricento particolarmente basso. La sua miglior qualità, tuttavia, è la visione di gioco che lo rende molto più intelligente, calcisticamente parlando, rispetto all'età che ha.

La carriera di Ante Coric prima della Roma

Ante Coric ha già disputato oltre 100 presenze nel campionato croato, nonostante l'età incredibilmente giovane. Hrvatski Dragovoljac, NK Zagabria, Redbull Salisburgo e Dinamo Zagabria le squadre in cui transitò durante le giovanili. Addirittura ad 11 anni rifiutò di andare al Bayern Monaco e al Chelsea, rimanendo in un ambito maggiormente intimo come quello austriaco. Alla fine esordirà nella massima serie croata con la Dinamo a 17 anni, realizzando 15 reti in 102 gare. Ante Coric detiene un curioso record: con il gol all'Astra Giurgiu, del 18 settembre 2014, a 17 anni e 157 giorni, diventa il marcatore più giovane di sempre della storia dell'Europa League. Giusto un paio di mesi prima sie ra preso la briga di esordire pure in Champions League, competizione con cui vuole misurarsi, adesso, con la Roma.

Anche in nazionale Ante Coric ha conquistato tutti, esordendo a 19 anni, in un ruolo dove la concorrenza è folta: basti pensare a Modric, Rakitic, Brozovic, Badelj, Rog. Il CT della Croazia, il suo quasi omonimo, Ante Cacic, lo ha convocato per Euro 2016, dove tuttavia non scese mai in campo. Chiaramente Coric sarà una delle colonne della Croazia del futuro, come Monchi e company speri lo diventi anche a Roma. D'altronde De Rossi inizia a sentire gli anni e Gonalons non si è rivelato un giocatore di spessore e carisma. Nel frattempo, Ante, continua a crescere, grazie anche al supporto della sua ragazza e del suo inseparabile cane.

In bocca al lupo, Ante!


David Ginola

Mi ricordo di David Ginola

David Ginola appartiene a due schiere di calciatori. Una è senz'altro quella dei calciatori belli e dannati, con tanto di genio e sregolatezza al seguito. A dire il vero i suoi eccessi non erano comunque deleteri, ma il buon David si districava molto bene tra un letto all'altro, viste le sue infinite fiamme in tema amoroso. L'altra schiera a cui può senz'altro appartenere David Ginola è quella dei giocatori talentuosi degli anni '90 che hanno avuto la sfortuna di avere una carriera proprio negli anni '90, periodo in cui il calcio era una reale fucina di talenti e di conseguenza tanti giocatori hanno avuto molto meno spazio di quello che meritavano. Fu così anche per Ginola, classe '67, nato tra i miti assoluti di Cantona e Zidane, punti fermi della storia del calcio francese.

David Ginola era un trequartista che amava spaziare a tutto campo: la sua azione offensiva poteva avere luogo a sinistra, al centro o a destra. Non potevi saperlo. Palla al piede era inarrestabile, non tanto per la sua velocità, quanto per la sua capacità di mantenere il pallone incollato al piede anche nei dribbling più efferati. All'occorrenza giocava anche come seconda punta, motivo per cui i gol furono circa un centinaio per il giocatore che incantò Francia e (soprattutto) Inghilterra.

I successi con il Paris Saint Germain e il dramma Nazionale

Prima di approdare al Paris Saint Germain nel 1992, il talentuoso ragazzo di Gassin, ha peregrinato in squadre minori come Tolone,  RC Paris e Brest. Fu in quest'ultima formazione che Ginola si mise in mostra al punto da essere tesserato dalla prima squadra della capitale. Badate bene, non è il Paris Saint Germain odierno, ricchissimo e pieno di stelle, anzi era una squadra che da anni non navigava in posizioni di vertice. Malgrado ciò Ginola portò a casa ben 4 trofei con i parigini in 3 stagioni. Per ben due volte vinse la Coppa di Francia, nel 1993 e nel 1995, intervallati dalla vittoria nel campionato 1993/94. Nel 1993 è stato eletto pure miglior giocatore francese della Ligue 1. David Ginola chiuderà la sua esperienza transalpina con 112 gare disputate e 33 reti. Ma il suo addio fu burrascoso.

Il 17 novembre 1993, al Parco dei Principi di Parigi va in scena lo spareggio Francia - Bulgaria. Ai francesi andrebbe bene anche un pareggio. All'89esimo minuto il risultato è di 1 a 1, con gol di Cantona e Kostadinov. Ultimi sgoccioli di una gara che sembrava chiusa. Ginola ha la palla nella metà campo bulgara. Anzichè temporeggiare, portarsi sulla bandierina, il trequartista del PSG appronta un cross in mezzo, nella deserta area bulgara. I biancoverdi così possono ripartire, mentre il cronista diceva "Perchè Ginola non ha guadagnato tempo?".

Leggi anche "Mi ricordo di Ivan Zamorano"

David Ginola, Francia - Bulgaria
David Ginola, Francia - Bulgaria

D'altronde da uno che è molto abile con dribbling e giochetti, ti aspetti che al 90' faccia impazzire i difensori impazienti. E invece no. L'azione si ribalta, la palla arriva al limite dell'area al solito Kostadinov che insacca alle spalle di Lama. Parigi è ammutolita. È festa bulgara, la Francia è fuori da USA '94, ed ha trovato il suo colpevole: David Ginola.

Il post gara è drammatico. Le lacrime di Ginola non addolciranno la stampa e i tifosi francesi nei suoi confronti. Anzi, sarà anche il CT francese, Gerard Houllier a rincarare la dose:

Sa giocare a calcio, peccato abbia il cervello di un bambino dell’asilo”

La rinascita di David Ginola in Inghilterra

Ginola farà altre due gare con la maglia blues e a 28 anni chiuderà, con 17 gare e 3 gol, la sua esperienza in nazionale, precludendosi la possibilità di diventare Campione del Mondo 3 anni dopo. E dire che successivamente, quando David sbarcherà in Inghiltera, farà vedere le cose migliori. Esattamente, non poteva più rimanere in Francia, lo avrebbero massacrato. Ecco quindi servito il trasferimento al Newcastle. Via da Parigi, via dalla Francia, nella città più a nord dell'Inghilterra. Molti diranno che la Premier League non sarà un campionato adatto a lui. Ma non avevano fatto i conti con la voglia di riscatto del bello di Gassin.

