Ci sono giorni che resteranno memorabili per il mondo del calcio: sia se siano positivi che negativi. Se dici 9 luglio tutti pensiamo alla notte di Berlino del 2006, ma se dici 17 luglio pensi al giorno maledetto in cui Baggio steccò il rigore decisivo con il Brasile.

E se dico 5 maggio? Il 5 maggio, quello del 2002, passò alla storia per il modo rocambolesco in cui l’Inter di Ronaldo e Vieri persero sul filo di lana lo scudetto, perdendo contro una Lazio già mentalmente in vacanza. Ricordo dolorosi per gli interisti, di gioia per gli juventini. Ma in quel giorno, in cui salì in cattedra su tutti il ceco Karel Poborski, autore di due dei  quattro gol laziali. Dall’altra faccia della medaglia c’è un nome su tutti, che è stato utilizzato quasi da capro espiatorio per quel giorno disgraziato. parliamo di Vratislav Gresko.

Vratislav Gresko, una carriera segnata

Vratislav Gresko, Inter, 5 maggio
L’errore fatale di Gresko

Fu un suo retropassaggio goffo verso Toldo che spalancò le porte per il pareggio della Lazio, poco prima del fischio dell’intervallo. Quel pareggio, inaspettato, su una situazione tranquilla, mise un’incredibile tensione mista a timore nei giocatori dell’Inter, che nel secondo tempo videro i laziali prevalere su di loro. Finì 4-2 per i romani, e vista la vittoria della Juventus a Udine in contemporanea, la Vecchia Signora si laureò campione d’Italia.

Ovviamente Gresko fu mandato via in estate, e da allora, quasi fosse un tabù, non si nomina più ad Appiano Gentile. Si sono perse le tracce di questo giocatore, allora 25enne, acquistato due anni prima per 14 miliardi di lire dal Bayer Leverkusen. Dopo la sciagurata cessione di Roberto Carlos, nella corsia di sinistra di difesa vi è sempre rimasto un vuoto. Chiedere a Gresko di poter sostituire uno come il brasiliano è stato troppo. ma di certo non ci si aspettavano certe prestazioni.

Le stagioni successive e il ritiro di Gresko

Gresko venne ceduto al Parma, che comunque se ne sbarazzò molto presto a sua volta. Tre stagioni in Inghilterra al Blackburn, per poi tornare in Germania, al Norimberga e poi ancora al Bayer Leverkusen. La sua ultima squadra fu il Prodbezova, squadra del suo paese. Con la Slovacchia collezionò 34 presenze facendo due gol. Ma non era certo la Slovacchia di oggi, di Hamsik e Kucka.

Nel 2015 annunciò il suo ritiro: non ne volle sapere di continuare nel mondo del calcio, e preferì dedicarsi al teatro, aprendo un suo spazio personale in Slovacchia. Forse è un modo per dimenticare le delusioni che il calcio gli ha riservato: non solo con l’Inter, ma Gresko perse scudetti, nonostante i favori dei pronostici, all’ultima giornata sia con il Bayer Leverkusen che all’Inter Bratislava. Toccando ferro, possiamo dire che è un sollievo per i più scaramantici che abbia deciso di intraprendere il teatro a discapito dello sport? Essere scaramantici o no: questo è il problema.