David Ginola giocherà due stagione con i Magpies, centrando due clamorosi secondi posto. Tutto questo grazie al suo estro, abbinato a quello di giocatori come Alan Sherear e Les Ferdinand, autentici leader di quel Newcastle allenato da Keegan. Viste le sue prestazioni maiuscole viene contattato da Johan Cruijff, che lo voleva nel suo Barcellona, ma Keegan fece di tutto nel trattenerlo. Tuttavia, un anno dopo emigrò a Londra, al Tottenham, dove disputerà tre grandi stagioni, con oltre 20 reti al seguito. Il suo rendimento lo porterà ad essere eletto il giocatore più forte in assoluto della Premier League nel 1999. Roba non da poco se ci si ricorda che squadre fossero in quegl'anni Manchester United, Arsenal e Liverpool su tutte. Essere eletto il migliore di tutti dai colleghi è la risposta più bella che David Ginola diede a chi lo definì inadatto al calcio inglese o, peggio ancora, un giocatore bello ma fine a se stesso.

Il ritiro nel silenzio di David Ginola

Concluderà la carriera con un climax discendente, disputando tre stagioni tra Aston Villa ed Everton e con l'eterna consapevolezza di essere stato tra i giocatori più apprezzati dell'intera storia della Premier League. Avrà sempre il rimpianto di non aver fatto parte di quella Nazionale francese che tra 1998 e 2000 vinse tutto. Probabilmente sarebbe stato oscurato dall'exploit di Zinedine Zidane, ma non avremo mai la controprova per saperlo. Oggi David Ginola è fuori dal calcio, e si gode la moglie e i suoi due figli. Il 19 maggio 2016 David Ginola fu colto da un infarto, mentre giocava a golf. Fu salvato grazie all'impianto di un quadruplo bypass, viste le preoccupanti condizioni coronarie. Per una volta si è dovuto preoccupare del suo cuore e non di quello degli altri, che faceva battere tra una serpentina e il suo ciuffo affascinante.


Domenico Tedesco, Schalke 04

In Bundesliga tutti pazzi per l'italiano Domenico Tedesco

La vita a volte è talmente buffa che riesce a riservare storie incredibili: questa è la storia di Domenico Tedesco. L'enfant prodige degli allenatori in Germania è un italiano che di cognome va "Tedesco". La storia dell'allenatore dello Schalke 04 meriterebbe molta più attenzione. All'estero non abbiamo solo Conte, Mancini, Ranieri. All'estero abbiamo un allenatore che è primo in Bundesliga. Ok, lo so, è secondo, ma al primo posto ci sta il Bayern Monaco, club abituato a fare campionati a sè. Quindi, senza i bavaresi, Domenico Tedesco, sarebbe primo in Bundesliga. A 32 anni.

Domenico Tedesco, dalla Calabria alla Mercedes

Perché non abbiamo mai sentito parlare di Domenico Tedesco? Probabilmente perchè gli unici che conoscevamo erano Giovanni e Giacomo, mentre Domenico non ha fatto neanche il calciatore, se non all'ASV Aichwald, squadra di un paesino di 7mila abitanti della provincia di Stoccarda, militante tra 7° e 8° divisione. Domenico Tedesco è nativo di Rossano Calabro, provincia di Cosenza: a soli due anni i suoi genitori decisero di partire dalla Calabria per tentare fortuna in Germania. Il padre trovò lavoro nella stamperia Esslinger Zeitung, mentre Domenico, insieme al fratello Umberto, si integrò perfettamente nel sistema tedesco.

Domenico ha sempre avuto una visione calciocentrica: a soli 14 anni, grazie ad uno stage realizzato proprio dall'Esslinger Zeitung, riuscì a seguire meglio le squadre di calcio di quella regione. Un giorno partecipò ad una conferenza stampa dello Stuttgarter Kickers, riuscendo a fare una domanda, molto apprezzata dai giornalisti in sala, al tecnico Michael Feichtebeiner. Questo tipo di episodi portarono Domenico ad investire in questo mondo. Tuttavia lasciò sempre un'occhio aperto al resto del mondo: si è laureato in ingegneria industriale, conseguendo pure un master in gestione dell'innovazione. Il ragazzo calabrese trovò successivamente impiego alla Mercedes.

Il calcio secondo Domenico Tedesco

Ma il calcio restava la sua più grande passione, tant'è che a soli 25 anni debuttò sulla panchina dell'ASV Aichwald, come vice allenatore. Qualche anno dopo si aprirono le porte dell'U-17 dello Stoccarda. I risultati furono sorprendenti, ottenendo una media punti di 2.06 a partita. Nonostante avesse fatto benissimo e raccolto proseliti (Andreas Hinkel, ex difensore dello Stoccarda ammette come Domenico Tedesco abbia qualcosa che altri non hanno), lo Stoccarda non gli rinnovò il contratto. Allora Domenico si spostò più ad ovest e si accasò nell'U-16 dell'Hoffenheim.

Lì conobbe Julian Nagelsmann, uno che promette di fare sfracelli (e li farà), nonostante sia giovanissimo, proprio come Tedesco. Julian guidava l'U-19. Nel 2016 l'allenatore della prima squadra dell'Hoffenheim, Huub Stevens, fu costretto a lasciare per motivi di salute. Prese il suo posto Julian Nagelsmann (diventando il tecnico più giovane della storia della Bundesliga a 28 anni), mentre Domenico Tedesco rilevò il posto del suo giovane collega in U-19.

Nagelsmaan e Tedesco proprio in quelle settimane stavano svolgendo i corsi alla DFB-TrainerAkademie, ovvero la Coverciano tedesca che rilascia i patentini per poter allenare i club professionistici in Germania. Entrambi passarono gli esami. Il miglior punteggio fu quello di Tedesco, il secondo di Nagelsmann. Il calabrese affermò che non sempre il miglior punteggio va ai migliori: modestia o scaramanzia? Ad ogni modo mentre Nagelsmann faceva benissimo con l'Hoffenheim, portandolo pure ai preliminari di Champions,  l'8 marzo 2017 arrivò la chiamata per Tedesco che non ti aspetti: l'Erzgebirge Aue, nella B tedesca, deve salvarsi dalla retrocessione, dopo aver cacciato il bulgaro Dotchev, che aveva lasciato il club sassone a 5 punti dalla salvezza a 11 gare dalla fine.

L'esordio professionistico di Domenico Tedesco

L'apporto di Domenico Tedesco al club tedesco fu fenomenale: con il suo 5-4-1 e un gioco tutto verticale, arrivarono 20 punti su 33, con una media di 1.82 punti a gara. La squadra si salvò e il presidente dell'Aue, Helge Leonhardt, capì di avere un fenomeno in panchina:

«Non siamo abbastanza per lui, è uno che deve appartenere alla Bundesliga».

Il salto in Bundesliga è logico, ma non ci si aspettava che ad affidarsi a Tedesco sarebbe stato un club di fascia medio alta: lo Schalke 04, da nobile decaduta, senza coppe per la prima volta in 8 anni, vede nel giovanissimo tecnico, una scintilla che potrebbe far riaccendere gli entusiasmi smarriti a Gelsenkirchen, e lo ingaggia. È stato subito un mix tra favolismo e scettismo: addirittura sul quotidiano Die Welt fu stato scritto: «Visto che è nato in Calabria, Tedesco non dovrebbe avere difficoltà a imporsi in un ambiente difficile come lo Schalke». D'altronde il presidente, Clemens Toennies, e il ds dello Schalke 04 non sono caratterizzati da una particolare voglia di aspettare risultati. Eppure, Joachim Loew, CT della Germania, ha subito benedetto il baby allenatore, prospettandogli un futuro radioso.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: 2° in Bundesliga, davanti a Borussia Dortmund, Eintracht Frankfurt, Bayer Leverkusen e RB Lipsia, in semifinale di Coppa di Germania contro l'Eintracht Frankfurt. Un ruolino di marcia impressionante per chi da solo un anno allena nel calcio professionistico, sensazionale che l'allenatore in questione sia un classe '85. Domenico Tedesco sta comunque potendo contare su calciatori di livello, su tutti Mayer e Goretzka, passando per Burgstaller, Bentaleb, Konoplyanka, l'italo tedesco Caligiuri e per lo juventino Marko Pjaca. Nota dolente il controverso rapporto con lo storico  capitano storico Benedikt Howedes, a cui Tedesco aveva tolto la fascia dandola al portiere Fahrmann. Poi proprio qualche giorno dopo il difensore tedesco si trasferì alla Juventus.

Quale sarà il futuro di Domenico  Tedesco?

Il futuro di Domenico Tedesco è tutto da gustare, specie perchè sarà interessante dove potrà arrivare questo giovane ragazzo partito dalla Calabria per conquistare la Germania intera. E dire che un opinionista tedesco di vecchia data lo aveva accostato a Karl-Heinz Marotzke. Quest'ultimo fu allenatore dello Schalke 04 nel 1967 e, prima dell'avvento di Tedesco, era il tecnico più giovane della storia dei Knappen. Il rendimento di Marotzke?  Una vittoria in tredici gare. Un disastro che lo portò ad abbandonare per sempre certi palcoscenici importanti. Mi dispiace caro opinionista, qui abbiamo qualcuno di una classe superiore, che legge le partite come se stesse leggendo un vangelo. E ha il sangue italiano.


Antoine Viterale, Hougang United

Antoine Viterale, un italiano tra Hong Kong e Singapore

Non ricordo esattamente come mi sono imbattuto in Antoine Viterale, ma benedico il momento in cui l'ho fatto perchè la sua storia è una delle più interessanti in ambito calcistico, tra quelle meno conosciute. E' molto probabile che non ne abbiate mai sentito parlare. In giro c'è davvero poco su questo ragazzo italo-francese, ma la sua storia merita di essere raccontata.

Papà italiano, mamma francese, Antoine Viterale è un classe '96 nato e cresciuto ad Hong Kong. Questo giovane attaccante ha sempre vissuto un legame magico che gli ha fatto fare spesso la spola tra Europa e Asia. Antoine Viterale ha peregrinato in diversi settori giovanili in Europa: Fc Lugano, Espanyol e poi tanta Italia. Dopo essere stato ad un passo dal trasferimento all'Inter, l'italo francese è stato prima acquistato dal Chievo Verona, per poi, dopo una stagione, andare dai cugini dell'Hellas. Tutta questa trafila è da intendersi come settore giovanile. Oggi, come professionista, gioca nell'Hougang United, una delle squadre più importanti della serie A di Singapore. Ho avuto modo di intervistarlo, e colgo l'occasione per ringraziare la sua disponibilità.

Antoine Viterale da Hong Kong all'Italia, passando per Jetcoin

Posso dire che le esperienze italiane sono state fantastiche perché tutte mi hanno reso la persona che sono oggi. Tuttavia non nasconderò il fatto che avrei voluto fare le cose in modo diverso e fare le cose a modo mio piuttosto che nelle mani di persone cattive. Ma sono molto contento di dove sono ora, ho imparato dai miei errori e so cosa devo fare quando la possibilità arriverà di nuovo.

Queste le parole di Antoine, che denotano un certo disappunto per tutte quel discorso che spesso si fa sul calcio giovanile: non di rado ronzano attorno ai giovani talenti delle persone che hanno ben poco che spartire con il calcio, e che non hanno il bene del calciatore come principale interesse.

Antoine Viterale, Chievo
Antoine Viterale al Chievo Verona

Il nome di Antoine Viterale, con la sua esperienza col Chievo Verona, è inevitabilmente legato a Jetcoin. Quest'ultima è una piattaforma digitale asiatica dedicata all'investimento di giovani calciatori per mezzo delle cryptovalute. Jetcoin nel 2014 raggiunse uno storico accordo con il Chievo Verona, e che portò in dote proprio il giovane ragazzo di Hong Kong. Le cose purtroppo a Verona, tra Chievo e Verona, non andarono molto bene.

Da ragazzino di Hong Kong, avrei fatto qualsiasi cosa che mi avrebbe aiutato a realizzare il mio sogno. Le cose alla fine hanno preso una brutta piega tra Jetcoin e il club, ma non avevo idea in quel momento. Allo stesso tempo ho avuto un brutto infortunio e ho iniziato a frequentare persone sbagliate.   Nel mercato di gennaio ho preso una decisione difficile, prima di lasciare il Verona e poi Jetcoin. Tuttavia auguro ogni bene al Verona e a Jetcoin per il futuro.

Antoine Viterale voleva solo fare un'altra strada, seppur rimpiangendo l'opportunità avuta, anzichè essere additato come l'emblema di Jetcoin.

La rivincita di Antoine Viterale passa da Singapore

La carriera di Antoine va oltre questa esperienza italiana, e oggi l'attaccante è voluto ripartire da Singapore, dove è trattato con i guanti gialli.

Dal primo giorno sono stato accettato dalla gente di Singapore e mi piace la mia nuova vita. Sono un popolo appassionato al calcio. Oltre al proprio campionato seguono la lontanissima Premier League inglese.

Giocare a Singapore non è facilissimo. Non ci sono le strutture europee e a volte il clima non aiuta con le sue calde temperature, anche se Antoine ammette di star imparando moltissimo giocando nell'Hougang: ci sono diversi giocatori talentuosi. E' un'esperienza che consiglia vivamente, perchè a volte un'esperienza calcistica è più che una semplice scelta sportiva.

Antoine Viterale, Hougang United
Antoine Viterale all'Hougang United

Molti giocatori vengono a Singapore per soldi, ma si rendono subito conto che è una realtà di tutto rispetto. Singapore spesso è sinonimo di business e la sua perfetta armonia tra gente di origine cinese, malese e indiano è una delle cose che rende Singapore speciale agli occhi di Antoine.

E il futuro di Antoine Viterale?

Antoine precisa subito che il suo futuro dipende da lui, che ci sono state delle sirene europee che lo volevano di ritorno nel Vecchio Continente, ma il giocatore originario di Hong Kong ha preferito rimanere a Singapore, crescendo per diventare maggiormente pronto, e magari un giorno ritornare in Europa. Nel frattempo si gode la magnifica atmosfera che vive nell'Houngang. I suoi compagni scherzano con lui, rimarcandogli la mancata qualificazione ai Mondiali dell'Italia: meno male che Singapore non si è qualificato altrimenti Antoine sarebbe caduto in depressione per gli sfottò.

Voglio chiudere rimandandovi ai suoi canali social (Facebook, o cercando"@AViterale" su Twitter, e Instagram) per seguire la sua carriera e portare le mie conclusioni con una frase che mi ha confidato Antoine e non voglio ulteriormente commentarla o inquadrarla. Lo faccio perchè vi voglio lasciare con la consapevolezza di avere letto una storia più unica che rara e che possa essere di buon auspicio per Antoine Viterale.

"Il mio obiettivo finale è di tornare nella massima serie in Europa. Devo dimostrare a me stesso che posso farcela, ma se dovessi giocare il resto della mia carriera qui in Asia sarò un uomo felice perché, da bambino da Hong Kong, il mio sogno era diventare un giocatore professionista. Sono qui perché voglio fare grandi cose, e restituire al calcio asiatico. Sono loro che mi hanno aiutato nelle mie origini, ho l'Asia nel sangue.".


Giovani, calcio

La Serie A sta diventando un paese per giovani

Le ultime gare di Serie A stanno mettendo in mostro un numero davvero cospicuo di giovani talenti. Portieri, difensori, fantasisti, attaccanti con il fiuto del gol. Se per decenni si è sempre puntato il dito contro un mondo del calcio che non dava mai spazio ai giovani, adesso non lo si puo' fare più. Ci sono comunque sempre dei piccoli residui di attaccamento al vecchio, e lo si vede quando si considera giovani giocatori che hanno 25 anni. O quando gli si preferisce l'ultimo mirabolante acquisto, il quale, malgrado un rendimento opaco, gioca per giustificare l'esborso sostenuto per acquisirlo.

Complice anche il capitombolo azzurro, questa situazione deve essere vista come un punto zero, un punto di partenza in cui crescere insieme anche ai tanti talenti azzurri. Ma non solo Italia: sono tanti i baby stranieri che stanno facendo benissimo. Provo a selezionarne dieci, senza l'etichetta dei migliori, dei TOP dieci: a me non interessa che siano i migliori, anche perchè non rappresento alcuna giuria. A me interessa segnalarli perchè fino a qualche anno fa sarebbero rimasti dieci anni in panchina.

Rodrigo Bentancur

Ordinatissimo centrocampista uruguaiano, Rodrigo Bentancur (di cui già vi parlai) è un mediano di geometria e tanta corsa. La Juventus non se l'è lasciato scappare dal Boca Juniors, utilizzando l'opzione inserita al momento del passaggio di Carlitos Tevez in Argentina. Al diavolo se occupa una casella da extracomunitario. Allegri ha già dato diverse volte fiducia al classe '97, incedibile anche in prestito.

Presenze in stagione 17 - Gol: 0

Yann Karamoh

Ivoriano naturalizzato francese, Yann Karamoh, classe '98 è un esterno d'attacco tutto pepe, con oltre 60 presenze già all'attivo in Francia tra Caen e squadra riserve. Dopo mesi di rendimento assai discutibile di Antonio Candreva, Luciano Spalletti lo prova titolare contro il Bologna. E' proprio Karamoh a deciderla, con uno slalom da cineteca e un tiro imparabile per Mirante. Chapeau.

Presenze in stagione 6 - Gol: 1

Thomas Strakosha

Chiarisco subito: è un classe '95, quindi non proprio giovanissimo giovanissimo. Ma il suo ruolo, portiere, gli permette di potersi inserire in questa lista. In un ruolo in cui si da il massimo dopo i 30 anni, il portiere della Lazio si è preso a suon di interventi miracolosi la porta di una delle migliori squadre della Serie A. Già titolare della Nazionale albanese, un futuro radioso aspetterà Thomas Strakosha.

Presenze in stagione 30 - Gol subiti: 33

Cengiz Under

Ve lo scrissi ad agosto: Cengiz Under è un talento coi fiocchi. Provateci voi, a 20 anni appena compiuti, ad andare in un paese straniero, lontano geograficamente e culturalmente, e provare ad essere un buon sostituto di Mohammed Salah. Non era facile e non era facile con un modulo che non lo aiutasse. Da quando Di Francesco ha scelto il 4-2-3-1, il ruolo per questo giovane turco sembra essergli stato ricamato sopra. Ha una capacità d'esecuzione e un movimento sopra la media: si imporrà.

Presenze in stagione 17 - Gol: 3

Dawid Kownacki

Facile parlare di Torreira. Ma chi ha visto la Sampdoria non puo' non aver notato, negli sprazzi che ha avuto per giocare, il talento dell'attaccante polacco Kownacki. Classe '97, preso dal Lech Poznan, è un attaccante con il gol nel sangue, sempre incisivo e con un'ottimo senso del gol. Alla Sampdoria ha già fatto parecchi gol se li commisurati ad uno scarno minutaggio. Mentre si gode le gesta di Quagliarella, Zapata e Caprari, la Sampdoria già sa di avere in casa un nuovo Schick.

Presenze in stagione 15 - Gol: 6

Patrick Cutrone

Cosa bisogna dire ancora su di lui? Già ve lo dissi in estate tutto quello che pensavo. Ora solo conferme. . Aveva bisogno di un tecnico che non gli preferisse l'esperienza (Kalinic) o i milioni (Andrè Silva). Gattuso (bravo) ha voluto riporre fiducia in un attaccante che il pallone se non lo butta dentro se lo mangia. Il papà di Cutrone ha dichiarato di recente che Patrick fino a poco tempo fa dormiva con il pallone: chiari riferimenti ad un'infanzia vissuta alla Holly e Benji. L'Italia aveva finalmente bisogno di giovani simili in rampa di lancio.

Presenze in stagione 28 - Gol: 12

Gianluca Mancini

Non aspettatevi Caldara in questa rubrica, non aspettatevi Hateboer o chissà chi altro. Il futuro della difesa atalantina sembra sulle spalle di questo giovane di Pontedera, proveniente dal settore giovanile della Fiorentina. Già un gol per lui e prime presenze con Gasperini. Avrà tanto spazio già l'anno prossimo, se non prima.

Presenze in stagione 5 - Gol: 1

Simone Edera

Al Torino non ci sono solo Iago Falquè, Berenguer, Ljajic e Niang come fantasisti. C'è un italiano niente male, che già ha conquistato l'Under 20 dell'Italia. Ala d'attacco, con ottima fantasia, Edera è un mancino che giocando a destra ama soprattutto rientrare sul sinistro e provare il cross o il gol, un po' come Lorenzo Insigne. Già diverse voci sul suo conto, ma Cairo ha posto il veto: Edera non si tocca.

Presenze in stagione 8 - Gol: 2

Federico Chiesa

Se nel calcio siamo pieni di figli di calciatori venuti male (lo dico affettuosamente), abbiamo poi una meravigliosa eccezione. parliamo di Federico Chiesa, talento assoluto della Fiorentina e autentico punto su cui ripartire con il nuovo corso azzurro. Il papà Enrico, era un bomber raffinatissimo. Federico Chiesa è invece un cursore tanta corsa e tecnica. Se riuscisse poi ad essere più costante in zona gol avremmo davanti il giovane perfetto. E potremmo anche riuscirci a vederlo.

Presenze in stagione 25 - Gol: 5

Nicolò Barella

Considerato uno dei migliori talenti del calcio azzurro giovanile. Classe '97, il centrocampista del Cagliari riesce a fare bene sia la mezzala che il trequartista, abbinando tecnica ed aggressività. E' già sul taccuino di big italiane e non solo, ma il suo presidente spara alto, 50 milioni. E' un modo legittimo per tenersi stretto colui che è risultato il miglior centrocampista del 1997 sia nel 2012 che nel 2013.

Presenze in stagione 21 - Gol: 3

Dai tanti giovani al rimpianto della Serie A targato Pietro Pellegri

E' davvero dura segnalare i migliori giovani che stanno facendo bene, distribuendoli quasi uno per squadra. Inesorabilmente ne lasci fuori tanti altri, come Donnarumma, Calabria, Rog, Di Francesco, Kean, Lirola, Vicari, Lazzari, Mandragora, Brignola. Peccato non aver potuto inserire in questa speciale lista Pietro Pellegri, classe 2001 che il Genoa ha venduto a suon di milioni ai francesi del Monaco. Un ragazzone che ha già fatto i suoi primi gol in A, battendo un record di precocità non indifferente. Un lungagnone che avremmo voluto vedere tra i nostri campi, magari al posto (non ce ne volete, per piacere) dei Pandev, Galabinov, Taraabt e compagnia cantante.


Victor Moses, Storie di calcio, Chelsea

Dal dramma alla Premier League: la storia di Victor Moses

Quando pensiamo ai calciatori della Premier League pensiamo spesso ad un preciso identikit. Ricchi, aitanti, competitivi. Quasi con uno stampino immaginario pensiamo che ognuno sia la fotocopia ipotetica dell'altro. Magari differenzieremo il colore dei capelli, della pelle, alcuni li facciamo più alti, altri più bassi. ma poi sempre con quelle caratteristiche. Eppure ognuno, com'è logico che sia, ha la propria storia. C'è chi ha un vissuto pressoché anonimo e chi invece ha vissuto un'apocalisse, prima di sembrare, agli occhi di tutti, ricco e spensierato. E' il caso di Victor Moses, calciatore nigeriano del Chelsea, uno dei soldatini preferiti nello scacchiere di Antonio Conte. La sua storia merita un momento a parte, merita un riflettore tutto suo, giusto per valorizzare ancora di più la fatica che ha fatto Victor Moses per trovarsi dove oggi merita.

La morte dei genitori di Victor Moses

Nato nel 1990, Victor Moses si ritrovò orfano a soli 12 anni. Una strage senza eguali portò via i suoi genitori, per via di un movente religioso. A Kaduna, nel cuore della Nigeria, il padre Austin e la madre Josephine erano professati cristiani. Il padre era un pastore, la madre lo aiutava amorevolmente nella sua opera. Compito non facile in una terra che allora, come oggi, è sempre vigile e costante la presenza dei fondamentalisti islamici appartenenti all'organizzazione jihadista Boko Haram.

Mentre Victor era fuori, come ogni giorno, a giocare a pallone, i terroristi bussarono alla parta di Austin e Josephine Moses. Non ci fu speranza per i due, i quali furono massacrati. Al suo rientro a casa Victor Moses fu scioccato da quello che vide. Per giorni rimase nascosto da amici, che poi decisero di mandarlo in Inghilterra, affidato ad una famiglia inglese. Si trasferì a Londra. Da allora la sua unica ragione di vita fu solo il calcio. Fu il calcio a non farlo essere presente in quel tragico momento: qualcosa voleva dire. Il calcio voleva qualcosa da Victor Moses.

La rivincita di Victor Moses

Questo lungagnone nigeriano giocava continuamente in giro, finchè stregò gli scout del Crystal Palace. Nel giro di pochissimo  Moses divenne uno dei migliori giovani prospetti del calcio britannico. Per 5 anni farà molto bene tra Crystal Palace e Wigan, finché gli osservatori del Chelsea misero gli occhi addosso a questa ala velocissima, che all'occorrenza puo' fare anche la seconda punta. Nel  2012 il Chelsea tesserò il 22enne Victor Moses, a dieci anni esatti dalla strage. Però, dopo aver vinto un' Europa League da protagonista, Victor Moses, piano piano finì dentro ad una ragnatela di prestiti infinita: Liverpool, Stoke City e West Ham. Rendimento altalenante e rientro al Chelsea nel 2016, dove probabilmente lo aspetteranno i margini della rosa.

Fortuna che per Victor Moses sulla panchina dei Blues si trovò un certo Antonio Conte, allenatore amante dei gregari, dei cursori, dei faticatori instancabili. Victor Moses è uno di questi. Il tecnico leccese non lo fece partire. Tuttavia servì la batosta, lo 0-3 contro l'Arsenal per far accendere in Conte la lampadina, la svolta di un'intera stagione: puntare al 3-4-3. A sinistra largo Marcos Alonso, e a destra chi? Azpilicueta sarebbe la mossa più logica.

Da emarginato a rivelazione della Premier League

Ma Antonio Conte indovina la mossa: arretra lo spagnolo tra i tre dietro, a discapito di Ivanovic, e mette largo questo nigeriano tutta corsa. Il Chelsea svolta, e Victor Mosess, autore di gol e assist, è uno degli uomini simbolo di un Chelsea verso la conquista della Premier League. Antonio Conte ha trovato il suo Giaccherini, uno stakanovista che ara il campo in lungo e in largo, senza peccare mai nella qualità del gioco, e senza disdegnare le rincorse a recuperare la palla. A fine stagione sarà quasi del 90% la percentuale dei tackle riusciti.

Victor Moses nonostante avesse fatto la trafila nelle giovanili inglesi, optò per la Nigeria come Nazionale maggiore. Quasi a testimoniare quel legame indissolubile con quella terra, la propria, che gli ha dato e tolto tutto. Quasi a voler dimostrare, con la sua presenza, che i corpi possono essere uccisi, ma le anime mai.


Younes, Napoli, Ajax

Sapete chi è Younes, nuovo obiettivo del Napoli?

Nel rumore dissonante che le notizie di calciomercato  creano, si erge una notizia sorprendente: l'Ajax ha accettato l'offerta del Napoli, di 5 mln, per far arrivare Amin Younes. Sorprendente perchè il talentino tedesco, ma di origini libanesi, era già stato bloccato da Giuntoli per giugno. Ma le poche alternative nel ruolo di esterno d'attacco e l'oramai celebre rifiuto di Verdi, hanno fatto si che il Napoli accelerasse l'arrivo dell'esterno dell'Ajax. Ma non fatevi ingannare, Amin Younes è un giovane davvero talentuoso, che gode già di una discreta esperienza.

Classe '93, Younes è un'attaccante esterno che tende a giocare a sinistra, nonostante sia un destro. Non disdegna il mancino, specie per disorientare l'avversario: il dribbling è il pezzo forte della casa: in 3 anni all'Ajax i dribbling sono stati oltre 200. In fondo la somiglianza con Lorenzo Insigne è consistente. Se poi considerate che Younes è alto 1.68 e pesa 61 kg, capite che anche l'anatomia si è messa d'accordo. Sostanzialmente Younes farà da riserva al 24 azzurro, ma puo' benissimo far rifiatare anche Callejon dall'altra parte.

Younes stella dell'Ajax e della Germania che verrà

Il ragazzo ha 24 anni, ma gioca a certi livelli da parecchio: per intenderci, a 18 anni venne ingaggiato dal Borussia Menchengladbach. Nonostante la giovane età giocò diverse partite, andando anche a rete. Nel 2014 fece sei mesi davvero ottimi in prestito al Kaiserslautern. Poi una scelta insolita per i giovani talenti tedeschi, che di solito prediligono rimanere in Germania. L'esterno ricevette un'offerta nel 2015 dall'Ajax. Il tedesco accettò e prese la via di Amsterdam. Saranno 3 anni davvero intensi all'Amsterdam Arena, dove Younes si impone. 65 gare, 12 gol.

Younes fece parte di quell'Ajax terribile che lo scorso anno, insieme a Klassen, Tete, Dolberg e altri arrivò fino alla finale, poi persa, di Europa League contro il Manchester United. Il tedesco di origini libanesi fu uno dei trascinatori, realizzando 4 reti su 15 gare, essendo poi stato inserito anche nella Top 11 della competizione.Qualche settimana dopo quella finale, Younes fece parte della spedizione della Nazionale tedesca in Russia, per quella Confederations Cup che la Germania vinse. 5 presenze in totale con la maglia teutonica, 2 gol. Niente male per uno che i gol di solito preferisce farli fare.

Non sarà tuttavia facile per Younes andare in Russia ai Mondiali, ma non per demeriti propri, quanto per la concorrenza strabordante che c'è nella tre quarti tedesca. Muller, Ozil, Reus, Draxler, Gotze, Sanè, Gnabry, Goretzka, Brandt, Volland, Meyer, Schurrle, Amiri, Havertz, Philipp e quella ambigua sensazione che si ha di dimenticare sempre qualche altro campione tedesco da menzionare. Ma Younes si giocherà fino in fondo le sue chances. Non credo che Sarri lo relegherà in panchina, ma gli darà diverse chances, soprattutto in Europa League, piazza fertile per il tedesco. D'altronde gli ultimi due che arrivarono dal campionato olandese non è che sono stati proprio di passaggio: Mertens e Milik. Younes vuole quindi proseguire la tradizione.

In bocca al lupo Amin! 


Rafinha, Inter, Rafael Alcantara, Barcelona

Chi è Rafinha, neo acquisto dell'Inter

Ancora non è ufficiale, ma di certo è più di una notizia di mercato. Rafael Alcântara do Nascimento, più comunemente noto come Rafinha, sta per diventare un giocatore dell'Inter. Arriva in prestito oneroso, con diritto di riscatto fissato a 35 milioni, più 3 di bonus. Ci sarebbe eventualmente un accordo di massima per siglare un contratto fino al 2021. Qualora l'Inter sia soddisfatta di Rafinha, e viceversa. Ma che giocatore si dovrà aspettare Luciano Spalletti? E' quello che davvero puo' servire?

Chi è Rafinha?

Classe '93, è un regista mancino dallo scambio facile, che Luis Enrique, grande estimatore del brasiliano, ha utilizzato spesso come mezzala sinistra. La sua duttilità lo ha portato a giocare sia come trequartista che come ala d'attacco. Rafinha non è un giocatore di difficile collocazione tattica, ma sarà necessario individuare da subito la porzione di campo dove potrà rendere di più. Un altro aspetto da tenere sott'occhio è la tenuta fisica. Rafinha è reduce da un infortunio al menisco che lo ha tenuto fuori 290 giorni, e quindi è tutto da vedere la sua resa. Questo è il motivo per cui si è spinto a lasciare la casa madre del Barcellona, a cui era (ma lo è tuttora) legato dal 2005, e con la quale ha vinto di tutto. Al Barcellona, complice anche l'arrivo del connazionale Philippe Coutinho, ci sarebbe stato ancora meno spazio per un giocatore che negli ultimi due anni ha visto più infermerie che campi di calcio.

Rafinha, Mazinho e Thiago Alcantara: famiglia di stelle

Dietro Rafinha campeggiano teneramente i suggerimenti del padre ex calciatore, Mazinho. In un video Rafinha svelerà i suoi calciatori preferiti per ogni ruolo. Ronaldo in attacco, Oliver Kahn in porta, Paolo Maldini in difesa e...papà a centrocampo. Quest'ultimo giocò in Italia per Lecce e Fiorentina. Fu il padre che consigliò il prestito di qualche anno fa del figlio al Celta Vigo, squadra in cui Mazinho fu una bandiera. Nel 1990 gli scout del Lecce scovarono questo mediano completo, corsa e muscoli. Nonostante la retrocessione in B del Lecce, Mazinho fu tra i migliori, tant'è che se lo assicurò la Fiorentina per 8 miliardi di lire. Mazinho resterà solo due anni in Italia, per far ritorno in Brasile, e conquistarsi i galloni da titolare per il Mondiale di Usa '94, che vide, ahinoi, il Brasile trionfare. Rafinha aveva solo un anno quando il padre trionfava a Pasadena. Chi l'avrebbe mai detto che anche quel figlioletto di un anno avrebbe incrociato l'Italia nel suo percorso.

Un altro obiettivo di Rafinha è quello di rientrare  nei 23 del CT  brasiliano Tite per i mondiali 2018 in Russia. Con la maglia verdeoro Rafinha ha conquistato l'oro olimpico conquistato nel 2016 a Rio de Janeiro. Il fratello, Thiago Alcantara, centrocampista del Bayern Monaco, non gli farà concorrenza in Nazionale, poiché ha optato per la Nazionale spagnola, avendo, come Rafinha, il passaporto spagnolo. E chissà se si ci sarà uno scontro tra titani, tra Brasile e Spagna. Magari potremmo vedere una sfida tra i due fratelli Alcantara. Accadde qualcosa di simile con i fratelli Xhaka ad Euro 2016, quando si affrontarono Albania e Svizzera. L'Inter se lo augura di certo, perchè se Rafinha andrà ai Mondiali vorrà dire che avrà fatto benissimo in nerazzurro.


Lucas Torreira, Sampdoria

Innomorato pazzo di Lucas Torreira

Già dalle prime uscite della Sampdoria dello scorso anno mi ero chiesto chi fosse questo numero Lucas Torreira. Cioè di nome conoscevo questo folletto, numero 34, ma continuavo a dirmi: "Com'è che questo l'anno scorso giocava in Serie B?". Fu durante un Sampdoria - Milan che mi folgorò. E allora mi dissi: "Per questo si farà follie".

Lucas Torreira, tutto in 167 centimetri

E invece no, mi ero illuso che il mondo degli osservatori del calcio italiano avesse l'occhio fino. Quindi vedi che il Milan, come regista, prende Biglia, l'Inter Borja Valero, Juve e Roma rimpolpano la mediana con Matuidi, Gonalons e Pellegrini. Addirittura il Napoli non prende nessuno. Non è che quelli presi dai top team siano dei bidoni, ci mancherebbe, ma possibile che nessuno abbia pensato a Lucas Torreira?

Classe '96, autentico peperino del centrocampo, moto perpetuo nel cuore del gioco, l'uruguayano, di cui non si spiega com'è che la Celeste non l'abbia ancora chiamato, è uno dei migliori geometri della Serie A. Ma classificarlo a regista è quasi offensivo. Il giocatore della Sampdoria ha mille polmoni e sa mordere le caviglie. Il top l'ha raggiunto nella gara contro il Chievo, della scorsa domenica. Un gol dalla distanza al volo e una punizione radiocomandata, a metà tra la maledetta e il modo di calciare di Cristiano Ronaldo. No, non sono bestemmie, è solo stupore, perchè pensavo che Lucas Torreira era già tutto lì, nel suo ruggire a metà campo, con un'intelligenza nei passaggi sopra la media. E invece no. Ha il calcio dalla distanza. Forte e preciso.

Lucas Torreira, dal Wanderers a Marassi

Per questo più che accostarlo a Gargano, per meri motivi nazionalistici, è più simile a David Pizarro e Marco Verratti, anche loro registi, dal fisico minuto e dall'alto indice tecnico. Lucas Torreira è stato preso nel 2014 dal Pescara. L'anno dopo lo prende la Sampdoria, lasciandolo in riva all'Adriatico ancora per una stagione. Il resto è storia recente, Lucas Torreira incanta il pubblico, e ultimamente anche i fantallenatori con il suo essere decisivo in fase offensiva.

Non è un caso che, stavolta si, alcuni top team hanno bussato alla porta della Sampdoria. Ma la bottega di Ferrero inizia ad esser cara, dopo aver svezzato e mandato via Skriniar, Schick, Muriel. Su Torreira c'è l'Atletico Madrid e una preofferta di 40 mln: d'altronde uno come il cholo Simeone sa riconoscere subito chi ha davvero la famosa garra sudamerica. E Lucas Torreira ne ha a iosa.


Seconde squadre di club

Perchè fare le seconde squadre è giusto

Periodicamente torna il tema delle seconde squadre, ovvero la possibilità per le squadre di A di realizzare delle vere e proprie squadre B. Solo che ultimamente il tema si ripete con maggior frequenza. E direi anche finalmente. Proviamo a capire insieme gli eventuali pro e contro di un'eventuale riforma in tal senso. Capiremo insieme come le seconde squadre di club possano sortire effetti soprattutto benefici.

Iniziamo dal fatto che tutto è da realizzare con l'idea di rendere più competitivi i tornei e di poter far crescere al meglio i giovani talenti. Oltre al fatto che potrebbero esser inseriti anche quei giocatori ai margini della rosa, i quali potrebbero vedere positivamente un impiego nelle seconde squadre anziché sperduti in chissà dove in prestito. Questo va di pari passo con l'idea di ridurre il numero di squadre di A e B. 18 in A, 20 in B. Basti vedere come ultimamente torna in B chi sale in A. E significativo è anche il fatto che a salire in B spesso sono le neopromosse della Serie C. Questo perchè il livello della B è basso e perchè a fare la differenza è anche la mentalità di un gruppo abituato a vincere. Parma, Venezia e Cremonese sono ai vertici della B. Casuale? No.

Le seconde squadre aiuterebbero tantissimo i giovani

L'idea di inserire delle seconde squadre è un'idea perfetta per far crescere i talenti che escono fuori dalla Primavera, anche perchè i tornei primavera sono davvero poco probanti a certi livelli. Quanti giocatori, finite le giovanili, si perdono in una miriade di prestiti inutili e nocivi, lontani dal cuore del club di appartenenza. Fai due prestiti di fila che non vanno bene e il talentino della Primavera si perde. Si perde perchè una squadra non puo' avere 50 giocatori di club e deve darlo via. Magari finisci in un ambiente che non da serenità, oltre a non conoscerlo.

Singolare il caso di Stefano Beltrame, che intervistai, che dopo aver fatto faville nelle giovanili della Juventus, adesso si trova in Olanda (a fare bene), dopo aver fatto meno bene in giro per l'Italia. Sono convinto che lui, come centinaia di giocatori, farebbero bene in eventuali seconde squadre di club, dove possono allenarsi in un luogo familiare, e al contempo fare un campionato formativo (come la B). Sempre stando a contatto coi compagni e ai tecnici della prima squadra.

I giocatori che escono fuori dalle Primavere delle big sono un patrimonio del calcio italiano e andrebbe incentivata una loro crescita sostanziale, senza traumi e strade sbagliate. Guardate Juventus, Inter, Milan, Napoli, Roma e Lazio. Se le unisci non avranno neanche 10 giocatori provenienti dalle rispettive Primavere. Che senso ha allora avere i vivai? Non è un caso che in Germania e Spagna esistono le seconde squadre, mentre in Inghilterra c'è proprio un campionato a parte, dedicato alle riserve. Chiaramente le squadre B non possono mai arrivare nel campionato dove gioca la prima squadra.

Cosa ferma ancora la creazione delle seconde squadre?

Molti storcono il naso perchè ciò toglierebbe posti ad altre realtà e città, che potrebbero giocare al posto delle seconde squadre. Mi chiedo allora che senso ha mantenere una B e una C del genere, dove ogni anno diverse squadre spariscono o conducono campionati farsa. Basti vedere i recenti casi di Pisa, Latina, Vibonese. Solo per citare quelli principali. E magari le altre, quelle che stanno bene, sono infarciti di giocatori primavera delle squadre di A, le quali pagano indennizzi se queste squadre (autentiche squadre satelliti) fanno giocare i loro calciatori in prestito. Questo è bello? No.

Per questo l'idea delle seconde squadre è la scelta più naturale e trasparente che possa esserci. Piaccia o meno. Ed è il modo migliore per far fuoriuscire il talento a tanti ragazzi, prima che si perdano.